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Author Vinicio Capossela

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Ballata del carcere di Reading

da Ballate per uomini e bestie - 2019

La canzone si inspira all'omonima The Ballad of Reading Gaol un celebre componimento poetico di Oscar Wilde, scritto dopo la sua scarcerazione il 19 maggio 1897 dalla prigione di Reading e pubblicato nel 1898.


Tra le denunce che fai in questo disco ci metti in mezzo anche il sistema carcerario con La ballata del carcere di Reading.
Di questo tema ha parlato magnificamente e completamente, sulla sua pelle, il grande poeta Oscar Wilde. La vicenda per la quale ho scritto questa ballata credo sia molto toccante: un gigante che arriva alla completa caduta e che, invece che distruggersi o lasciarsi morire, capisce gli altri e la compassione attraverso il dolore. Comprende che Cristo non è venuto sulla Terra per salvarci, ma per insegnare agli uomini a salvarsi l’un l’altro. Trovo che – insieme al De profundis – siano le pagine più alte, dettate dal dolore.... (Continues)
Non indossava la giubba rossa
(Continues)
2019/5/26 - 23:57
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The Ballad of Reading Gaol

Vinicio Capossela
Ballate per uomini e bestie (2019)

Dq82 2019/5/25 - 12:04
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La madonna delle conchiglie

"La madonna delle conchiglie" è una canzone scritta da Vinicio Capossela e inclusa nel suo album "Marinai, profeti e balene" del 2012.

Esiste anche una versione per sola voce e conchiglie nell'album "Sea Shell - Musica per conchiglie" realizzato quest'anno dal musicista jazz, trombonista, compositore, costruttore e suonatore di strumenti a conchiglia Mauro Ottolini, che già nell'album di Capossela suonava le sue conchiglie nonchè il flicorno ed il sousafono.

(B.B.)
La madonna delle conchiglie
(Continues)
Contributed by Donatella Leoni 2018/11/3 - 10:29
Song Itineraries: Exiles and exilees
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Fimmine fimmine

Anonymous
La rielaborazione di Vinicio Capossela
dal disco "Canzoni della Cupa" (prima parte - Polvere)
La prima parte del disco è stata registrata nel 2003 e pubblicata nel 2016.
FEMMINE… FEMMINE… FEMMINE…
(Continues)
2016/5/17 - 18:33

U’ suldat’

Anonymous
Testo tratto da “Calitri. Canti popolari” (1983), a cura di A. Raffaele Salvante, un’opera piuttosto corposa, con tanto di traduzioni in italiano e completa di note interpretative, basata in gran parte sulle precedenti ricerche del Prof. Vito Acocella (1883-1968), sacerdote, insegnante e storico, studioso delle tradizioni popolari irpine.

“Molti di questi canti, almeno i più antichi, sono nati da una cultura di sudditanza, di soprusi, in un quadro di rapporti sociali feudali o semifeudali, di una popolazione irretita dal timore reverenziale verso la classe dominante, prostrata dalla prepotenza signorile, avvilita dalla povertà, dal dolore, dalla sofferenza, e schiacciata da ogni sorta di balzelli.” (A. Raffaele Salvante nell’introduzione alla raccolta da lui curata)

Si tratta qui di un coacervo di strofe contro la coscrizione militare e la naja, tutte infiorettate da maledizioni dirette... (Continues)
N’ pozza maj fa juorn’
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2016/4/28 - 14:12

Eia f’rnuta la schiavitù

Anonymous
Testo tratto da “Calitri. Canti popolari” (1983), a cura di A. Raffaele Salvante, un’opera piuttosto corposa, con tanto di traduzioni in italiano e completa di note interpretative, basata in gran parte sulle precedenti ricerche del Prof. Vito Acocella (1883-1968), sacerdote, insegnante e storico, studioso delle tradizioni popolari irpine.

