Lingua   

Uomini persi

Claudio Baglioni
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti

Guarda il video


2003 - Tour Tutto in un abbraccio (Roma, Stadio Olimpico)


Altri video...


Ti può interessare anche...

Ragazze dell'Est
(Claudio Baglioni)
Mio fratello che guardi il mondo
(Ivano Fossati)
Lamped U.S.A
(Elio e le Storie Tese)


Claudio Baglioni - La vita e' adesso

"Uomini persi", contenuta nell'album da studio "La vita é adesso" (1985), è sicuramente una delle canzoni di Claudio Baglioni più dense di impegno sociale, e dunque più lontane dalla stereotipata immagine che vorrebbe il cantautore romano sempre e solo ancorato ai temi - per lo più romantici - dei suoi inizi di carriera.

Trattasi di una riflessione - originale, accorata e più che mai attuale - su come tutti, persino i terroristi "disperati che seminano bombe tra poveri corpi", persino i trafficanti di armi "strangolati da cravatte che dentro la ventiquattrore portano la guerra", siano stati bambini - e dunque innocenti - un tempo, e di come, quindi, il mondo li abbia "persi".
Anche chi dorme in un angolo pulcioso
coperto dai giornali, le mani a cuscino
ha avuto un letto bianco da scalare e un filo
di luce accesa dalla stanza accanto
due piedi svelti e ballerini a dare calci al mare
nell'ultima estate da bambino
piccole giostre con tanta luce e poca gente
e un giro soltanto.

Anche questi altri strangolati da cravatte
che dentro la ventiquattrore portano la guerra
sono tornati con la cartella in braccio al vento
che spazza via le foglie del primo giorno di scuola
raggi di sole che allungavano i colori sugli ultimi giochi
tra i montarozzi di terra
e al davanzale di una casa senza balconi
due dita a pistola.

Anche quei pazzi che hanno sparato alle persone
bucandole come biglietti da annullare
hanno pensato che i morti li coprissero
perché non prendessero freddo e il sonno fosse lieve
hanno guardato l'aeroplano e poi l'imboccano
e son rimasti così senza inghiottire e né sputare
su una stradina e quattro case in una palla di vetro
che a girarla viene giù la neve.

Anche questi cristi
caduti giù senza nome e senza croci
son stati marinai dietro gli occhiali storti e tristi
sulle barchette coi gusci delle noci
e dove sono i giorni di domani
le caramelle ciucciate nelle mani
di tutti gli uomini persi
dal mondo
di tutti i cuori dispersi
nel mondo.

Quelli che comprano la vita degli altri
vendendogli bustine e la peggiore delle vite
hanno scambiato figurine e segreti
con uno più grande, ma prima doveva giurare
teste crollate nel sedile di dietro
sulle vie lunghe e clacsonanti del ritorno dalle gite
e un po' di febbre nei capelli ed una maglia
che non vuole passare.

E i disperati che seminano bombe tra poveri corpi
come fossero vuoti a perdere, come se fossero pupazzi
seduti sui calcagni han rovesciato sassi
e un mondo di formiche che scappava
le voci aspre delle madri che li chiamavano
sotto un quadrato di stelle, dentro i cortili dei palazzi
e la famiglia a comprare il cappotto nuovo
e tutti intorno a dire come gli stava.

Anche questi occhi
fame di nascere per morir di fame
si son passati un dito di saliva sui ginocchi
e tutti dietro a un pallone in uno sciame
leggeri come stracci e dove fanno a botte
dov'è un papà che caccia via la notte
di tutti gli uomini persi
dal mondo
di tutti i cuori dispersi
nel mondo

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 13/11/2005 - 00:52



Lingua: Inglese

Versione inglese di Alberta Beccaro
LOST MEN

Even that guy who sleeps in a corner full of fleas
covered with newspapers
his own hands bent in the shape of a pillow
has had a white bed to climb, and a thread
of electric light coming from the room near his own
Two feet which were fast and dancing, and were kicking at the sea
In his own last summer as a young boy
Little merry-go-rounds with lots of lights and few people on board
And only one single round to go.
Even these other ones, strangled by their own ties,
who carry the war itself in their briefcases,
they used to come back, carrying their schoolbags flying in the wind
which swept away the leaves from their first day of school
Sun beams which prolonged the colors
Over their last outdoor games
between the ground knolls
and, from the window sill of a house with no balconies,
two fingers in the shape of a pistol.
Even those crazy ones who have gunned down all those people
making holes in them, as if they were tickets to be stamped
They tought that the dead ones would’ve covered them
to keep them from getting cold, and to grant them a sweet sleep
They looked at the plane and now they enter it
And they stayed that way, without either gulping or spitting
in a little street, and just four houses enclosed in a ball made of glass
which has snow coming down when you roll it around
Even those Christs
who fell down without a name and without a cross
they have been sailors, behind their bent and sad-looking spectacles
on their little boats made with nutshells
And where are the days of tomorrow
the sticky caramels clutched in the hands
of all the lost men
of the world
of all the lost hearts
in the world
Those ones who buy the other people’s lives
by selling them little envelopes and the worst life ever possible
They have exchanged sports cards and secrets
with an older boy, but he had to swear first.
Heads dropped there in the backseat
On those long ways back home from some excursion, resounding with car horns
And a bit of a fever between their hair, and a sweater
which never fits.
And the desperate ones who sow bombs between poor bodies
as if they were empty bottles
as if they were rag dolls
Sitting then on their heels, they have lifted some stone
and a whole world of ants was running away.
The shriek voices of their mothers were calling them
under a square of stars, inside the playgrounds of the tenement houses
And the family had just bought a new coat
and everyone was around him, telling how it looked on him
Even those eyes
Hunger of being born to end up dieing of starvation
They smeared with their finger some spit over their knees
and everyone was after a soccer ball, like a swarm
As weightless as rags, and where do they have fistfights now?
Where is now a daddy who chases away the night
of all the lost men
of the world
of all the lost hearts
in the world

