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Il bombarolo

Fabrizio De André


Lingua: Italiano


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fabfuma
[1973]
Testo di Fabrizio de André e Giuseppe Bentivoglio
Lyrics by Fabrizio De André and Giuseppe Bentivoglio
Musica di Fabrizio de André e Nicola Piovani
Music by Fabrizio De André and Nicola Piovani
Album: "Storia di un impiegato"

impiestoria


Anche Il bombarolo può essere considerata una canzone contro la guerra. Spesso si dichiara guerra in risposta a un disagio che, fondato o meno che sia, si ha difficoltà ad accettare. Nella “Storia di un impegato” di De André e Bentivoglio, un mite trentenne conformista avverte un profondo disagio tra la sua vita e lo Stato, tra un sistema di potere che gli ha imposto un sistema di vita e la sua naturale, in quanto essere umano, vocazione alla libertà. Il disagio che trasformerà un mite impegato nel più convinto terrorista non è tanto lontano da quello che prova la "gente divisa" in Disamistade, così come la vocazione alla libertà dell'impiegato è la stessa di tutti i miserabili faberiani, la cui natura fantastica e libertaria è ben illustrata in Se ti tagliassero a pezzetti. Ne Il bombarolo v'è il "trentenne disperato" che ha capito che lo Stato è un "Pinocchio
fragile", per cui attaccabile con una bomba al tritolo, metodo non dissimile da quelli che legalmente usa il Potere ("parente artigianale"), un Potere "sganciato e restituitoci/dai tuoi aeroplani" con le bombe. Perché allora non rispondere alle guerre, psicologiche e dinamitarde, del Potere dichiarando una propria guerra al tritolo? Ma il terrorismo non è la risposta corretta, perché sottindende una volontà propria di potere. Ma il "capire che non ci sono poteri buoni", avverrà dopo il processo, in carcere ne Nella mia ora di libertà, nell'immediato dell'attentato fallito non gli resta che il ridicolo.” [Giovanni Bronzino dalla mailing list “Fabrizio”]

“Calmo; prima se ne discute, anche perché una discussione sul "Bombarolo" fa sempre bene. Di prim'acchito posso dirti che considero il "Bombarolo", tra le altre cose, più una canzone contro una certa "pace" che contro la guerra. E' pur vero che, diverse volte, ho considerato questo un "criterio" (vabbé, uso ancora questa parola per me detestabile, ma tant'é) sufficiente (anzi, più che sufficiente) per trascrivere una canzone nel suo file col suo bel numeretto progressivo, beccandomi per questo con disprezzo di "archivista" da certe auto-cosiddette "menti semplici" che bivaccano in rete; ma le tematiche poste da una canzone densa come questa meritano perlomeno un po' di analisi prima di procedere oltre. Ho parlato di una "certa pace", e va da sé che si tratta della "pace terrificante" espressa nella "Domenica delle salme"; l'impiegato viene a restituire a tutto ciò "un po' del suo terrore, del suo disordine, del suo rumore".
Ovviamente non sono in disaccordo con la tua analisi; mi sembra, anzi, condivisibile e non ho nessun problema a dirlo anche se non avrei parlato mai di "risposta corretta" o meno a proposito del "terrorismo" come fenomeno organizzato o come semplice gesto isolato. L'impiegato non si pone il problema della "correttezza" del suo gesto; ne fornisce le motivazioni profonde (giustappunto nella canzone), fabbrica il suo ordigno e va davanti al parlamento. Quanto alla volontà di potere sottintesa in tale gesto ("la decisione è mia sulla condanna a morte o
l'amnistia"), la vedrei anche come una forma di difesa ribelle non certo dissimile dal cannone nel cortile della "Domenica delle salme" (e ancora una volta torno a sottolineare il legame enorme tra l' "Impiegato" e quella canzone, che ne è quasi una specie di seguito –ma questo devo averlo già detto diverse volte qui dentro o altrove).
Una dichiarazione di guerra "artigianale" ed isolata (ma quanto isolata? Sai, ogni volta che sento o uso questo aggettivo mi viene a mente un certo frasario del potere affidato alle grancasse mediatiche, tipo "il gesto isolato di un folle" -o di uno "squilibrato") alla guerra vera condotta dal potere coi suoi aeroplani è una "canzone contro la guerra"? Probabilmente si', cosi' -grosso modo- come avviene nella "Locomotiva" di Guccini il cui inserimento nelle "CCG" (assieme a quello di "Contessa", che però è una dichiarazione di guerra collettiva, di classe) tanti sturbi ha provocato a qualcuno; e andrà sicuramente a finire nel file numerata e magari tradotta (la traduzione in francese esiste già, e la metto in calce a questa mail); ma sarà sicuramente preceduta dal tuo intervento, dalle mie considerazioni e da quelle eventuali di tutti gli altri. Perché vorrei essere chiaro: non ho mai inteso le "CCG" come una semplice raccolta di testi, ma come un'occasione (creata dall'uomo ladro, come dice il Senia) per pensare, parlare, commentare, analizzare, spezzare e ricomporre. Magari avvenisse questo per ogni canzone postata, visto che sarebbe un antidoto notevole all'atrofizzazione delle facoltà mentali che, sotto il sibilare delle bombe "sganciate dagli aeroplani", si fa ancora più galoppante. “ [Riccardo Venturi dalla mailing list “Fabrizio”, in risposta a Giovanni Bronzino]

