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Addio padre e madre addio

anonimo
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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Autore sconosciuto
(1916)
Addio padre e madre addio


Addio padre è innanzitutto una melodia, o meglio un'aria (le cui origini sono in quella, più antica, dell'"Orsini") che è stata largamente utilizzata almeno dalla seconda metà dell'Ottocento fino a nostro secondo dopoguerra per i più diversi testi.

Tema del canto è la partenza del soldato, un motivo topico [...] che nella nostra tradizione popolare assume storicamente due connotazioni: quella della "partenza amara" (Partire, partirò, partir bisogna) [..] e quella marziale e ottimistica del Volontario che parte per la guerra d'indipendenza, cioè la celebre e mai morta Addio mia bella addio, scritta dal fiorentino Carlo Bosi nel 1848.

[...]

Il canto, proprio in ragione delle evidenti connotazioni protestatarie, non è presente nei canzonieri più o meno ufficiali, redatti e pubblicati durante la guerra o negli anni successivi, e la sua presenza, affidata principalmente alla trasmissione orale, è stata riconosciuta e confermata solamente grazie alla ricerca etnomusicologica sul campo.

[...]

[In numerose lezioni] compare nell'ultima strofa il riferimento alle manifestazioni interventiste, molto enfatizzate dalla propaganda, nelle "radiose giornate di maggio" che precedettero la dichiarazione di guerra all'Austria, durante le quali gli studenti universitari si distinsero per un vivace protagonismo.

[questa invettiva contro gli studenti si trova in altri canti ad es. E maledico chi vorse la guerra / i primi son stati gli studenti]


(dal volume Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare. di Franco Castelli, Emilio Jona, Alberto Lovatto).

Nella nota riguardante il brano che compare su "Canzoni italiane di protesta - 1794/1974 - Dalla Rivoluzione Francese alla repressione cilena", a cura di Giuseppe Vettori, Paperbacks poeti/26, Newton Compton Editori, 1974, si possono leggere alcuni passi tratti dalle sentenze dei tribunali miltari della 1 guerra mondiale (da Forcella e Monticone, "Plotone di esecuzione", Laterza, Bari, 1972).

Riporto un paio di passi che mi sembrano significativi:

"Il 7 luglio 1916 il soldato P.G. spediva dalla zona di guerra al proprio padre una lettera in cui si diceva fra l'altro quanto segue: 'Abbiamo del gran danno, dei gran guasti alle armi. Se facciamo un altro combattimento finite a quelle restiamo senza del tutto. E quello non è niente a confronto dei tanti morti, di circa 30.000, per guadagnare 4 pietre e 4 boschi. Se non finisce queste cose si diventa matti. Con i lavori che si fa a tribolare si va fuori con la testa di tutto. Mangiare poco e male... il pane duro e pieno di muffa, la carne congelata che viene dalla America che sfocessa un ghiorno - lasciare mangiare i soldati come le bestie... pane che ha tre quarti di farina e porcherie e una di frumento: mettono dentro una biada in modo che viene duro come se fosse di cemento. Siamo sani per miracolo. Secchi, magri, senza far la barba e sporchi come le bestie. Altro che i giornali che parlano che i soldati al fronte stanno bene, mangiano e bevono. Vorrei farli provare un giorno o due ai Signori d'Italia che ridono al caffè quando leggono sul giornale Vittorie dei soldati italiani... se provassero, se vedessero un minuto solo le cose che toccano ai poveri soldati, scapperebbero sotto terra...'
[1 anno di reclusione, lire 200 di multa]

"il 16 marzo 1918 in zona di questo corpo d'armata presso reparti di prima linea, il P.F. rivolse ai soldati della 1486a compagnia mitragliatrici FIAT le seguenti istruzioni: 'Per andare a casa dovremo fare così: abbandonare le armi e andarcene; e agli ufficiali che ce ne chiedessero ragione rispondere che si agirebbe così per ordine di noi stessi; e se volessero fare qualche cosa sarebbe facile metterli a posto' tentando di togliere in tal modo ad un reparto dell'esercito operante il mezzo di agire contro il nemico, e facilitando così al nemico il modo di meglio difendersi e maggiormente nuocere. In pubblica udienza, l'accusato ha ammesso il fatto a lui addebitato."
[Contadino ventiduenne, incensurato. Condannato a morte] [Alessandro]
Addio padre e madre addio,
che per la guerra mi tocca di partir,
ma che fu triste il mio destino,
che per l'Italia mi tocca morir.

Quando fui stato in terra austriaca
subito l'ordine a me l'arrivò,
si dà l'assalto la baionetta in canna,
addirittura un macello diventò.

E fui ferito, ma una palla al petto,
e i miei compagni li vedo a fuggir
ed io per terra rimasi costretto
mentre quel chiodo lo vedo a ventr.