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 12/1/2008 - 22:21


La genesi del brano "Uomini persi" è illustrata dal suo autore in questo passo della seguente intervista tratta dal libro "Notti di note", di Claudio Baglioni e Guido Harari, Rusconi editore, 1985 (pagine 43-44)

Notti di note

"BAGLIONI: (...) Ho paura che il mondo si fermi, senza più nessuno che sogni dei cambiamenti, senza più nessuno che parta alla ricerca di qualcosa.

HARARI: E' questo uno dei motivi che ti hanno spinto a scrivere "Uomini persi"?

BAGLIONI: Sì, perchè esiste un tipo di disperazione a volte più drammatica e 'totale' di quella, già così evidente, che nasce dai contrasti stridenti della società. Credo che, assieme a questi cosiddetti "uomini persi", in qualche maniera ci siamo persi anche noi, magari guardando dall'altra parte, per disattenzione, per eccesso di fiducia in noi stessi. Dunque esiste a mio avviso un tipo di disperazione molto più 'normale', meno appariscente e violenta, che non fa certo soffrire di meno proprio perchè manca di una valvola di sfogo, di un gesto supremo, che esplode con tanto rumore.

HARARI: Qualcuno ha scritto che l'infanzia è il paese della violenza, lasciato per pigrizia e per disciplina. Ecco che nella canzone riconduci ogni personaggio, quasi volendone così svelare la chiave di lettura, alla sua infanzia: così il terrorista, lo spacciatore di droga, il barbone, il bombarolo, il mercante d'armi, e pure la povera vittima.

BAGLIONI: Da molti anni mi frullava in testa l'idea di scrivere una canzone su questo tema, tant'è che avevo buttato giù anche una storiellina su un bombarolo che, con i suoi delitti, sognava di guadagnarsi un posto in paradiso. In più mi ronzava nelle orecchie l'affermazione di Pavese secondo cui tutti, anche i peggiori delinquenti, erano stati un tempo bambini.
Poi un giorno, sotto casa, un andirivieni continuo di macchine della polizia, di elicotteri, di sirene. Un giovane disoccupato, in un probabile attacco di follia, era entrato in una scuola, aveva preso dei bambini come ostaggi, aveva sparato ad un bidello che s'era lanciato su di lui, e si era barricato. Il tutto avveniva sullo schermo del televisore e nel mio stesso quartiere, a pochi isolati, in una scuola davanti alla quale andavo di solito a far passeggiare i miei cani. Cominciai a riflettere su come la storia di questo ragazzo stava cambiando forse per sempre e fino a che punto della sua vita tutto gli fosse sembrato bello, nuovo, da scoprire con avidità, da conoscere profondamente, in una sorta di attesa e pregustamento del dono bello da scartare e possedere. Ricollegai allora tutta una serie di idee e di appunti sugli uomini perduti, con la sensazione amara che in fondo paghiamo tutti qualcosa quando qualcuno si toglie da questo mondo.

HARARI: Nella canzone si invoca anche la presenza di un padre che venga a cacciare via la notte di tutti questi uomini persi. Una conferma emblematica dell'assenza di una figura paterna, di un modello positivo cui ispirarsi, di un vero punto di riferimento collettivo.

BAGLIONI: E' la sensazione di trovarsi nudi, indifesi, soli, in troppe situazioni della vita, di doversi quindi armare di corazze che diventano poi indifferenza, cinismo, violenza ...".

Alberta Beccaro - Venezia - 17/8/2008 - 20:01


cara Alberta ottima la traduzione ma....non sta nella metrica della musica del brano.
Appena ho un po'di tempo ti mando la mia versione così mi dici cosa ne pensi,grazie.
MAX TRENTINI-cantautore laureato in lingue

max trentini - 8/10/2015 - 03:56


Eh, lo so bene che non sta nella metrica! Volevo solo - ormai ben 10 anni fa! - renderla comprensibile ad eventuali lettori stranieri :-)

Alberta Beccaro - 4/11/2015 - 00:50


Due anni fa, mi sono procurato quel libro di Claudio. E mi sono domandato se fosse possibile risalire quel fatto di cronaca che lo spinse a dar seguito al suo proposito di scrivere questa canzone.

Francesco Ferrandino - 16/11/2015 - 09:56


Il fatto di cronaca avvenne nel marzo 1984 presso la scuola Ignazio Silone di Roma.

archivio L'Unità

andrea - 19/2/2019 - 00:07



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org