“E continuiamo ad occuparci di guerra. Vale la pena spendere un paio di parole su come la guerra, così come altri fenomeni totali, costringa, di fatto, a parlarne. Paradossalmente, anche questo thread senza fine a proposito di canzoni contro la guerra, subisce e riproduce la costrizione a parlare della guerra. Anche questa ossessione con cui ci troviamo ad iscrivere qualsiasi testo, che non si limiti alle rime fra amore e cuore, dentro il catalogo sconfinato delle cosiddette "ccg", dovrebbe fare riflettere sulla "totalità" della guerra stessa, al momento in cui viene scatenata.
Si arriva a misurare qualsiasi canzone con il problema della guerra, meglio ancora con il problema di "questa guerra".
E così tutti, non-violenti e non, ci accomodiamo rassegnati a subire la più grande delle violenze: quella che ti costringe a dire. Compresa quella che ti costringe a dire di essere contro la guerra, nei modi dovuti. Le menate sul "bombarolo" che nella sua piccola logica artigianale riprodurrebbe, di fatto, gli stessi procedimenti del potere è roba vecchia, trita e consunta; e sebbene basterebbe ripetere quanto dichiarato da Camus a proposito dei populisti russi i quali accettevano di uccidere e pagavano, con la vita, la loro disposizione, a fronte di un potere che commetteva (e commette) i crimini più nefandi e accetta di ricevere onori, per i crimini commessi, non tutti sono disposti ad accettare di posare lo sguardo su questa semplice differenza etica. Nemmeno può servire a molto, aggiungere che la cosiddetta "vocazione alla libertà dei miserabili faberiani" (che orribile definizione!) è una favola bell'e buona, cui risulta difficile immaginare che qualcuno possa seriamente credere.
Il bombarolo (che sembra appartenga all'esiguo numero di canzoni che Fabrizio ha scritto tutte da solo) è solo una canzone che utilizza la categoria della guerra per definire lo stato, dichiarando che la guerra è insita nel dna stesso dello stato.
Rimane la "mitezza" del trentenne disperato, copiata pari pari dal Sante Caserio che "si scagliò sì buono e mite,a scuoter l'alme schiave ed avvilite". E anche qui, come si può vedere c'è ben poca fiducia nella vocazione libertaria dei miserabili.
Confondere il "potere" con la libertà dell'individuo a ribellarsi somiglia, e parecchio, alla confusione fra proprietà e possesso.
E, per finire, non credo che ci sia proprio niente di ridicolo nel carcere di "nella mia ora di libertà". [Franco Senia dalla mailing list “Fabrizio”]






Chi va dicendo in giro
che odio il mio lavoro
non sa con quanto amore
mi dedico al tritolo,
è quasi indipendente
ancora poche ore
poi gli darò la voce
il detonatore.