“Molti di questi canti, almeno i più antichi, sono nati da una cultura di sudditanza, di soprusi, in un quadro di rapporti sociali feudali o semifeudali, di una popolazione irretita dal timore reverenziale verso la classe dominante, prostrata dalla prepotenza signorile, avvilita dalla povertà, dal dolore, dalla sofferenza, e schiacciata da ogni sorta di balzelli.” (A. Raffaele Salvante nell’introduzione alla raccolta da lui curata)

Si tratta qui di un coacervo di strofe di protesta risalenti ad epoche diverse, come dimostrano i riferimenti a Zampaglione,... (Continues)
E forza uagliù,
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2016/4/28 - 12:28
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Te Deum (o Te Deum de’ Calabresi)

[1787-1800]
Versi di Gian Lorenzo Cardone (1743-1813), nativo di Bella, Potenza, pittore, poeta e militante giacobino durante la Rivoluzione partenopea del 1799.
Musica di Giovanni Paisiello (1740-1816), nativo di Taranto, uno dei più importanti e influenti compositori d'opera del Classicismo italiano.
Una versione condensata del “Te Deum de’ Calabresi” è stata proposta da Vinicio Capossela in un suo concerto a Rendano di Cosenza nel 2012.
Testo trovato in La storia di Bella, documento non firmato presente sul sito dello spettacolo “Mille e ancora mille” patrocinato dal Comune di Bella e realizzato da Claudio Paternò e altri.


“Te Deum della Rivoluzione, terribile e bellissimo”. Sono le parole che Benedetto Croce usò per il più sconvolgente inno giacobino emerso dalla rivoluzione napoletana del 1799. Si intitola “Il Te Deum de' Calabresi” e sembra fosse cantato dai patrioti partenopei... (Continues)
Parte prima [1787]
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2015/10/26 - 15:49
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Matteo Salvatore: Le chiacchiere d’lu paese (Rapatatumpa)

[196?]
Parole e musica di Matteo Salvatore, da massime della tradizione popolare pugliese
In un 45 giri degli anni 60
Credo che la migliore e la più fedele trascrizione di questo brano sia reperibile su questo sito… brasiliano, e con relativa traduzione in portoghese! Grazie al professore Jorge Stolfi dell’Università di Campinas, São Paulo.

Stimolato da un recente intervento di Flavio Poltronieri, mi permetto di contribuire questo splendido brano come Extra, benchè per alcune strofe penso meriterebbe un inserimento come CCG a tutti gli effetti.

Una versione contenente non tutte ma la maggior parte delle strofe riportate è quella che Matteo Salvatore cantò nella sua – credo - ultima esibizione in pubblico nel 2004 al Teatro Ariston di Foggia, accompagnato da Vinicio Capossela e Teresa De Sio.
Rapatatumpa, tumpa, tumpa
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2015/10/5 - 14:08
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Dimmi buon giovine, o Dimmi bel giovane [Esame di ammissione del volontario alla Comune di Parigi]

La versione più nota, di quattro strofe, raccolta da Leoncarlo Settimelli e ripubblicata nel volume Il pensiero anarchico di F.Pani e S. Vaccaro, Verona, Demetra, 1997, p. 55. È alla base di tutte le interpretazioni successive, compresa quella di Vinicio Capossela.

Interpretata da Vinicio Capossela e Neri Marcorè
Dimmi bel giovane,
(Continues)
Contributed by Maria Cristina Costantini + CCG/AWS Staff 2013/6/30 - 23:07
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Οι πρωθυπουργοί

Sopravvolate un attimo su Fazio e Saviano e ascoltate questa versione di "Quello che non ho", cantata da Vinicio Capossela sull'aria di questo rebetiko.

Secondo me ha la grazia e l'intelligenza di saper trasformare la canzone originale in qualcosa di diverso, senza volere scopiazzare la versione originale, come ha fatto Bubola che ha aggiunto qualche chitarra elettrica in più ma senza discostarsi dal blues (e senza avere la voce di Fabrizio, anche se possiamo concedergli l'attenuante di essere il coautore...).

A proposito, prima di lasciare la parola a Vinicio... perché "Quello che non ho" non è (ancora) tra le CCG?...



