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Before 2010-3-19

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Το τραγούδι του νεκρού αδελφού

L'altro ieri è morta la signora Eléni, la mamma del mio amico greco Babis. Lei, di suo, era reazionaria; ma l'amore sempre la legò a Thanassis, che invece era un "andartis", uno che era andato coi ribelli, e che aveva un fratello fucilato dai Tedeschi. Un giorno, sulla piazza di Tripolis di Arcadia, "barba" Thanassis mi afferrò all'improvviso per un braccio, e mi disse: lo vedi questo tribunale ? Lì dentro ho ascoltato la mia condanna a morte. Non lo ammazzarono, Thanassis, lo misero "solo" al Palamidi. Ma, uscito, sposò la reazionaria, perché si amavano.
Ora Thanassis è rimasto solo, e ieri gli ho telefonato per dirgli di essere sempre forte. Era un maestro, e quando mi imbroglio con il greco, corre in mio aiuto.
Συλλυπητήρια, μπάρμπα Θανάση, να' σαι ψύχραιμος.
Gian Piero Testa 2010/3/19 - 22:36
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Francesco Guccini: Canzone quasi d'amore

Trovo giusto riportare la "presentazione" che lo stesso Guccini fa di questa canzone nel Vinile (non so se sia mai stata riportata nelle versioni in CD):

"Canzone quasi d'amore" (Gennaio '75) che non è una canzone d'amore, è un cercare di prendere coscienza del "fare" una canzone, del come e del perchè si usano certi temi ricorrenti piuttosto che altri, del come e del perché si usano certe parole e non altre. E la frase "per le mie navi son quasi chiusi i porti" è proprio messa lì per dire come è facile costruire un falso "poetico" e come è facile per tutti caderci e come incredibilmente (?), delle volte si possa anche venderlo. Dico che sono un cantastorie (non nel senso "storico" del termine) e che racconto, attraverso me, quello che faccio e che vedo, e non mi si deve dare di poeta o altro. Un po' quello che dico nell'"Avvelenata" (Marzo '75) ma in modo diverso, ironico (spero) e grottesco.
Lorenzo Caccianiga 2010/3/19 - 17:41
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Hello Central! Give Me No Man's Land

[1918]
Written by Sam M. Lewis and Joe Young.
Music by Jean Schwartz.
From the Broadway’s musical “Sinbad”.

Una classica canzone “strappalacrime”, come usava all’epoca.
Benchè anche “Sinbad”, come tutte le produzioni di Broadway di allora, fosse orientata a sostegno dello “sforzo bellico”, e per quanto lo stesso Al Jolson abbia nella sua carriera vestito spesso il ruolo di entertainer per le truppe, certo non sfugge la diversità di questa canzone, dove un bambino, che non capisce perché sua madre sia tanto sconvolta, cerca di chiamare il papà che si trova in guerra sul fronte occidentale, nella “No Man's Land”….
When the gray shadows creep
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 15:27
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The Strange Death of John Doe

[1941]
Album “Songs For John Doe”
Words by Millard Lampell
Music: Traditional ("The Young Man Who Wouldn't Hoe Corn")

Un disco di canzoni anti-interventiste, quando ancora gli USA mantenevano la propria neutralità rispetto alla guerra che devastava l’Europa. In questa, John Doe o Joe Public o John Smith o Mario Rossi, l’uomo comune, insomma, è morto in circostanze misteriose, nessuno sa perché fino all’ultimo verso, quando si scopre che è stata… la guerra!

Dallo stesso disco si vedano Ballad Of October 16th, Billy Boy, C For Conscription, Liza Jane, Plow Under e Washington Breakdown.
I'll sing you a song and it's not very long.
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 14:30
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19

sono un fan di Hardcastle sin dal 1985 e ho praticamente tutti i suoi dischi; e' un grandissimo artista, di musica elettronica e di smooth-jazz, unico nel suo genere

peccato che dopo 19 in Italia non abbia avuto il seguito che meritava, ma si sa che dalle nostre parti tirano di piu' certe mollezze che un artista eclettico
ultras granata 1969 2010/3/19 - 13:33
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Cryin' Who? Cryin' You! (Part I & II)

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.