"Fermati o chiodo, che sto per morire,
pensa a una moglie che piange per me",
ma quell'infame col cuore crudele
col suo pugnale morire mi fé.

Sian maledetti quei giovani studenti
che hanno studiato e la guerra voluto,
hanno gettato l'Italia nel lutto
per cento anni dolor sentirà.



Lingua: Italiano

La versione di sette strofe ricostruita da Roberto Leydi

Roberto Leydi ne I canti popolari italiani, ha publicato testo e musica del canto (sette strofe) ricostruiti da "varie fonti" raccolte in Lombardia.

La lezione leydiana ha adottato, per designare il nemico crudele, il termine chiodo (derivato dall'elmo chiodato dei soldati tedeschi), che in realtà è raramente documentato nelle numerose lezioni orali dove di solito si usa austriaco, austro, nemico, tedesco.

(da Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare, op. cit.).
ADDIO PADRE E MADRE

Addio padre e madre addio
che per la guerra tocca di partir
ma che fu triste il mio destino
che per l'Italia mi tocca di morir.

Lascio la moglie con due bambini
o cara mamma pensaci tu
quand sarò in mezzo a quegli assassini
mi uccideranno e non mi vedrai più.

Quando fui stato in terra austriaca
subito l'ordine a me m'arrivò
mi dan l'assalto la baionetta in canna
addirittura un macello diventò.

E fui ferito ma una palla al petto
i miei compagni li vedo a fuggir
ed io per terra rimasi costretto
mentre quel chiodo lo vedo a venir.

Fermati o chiodo che sto per morire
pensa a una moglie che piange per me
ma quell'infame col cuore crudele
col suo pugnale morire mi fé.

Voialtre mamme che soffrite cosí tanto
per allevare la bella gioventù
nel cuor vi restano lacrime e pianto
pei vostri figli che muore laggiù.

Sian maledetti quei giovani studenti
che hanno studiato e la guerra han voluto
hanno gettato l'Italia nel lutto
per cento anni dolor sentirà.



Lingua: Italiano

“O Germania che sei la più forte” è stata scritta durante la Resistenza sull’aria del canto più conosciuto come “Addio padre e madre addio”, ma la metrica è la stessa di “O Venezia"
O GERMANIA CHE SEI LA PIÙ FORTE

O Germania che sei la più forte
fatti avanti se ci hai del coraggio
se la repubblica ti lascia il passaggio
noi partigiani fermarti saprem.
Se la repubblica ti lascia il passaggio
noi partigiani fermarti saprem.

Al comando dei nostri ufficiali
caricheremo fucile e mitraglia
ma se per caso il colpo si sbaglia
a bombe a mano l'assalto si dà.

Quanti morti e quanti feriti
quanto sangue s'è sparso per terra
ma il partigiano sul campo di guerra
sarà difficile poterlo fermar.

6/4/2008 - 01:44




Lingua: Italiano

La versione di Paolo Pietrangeli
Da Antologia (2009) di cui era uno dei 5 inediti.



Nella versione di Pietrangeli a salutare i genitori è un figlio che lascia la sua terra e famiglia per emigrare.
ADDIO PADRE E MADRE ADDIO (IL CLANDESTINO)

Addio padre e madre addio
Che c'è una barca che salpa con me
Con cento anime la mia donna e un destino
Che in questa terra destino non c'è
Addio madre non piangere tanto
Addio padre ché io piango di più
Va via tuo figlio rimane il rimpianto
Salpa la barca e la tua gioventù.

Ti porterò per mano sull'altare
Dipingeremo casa verde e blu
Con gli stessi colori di quel mare
Che ci trasporterà laggiù
M'hai portato alla soglia dell'altare
Da quel momento non t'ho visto più
Una parola sola per spezzare
Non era il sì che t'aspettavi tu
Clandestino e tu non sei più tu
Clandestino e tu non ci sei più

Fermati giudice non fare finire
Le ore e il tempo della libertà
Ma quell'infame dal cuore crudele
Con la sua legge morire mi fa
Sian maledetti quei giovani studenti
Che hanno studiato e la guerra voluto
Hanno gettato l'Italia nel lutto
Per mille anni dolore sentirà
Clandestino e tu non sei più tu

inviata da Dq82 - 3/3/2018 - 10:54




Lingua: Italiano

Versione raccolta nel dicembre 1979 da Antonio Adriano nel Cuneese

informatore: Giovanni Cassinelli, detto "Nino" registrato a Trezzo Tinella (CN)

Su un testo che fa parte di Addio padre e madre addio s'inserisce la battaglia di Gorizia, che in questo caso acquista una centralità nel canto perché diventa il luogo dove il protagonista assiste al macello dei combattimenti.

