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Autore Bernice Johnson Reagon

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I’m Going to Get My Baby Out of Jail

[1964]
Parole di Len Chandler
Sulla melodia di un’altra sua canzone, “I Had To Stand And Stare”
Testo pubblicato su in Broadside #51, 1964
Interpretata da Bernice Johnson Reagon nella raccolta “Broadside Ballads Vol. 6”, 1964
Poi nella raccolta “The Best of Broadside 1962-1988: Anthems of the American Underground from the Pages of Broadside Magazine” realizzata dalla Smithsonian Folkways Recordings nel 2000.

Una canzone scritta su uno dei tanti, quotidiani episodi di discriminazione e segregazione razziale contro cui in quegli anni era impegnato il movimento per i diritti civili…

A Orangeburg, South Carolina, Gloria Rackley, un’afroamericana in stato di gravidanza inoltrata, si presentò in ospedale e chiese di essere visitata ma si rifiutò di accedere all’area riservata alle persone di colore. Anziché ricevere assistenza fu arrestata. Lei rifiutò di pagare la pur esigua cauzione per... (continua)
I’m goin’ to get my baby outa jail
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 4/8/2015 - 09:28
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Ella’s Song

[1983]
Scritta da Bernice Johnson Reagon
Nell’album delle Sweet Honey In The Rock intitolato “We All... Everyone Of Us”

“Chi crede nella libertà non si riposa finchè non sia conquistata, finchè l’uccisione di uomini neri, di figli di madri nere, non sia importante quanto l’uccisione di uomini bianchi, figli di madri bianche…”

Propongo questa canzone dopo l’ennesima uccisione di un nero ad opera della polizia.
L’altro giorno ad Atlanta, Georgia, è stato ucciso un altro giovane nero, Anthony Hill, di 27 anni. Era un veterano delle guerre americane e aveva problemi mentali, un disordine bipolare chissà se connesso alla sua esperienza sotto le armi.

Anthony l’altro giorno era in piena crisi e girava nudo per la città bussando alle porte, spenzolandosi dai balconi e strisciando per terra… Era visibilmente, molto alterato, ma nudo e disarmato…

Quando un poliziotto, intervenuto sul posto,... (continua)
We who believe in freedom cannot rest
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 11/3/2015 - 16:07
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False From True

‎[1968]‎
Parole e musica di Pete Seeger
Nel disco “Pete Seeger Now”, con Bernice Reagon e Frederick Douglass ‎Kirkpatrick.‎
Più recentemente nel disco tributo “Where Have All The Flowers Gone - The Songs Of Pete ‎Seeger” interpretata da Guy Davis‎


When my songs turn to ashes on my tongue,
(continua)
inviata da Dead End 7/3/2013 - 15:59
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Joanne Little

[1976]
Scritta da Bernice Johnson Reagon



Joan (o Jo Anne) Little è un’afro-americana che nell’agosto del 1974, all’età di 20 anni, trovandosi trattenuta per furto nella piccola prigione di Washington, North Carolina, uccise l’unica guardia presente, un bianco, che aveva cercato di violentarla. Infatti, il secondino Clarence Alligood, un bestione sessantenne del peso di oltre 90 kg, si era più volte introdotto nella cella della Little perché voleva da lei prestazioni sessuali, sempre respinte dalla donna. Ma ad un certo punto il porco si era ripresentato brandendo una piccozza e minacciando la Little di morte se non gli avesse fatto subito un bocchino. La poveretta fu costretta a succhiare l’uccello del bavoso ma, al momento dell’orgasmo, riuscì a strappargli di mano la picca colpendolo ripetutamente con violenza. Il bastardo fu lasciato giustamente a crepare mentre la Little si diede... (continua)
Joanne Little, she’s my sister
(continua)
inviata da Bartleby 17/5/2011 - 15:44
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Ain't No More Cane on the Brazos

[1933]
Album “The Tin Angel/ Odetta & Larry”, con Larry Mohr (1954)
Raccolta da John e Alan Lomax dalla voce di Ernest Williams, James "Iron Head" Baker e di altri prigionieri della Central State Farm di Sugarland, Texas.
Testo trovato su American Ballads and Folk Songs, trascrizione on-line dell’intero omonimo volume dei fratelli Lomax

Ho attribuito ad Odetta questa prison song texana risalente agli anni 30 perchè, a differenza di quanto comunemente si ritiene, la canzone non fa parte del repertorio di Leadbelly. A parte la registrazione originale, l’incisione più risalente nel tempo mi pare quindi quella di Odetta, seguita poi da molti altri e in molte versioni differenti, da Bernice Reagon a Guy Carawan, da Lonnie Donegan al Chad Mitchell Trio passando per Bob Dylan & The Band, da Ian Gillan ai Son Volt, dai Black Crowes a Lyle Lovett e altri ancora.
Riporto quindi per primo... (continua)
It ain' no mo' cane on de Brazis,
(continua)
inviata da Bartleby 8/11/2010 - 16:40
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Room in the Circle

[1968]
Words and music by Bernice Johnson Reagon.
Album “Give Your Hands to Struggle”, Paredon Records.
Ristampato nel 1997 su etichetta Smithsonian Folkways Recordings.

“The "circle" song came to be in 1968, when I began to want the Vietnamese people to win. I began to see the Vietnamese struggle in relationship to our freedom struggle. It is one of my first efforts at addressing the fact that there were people outside of Albany, Georgia. who were also being squeezed to death because their space, too, was being defined by a minuscule but powerful group whose primary aim was their own profit rather than the meeting of human needs. Looking back, I can see that when I first tried to draw the human family together, I wrote lyrics naming people by physical traits - humbling to look back at yourself…”
(nota introduttiva al brano dal libretto che accompagna l’album)
Black people taken from an ancient land
(continua)
inviata da Alessandro 30/3/2010 - 09:54
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There’s a New World Coming

[1975]
Words and music by Bernice Johnson Reagon.
Album “Give Your Hands to Struggle”, Paredon Records.
Ristampato nel 1997 su etichetta Smithsonian Folkways Recordings.

“The end of the long liberation struggle by the Vietnamese people – first against the French and then against an international military force led by my country, crippling the lives of so many young people in my age group - represents a decisive shift of power and direction in the international world climate. Developing my warrior experience as a fighter in a Movement committed to non-violence and at the same time finding myself in support of Vietnamese liberation represented another expansion for me: I would not tell other peoples how they should shape their struggle for justice and selfdetermination. "New World Coming" was my way of saying "Amen” to the idea that the big and the mighty are often wrong and sometimes do not win.”
(nota introduttiva al brano dal libretto che accompagna l’album)
Theres a new world coming!
(continua)
inviata da Alessandro 30/3/2010 - 09:31




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