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Minimum Wage

Lila Downs
Lingua: Inglese

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(Lila Downs)


[2008]
Album "Ojo de Culebra (Shake Away)", poi anche in
“Lila Downs y La Misteriosa en Paris - Live A FIP” del 2010.

albumMisteriosa
Traveled seven hundred miles
Cross the border to the states
With a plastic bottle running!
Cross the desert in a shake
Come to English-only country
Hidin’ from the Minutemen
Come to make this place my home
Run a long, long way from them
Story of a lifetime for the minimum wage

Well they chased me through the desert
Then the agents strapped me down
Then they ask me why in Spanish
Why you keep on comin’ back
Well I left my dad in Jersey
And my sisters in Des Moines
They been workin’ in this country!
Pickin’ lettuce, washin’ floors
Story of a lifetime for the minimum wage

Well they raised me to eight dollars!
‘Cause I washed the dishes fast
Well the boss he got me workin’!
On the porch and in the back
Then I wash the dish and rinse it
Then I go home, then I sleep
Well I need to be real careful
‘Cause I walk out in my sleep
When I see that black van comin’
Then I know I'm sure to run
But goddamn them agents caught me
And they cuffed me on the spot
For the minimum wage

No one forced the boss to hire me!
But it’s nearly been fifteen
Well I left my baby cryin’ with
A promise in my skin
On the outskirts of L.A. I recite!
A native poem million hands
Ten thousand years, it’s the season!
For the crop it’s my people doin’
The pickin’ in the valley of the dolls
It’s a decent job to work it any day
I'll take this job

Ethiopian, Colombian, Pakistani, Cantonese
Every man that I run into!
All the kitchens on the strip
And they’re pluggin’ in them hours!
And they’re smilin’ in their dreams
They’re a long, long way from home now!
But they lookin’ to be free
California Alabama, and Missouri, Oregon
They been workin’ like their fathers were
A long, long time ago,
for the minimum wage

inviata da Bartolomeo Pestalozzi - 25/8/2010 - 12:50


Oltre agli aguzzini che sfruttano le loro braccia nei campi e nelle "maquiladoras", oltre ai "coyotes" che sono costretti a pagare per tentare di raggiungere il confine, oltre alle "border patrols" messicane e statunitensi, i migranti che dal centro e sud America cercano di entrare illegalmente negli States oggi devono fare attenzione pure alle ferocissime bande di narcos che li sequestrano e uccidono per rapinarli o per costringerli a lavorare per le organizzazioni.

A San Fernando de Tamaulipas è stata scoperta un fossa comune dove i narcotrafficanti avevano sotterrato 72 corpi, 58 uomini e 14 donne che non avevano accettato di fare i manovali per una banda...

IN UNA FOSSA COMUNE GLI IMMIGRATI UCCISI DAI NARCOS MESSICANI

Da Il Sole 24 Ore del 26 agosto 2010

Un'altra carneficina in Messico. I soldati hanno scoperto 72 cadaveri in una fattoria usata come base dai narcos: 58 uomini e 14 donne gettati in una fossa comune a San Fernando nello stato di Tamaulipas, nel nord-est del paese a circa 150 chilometri dal confine con il Texas. Tutti migranti clandestini, in gran parte provenienti da Ecuador e Brasile, intercettati mentre tentavano di passare la frontiera tra Messico e Stati Uniti e che non hanno accettato di fare i manovali di una banda di narcotrafficanti, secondo quanto ha raccontato alle autorità messicane, un ecuadoriano, l'unico sopravvissuto, alla strage, trasportato all'ospedale con numerose ferite.
La scoperta è avvenuta dopo l'ennesimo scontro a fuoco che ha causato la morte di 4 persone, tra cui un militare. Il blitz nella fattoria è avvenuto dopo un raid aereo. Nel ranch i militari hanno anche trovato 21 pistole, 7 fucili 101 caricatori, e quasi 6.949 cartucce di diverso calibro, quattro giubbotti antiproiettile, giacche mimetiche e quattro camion con falsa immatricolazione camuffati da mezzi del ministero della Difesa. Sempre ieri, nella stessa regione, i cadaveri di otto persone sono stati ritrovati in due camion abbandonati.
Le due fazioni che si contendono il territorio di Tamaulipas sono Los Zetas e il cartello del Golfo. Non si tratta della prima fossa comune ritrovata, ma di quella con il maggior numero di vittime da quando il presidente Felipe Calderon, nel 2006, ha avviato l'offensiva contro i cartelli della droga. Altri ritrovamenti, nelle ultime settimane, sono avvenuti nello stato di Guerrero, nel sud-ovest del paese. Il 7 giugno, in una miniera d'argento abbandonata da tre anni nei pressi di Taxco, sono stati ritrovati 55 cadaveri, a una profondità di 200 metri. Non solo fosse comuni, purtroppo. I cartelli messicani hanno anche altri metodi per sbarazzarsi delle proprie vittime, tra cui quello di scioglierle nell'acido. Nel gennaio del 2009, Santiago Meza - alias el pozolero, letteralmente quello che prepara lo stufato - ha ammesso di aver fatto sparire 300 cadaveri in questo modo, su ordine di un cartello della droga.
Quella in corso in Messico è una vera guerra che ha provocato più di 28mila morti in meno di quattro anni. Il maggior traffico di droga si trova soprattutto nelle città gemelle, quelle al confine tra Stati Uniti e Messico, un vero e proprio distretto della droga, conteso da 6 o 7 cartelli. Ciudad Juarez ed El Paso, Tijuana e San Diego, Laredo e Nuevo Laredo, Brownsville e Matamoros: frontiere porose da cui ogni giorno transitano migliaia di camion, il principale mezzo di trasporto usato dai narcos.
Calderon, ormai in aperta polemica con Barack Obama, non riesce più a fronteggiare la violenza della guerra in atto. Corruzione, impunità, sistemi giudiziari inefficienti sono i nodi del problema. La presidenza messicana dichiarò, meno di un anno fa, che l'80% della polizia è corrotta. Parole che provocarono una replica durissima da parte dell'amministrazione Usa: «Il Messico è uno stato fallito». Da qui una serie di accuse reciproche terminate con una vera e propria arringa televisiva di Calderon, secondo cui non vi è alcuna probabilità di risolvere il dramma del narcotraffico senza un'esplicita e piena collaborazione degli Stati Uniti che rappresentano il mercato di sbocco della droga.

Bartolomeo Pestalozzi - 27/8/2010 - 22:09



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