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Xορὸς τοῦ Zαλόγγου

Ioannis Sakellaridis / Ιωάννης Σακελλαρίδης

Lista delle versioni e commenti


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Horós tou Zalóngou
[ca. 1907]
Μουσική: Ιωάννης Θ. Σακελλαρίδης (1853-1938)
Στίχοι: Σπυρίδων Περεσιάδης (1854-1918)
Πρώτη δημοσίευση: Ιωάννη Σακελλαρίδη “Τυρταίος”, εν Αθήναις 1907

Musica: Ioannis Sakellaridis (1853-1938)
Testo: Spyridon Peresiadis (1854-1918)
Prima pubblicazione: Ioannis Sakellaridis, “Tyrtaios”, Atene 1907

La danza di Zalongo. Disegno dei bambini del 3° Asilo Infantile di Chanià.
La danza di Zalongo. Disegno dei bambini del 3° Asilo Infantile di Chanià.


"Grecia, 1803. Nel villaggio di Souli tutti gli uomini vengono massacrati dalle truppe dello spietato governatore turco-albanese Ali Pascià. In seguito a tale avvenimento, le donne si rifugiarono sulle montagne assieme ai loro bambini; ma i soldati le inseguirono. Le donne, terrorizzate dalla paura di essere violentate e uccise dalla soldataglia turca, decisero allora di morire assieme ai loro figli gettandosi dalla rupe di Zalongo; la storia racconta che lo fecero danzando e cantando, una ad una. Soltanto un bambino sopravvisse a quella tragedia."
(Commento originale del 16 giugno 2005)



Per quasi dodici anni, questa pagina è rimasta attribuita a una “canzone popolare” epirota di epoca contemporanea ai fatti, e perdipiù in una versione incompleta (la pagina risale al 16 giugno 2005). Si tratta invece di una canzone dovuta ad un musicista classico greco (Ioannis Sakellaridis) su versi del poeta Spyros Peresiadis, risalente a circa il 1907. [RV]

Το πασίγνωστο δημοτικοφανές τραγούδι του Ιωάννη Θ. Σακελλαρίδη το οποίο διαδόθηκε τόσο πολύ που θεωρείται πια δημοτικό. Ζώντος, ακόμα, του Σακελλαρίδη θεωρήθηκε από πολλούς δημοτικό, γι΄αυτό και όσες φορές εκδόθηκε (βλ. και Ψάχος) χαρακτηρίστηκε ως τέτοιο.

Η πρώτη δημοσίευση του τραγουδιού, σαφώς παλαιότερη των υπολοίπων, γίνεται στο βιβλίο του "Τυρταίος" (Ι. Σακελλαρίδη, Τυρταίος, Αθήναι, 1907) όπου ο ίδιος υπογράφει ως συνθέτης, σε αντίθεση με τα υπόλοιπα τραγούδια άλλων ή δημοτικά. Στο εν λόγω τραγούδι μάλιστα -το σημαντικότερο- αναφέρει ως ποιητή τον Σπύρο Περεσιάδη. Το τραγούδι πιθανώς ανήκει στο μελόδραμα του Περεσιάδη με τίτλο "Ζάλογγος". Απ' την άλλη, οι συλλογές δημοτικών τραγουδιών του Φωριέλ και του Ν. Πολίτη δεν περιλαμβάνουν το τραγούδι, ενώ, αντίθετα, ο Αλέξης Πολίτης έχει διατυπώσει την άποψη ότι η εμφάνισή του χρονολογείται στις αρχές του 20ου αι. Το τραγούδι, λοιπόν, κατά πάσα πιθανότητα γράφτηκε αρκετά χρόνια μετά την επανάσταση (από λόγιο ποιητή ως εκ του στίχου). Η περίοδος δράσης του Σακελλαρίδη αρχίζει περίπου μια πεντηκονταετία από την επανάσταση του 1821 και όλες οι ενδείξεις συντείνουν στο ότι είναι τελικά δική του σύνθεση. Εκτός του ότι ο ίδιος υπογράφει ρητά την σύνθεση στον "Τυρταίο" (σ. 141-142), πληροφορεί τους αναγνώστες του ότι το τραγούδι "χορεύεται με βήματα καλαματιανού" (!) κάτι που σαφώς υποδηλώνει πως επρόκειτο μέχρι τότε για άγνωστη σύνθεση. Άλλωστε και από το στοιχείο του ρυθμού του προκύπτει ότι το τραγούδι δεν θα μπορούσε να είναι ηπειρώτικο αφού ο καλαματιανός δεν υπάρχει στα ηπειρώτικα τραγούδια.