Un’altra terribile “chain gang song” che se nella prima parte descrive un prigioniero distrutto, nella seconda rivela il coraggio della disperazione: “La guardia mi mi ha picchiato così tanto, dalla testa ai piedi. Finirà con l’uccidermi, ma so che anch’io lo ammazzerò” … D’altra parte…: “Chi è che piange? Forse tu! Io no di certo!”
(Part I)
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 13:30
Song Itineraries: From World Jails
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Nine Foot Shovel

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.

Canzone di detenuto alla catena, piegato dalla fatica e dai soprusi ma per nulla spezzato: “Al capo non vado a genio, mi sta addosso tutto il tempo… ma un giorno prenderò la mia pala e lui dovrà lasciarsi questo mondo alle spalle”
Got a nine foot shovel, my pick is four foot long
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 13:13
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Goin' Home Boys

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.
Well, I'm goin' home, boys, cry'n won't make me stay
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 13:02
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Silicosis Is Killin' Me (or Silicosis Blues)

[1936]
Incisa come Pinewood Tom, uno degli pseudonimi con cui Josh White si firmava negli anni 30.

Una canzone sul destino più comune per chi lavorava in miniera o in fonderia…
Silicosis, you made a mighty bad break of me
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 12:50
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Uncle Sam says

[1941]
Album “Southern Exposure - An Album Of Jim Crow Blues sung by Joshua White”
Scritta da White insieme al poeta William Waring Cuney, esponente dell’Harlem Renaissance.

Una canzone sulla segregazione razziale che era “naturalmente” praticata anche fra le truppe statunitensi inpegnate nel secondo conflitto mondiale…

“President Roosevelt asked White to become the first African American artist to give a White House Command Performance, in 1941. Upon completing that first White House Command Performance, the Roosevelts invited White up to their private chambers, where they spent more than three hours talking about Josh's life story of growing up in Jim Crow South, listening to his songs written about those experiences, and drinking Café Royale (coffee and brandy). At one point during that evening, the President said to Josh, "You know Josh, when I first heard your song `Uncle Sam Says,'... (Continues)
Airplanes flying 'cross the land and sea,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 12:10
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Trouble

[1940]
Album “Chain Gang”, con il gruppo dei Carolinians.

Come si può leggere più diffusamente nella scheda biografica, il padre di Josh White fu di fatto ucciso dai bianchi, pestato a sangue e trascinato dietro ad un cavallo sotto gli occhi dei familiari e poi lasciato morire in un manicomio... Lo stesso Josh – nella sua giovinezza errabonda al fianco di musicisti e cantanti ciechi, come Blind Man Arnold, Blind Lemon Jefferson, Blind Blake e Blind Joe Taggert – fu costretto molte volte ad assistere alle violenze ed alle brutalità inflitte ai suoi fratelli di colore: pestaggi, roghi, omicidi, linciaggi, impiccagioni e crocifissioni…
Well, I always been in trouble, ‘cause I’m a black-skinned man.
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 11:44
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The Free and Equal Blues

[1951]
Recorded in London, March 20, 1951, with Bill Hill's Orchestra and The Stargazers.
Si tratta di una riscrittura completa di “St. James Infirmary Blues”, canzone di autore anonimo resa celebre da Louis Armstrong nel 1928.

“Una molecola è una molecola, figlio mio, ed è dannatamente certo che una molecola non ha razza”
I went down to that St. James Infirmary, and I saw some plasma there,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/19 - 11:13
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La torre di Babele

Version française – LA TOUR DE BABEL – Marco Valdo M.I. – 2010
Chanson italienne – La Torre di Babel – Edoardo Bennato - 1976

Regarde un peu, Lucien l'âne mon ami, voilà qu'ils vont refaire la Tour de Babel. Aux dernières nouvelles d'ailleurs, dans un lieu sans intérêt (sauf bancaire), au milieu de nulle part, dans un désert situé entre le vide de terre et le vide de mer, ils ont construit une tour de plus de huit cents mètres de haut... et voilà qu'elle s'écroule, je veux dire commercialement – on ne peut la vendre... Malheureux riches, malheureux financiers...

