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Un sorriso vi salverà

Pierluigi Ontanetti
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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Una canzone di Pierluigi Ontanetti
A song by Pierluigi Ontanetti

Pierluigi Ontanetti.
Pierluigi Ontanetti.


Ricorda l'impegno per la pace e la solidarietà internazionale dell'Agesci e di coloro che sono stati a Sarajevo e nei Balcani (da questa pagina)

A song about the commitment for peace and international solidarity of the Italian Scout Association AGESCI, and of all those who operated in Sarajevo and in the Balkans during the Yugoslavian wars. From this page).

Sull'azione a Sarajevo dei Beati Costruttori di Pace e la morte di Gabriele Locatelli, vedere anche Più forte della Morte è l’Amore

E Dio si è fatto pomodoro
di Pierluigi Ontanetti

Anche a Sarajevo stava arrivando l’autunno del 1993.

Prima di prendere il treno che da Padova mi avrebbe portato ad Ancona, mi fermai in un negozietto di frutta e verdura e comprai tre pomodori non troppo maturi.

Mentre ero sull’aereo dell’ONU che da Falconara faceva il ponte con la gente di quella città, decisi in modo definitivo che il contributo più grande che potevo portare era la mia piccola persona. Del resto cosa altro potevo portare, non ho mai avuto un soldo, non parlo più l’inglese dal 1986, non sono un diplomatico professionista che spesso lavora, di fatto, per garantire il mantenimento del potere economico; non sono neanche un cardinale, di quelli che impartiscono benedizioni agli eserciti e ai morti ammazzati, tanto non costa niente se non a ricordare che il potere temporale della chiesa è inviolabile. Solo la chiesa può permettersi il lusso di stare con i ricchi dal lunedì al venerdì e il sabato e la domenica con la gente normale. In quei due giorni dedicati alla preghiera si parla solo di Dio, che la chiesa stessa ha incarcerato dentro un muro guardato a vista con tanto di lumini, trasformandosi in sepolcro imbiancato.

Tutti gli aerei che andavano a Sarajevo portavano aiuti umanitari; tonnellate di generi alimentari stivati in enormi e pesantissimi pacchi. Sempre, guardando questi pacchi, vivevo momenti di rabbia, perché tutto quel ben di Dio veniva acquistato da coloro che per mantenere la supremazia nel mondo, trasformano gli esseri umani in numeri. Per far tornare i loro conti, i grandi dell’economia compiono addizioni e sottrazioni; per loro le persone sono solo numeri e sono numeri anche i signori della guerra e degli eserciti. Gli aiuti umanitari sono un numero, un pacco di farina è un numero, come la matricola di un soldato, il conto corrente della Croce Rossa; anche la conta dei morti ammazzati la si fa con i numeri. Oggi un morto… oggi mille chili di farina… oggi cento lire a testa per mandare i nostri soldati a garantire la pace… È tutto un aiuto umanitario!

Io non volevo essere un aiuto umanitario e diventare ancora una volta strumento al servizio di un potere, di un’economia, di una cultura, di una religiosità che non mi appartiene.

Volevo solo portare la mia piccola persona dentro quella guerra e sperimentare con quella gente percorsi diversi per dar senso alla vita e alle relazioni umane, pensando e progettando un mondo diverso.

Una volta arrivato all’aeroporto di Sarajevo, alle ore 8:30, per arrivare in città, che dista circa 8 chilometri, impiegai dodici ore.

Cinquantacinque minuti di volo da Falconara a Sarajevo e dodici ore per entrare in città. I tre pomodori, intanto erano diventati uno.

Il giorno seguente andai a trovare due amici, sposi: Fatìma e Sheriff. Misi nelle mani di lei tutto quello che avevo di commestibile: l’ultimo pomodoro rimasto. "Non ho altro", dissi, provando un senso di vergogna per il niente che avevo portato.

Sapevano che dicevo la verità, e lei piangendo, perché erano due anni che non mangiava pomodori, rispose che quello era oro, era Dio in persona. Lui, commosso, mi disse: "Tu, Gigi, sei Italiano, cattolico; io sono Bosgnacco… e musulmano, ma Dio è uno solo e Dio sta con la povera gente: è lì, dentro il pomodoro."

Senza volerlo, un nonno mi aveva spiegato che Dio non sta dentro gli aiuti umanitari gestiti dalle superpotenze, ma in un atto d’amore, fatto con semplicità. Le lacrime che mi scesero dalle guance fino a bagnare le labbra, sono ancora per me alimento di fiducia. Dio che si era fatto pomodoro sancì anche l’eterna alleanza fra due uomini che non volevano essere omologati.

Sheriff e Fatìma dividevano tutto con tutti: i bambini, i vecchi, poveri anche prima della guerra, erano il centro delle loro attenzioni. Sheriff mi diceva sempre che tutto quello che abbiamo lo dobbiamo dividere perché è tutto di Dio… per un amico dobbiamo dare anche la vita. Sheriff mi diceva che non dovevo arrabbiarmi a causa dei capi religiosi, quelli che fanno politica, loro non sanno niente della povera gente; bisogna fare le cose con il cuore e avere sempre fiducia.