Την απόδοση στον Σακελλαρίδη της πατρότητας του εν λόγω τραγουδιού επισφραγίζει και επιβεβαιώνει ο μαθητής του, Κωνσταντίνος Παπαδημητρίου, στην μνημειώδη ομιλία του για τον δάσκαλό του, στις 12 Ιουνίου 1939 στην αίθουσα του Παρνασσού, ενώπιον του εκλεκτότερου ακροατηρίου της τότε Αθήνας και δη ανθρώπων ειδημόνων της μουσικής όπως ο Μανώλης Καλομοίρης κ.ά.

Τέλος, μια μουσική παρατήρηση, το ρεφραίν ("Έχετε γεια βρυσούλες") στην έκδοση από τον Σακελλαρίδη παρουσιάζει μικρές διαφορές από αυτό που επεκράτησε: τραγουδιέται μια οκτάβα ψηλότερα και έχει κάποιες πολύ μικρές διαφορές στη μελωδία. Είναι πολύ πιθανόν στην ευρεία του διάδοση να απλοποιήθηκε για να "έρθει στα μέτρα" του λαού, πράγμα συχνότατο στη δημοτική πρακτική.


Esecuzione e orchestrazione di Kikì Kapsaski assieme al coro degli allievi dell'Accademia Pedagogica di Maraslio


La canzone di Ioannis Th. Sakellaridis, dall'aspetto popolare e nota a tutti, è talmente diffusa che, oramai, viene considerata una vera canzone popolare. Mentre ancora Sakellaridis era in vita, già da molti era creduta una canzone popolare e, per questo motivo, veniva etichettata come tale tutte le volte che veniva pubblicata.

Spyridon Peresiadis (1854-1918)
Spyridon Peresiadis (1854-1918)
La canzone fu pubblicata per la prima volta, ovvero prima di tutte le altre, nel libro “Τυρταίος” (“Tirteo”) curato dallo stesso Sakellaridis (Atene, 1907), dove egli se ne firma autore al contrario delle rimanenti canzoni di altri o popolari. Per la canzone in questione, cosa ancor più importante, viene indicato persino l'autore dei versi, il poeta Spyridon (Spyros) Peresiadis. La canzone fa probabilmente parte del melodramma di Peresiadis intitolato “Zàlongos”. D'altra parte, la canzone non è inclusa nelle raccolte di canzoni popolari greche del Fauriel e di Ninos Politis, mentre invece Alexis Politis è del parere che la sua apparizione deve essere fatta risalire agli inizi del XX secolo. La canzone, quindi, dev'essere stata scritta con tutta probabilità a numerosi anni dopo la guerra d'indipendenza (e scritta da un poeta colto, come si evince dai versi). Il periodo di attività di Sakellaridis inizia circa cinquant'anni dopo dopo la guerra d'indipendenza del 1821, e tutte le indicazioni convergono sul fatto che sia effettivamente lui l'autore della canzone. Oltre a dichiararsene egli stesso espressamente l'autore nel “Tirteo” (pp. 141-142), informa anche i lettori che la canzone “si balla a passo di kalamatianò” (Danza di Kalàmata), il che chiaramente rivela che si trattava fino ad allora di una composizione sconosciuta. Del resto, anche da questa cosa del ritmo risulta che la canzone non poteva essere epirota, dato che il kalamatianò non esiste nelle canzoni popolari epirote.

L'attribuzione a Sakellaridis della paternità di questa canzone è dovuta al suo allievo Konstandinos Papadimitriou, nel discorso in memoria del suo maestro pronunciato il 12 giugno 1939 nella sala Parnassos al cospetto dell'uditorio più scelto dell'Atene di allora e di personalità musicali come Manolis Kalomiris e altri.