I musicisti che l’hanno suonata erano Manolis Papos – buozuki , vassilis massalas – chitarra, ntinos Chatziiordanou fisarmonica. Io ho suonato il baglamas e ho infilato la giacca solo da un braccio tanto per provare il vezzo di essere un manga. Il manga e’ il solitario... (Continues)
Lorenzo 2012/8/27 - 22:44
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Suona Rosamunda

‎[2000]‎
Album “Canzoni a manovella”‎

Canzone ispirata a “Se questo è un uomo”, la poesia di Primo Levi preludio ed esergo all’omonimo ‎libro scritto con furia febbrile già nel 1947, pochissimo tempo dopo la fine dell’incubo.‎
Nel 2010, durante le celebrazioni per il Giorno della Memoria, Capossela presentò questa canzone ‎in concerto a Cracovia, Polonia, accompagnato dall'artista visivo Gian Maria Tosatti.‎
L’anno prima a Parma, in occasione del concerto per il 25 Aprile, Capossela aveva introdotto il ‎brano con queste parole del grande cantautore livornese Piero Ciampi:‎

‎“Non riesco a dimenticare i seicentomila ragazzetti che trent’anni fa hanno ‎dato la loro cultura e la loro vita per salvare me e la mia cultura. Non dimentico un ragazzetto di ‎diciotto anni che allora si fece sgozzare da un soldato straniero per garantirmi un pezzo di terra su ‎cui essere poeta. Io questo non posso... (Continues)
Suona la banda prigioniera
(Continues)
Contributed by Dead End 2012/7/31 - 10:46
Song Itineraries: Extermination camps
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When The Ship Comes In

Vinicio Capossela ha tradotto e interpretato questa canzone col titolo La nave sta arrivando
LA NAVE STA ARRIVANDO
(Continues)
2011/11/8 - 23:04
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Tengo na voglia e fa niente


"Enzo Del Re, la sedia e la valigia"
Capossela saluta l'ultimo cantastorie"

Per tutta la vita è stato anarchico e ha vissuto, senza compromessi, i suoi principi etici e politici fino alle estreme conseguenze, fino ad andarsene in completa solitudine, nella stanza di casa sua, nel paese in cui è nato, cresciuto e morto"

di VINICIO CAPOSSELA

"I COMPAGNI di Mola salutano l'ultimo cantastorie corpofonista" era scritto su un cartello listato a lutto sulla porta del palazzo di pietra. Un altro recitava "ti saluto, ti saluto, ti saluto a pugno chiuso". Pioveva. Il paese sul mare, che in giugno si immagina bianco, blu e azzurro, è completamento grigio. Il cielo precipita addosso e scroscia pioggia a intermittenza. Appena entrati nella camera ardente del palazzo Roberti, detto delle 100 camere, cala il diluvio. Non si può più uscire dalla porta. Le cateratte del cielo che si aprono, dicono... (Continues)
DonQuijote82 2011/6/13 - 14:02
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Vetri appannati d'America

[17 ottobre 2008]
Album: "Da solo"
Testo e musica di Vinicio Capossela
Lyrics and music by Vinicio Capossela
Si vedano le Note al testo

(trascritto all'ascolto)


"E infine l’America, che sventola la sua resa nel silenzio, il grande silenzio senza corpo d’America. La nazione nuova che si era posta a guida del mondo è un grande magazzino, un grande mall che trasforma tutto, le vite dei suoi cittadini per primi, in mercificazione, in grande distribuzione. Nel ribollire apparente dell’informazione è il suo silenzio senza rimedio. Sventolano sempre bandiere in America, spesso nel silenzio, in ogni angolo ce n’è una. Bandiere che sembrano troppo chiassose mentre sventolano sui funerali dei corpi tornati dall’Iraq, sui campi verdi perfettamente rasati dei cimiteri. Sventolano nel silenzio, rotto dalla fanfara della banda che suona sempre con la grazia sgangherata dell’Esercito della Salvezza."

(Vinicio... (Continues)
Vetri appannati d'America
(Continues)
Contributed by daniela -k.d.- 2008/10/20 - 19:06
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Corre il soldato

[2000]
Testo e musica di Vinicio Capossela
da "Canzoni a manovella"
Chiamami ora
(Continues)




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