Il mio Pinocchio fragile
parente artigianale
di ordigni costruiti
su scala industriale
di me non fara mai
un cavaliere del lavoro,
io son d'un'altra razza,
son bombarolo.

Nel scendere le scale
ci metto più attenzione,
sarebbe imperdonabile
giustiziarmi sul portone
proprio nel giorno in cui
la decisione è mia
sulla condanna a morte
o l'amnistia.

Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c'è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io son d'un altro avviso,
son bombarolo.

Intellettuali d'oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione.

Vi scoverò i nemici
per voi così distanti
e dopo averli uccisi
sarò fra i latitanti
ma finché li cerco io
i latitanti sono loro,
ho scelto un'altra scuola,
son bombarolo.

Potere troppe volte
delegato ad altre mani,
sganciato e restituitoci
dai tuoi aeroplani,
io vengo a restituirti
un po' del tuo terrore
del tuo disordine
del tuo rumore.

Così pensava forte
un trentenne disperato,
se non del tutto giusto
quasi niente sbagliato,
cercando il luogo idoneo
adatto al suo tritolo,
insomma il posto degno
d'un bombarolo.

C'è chi lo vide ridere
davanti al Parlamento
aspettando l'esplosione
che provasse il suo talento,
c'è chi lo vide piangere
un torrente di vocali
vedendo esplodere
un chiosco di giornali.

Ma ciò che lo ferì
profondamente nell'orgoglio
fu l'immagine di lei
che si sporgeva da ogni foglio
lontana dal ridicolo
in cui lo lasciò solo,
ma in prima pagina
col bombarolo.

inviata da Giovanni Bronzino




Lingua: Inglese

La versione inglese di Dennis Criteser [2014]
Dal blog Fabrizio de André in English

Upon his return to the dream, the worker has the clear idea of how to vent his rage: make a bomb and launch it against the powers that have disappointed him. According to the liner notes: "The worker knows what to do, where to go, who to hit and why. He goes straight to the Parliament to throw a real bomb and to kill real people, but his ability was only a dream: the bomb rolls down towards a magazine kiosk. His true defeat might be in seeing on all the newspaper covers the face of his fiancée, who decided to leave him after his actions. The bomber remains truly alone." - Dennis Criteser
THE BOMBER

Anyone who goes around saying
that I hate my job
doesn’t know with how much love
I dedicate myself to TNT.
It's almost ready to stand on its own,
another few hours,
then I’ll give it a voice:
the detonator.

My delicate Pinocchio,
artisanal relative
of devices made
on an industrial scale -
it will never make of me
a Knight in the Order of Merit for Labor,
I am of another race,
I'm a bomber.

In descending the stairs
I pay closer attention -
it would be unpardonable
to carry out a death penalty
at the main entrance
on the very day in which
the decision is mine
about condemnation to death
or amnesty.

Out on the street, so many faces
don’t have good color.
Here, whoever doesn’t terrorize
becomes sick with terror.
There are ones who wait for the rain
so as not to cry alone.
I am of a different opinion,
I'm a bomber.

Today's intellectuals,
tomorrow's idiots,
give me back brain enough
for my hands.
Ever so acrobatic prophets
of the revolution,
today I’ll make do by myself
without instruction.

I’ll track down your enemies
for all of you so distant,
and after having killed them
I’ll be among the fugitives.
But until I look for them,
they are the fugitives,
I’ve chosen another school,
I’m a bomber.

Power too many times
delegated to other hands,
dropped and returned to us
from your airplanes.
I come to return to you
a bit of your terror,
of your disorder,
of your noise.

Thus thought long and hard
a desperate thirty-something,
if not right about everything,
almost nothing mistaken,
searching for the appropriate place
suitable for his TNT,
in short, the place worthy
of a bomber.