Infine, un'osservazione di carattere musicale: il ritornello ("Έχετε γεια βρυσούλες"), nell'edizione di Sakellaridis, presente piccole differenze con quello che poi è prevalso: viene cantato di un'ottava più alto ed ha alcune piccolissime differenze anche nella melodia. E' assai probabile che, data la sua vastissima diffusione, sia stato semplificato per “entrare nel metro popolare”, cosa frequentissima nella pratica popolare.


Ioannis Sakellaridis (1853-1938)
Ioannis Sakellaridis (1853-1938)
Fin qui per quel che riguarda la storia di questa canzone, una storia che in dodici anni di presenza in questo sito non era stata, per usare un eufemismo, troppo approfondita.

La “Danza di Zalongo” è un episodio tradizionale che non avvenne, secondo quel che si tramanda, durante la guerra di indipendenza greca, bensì anni prima: esattamente nel dicembre del 1803. Il suicidio di massa delle donne del paese di Souli, nell'Epiro (attualmente a breve distanza dal confine albanese) durante la Guerra Suliota del 1803. L'episodio dovrebbe essere avvenuto presso il villaggio di Zalongo a partire dal 16 dicembre 1803.

La guerra Suliota è un episodio storico. Nel dicembre del 1803, gli abitanti di Souli iniziarono ad evacuare il paese dopo la sconfitta subita dalle truppe del capo ottomano Alì Pascià di Tepeleni (1744-1822). Alì Pascià, noto anche per essere uno dei personaggi secondari del “Conte di Montecristo” di Dumas, era albanese di etnia, così come Souli era un paese la cui popolazione era sia albanese che greca. In sé, la guerra Suliota è un conflitto locale tra un despota ottomano e un paese, Souli, che aveva mantenuto orgogliosamente la sua indipendenza ma non certamente nell'ambito di un'indipendenza “ellenica” che era ancora ben al di là dal venire. La trasformazione della guerra Suliota in prodromo eroico dell'indipendenza greca è stata in gran parte un'operazione “post quem” nazionalista, cui questa canzone ha peraltro contribuito non poco a partire dai primi anni del XX secolo.

Secondo la tradizione, durante l'evacuazione di Souli, un gruppo di donne Suliote coi loro figli rimasero intrappolate dalle truppe di Alì Pascià sulle aspre montagne di Zalongo, non lontano da Souli. Il numero delle donne, nelle varie fonti (il primo a parlare dell'episodio fu il diplomatico prussiano Jakob Ludwig Bartholdy, che si trovava a Giannina in quel periodo, seguito dall'archeologo inglese Francis Leake), è variabile: si va da un minimo di 22 ad un massimo di 57. Per evitare la sicura cattura e la riduzione in schiavitù, le donne gettarono prima i loro figli giù dalla rupe (il numero dei bambini non è specificato in nessuna fonte) per poi gettarvisi esse stesse sfracellandosi. Secondo la leggenda, le donne si gettarono giù una dopo l'altra, cantando e danzando. Il fatto divenne presto noto in tutta Europa; al Salone di Parigi del 1827, il pittore olandese (ma naturalizzato francese) Ary Scheffer (1795-1858) espose due quadri romantici ispirati all'episodio. Uno di essi, Les femmes Souliotes, fa parte stabile dell'iconografia leggendaria:

Ary Scheffer, Les femmes Souliotes, olio su tela, 1826.
Ary Scheffer, Les femmes Souliotes, olio su tela, 1826.


L'episodio delle donne di Zalongo e della loro danza fa da allora parte quasi imprescindibile della mitologia nazionalistica greca, e poco importa il fatto che, anche ammettendo la sua storicità (che è possibile, date le non poche fonti coeve che ne parlano), Souli non avesse nulla a che fare con la Grecia così come si venne formando in seguito, e che la popolazione di Souli, come detto, fosse sia greca che albanese. Prova ne sia che l'episodio è comunemente accettato come proprio anche in Albania, e che esista persino una versione della “Danza di Zalongo” in lingua albanese.