Oui, c'est çà, et quoi encore, tu ne vas pas les plaindre... dit Lucien l'âne aux pieds de lave dure, aux pieds de basalte que rien ne décourage. D'ailleurs, je te fiche mon billet (de banque) qu'il y aura bientôt un crétin majuscule qui voudra une tour plus haute encore, d'au moins un kilomètre... Suivi d'un autre qui essayera... (Continues)
LA TOUR DE BABEL
(Continues)
Contributed by Marco Valdo M.I. 2010/3/18 - 16:57
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Harriet Tubman

[1977]
Album “Lifeline” (1983)
Scritta da Walter Robinson.
Testo trovato su The Mudcat Café

Ancora una canzone dedicata alla Mosè Nera, alla regina dell’“Underground Railroad”, alla ”General” Tubman
One night I dreamed I was in slavery
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/18 - 14:35
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Harriet Tubman's Ballad

[1944]
Album “Long Ways to Travel: The Unreleased Folkways Masters, 1944-1949”, Smithsonian Folkways Recordings, 1994.
(Testo trovato su The Mudcat Café)

Nel 1944 Guthrie lesse il libro di Earl Conrad intitolato “Harriet Tubman: Negro Soldier and Abolitionist”, dedicato alla figura della celebre afroamericana che, dopo essersi liberata dalla schiavitù, spese molti anni della sua vita come “smuggler”, come conducente dell’”Underground Railroad”, aiutando centinaia di schiavi neri a fuggire verso la libertà e, più tardi, aiutò John Brown a pianificare gli attacchi armati contro i proprietari schiavisti in Virginia, meritandosi il soprannome di “General Tubman”.
La storia di questa donna coraggiosa colpì molto Guthrie, che nel settembre dello stesso anno scrisse su di lei questa canzone biografica, da cantarsi sulla melodia della popolare “Kansas Boys”.
I was five years old in Bucktown Maryland
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/18 - 13:55

Freedom's Star

Anonymous
[18??]
Attribuita a tale “Harris”, certamente uno schiavo.
Sull’aria di una canzone intitolata “Silver Moon”.

Il brano è presente in un libretto di canti abolizionisti pubblicato dall’editore Bela Marsh a Boston nel 1848 e intitolato “The Anti-Slavery Harp”, curato da William Wells Brown (1816-1884), un afroamericano nato in schiavitù nel Kentucky, fuggito al nord attraverso la “Underground Railroad” (di cui egli stesso fu guida) e diventato poi un importante scrittore, commediografo, storico e figura di spicco, insieme a Frederick Douglass del movimento abolizionista.

Anche questa canzone, come altre presenti sulle CCG/AWS (Harriet Tubman, Follow the Drinking Gourd, Go down, Moses), racconta della fuga degli schiavi neri dal sud verso il nord degli States, verso la libertà, guidati dalla Stella Polare e da quei coraggiosi fra loro che per decenni, prima dell’abolizione della schiavitù, si adoperarono – rischiando spesso la vita – nell’aiutare altri neri a fuggire dalle grinfie di negrieri e padroni schiavisti…
As I strayed from my cot at the close of the day,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/18 - 13:25

Song of the Coffle Gang

Anonymous
[18??]
Canto di schiavi, messo in musica da George W. Clark, musicista bianco curatore del songbook anti-schiavista“The Liberty Minstrel” (1844) ed autore delle musiche di alcune delle canzoni contenutevi.
Il brano appare anche nella raccolta del 1848 intitolata “The Anti-Slavery Harp”, curata da William Wells Brown (1816-1884), un afroamericano nato in schiavitù nel Kentucky, fuggito al nord attraverso la “Underground Railroad” (di cui egli stesso fu guida) e diventato poi un importante scrittore, commediografo, storico e figura di spicco, insieme a Frederick Douglass del movimento abolizionista.
See these poor souls from Africa,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/18 - 12:51

Antislavery Hymn

Anonymous
[18??]
Sulla melodia del canto patriottico "My Country, 'Tis of Thee", meglio conosciuto come “America”.
In “Anti-Slavery Melodies”, raccolta di canti abolizionisti curata da Jairus Lincoln (1794-1882) e stampata da Elijah B. Gill (1808-1874) a Boston nel 1843.
My country! ’tis of thee,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/18 - 11:55
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Song Of The Abolitionist

[1841]
Sulla melodia di Auld Lang Syne del poeta scozzese settecentesco Robert Burns.
In “Anti-Slavery Melodies”, raccolta di canti abolizionisti curata da Jairus Lincoln (1794-1882) e stampata da Elijah B. Gill (1808-1874) a Boston nel 1843.