There is one who saw him laughing
in front of the Parliament,
waiting for the explosion
that demonstrated his talent.
There is one who saw him crying
a torrent of vowels,
seeing explode
a kiosk of magazines.

But what wounded him
deeply in his pride
was her image,
that jumped out from every paper
far from the ridicule
in which she left him alone,
but on the first page,
with the bomber.

inviata da Riccardo Venturi - 16/2/2016 - 08:44




Lingua: Francese

Versione francese di Riccardo Venturi e Joëlle Iannicelli
Bruay sur l'Escaut /59/, 15 settembre 2002
Version française de Riccardo Venturi et Joëlle Iannicelli
Bruay sur l'Escaut /59/, 15 septembre 2002


La traduzione è dedicata a Oreste Scalzone.
La traduction est dédiée à Oreste Scalzone.
LE DYNAMITEUR

Ceux qui dis’nt à la ronde que j’ déteste mon boulot
Sav’nt pas l’amour que j’y mets, en maniant mon explosif.
C’est presque indépendant, encore quelques heures,
Je vais lui donner sa voix, le détonateur.
Ma fragile p’tite boule, parent artisanal
D’ engins faits en série industrielle
Ne f’ra jamais de moi un chevalier du travail,
Moi, je suis d’autres souches, j’suis dynamiteur.

Il me faut être bien plus attentif par les escaliers,
Je ne veux pas me condamner à mort à l’entrée
Juste le jour où la décision m’est réservée
Sur la sentence de mort ou l’amnistie.
Dans la rue, tant de gens n’ont pas bonne mine,
Ici on terrorise, ou on attrape la terreur
Il y a ceux qui attendent la pluie pour ne pas pleurer tous seuls,
Moi, j’suis pas du même avis, j’suis dynamiteur.

Vous, les intellos d’aujourd’hui, les idiots de demain,
Rendez-moi la raison qui suffit à mes mains,
Prophètes très acrobates de la révolution,
J’ fais tout tout seul aujourd’hui, sans leçons.
J’ vais débusquer vos ennemis, pour vous si distants,
Et lorsque je les aurai tués j’vais prendre la fuite
Mais tant que c’est moi qui les cherche, les fuyards, ce sont eux,
J’ai choisi une autre école, j’suis dynamiteur.

Pouvoir, qui es délégué trop de fois à d’autres mains,
Qu’on lâche et qu’on nous rend par tes avions,
Je viens te rendre un morceau de ta terreur,
De ton bruit, de ton désordre.
Ainsi pensait à voix haute un trentenaire sans espoir,
(Et si tout n’était pas juste, presque rien n’était faux),
En cherchant l’endroit le plus approprié pour sa bombe,
C’est à dire l’endroit digne pour un dynamiteur.

Il y a ceux qui l’ont vu rire devant l’Assemblée Nationale
En attendant l’explosion qui témoigne de son talent,
Il y a ceux qui l’ont vu crier des torrrents de voyelles,
En voyant sauter un kiosque à journaux.
Mais ce qui a frappé rudement son orgueil
C’est bien son image à Elle qui perçait de chaque feuille,
Loin du ridicule où elle l’a laissé seul,
Mais sur la première page avec le dynamiteur.



Lingua: Tedesco

Versione tedesca da questa pagina
Deutsche Übersetzung, aus dieser Seite
DER BOMBENLEGER

Wer herum erzählt
Ich würde meine Arbeit hassen
Weiss nicht mit wieviel Liebe
Ich mich dem Sprengstoff widme,
Sie ist fast unabhängig
Nur noch wenige Stunden
Dann werde ich ihr Stimme verleihen
Der Zündkapsel.
Mein zerbrechlicher Pinocchio
Handwerklicher Verwandter
Von Maschinen hergestellt
Auf industrieller Ebene
Wird aus mir nie
Einen Helden der Arbeit machen
Ich bin von einer anderen Rasse
Ich bin Bombenleger.