La “danza di Zalongo” è entrata, comunque sia, nell'iconografia popolare greca e vi è rimasta imperterrita fino ad oggi: non a caso abbiamo scelto, come prima immagine per questa pagina, un disegno di alcuni bambini di un asilo infantile di Chanià. Sulla Danza di Zalongo esiste di tutto, dal monumento sul Monte Zalongos a Kassope (presso il quale è ambientata la -bella- ricostruzione filmata che si trova all'inizio di questa pagina) ai fumetti o libri illustrati (tipo il seguente tratto dalla collana Κλασσικὰ Εἰκονογραφημένα ἀπὸ τὴν μυθολογία καὶ τὴν ἱστορία τῆς Ἑλλάδος):

zalklassika


Per chi fosse interessato ulteriormente alla questione della storicità o meno della “Danza di Zalongo”, e fosse in grado di leggere il greco, non si può che raccomandare la lettura di questo piccolo ma esauriente saggio pubblicato su questa pagina, e intitolato significativamente: ”Per chi fino ad oggi credeva che la 'Danza' di Zalongo fosse avvenuta davvero”. L'articolo è basato sull'opera della storica e giornalista Maria Repousi, che ha confutato decisamente (analizzando le fonti storiche disponibili e svolgendo ricerche in proprio) la storicità della “Danza di Zalongo”. Per la notorietà e per l'uso dell'episodio, non è una cosa di poco conto in Grecia; fatte le debite proporzioni, sarebbe come in Italia qualcuno confutasse la veridicità del “Tiremm Innanz” di Amatore Sciesa, o di qualche altro episodio del Risorgimento. Fatto sta, che la Repousi è stata ovviamente ricoperta di indignazione, e anche di minacce; più vicino a noi nel tempo, ricorda un po' la questione di Claudia Cernigoi con le Foibe. Insomma, la Danza di Zalongo del 1803 non si tocca e non può essere toccata, mettiamola così. E poco importa che la “canzone popolare”, vale a dire la danza in se stessa, sia stata composta un secolo dopo.

Ma, poiché abbiamo aspettato dodici anni per risistemare a dovere questa pagina (che era, francamente, tra le più inesatte di questo sito; fatto più unico che raro, abbiamo anche eliminato la versione neerlandese fatta da una corale, che era completamente sballata anche se, da vaghi ricordi, era stato proprio grazie a quella versione che il buon RV, allora “svizzero”, aveva inserito la canzone), è d'obbligo tirare qualche conclusione.

E' probabile che siamo di fronte al più tipico esempio di “invenzione della tradizione”, un fatto che non può essere imputato al compositore Sakellaridis che aveva detto a chiare lettere di averla composta lui, la canzone, indicando esplicitamente anche il poeta autore dei versi (un poeta, peraltro, ben noto nella letteratura neogreca). E' peraltro possibile che, in una guerra locale ma spietata come quella Suliota del 1803, un episodio del genere, magari meno eclatante (ne fa fede anche il “numero variabile” delle donne che si sarebbero gettate dalla rupe di Zalongo), possa essere avvenuto; l'ingigantimento delle dimensioni fa parte del resto di ogni armamentario propagandistico nazionalista “a posteriori” ed anche contemporaneo (si veda, ad esempio, il numero delle vittime della rivoluzione romena del 1989 e la bufala delle stragi di Timişoara, per non parlare delle varie “armi di distruzione di massa” o “armi chimiche” che vengono periodicamente rimpallate tra Iraq, Siria e via discorrendo).

Se ci piace tirar fuori una “morale” dopo dodici anni, ammettiamo però che l'episodio delle donne di Zalongo e della loro danza sia autentico, o abbia comunque un qualche fondamento storico. Poiché preferirono morire assieme ai loro figli piuttosto che essere ridotte in schiavitù, noialtri preferiremmo liberarle dalla schiavitù della “tradizione” e dell'uso che ne è stato e che ne è fatto, dal più sincero al più falso. Un gruppo di povere donne di un villaggio di montagna inseguito da un'orda di soldati in armi, e che si trova davanti ad una scelta: essere prese e stuprate, o ammazzarsi? Ci sarebbe da rivedersi un po' quello che è accaduto in Bosnia un paio di secoli dopo, per convincersene. Senza leggendarie “danze” o altro. Vorremmo quindi spostare decisamente l'episodio di Zalongo, autentico o leggendario che sia. Vorremmo ricondurre tutto ad una cruda realtà possibile, che poi è la realtà di ogni guerra. Non “eroine” che “muoiono per la libertà”, ma donne che si trovano nell'alternativa tra la morte e la morte, tra morire di rupe e morire di stupro soldatesco. Senza nazioni, senza mitologie e pure senza canzoni. [RV]
Ἔχε γειὰ, καημένε κόσμε,
Ἔχε γειὰ, καημένε κόσμε,
Ἔχε γειὰ, γλυκιὰ ζωὴ,
Ἔχε γειὰ, γλυκιὰ ζωὴ,
Kαὶ ‘σὺ, δύστυχη πατρίδα,
Kαὶ ‘σὺ, δὐστυχη πατρίδα,
Ἔχε γειὰ παντoτινὴ,
Ἔχε γειὰ παντoτινή.