Sheriff, alla gente di Sarajevo e a noi dei Beati i Costruttori di Pace, il cuore l’ha dato davvero. Sheriff è un uomo giusto e buono perché dice che i criminali di guerra non vanno ammazzati come bestie, ma processati con giustizia. Tra me pensavo che se fossi presidente, nominerei Sheriff ministro di Grazia e Giustizia a vita.

Grazie, Sheriff e grazie Fatìma, con voi la storia è diventata più colorata.

Sheriff e Fatìma erano amici di Moreno: il giorno che fu barbaramente ucciso, Fatìma lavò con acqua e lacrime la giacca inzuppata del suo sangue. Raramente ho trovato, qua in Italia, quel rispetto laico e profondo verso noi che siamo rimasti vivi; Fatìma e Sheriff non sapevano cosa fosse la nonviolenza, forse ce l’avevano dentro l’animo ed è per questo forse che l’alleanza creatasi prima perdura ancora.
Sarà un sorriso che vi seppellirà
Sarà un sorriso che vi seppellirà
Sarà un sorriso che vi seppellirà
Sarà un sorriso che vi seppellirà

Lotta, lotta, lotta per la pace
la giustizia e la libertà
è un'utopia m'han detto anche oggi
solo i potenti la potranno far.

Sarà un sorriso che vi seppellirà
Sarà un sorriso che vi seppellirà
Sarà un sorriso che vi seppellirà
Sarà un sorriso che vi seppellirà

La solitudine e il dolor ci spaventava
il vostro mondo educa così,
abbiam capito vogliamo un altro mondo
fatto di fiori e solidarietà.

Il nostro sorriso vi salverà
Il nostro sorriso vi salverà
Il nostro sorriso vi salverà
Il nostro sorriso vi salverà

Sarà il sorriso che vi salverà
Sarà il sorriso che vi salverà
Sarà il sorriso che vi salverà

6/4/2005 - 23:28



Lingua: Inglese

English version by Riccardo Venturi
January 2, 2010
A SMILE WILL SAVE YOU

A smile will bury you
A smile will bury you
A smile will bury you
A smile will bury you

Struggle, struggle, struggle for peace,
Justice and Liberty
It's an Utopia, I was told even today,
Only the powerful can do it.

A smile will bury you
A smile will bury you
A smile will bury you
A smile will bury you

Sorrow and solitude frightened us,
That's the lesson of your world.
But we understood. We want another world
Made of flowers and solidarity.

Our smile will save you
Our smile will save you
Our smile will save you
Our smile will save you

A smile will save you
A smile will save you
A smile will save you.

2/1/2010 - 13:03


Grazie a Riccardo Venturi che nella sua bellissima "collezione" ha aggiunto questa canzone...

Cosimo - 28/10/2006 - 21:00


Non è facile leggere oggi che "un sorriso ci seppellirà" e che "ci salverà", eppure tocca mettere da parte la tristezza e lasciarci come compagni di viaggio che si dicono addio, ognuno per la sua strada.
Non ci si vedeva da anni, forse da quella volta che inaspettatamente ci leggesti "Lentamente muore" (e dagli) da quel pulpito, o forse l'anno dopo a Sarajevo, ma già stavi male.
Mi sembravi un immortale, che di fronte all'ineluttabile resisteva, sorrideva e viveva.
Un abbraccio da lontano.

marculivic - 18/2/2017 - 01:09


Ciao Gigi
:-(



Dal sito di Rifondazione
Tutto il Partito saluta il compagno con il ricordo scritto da Anna Nocentini.

Gigi Ontanetti fu eletto nella lista di Rifondazione Comunista per il Consiglio Comunale di Firenze, dove fu presente un paio di anni, compatibilmente con la sua malattia. Alle spalle aveva molta esperienza di collaborazione sulle questioni della pace e dei migranti, spesso condivisa, fra gli altri, con il compagno Torrigiani.

I suoi interventi in Consiglio erano pieni di una carica umana non comune né frequente in quelle sale; il volto era spesso segnato dalla sofferenza fisica che sopportava senza lamentarsi, testimone di una malattia contratta in Jugoslavia come Osservatore di Pace durante la cosiddetta “guerra umanitaria”. E tante volte l’abbiamo incontrato lungo le vie cittadine nelle manifestazioni, a ribadire la volontà e il bisogno di pace.

Il suo piccolo corpo ha smesso di vivere ma in tutti quelli che hanno condiviso pezzi di lotta con lui rimane il ricordo sereno di un uomo che non si è risparmiato per il bene di tutti.

Riccardo Venturi & daniela -k.d.- - 19/2/2017 - 14:13


Un saluto a Gigi Ontanetti, che ho conosciuto come uno di quegli ostinati anarchici cristiani capacissimi di tutto, che la città di Firenze non cessa per fortuna di produrre.

Io non sto con Oriana - 19/2/2017 - 15:16



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