William Lloyd Garrison è stato una delle più importanti figure del movimento americano per l’abolizione della schiavitù. Giornalista, fondò nel 1831 il settimanale “The Liberator”, i cui articoli erano tutti incentrati sulla lotta contro la schiavitù. Due anni più tardi Garrison fu tra i fondatori dell’American Anti-Slavery Society. La sua posizione rispetto alla schiavitù non aveva le “sfumature” di tanti altri abolizionisti moderati suoi contemporanei… Garrison era un non-violento, convinto che la battaglia contro la schiavitù e per l’emancipazione degli afroamericani dovesse essere combattuta con metodi pacifici, ma era al tempo stesso un radicale,... (Continues)
I am an Abolitionist! I glory in the name;
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/18 - 11:45
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La Marseillaise des requins

18 marzo 2010
LA MARSIGLIESE DEGLI SQUALI
(Continues)
2010/3/18 - 11:09
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Ballata per un eroe

Corrado, che sia questa la strofa mancante?

Stanotte ho dormito poco, e la mente ha lavorato sui ricordi lontani. Ed ecco cosa è emerso dalla memoria remota:

Quando lei arriverà
mi verserò un bicchiere
di quello stesso vino
che annegò i fantasmi
dei tempi di Caino.
E aspetterò l'arrivo
del (pallido?) postino
che busserà tre volte
davanti alla mia porta.

Credo che ci siano delle approssimazioni, specie sull'ultima quartina, però questa può essere un'idea della strofa intermedia.
Ma Farassino non consulta mai i siti che parlano di lui? Non potrebbe darci una mano?
Gianni 2010/3/18 - 09:53
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C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones

par Riccardo Venturi, 17 mars 2010
Y AVAIT UN KEUM QUI COMME MOI ETC
(Continues)
2010/3/17 - 21:20
With Le roi d'Yvetot, an anti-Napoleonic song written 1813 by Pierre-Jean de Béranger, CCG/AWS goes back to the roots of the modern protest song, arisen in a time when the wars were bleeding France and the whole Europe.
Riccardo Venturi 2010/3/17 - 20:40
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C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones

Voglio questo testo in francese

Di fronte a questa imperiosa richiesta della Martina, come non ubbidire? Però il tipo di francese l'ho scelto io, e non consiglio alla Martina di farlo vedere agli amici o alla prof dicendo che l'ha fatto lei. [RV]
martina fadini 2010/3/17 - 19:29

Jambes minces

Jambes minces

Jambes minces – Marco Valdo M.I. – 2010
Cycle du Cahier ligné – 98

Jambes minces est la nonante-huitième chanson du Cycle du Cahier ligné, constitué d'éléments tirés du Quaderno a Cancelli de Carlo Levi.

Jambes minces, en voilà un drôle de titre, dit l'âne Lucien en esquissant une petite valse. Moi aussi, j'ai les jambes minces et même, si tu regardes le reste de mon corps, comme celui de tous les ânes, sans compter les mulets, les bardots, les chevaux, les girafes, les onagres, les zèbres, les impalas, les biches, les cerfs, les élans... et même, les veaux, les vaches, les bœufs, les moutons, les chèvres... Bref, les ongulés et autres espèces quadrupèdes du même gabarit, excepté les hippopotames, les rhinocéros, les éléphants, les mammouths... Tous ont des jambes minces et même fort minces par rapport à leur corps... Et on n'en fait pas toute une histoire; il n'y a pas... (Continues)
Dans un jardin toujours en deuil,
(Continues)
Contributed by Marco Valdo M.I. 2010/3/17 - 17:26
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Βουνά σας χαιρετώ

(Direttamente dal testo greco)
17 marzo 2010
ADDIO, ADDIO MONTI
(Continues)
2010/3/17 - 16:39
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Αυτοί που θά 'ρθουν μια βραδιά

(Direttamente dal testo greco)
17 marzo 2010
ARRIVERANNO UNA SERA
(Continues)
2010/3/17 - 16:30
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Ήρθαν οι άνθρωποι με τα μαύρα