Ἔχετε γειὰ βρυσοῦλες,
Λόγγoι, βoυνὰ, ῥαχoύλες.
Ἔχετε γειὰ βρυσοῦλες,
Kι ἐσεῖς Σουλιωτοποῦλες.

Στὴ στεριὰ δὲν ζεῖ τὸ ψάρι,
Στὴ στεριὰ δὲν ζεῖ τὸ ψάρι,
Οὐδ' ἄνθoς στὴν ἀμμουδιὰ,
Οὐδ' ἄνθoς στὴν ἀμμουδιὰ,
Kι οἱ Σουλιώτισσες δὲν ζοῦνε,
Kι οἱ Σουλιώτισσες δὲν ζοῦνε,
Δίχως τὴν ἐλευθεριὰ,
Δίχως τὴν ἐλευθεριά.

Ἔχετε γειὰ βρυσοῦλες,
Λόγγoι, βoυνὰ, ῥαχoύλες.
Ἔχετε γειὰ βρυσοῦλες,
Kι ἐσεῖς Σουλιωτοποῦλες.

Οἱ Σουλιώτισσες δὲ μάθαν
Οἱ Σουλιώτισσες δὲ μάθαν
Γιὰ να ζοῦνε μοναχὰ,
Γιὰ νὰ ζοῦνε μοναχὰ,
Ξέρουν πὼς καὶ νὰ πεθαίνουν,
Ξέρουν πὼς καὶ νὰ πεθαίνουν,
Νὰ μὴ στέργουν τὴ σκλαβιά,
Νὰ μὴ στέργουν τὴ σκλαβιά.

Ἔχετε γειὰ βρυσοῦλες,
Λόγγoι, βoυνὰ, ῥαχoύλες.
Ἔχετε γειὰ βρυσοῦλες,
Kι ἐσεῖς Σουλιωτοποῦλες.

inviata da Riccardo Venturi - 16/6/2005 - 19:19




Lingua: Italiano

Nuova traduzione integrale italiana di Riccardo Venturi
16-5-2017 01:12

zalongopules


Sostituisce (integrandone alcune parti) la precedente versione parziale del 16 giugno 2005.
DANZA DI ZALONGO

Addio, mondo sventurato,
Addio, mondo sventurato,
Addio, dolce vita,
Addio, dolce vita,
E a te, patria infelice,
E a te, patria infelice
Addio per sempre,
Addio per sempre.

Addio, fontanelle,
Addio boschi, montagne e rocce.
Addio, fontanelle,
Addio a voi, donne di Souli.

Fuor dall'acqua non vive il pesce,
Fuor dall'acqua non vive il pesce,
Nella sabbia non vive il fiore,
Nella sabbia non vive il fiore,
E le donne di Souli non vivono,
E le donne di Souli non vivono,
Senza la libertà,
Senza la libertà.

Addio, fontanelle,
Addio boschi, montagne e rocce.
Addio, fontanelle,
Addio a voi, donne di Souli.

Le donne di Souli non hanno imparato,
Le donne di Souli non hanno imparato
Solamente a vivere,
Solamente a vivere,
Esse sanno anche morire,
Esse sanno anche morire,
Per non accettare la schiavitù,
Per non accettare la schiavitù.

Addio, fontanelle,
Addio boschi, montagne e rocce.
Addio, fontanelle,
Addio a voi, donne di Souli.