Beim Hinabsteigen der Treppen
Passe ich mehr auf,
Es wäre unverzeihlich
Würde ich mich an der Haustüre selbst hinrichten
Ausgerechnet am Tag an dem
Die Entscheidung mir obliegt
über die Verurteilung zum Tode
Oder die Begnadigung.
Auf der Strasse, viele Gesichter
Haben keine gesunde Farbe
Wer hier nicht terrorisiert
Wird vom Terror krank,
Es gibt den, der auf Regen wartet
Um nicht alleine weinen zu müssen,
Ich bin anderer Ansicht
Ich bin Bombenleger.

Intellektuelle von heute
Idioten von morgen
Gebt mit das Hirn zurück
Das meinen Händen genügt,
Propheten, grosse Akrobaten
Der Revolution
Heute tue ich es aus eigener Kraft
Ohne Unterricht.
Ich werde eure Feinde aufspüren,
Für euch so weit entfernt
Und nachdem ich sie getötet habe
Werde ich unter den Flüchtigen sein
Doch solange ich sie suche
Sind sie die Flüchtigen,
Ich habe eine andere Schule gewählt,
Ich bin Bombenleger.

Macht, zu oft
An andere Hände delegiert,
Ausgeklinkt und uns zurückgegeben
Aus deinen Flugzeugen,
Ich komme um dir zurückzugeben
Ein wenig von deinem Terror
Deiner Unordnung
Deinem Krach.
So dachte lautstark
Ein verzweifelter Dreissigjähriger
Wenn auch nicht alles richtig,
Fast nichts verkehrt,
Den geeigneten Platz suchend
Passend zu seinem Sprengstoff,
Also den würdigen Platz
Eines Bombenlegers.

Es gab den, der ihn lachen sah
Vor dem Parlament
Auf die Explosion wartend
Die sein Talent beweisen sollte,
Es gab den, der ihn weinen sah
Einen Schwall aus Selbstlauten
Als er explodieren sah
Einen Zeitungskiosk.
Doch was ihn verletzte
Zutiefst in seinem Stolz
War ihr Bild
Das sich auf jedem Blatt hervorhob
Fern der Lächerlichkeit
Mit der sie ihn alleine liess,
Aber auf der ersten Seite
Mit dem Bombenleger.

inviata da Riccardo Venturi - 17/3/2005 - 21:06




Lingua: Russo

La versione russa da questa pagina
БОМБАРДИР

Тот, кто всем рассказывает,
Что я ненавижу свою работу,
Не знает с какой любовью
Я посвящаю себя тритолу.
Он почти независим,
Еще несколько часов,
А потом я дам ему голос –
Детонатор.

Мой хрупкий Буратино,
Кустарный родственник
Взрывчаток, построенных
В промышленных цехах.
Никогда не сделает из меня
Героя Труда,
Я из другого теста,
Я – бомбардир.

Спускаясь по лестнице,
Я более осторожен –
Было бы непростительно
Казнить себя в подъезде.
Именно в тот день,
Когда решение – мое:
О смертном приговоре
Или амнистии.

По дороге много лиц
Неважно выглядят –
Здесь, кто не терроризирует -
Заболевает Террором.
Есть кто-то, кто ждет дождя,
Чтобы не плакать в одиночку,
Я же другого мнения –
Я - бомбардир.

Сегодняшние интеллектуалы
И завтрашние идиоты,
Отдайте мне мозг,
Которого хватит для моих рук.
Пророки-акробаты
Революции,
Сегодня я поступлю по-своему,
Без уроков.

Я найду врагов,
Таких далеких для вас,
А после того как я их убью,
Я буду среди скрывающихся.
Но до тех пор пока я их ищу,
Скрывающиеся – это они,
Я выбрал другую школу,
Я - бомбардир.

Сила власти, часто
Отдается в руки других.
Бомбами возвращается к нам,
С твоих самолётов.
Я иду вернуть тебе
Немного твоего террора,
Твоего беспорядка,
Твоего шума.

