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Un capretto [Dona, dona]

Un capretto [Dona, dona]
Con questa canzone inizia la revisione delle pagine contenenti traduzioni o versioni in yiddish. A rigore, questa canzone avrebbe dovuto far parte, pienamente, della sezione Yiddish, e, seguendo i criteri fissati, essere attribuita al suo autore, Aaron Zeitlin / Aren Zeytlin (אהרן צייטלין); ma si tratta di una pagina "antica", iniziata dai Fermentivivi, e non me la sono sentita di toglierla al grande Herbert Pagani. La pagina mantiene quindi la sua struttura originaria, ma deve essere considerata parte integrante della Sezione Yiddish. Per quanto riguarda i problemi storici, interpretativi e testuali si vedano le note introduttive alle varie sezioni della pagina.
Riccardo Venturi 6/6/2013 - 15:29

Tempo violento

Parole Benedetto Mortola - Musica Andrea Brignole

Un viaggio nelle parole che definiscono il tempo della globalizzazione, dove gli esseri umani e le cose si muovono in uno spazio e in un significato che ancora non riusciamo a comprendere. Solo il dolore atroce - da una parte all’altra del mondo - di chi soffre solo per il fatto di essere vivo rimane ogni giorno a interrogarci sul vero significato che stiamo dando alla Vita.
Uno sparo nel buio, l’angoscia sul collo e incollo dettagli da sbagli, nella mente il presente è dura paura, lama tagliente, gente venduta per niente, bastoni, fucili, uccisioni, rabbioso dolore, rosso colore, strade di sangue bagnate, giornate graffiate, massacrate da una normalità senza pietà, senza volontà di cambiare, di lottare insieme per liberare dalle catene chi sta male: sfruttati, emarginati, torturati, malati, abbandonati, disperati che nei buchi neri del mondo continuano ad andare a fondo, tra morsi senza rimorsi di una globale esclusione, espressione di chi ha il potere, ma non la ragione, legge di stato, economia di mercato, valore stimato, prezzo pagato, furto legalizzato, non ci sono mai sconti in fondo ai conti, il dolore degli sconfitti brucia piano dentro ai profitti e non... (continua)
inviata da i.fermentivivi 8/6/2010 - 12:25

Film

Testo di Andrea Brignole e Benedetto Mortola
Musica di Andrea Brignole (1995)

Era il 1995 e c’era una guerra nella ex Jugoslavia.
Suonavamo insieme da poco tempo ed era inevitabile parlare tra noi di quello che stava succedendo dall’altra parte dell’Adriatico.
Così è uscita questa canzone, una delle prime che abbiamo scritte.
La nostra musica aveva ancora forti riferimenti ai Nirvana e le parole erano forse un po’ ingenue per descrivere comunque il dolore e l’impotenza che provavamo davanti a distruzioni, torture e massacri.
Sarajevo sotto le bombe ed i cecchini, le pulizie etniche, i lager, le uccisioni e le violenze indiscriminate che colpivano soprattutto le popolazioni civili.
E questo neanche tanto distante, appena al di là del confine, a due passi da casa.
Oggi, quando suoniamo questo pezzo, spesso sostituiamo “la Bosnia brucia la nostra coscienza”, con “la guerra brucia la nostra coscienza”.
Purtroppo, la guerra non è rimasta soltanto un brutto ricordo, ma è una spietata realtà sempre troppo attuale.
Dietro quel muro fatto di fumo,
(continua)
inviata da i.fermentivivi 27/2/2007 - 12:09

Senza titolo [Se qualcuno proprio vuole, può chiamarla Acqua]

Inviata da "I Fermentivivi".

Questo il loro commento:

Questo non è il testo di una canzone.
Verso la seconda metà degli anni 70, in una mostra di disegni e dipinti tenuta in Italia, erano esposti dei dipinti anche di una ragazza palestinese scampata al massacro di Tell Al Zaatar avvenuto nel 1976 - 20 giugno/12 agosto, quando circa 2000 palestinesi vennero uccisi dopo 52 giorni di assedio e il campo che ospitava 20.000 profughi, venne raso al suolo dai "cristiani" maroniti con l'appoggio dell'esercito siriano.
Nel massacro furono uccisi combattenti e civili senza alcuna distinzione.
Nei quadri di questa ragazza palestinese c'era anche una poesia, della quale ricordo solo un frammento che ho letto all'epoca e non sono mai riuscito a dimenticare.

Così, ora, anche se non è proprio il testo di una canzone, vorremmo proporlo, perché lo riteniamo un piccolo grande grido non solo contro quel... (continua)
Ho spremuto l'acqua dalla roccia più dura,
(continua)
inviata da I Fermentivivi 8/3/2005 - 15:46

La Sindrome di Itaca

La Sindrome di Itaca è il viaggio inteso come ritorno al punto da dove si è partiti.

E’ la storia di Ulisse, sporco di sangue, di sale, di vittoria e di storie da raccontare che torna verso l’isola di Itaca portandosi dietro la sua sete immensa e mai spenta di conoscenza, ma è anche la storia di ogni reduce di ogni guerra di ogni tempo che dopo essere scampato ad un altro macello, ritorna alla propria casa, se ancora ne possiede una.
Il viaggio, allora, diventa quasi un obbligo al ritorno che prova a dirottare la propria nave mentale lontano da tutti gli orrori vissuti e/o commessi e che cerca di ritornare sulle sponde incontaminate e tranquille degli inizi della vita, dove tutto poteva ancora essere possibile, anche la pace e l’amore.

testo di Benedetto Mortola musica di Andrea Brignole
Ho calpestato l’alba in riva al mare del sangue
(continua)
inviata da i.fermentivivi

Il soldato che vuole ritornare (UOMO)

Il soldato che vuole ritornare (UOMO)
parole e musica di Andrea Brignole (1999)
dall'album "Canzoni al mondo che dormiva"

Quella sera al cinema davano “Salvate il soldato Ryan”…
Quando sono uscito, avevo capito davvero cosa poteva voler dire essere in prima linea sotto la pioggia di fuoco della battaglia, dove ci saranno anche dei gesti eroici, ma dove si vedono anche molto bene gli effetti tremendi e devastanti che producono le armi sui corpi dei soldati: sangue e carni a brandelli sparsi ovunque.
Ed era solo una finzione cinematografica!
Ho pensato: ma come fa uno che vede un film come questo, ad accettare poi certi interventi militari spacciati come “operazioni chirurgiche” per la “difesa della pace”?
Ma quale pace!!!

Arrivato a casa, le mie idee di “pacifismo, antimilitarismo e non violenza” si erano consolidate e rafforzate, risvegliando rabbie antiche, sbiadite forse dalla quotidianità nella quale ci fanno vivere.
Così... (continua)
Guarderemo dentro ai suoi occhi, guarderemo per capire,
(continua)
inviata da i FermentiVivi
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Le avete fatte bene

Le avete fatte bene
parole di Benedetto Mortola – musica di Andrea Brignole (1996)
dall'album "Canzoni al mondo che dormiva"

Non riesco a commentare queste parole.
Credo che il significato sia tutto nel testo .
Lascio ogni commento a tutte le terribili immagini che ci arrivano da Internet, dalle tv e dai giornali.
Se avete tanto coraggio da volerne sapere di più, fatevi un giro sul sito www.emergency.it
Le avete fatte bene, perfette, collaudate,
(continua)
inviata da i FermentiVivi




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