16/6/2005 - 22:49




Lingua: Albanese

Vallja e Zallongut: La versione autonoma albanese

La versione autonoma albanese si intitola allo stesso modo di quella greca: “Danza di Zalongo”. E' necessario notare che l'episodio viene considerato in Albania come appartenente alla nazione albanese, anche se si fa menzione della “versione greca” della canzone. Da notare che, ad un certo punto, la canzone dice: "È perché siamo albanesi / che moriamo danzando"; Sofia Vembo, invece, parla delle "Donne greche di Zalongo". Il testo è ripreso da sq.wikipedia.
VALLJA E ZALLONGUT

Lamtumirë, o Sul, i shkretë,
se po ndahemi per jetë.
Lamtumirë, o Sul i shkretë,
se na do t’ikim për jetë.

Ne po vdesim për liri,
se nuk duam skllavëri.
Lamtumirë, ju male e fusha,
na e punoi Pilo Gusha,
I pabesi faqezi,
s’pati turp, as perëndi.

Lamtumirë, o fusha e male,
ne vdesim pa frikë fare.
Jemi bila shqipëtare,
vdesim duke hedhur valle.
Lamtumirë, o Sul i shkretë,
lamtumir’ për gjithë jetë.

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 16/5/2017 - 05:04




Lingua: Albanese

La versione albanese della canzone greca.
Ο Χορός του Ζαλόγγου (Ελληνικό τραγούδι) στα Αλβανικά.

Anch'essa ripresa da sq.wikipedia, ma adattata alla disposizione del testo presente in questo sito (e in alcuni punti corretta ortograficamente).
VALLJA E ZALLONGUT

Lamtumirë botë e varfër,
Lamtumirë botë e varfër,
Lamtumirë jetë e ëmbël,
Lamtumirë jetë e ëmbël,
Edhe ti, vendi im i varfër,
Edhe ti, vendi im i varfër,
Lamtumirë për gjithmonë
Lamtumirë për gjithmonë.

Lamtumirë burime,
luginat, malet dhe kodrat
Lamtumirë burime
Dhe ju, gratë e Sulit

Peshku nuk jeton dot në toke,
Peshku nuk jeton dot në toke,
As lulja ne rërë,
As lulja ne rërë,
Dhe gratë e Sulit,
Dhe gratë e Sulit,
Nuk jetojnë dot pa liri,
Nuk jetojnë dot pa liri.

Lamtumirë burime,
luginat, malet dhe kodrat
Lamtumirë burime
Dhe ju, gratë e Sulit

Gratë e Sulit
Gratë e Sulit
Nuk dine vec të mbijetojnë,
Nuk dine vec të mbijetoinë,
Ato dine si të vdesin
Ato dine si të vdesin
E jo të durojnë skllavërinë,
E jo të durojnë skllavërinë.

Lamtumirë burime,
luginat, malet dhe kodrat
Lamtumirë burime
Dhe ju, gratë e Sulit.

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 16/5/2017 - 05:19




Lingua: Inglese

La traduzione inglese della canzone greca.

Ripresa da varie edizioni di wikipedia (qui da en.wikipedia, ma è presente anche in altre.
DANCE OF ZALONGO

Farewell poor world,
Farewell poor world,
Farewell sweet life,
Farewell sweet life,
And you, my poor country,
And you, my poor country,
Farewell for ever,
Farewell for ever.

Farewell springs,
Valleys, mountains and hills
Farewell springs,
And you, women of Souli

The fish cannot live on the land,
The fish cannot live on the land,
Nor the flower on the sand,
Nor the flower on the sand,
And the women of Souli
And the women of Souli
Cannot live without freedom,
Cannot live without freedom.

Farewell springs,
Valleys, mountains and hills
Farewell springs,
And you, women of Souli

The women of Souli
The women of Souli
Have not only learnt how to survive,
Have not only learnt how to survive,
They also know how to die
They also know how to die
Not to tolerate slavery,
Not to tolerate slavery.

Farewell springs,
Valleys, mountains and hills
Farewell springs,
And you, women of Souli

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 16/5/2017 - 05:25




Lingua: Inglese

La traduzione inglese della Versione autonoma albanese

Anch'essa ripresa da en.wikipedia.
[THE DANCE OF ZALONGO]

Goodbye, oh desolate Souli,
for we part ways for life.
Goodbye, oh desolate Souli,
because we will leave forever.

But we will die for freedom,
because we do not want slavery.
Goodbye, oh mountains and valleys,
this was done by Pelios Gousis,
The wicked scoundrel,
had no shame, no god.