(fonte: Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare. di Franco Castelli, Emilio Jona, Alberto Lovatto).
[...] la vecchia mamma che piange per me
e io parto in mezzo a quei ribelli
e mi uccideranno ritornerò mai più

Quand a sun stait sul ponte di Gorizia
subito un ordine mi vedo arrivar
di andar all'assalto la baionetta in canna
e addirittura un macello diventò
di andar all'assalto la baionetta in canna
e addirittura un macello diventò

O fermati austriaco che sto per morire
tengo una moglie che piange per me
ma quell'austriaco col cuore da vile
prese il pugnale, morire mi fè [1]

O dimmi mamma, il mio babbo dov'è?
Il tuo babbo è laggiù nei deserti
da quegli austriaci è stato afferrato
e più nessuno l'ha potuto salvar
[1] altra voce suggerisce: lanciò una bomba, morire mi fè

13/12/2019 - 21:47




Lingua: Italiano

La versione cantata da Palma Facchetti (contadina e operaia, classe 1909) nell'LP che nel 1966 I Dischi del Sole dedicano alla Grande Guerra.


Palma Facchetti esegue il testo su una melodia in tre quarti che richiama ritmicamente l'aria di Addio padre, ma percorre una linea melodica assai diversa in tonalità minore.
Il richiamo ai "ribelli", il babbo che è in guerra "nei deserti", la generica definizione di "nemico" invece che "tedesco" o "austriaco" sono elementi che sembrano anche in questo caso pre-datare il canto alle guerre d'Africa.

(fonte: Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare, op. cit.).
ADDIO PADRE

Addio padre e madre addio
che per la guerra mi tocca di partir
dovrò passare nel mezzo dei ribelli
mi uccideranno e non mi vedrai più.

Lascia la moglie con d'una bambina
ti prego mamma di riguardarla tu
quando sarò in mezzo a quegli assassini
mi uccideranno e non mi vedrete più.

Dopo due ore di lungo cammino
la gamba destra la sento ferita
e non potendo raggiungere i compagni
mentre il nemico lo vedo venir.

«Ferma nemico che sto per morire
pensa a una madre che piange per me,
ma quell'infame col cuore crudele
prese il pugnale e morire mi fé.

Mi raccomando miei cari genitori
di non vestirsi di nero per me
perché il mio sangue l'ho dato all'Italia
ed il mio spirito risplende su in ciel

E ho lasciato una povera bimba
che tutti i giorni il suo babbo rammenta
e quella misera tutta sgomenta
Lei disse «mamma, mio babbo dov'è?»

Tuo babbo cara lontano nei deserti
contro il nemico ha guerreggiato
sì l'hanno ucciso poi tutto straziato
che più nessuno l'ha potuto salvar.

E alla sera quando io vado a letto
ci guardo sempre al suo caro ritratto
poiché di lacrime è tutto bagnato
di fiori e baci lo voglio coprir.

Quando che passo la via del camposanto
io stendo sempre la mia onesta mano
addio Rodolfo o martire d'Italia
finché io vivo per te io pregherò.

24/4/2022 - 17:05




Lingua: Italiano

Lezione raccolta da Brian e Zamboni nel 1998 a Rozzampia di Thiene nel Vicentino

La lezione specifica evoca le battaglie avvenute nel 1917-15 sul Monte Grappa. Ci sembra assai rivelatore quell'inizio del canto Sotto l'acqua che cade a rovescio, che ritroviamo in una strofa (di solito la seconda) di O Gorizia tu sei maledetta.

Nel mondo dell'oralità certe parentele o consanguineità fra testi differenti parlano da sole: ci dicono che da Addio padre a Gorizia il cerchio dell'espressività popolare che giudica la guerra si salda esemplarmente nel segno di una condanna senza remissione dei suoi orrori.

(tratto da: Al rombo del cannon. Grande guerra e canto popolare, op. cit.).
Soto l'acqua che cade al rovescio
grandinavan nemiche le palle
su per quei monti colline e poi valli
si massacrarono poi tutti così

Vien un ordine dalle alte montagne
tuti pronti pe andare a 'vanzare
tuti pronti la baioneta in cana
adiritura il macello di pietà.

Ho lasciato una sola bambina
e ogni momento la mamma tormenta
e ogni momento la mamma tormenta
e dice: "mamma, il mio babbo dov'è?"

Il tuo babbo l'è morto sul Grappa
e lì l'è morto in terra straniera
se vuoi sapere dov'è la sua vita
sul monte Grappa nel gran cimiter

Se di nero io vado vestita
e sempre penso al suo caro ritratto
ma se di lacrime l'ho tutto bagnato
a caldi baci lo voglio coprir

24/4/2022 - 17:36



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