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Le Déserteur

Boris Vian
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OriginaleVersione italiana della precedente parodia
LE DÉSERTEUR

Monsieur le Président,
Je vous fais une lettre
Que vous lirez, peut-être,
Si vous avez le temps.
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir.
Monsieur le Président,
Je ne veux pas la faire!
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens...
C'est pas pour vous fâcher,
Il faut que je vous dise:
Ma décision est prise,
Je m'en vais déserter.

Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père,
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants;
Ma mère a tant souffert,
Elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers.
Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme,
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé...
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte.
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins.

Je mendierai ma vie
Sur les routes de France,
De Bretagne en Provence
Et je dirai aux gens:
Refusez d'obéir!
Refusez de la faire!
N'allez pas à la guerre,
Refusez de partir.
S'il faut donner son sang,
Allez donner le vôtre!
Vous êtes bon apôtre,
Monsieur le Président...
Si vous me poursuivez,
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer.
LETTERA AL MIRACOLATO DELLA REPUBBLICA

Signor Chevènement, le scrivo una lettera
che forse leggerete, se ne avrete il tempo.
Tanto per cominciare, i miei più sinceri auguri
che vinca la Sua guerra da buon convalescente.
Lei è un miracolato, le prenda quindi un po’ il dubbio
di cambiare un po’ rotta verso i sans-papiers.
Non è per farla arrabbiare, ma occorre che le dica :
che ‘sto dossier sprofondi per mancanza di umanità.

Proprio sei anni fa da voi sono arrivato
spinto dalla miseria che da noi imperversava
Ero pieno di speranze, ascoltavo mio nonno
che aveva fatto la guerra per liberar la Francia.
Ho fatto tanti lavori pagati da fà’ schifo,
in fabbrica e nei campi ho conosciuto tanti mali.
Ma nel cuore serbavo, per tutti i giorni scuri
e per le noie infinite, la speranza dei giorni migliori.

Poi un giorno ho saputo che la mia terra d’asilo
avrebbe dato più facilmente un permesso di soggiorno,
che sarebbe bastato andare in una prefettura
con delle prove certe e un sacco di scartoffie.
Ci sono andato fiducioso e ho detto proprio tutto
delle mie attività e dei miei precedenti.
Ma qualche mese dopo, mi han detto (è una vergogna !)
che non ero in regola, e che ero rifiutato.

Signor Chevènement, nella Sua circolare
che io non conosco, come tant’altra gente
sembra che fissiate condizioni assai dure
per avventurarsi nella regolarizzazione.
Per sortir dai casini, sarebbe ragionevole
creder capace la gente di dividere il pane.
Sarebbe più umano aprire i cuori e le città
a quei sessantamila che chiedono invano
a quei sessantamila che aspettano invano
a quei sessantamila che sperano senza fine.


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