Goodbye, oh valleys and mountains,
We die without fear at all.
It’s because we are Albanians,
we die by dancing.
Goodbye, oh desolate Souli,
goodbye for all eternity.

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 16/5/2017 - 05:28




Lingua: Thai

La versione thailandese (sic) della canzone greca.

Per quanto possa sembrare incredibile, della "Danza di Zalongo" un ignoto wikipediano thailandese si è occupato di scrivere una traduzione nella sua lingua materna (pagherei per sapere come si dice "Zalongo" e "Souli" in thai). Proviene ovviamente da th.wikipedia. E' la prima, e sicuramente sarà l'ultima volta che firmerò come Ελληνικό Τμήμα qualcosa in thailandese. [RV]
ระบำซาลองโก

ขอลาแล้วโลกอันเศร้าหมอง,
ขอลาแล้วโลกอันเศร้าหมอง,
ขอลาแล้วชีวิตอันแสนหวาน,
ขอลาแล้วชีวิตอันแสนหวาน,
และสำหรับเจ้า, มาตุภูมิอันแสนเศร้าของข้า,
และสำหรับเจ้า, มาตุภูมิอันแสนเศร้าของข้า,
ขอลาแล้วชั่วนิรันดร์
ขอลาแล้วชั่วนิรันดร์

ขอลาแล้วสายธาร,
หุบเขา, ภูเขา และ เนินเขา
ขอลาแล้วสายธาร
และเจ้า, สตรีแห่งซูลี

ปลาไม่อาจจะอยู่บนดินได้
ปลาไม่อาจจะอยู่บนดินได้
เช่นกันกับไม้ดอกที่ไม่อาจจะเบ่งบานในทะเลทรายได้
เช่นกันกับไม้ดอกที่ไม่อาจจะเบ่งบานในทะเลทรายได้
ฉันท์นั้นก็คือสตรีแห่งซูลี
ฉันท์นั้นก็คือสตรีแห่งซูลี
ผู้ไม่อาจจะอยู่ได้โดยปราศจากเสรีภาพ
ผู้ไม่อาจจะอยู่ได้โดยปราศจากเสรีภาพ

ขอลาแล้วสายธาร,
หุบเขา, ภูเขา และ เนินเขา
ขอลาแล้วสายธาร
และเจ้า, สตรีแห่งซูลี

สตรีแห่งซูลี
สตรีแห่งซูลี
ไม่แต่จะเรียนรู้ถึงการดำรงชีพเท่านั้น
ไม่แต่จะเรียนรู้ถึงการดำรงชีพเท่านั้น
แต่ยังเรียนรู้ถึงวิธีการตาย
แต่ยังเรียนรู้ถึงวิธีการตาย
เพื่อที่จะเลี่ยงหนีจากการเป็นทาสด้วย
เพื่อที่จะเลี่ยงหนีจากการเป็นทาสด้วย

ขอลาแล้วสายธาร,
หุบเขา, ภูเขา และ เนินเขา
ขอลาแล้วสายธาร
และเจ้า, สตรีแห่งซูลี

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 16/5/2017 - 05:39


L'episodio di Zalongo è ricordato nella canzone "Ragazzi, ragazzi della Grecia" che cantava Sofìa Vembo durante la guerra italo-greca sul fronte albanese (Ottobre 1940- Primavera 1941):

Παιδιά της Ελλάδος παιδιά

Στίχοι: Μίμης Τραϊφόρος
Μουσική: Μιχάλης Σουγιούλ
Πρώτη εκτέλεση: Σοφία Βέμπο



Μεσ' τους δρόμους τριγυρνάνε
οι μανάδες και κοιτάνε
ν' αντικρίσουνε,
τα παιδιά τους π' ορκιστήκαν
στο σταθμό όταν χωριστήκαν
να νικήσουνε.

Μα για 'κείνους που 'χουν φύγει
και η δόξα τους τυλίγει,
ας χαιρόμαστε,
και ποτέ καμιά ας μη κλάψει,
κάθε πόνο της ας κάψει,
κι ας ευχόμαστε:

Παιδιά, της Ελλάδος παιδιά,
που σκληρά πολεμάτε πάνω στα βουνά,
παιδιά στη γλυκιά Παναγιά
προσευχόμαστε όλες να 'ρθετε ξανά.