Так размышлял
Отчаявшийся тридцатилетний.
И если и не во всем правильно,
То и почти ничего неправильного.
Он искал соответствующее место,
Подходящее для его тритола.
В общем, достойное место
Для бомбардира.

Кто-то видел его смеющимся
Перед зданием Парламента,
Ожидавшим взрыва,
Который подтвердил бы его талант.
Кто-то видел его плачущим,
Исторгавшим поток гласных,
Когда он видел как взрывается
Журнальный киоск.

Но то, что глубоко
ранило его гордость,
Было Её изображение,
Которое выпячивалось с каждого газетного листа.
Далёко от смешного,
В котором Она бросила его одного -
Но на первой странице,
Вместе с бомбардиром.

inviata da DonQuijote82 - 19/7/2010 - 12:11




Lingua: Occitano

La versione occitana dei Lou Tapage

2010
Storia di un impiegato (in occitano)

LT storia di un impiegato




Testo fornitoci direttamente dai Lou Tapage
IL BOMBAROLO

Qui vai disont a tuchi
Que òdio miu travalh
Sa pas ambè cònto amor
Me dedico ai tritol
Es quasi indipendent
Encara en pauc de ores
E lhi donarei la votz
Ai detonator

Lo miu buratin
Parent artigianal
De bombes costruìes
Sus escala industriala
De mi faras ja mai
En ome dai travalh
Mi siu de n’autra escola
Son bombarolo

En en beissont l’escala
I beto pus atencion
Sarrìo imperdunable
Masame sal porton
Propri encuei pensa
Que la decision es mia
Sus la condana a mort
O l’amnistia

Per la via tanti morre
ilhs on pas en bel color
Içi qui fai pas pour
S’amala de terror
Lhi a qui atend la plueia
Per pas plorar solet
Mi siu de n’autra escola
Son bombarolo

Inteletual de encuei
Paure fol de deman
Doname lo cervel
Que basta a les mies man
Vos’autre que parlàa
De la revolosion
Encuei farei da mi
Sensa lession

Ve trobarei lhi nemis
Ben luenh per vos
E apres lhi aver masat
Fasarei lo latitant
Ma se sui mi a lhi cherchar
Lhi latitant saren lor
Ai sernu en’autra escola
Son bombarolo

Poter tropi bot
Delegat a autres man
Leissàa e restituì
Dai tiu aeroplan
Mi te pòrto areire
En pauc d’lo tiu terror
D’lo tiu desordin
D’lo tiu rumor

Coma aquò pensava fòrt
En òme desperat
Se pas tot propri giust
Squasi ren sbagliat
En cherchant lo pòst perfet
Adat ai siu tritolo
Disem lo post pi degn
D’en bombarolo

ilh a qui l’a vist a rire
Denant ai parlament
En ateso de l’esplosion
Que demostra lo siu talent
ilh a qui l’a vist plorar
En torent de vocal
En velhont sautar
En negosi de giornal

Ma ço que lhi a fach pus mal
Fin ai funs dal cor
Es creire de veire ilhe
Que sort da tuchi lhi fuelh
Luenha dal ridicol
Entè el era solet
Ma en prima pagina
ambè en bombarolo

inviata da dq82 - 16/3/2016 - 15:55


Io non sono molto d'accordo, sul fatto che, "Il bombarolo" può essere considerata una canzone contro la guerra. Tutto l'album ci dice di reagire e di non farci schiacciare dal potere, di guardare oltre l'apparenza delle cose, proprio come fa il nostro impiegato, che prima, servo del potere, non capisce perché ribellarsi contro il nostro sogno, ossia, il benessere, sucessivamente, però, capisce e arriva alla conclusione che non esistono poteri buoni, qualunque essi siano, persino il potere famigliare. Perciò, questo testo rispecchia l'ideale di libertà e di rovilta contro il potere, che è proprio di tutto l'album.

Andrea Madeddu - 22/11/2008 - 13:04


Il Pinocchio è in realtà l'ordigno preparato dal bombarolo.

Nanorocco - 14/2/2018 - 12:48


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