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Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna)

Emilio Casalini e Angelo Rossi
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Variante della seconda strofa, segnalata da Francesco Senia
DALLE BELLE CITTÀ (SIAMO I RIBELLI DELLA MONTAGNA)

Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì su per l'aride montagne,
cercando libertà tra rupe e rupe,
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine,
mutammo in caserme le vecchie cascine,
armammo le mani di bombe e mitraglia,
temprammo i muscoli ed i cuori in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell'avvenir.

Di giustizia è la nostra disciplina,
libertà è l'idea che ci avvicina,
rosso sangue è il color della bandiera,
partigian della folta e ardente schiera. *
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate.
sentimmo l'ardor per la grande riscossa,
sentimmo l'amor per la patria nostra.

Siamo i ribelli della montagna,
viviam di stenti e di patimenti,
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.
Ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell'avvenir.
DALLE BELLE CITTÀ (SIAMO I RIBELLI DELLA MONTAGNA)

Di giustizia è la nostra disciplina
Comunismo l'idea che ci avvicina
Rosso sangue il color della bandiera
Partigiana la nostra ardente schiera.

Per le strade dal nemico assediate
Lasciammo assai spesso le carni straziate
Sentimmo l'ardor per la grande riscossa
Sentimmo l'amor per la bandiera rossa.


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