Λέω σ' όσες αγαπούνε
και για κάποιον ξενυχτούνε
και στενάζουνε,
πως η πίκρα κι η τρεμούλα
σε μια τίμια Ελληνοπούλα,
δεν ταιριάζουνε.

Ελληνίδες του Ζαλόγγου
και της πόλης και του λόγγου
και Πλακιώτισσες,
όσο κι αν πικρά πονούμε
υπερήφανα ασκούμε
σαν Σουλιώτισσες.

Παιδιά, της Ελλάδος παιδιά,
που σκληρά πολεμάτε πάνω στα βουνά,
παιδιά στη γλυκιά Παναγιά
προσευχόμαστε όλες να 'ρθετε ξανά.

Με της νίκης τα κλαδιά,
σας προσμένουμε παιδιά

Figli, figli della Grecia
(trad. G.P. Testa)

Nelle strade si aggirano
le madri e guardano
se mai incontrino
i figli che giurarono
nel separarsi alla stazione
di riuscire vincitori.

Ma per quelli che se ne sono andati
e sono avvolti dalla gloria,
dobbiamo essere contente,
e nessuna deve piangere,
soffochi ognuna il suo dolore
e insieme preghiamo:

Figli, figli della Grecia
che sui monti combattete duramente
figli, la dolce Madonna
supplichiamo che possiate tornare.

Dico a quante amano
a chi veglia per qualcuno
e sospira,
che il dolore ed il tremore
a una onorata figlia della Grecia,
non si addicono.

Donne greche di Zalongo*
della città e della macchia
e donne di Plaka*
per quanto amaramente patiamo
ci comportiamo con fierezza
come le donne del Suli.*

Figli, figli della Grecia
che sui monti combattete duramente
figli, la dolce Madonna
supplichiamo che possiate tornare.


Con le fronde della vittoria
figli, vi aspettiamo.

*Zalongo: monte e villaggio dell'Epiro (prov. di Gianina). Nel 1803 sessanta donne si precipitarono in un burrone coi loro bambini per non cadere nella mani dei Turchi. Dal crudo episodio deriva la "Danza di Zalongo" - Plaka: quartiere di Atene - Suli: la regione nordoccidentale che fu tra le prime a insorgere nell'epopea del risorgimento greco.

Da Stixoi.info

Gian Piero Testa - 17/3/2009 - 19:37


Credo che "Παιδιά της Ελλάδος παιδιά" dovrebbe essere posta come canzone autonoma...

B.B. - 10/7/2015 - 10:43


Penso pure io, ma il GPT era abituato a fare un po' come gli veniva di fare :-) Comunque ci penserò io a breve, saluzzi!

Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 10/7/2015 - 12:17


Un'antica pagina che è stata non "risistemata", ma letteralmente rifatta di sana pianta, tra storia e leggenda. Una canzone creduta da tutti "popolare" mentre ha degli autori, ma che è divenuta "popolare" comunque in ogni senso. Poiché se ne parla anche nell'introduzione scritta dopo dodici anni dall'inserimento (i famosi "tempi lunghi" delle CCG...), come ultimo contributo ecco un vero e proprio fumetto (o comunque storia illustrata popolare) ispirato all'episodio:

zalongolanciodelbambino


L'immagine potrà servire a chiarire meglio quanto detto nell'introduzione, e come la “cultura popolare” si impadronisce di episodi sospesi tra realtà e leggenda. Nella storia illustrata si assiste ad un vero e proprio “lancio del bambino” con tanto di “woooosh” e posa da lanciatrice di una madre (le prime due strisce), mentre nella terza l'anziana donna fa letteralmente da ferrea coreografa (o allenatrice...), ordinando: “E' il nostro turno ora... prendetevi mano per la mano...quella che sarà la prima ogni volta lascerà all'altra la sua posizione. State pronte!” E le donne rispondono: “Morte, e non schiavitù!”. Dal tipo di grafia (spiriti, sistema tritonico, crasi, forme di congiuntivo in [-η]) la storia illustrata dovrebbe essere degli anni '40 o '50 del XX secolo.

Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 16/5/2017 - 05:50



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