(Direttamente dal testo greco)
17 marzo 2010
VENNERO UOMINI IN NERO
(Continues)
2010/3/17 - 16:22
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Η επικήρυξη

(Direttamente dal testo greco)
17 marzo 2010
LA DENUNCIA
(Continues)
2010/3/17 - 16:14
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In fila per tre

Chanson italienne – In Fila per tre – Edoardo Bennato - 1974

Vois-tu, Lucien l'âne mon ami, l'humanité a inventé une des plus grandes choses qui soit : la patrie, qui pour exister et être complète a besoin d'une école, d'une armée et d'une institution fondement de tout cela : la famille; accessoirement, d'une église. Ceci a été très bien résumé dans une devise – car il y faut aussi une devise : « Travail, Famille, Patrie ». Et comme je te disais, la Famille est centrale. Le tout est enrobé de la sauce « discipline » et la discipline, qui est l'amidon de la hiérarchie et le ciment des armées, fonctionne en rangs. Tel est le sens de cette remarquable chanson.

Voilà qui m'a l'air excellent, dit Lucien l'âne en raidissant sa queue à la verticale comme pour saluer on ne sait quel général qui passerait par là et qui, en tant que bon général, n'oublierait pas de crier : « Garde à vous ! ». Voilà... (Continues)
EN RANGS PAR TROIS
(Continues)
Contributed by Marco Valdo M.I. 2010/3/17 - 15:53
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Canción para mi América

Versione inglese di Barbara Dane da “Cancion Protesta: Protest Songs of Latin America”, Paredon Records, 1970.
GIVE YOUR HAND TO THE INDIAN
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/17 - 13:43
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The Kent State Massacre

[1970]
Words by Jack Warshaw and Barbara Dane.
Melody from The Death of Harry Simms (Aunt Molly Jackson).
Album “I Hate the Capitalist System”,
Paredon Records, 1973.



“The capitalist system, since its earliest days when little children were employed in the mills and sweatshops, has destroyed its young. In recent times it has demonstrated that it will not tolerate the most modest challenge to its power by murdering students during peaceful demonstrations on campuses.

There is a direct line of continuity from the murders at Orangeburg of Sam Hammon, 18, Delano Middleton, 17, and Henry Smith, 18, to the murders at Jackson State in Mississippi of Phillip Gibbs, 19 and James Green, 17, to the murders at Kent State, Ohio.

The line continues to the needless victimization of hundreds of thousands of their generation who were sent away to fight and die or come home maimed in body or spirit,... (Continues)
Brothers, listen to my story,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/17 - 13:04
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Song Of The Coats

[1968]
Original music and words in vietnamese by Xuan Hong, Việt cộng fighter in southern Vietnam.
English words by Barbara Dane.
Dall’album “I Hate the Capitalist System”, Paredon Records, 1973.

“Written in the southern part of Vietnam in the early '60s, this song was printed in a little pocket songbook carried by the NLF fighters [ossia il Việt cộng] as one of their first gifts to people in the newly liberated villages. It celebrates the dedication of the people working in the little jungle workshops even under the constant threat of bombings and strafings to supply the needs of the fighters. I have had the privilege of singing it in Paris at the giant Tet celebration held in 1972 by the Vietnamese community there, in this English version, and while doing volunteer work with a group of Vietnamese women on a large farm in Cuba when I only knew how to sing the melody without words. Both... (Continues)
Brothers brave the rain and sun,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/17 - 11:54
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Ho continuato la mia strada

Ciao Claudio, mi ricordo di Voi, ero guida nel TO23 e lasciai Torino proprio in quell'anno, alla volta di Milano. Ho cantanto e suonato la vostra canzone per molti anni ancora...mi chiamo Gabriella.Ho scoperto questo sito attraverso una segnalazione che ho letto su ...quelli che facevano scoutismo nel TO23.Un abbraccio.
2010/3/17 - 00:21
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Beatles: A Day In The Life

Semplicemente la più grande canzone di tutti i tempi.
L'oscillazione tra la vita, la morte e il sogno hanno qualcosa di inafferrabile e di infinito.
Andrea 2010/3/16 - 22:22




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