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Dionysis Savvopoulos / Διονύσης Σαββόπουλος


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Oi eklogés madináda
[1979]
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Dionysis Savvopoulos
Album / Albumi: Η Ρεζέρβα

La Psorokòstena di Nafplion
La Psorokòstena di Nafplion


Insegna la storia della letteratura neoellenica che la madinada (o matinada, termine di derivazione veneta: “canto fatto al mattino”) è un componimento popolare, di origine cretese, che in origine doveva essere un canto che l'amante clandestino rivolgeva alla sua amante sposata, al momento del congedo all'alba dopo una notte d'amore proibito (in questo simile all'aubade provenzale). Ben presto, però, pare che tali componimenti si siano trasformati in canti satirici e di scherno rivolti al di lei marito cornificato e, in seguito, in componimenti satirici tout court, dai temi sociali e politici. Caratterizzate dalle quartine in rigorosa rima baciata AABB, le madinades si sono diffuse poi in tutta la Grecia; ed eccomi quindi, opportunamente istigato da Riccardo Gullotta, alle prese con un'autentica madinada che Dionysios Savvopoulos scrisse attorno alle elezioni legislative del 20 novembre 1977, le prime tenutesi in Grecia dopo la caduta della Χούντα nel 1974 e la Μεταπολιτεύση che ne seguì. Elezioni che segnarono la vittoria della “Nuova Democrazia” conservatrice di Konstandinos Karamanlis, ma che videro anche un grande successo del PASOK, il “Partito Socialista Panellenico” di Andreas Papandreou che avrebbe poi vinto le successive elezioni del 1981.

Fatte le necessarie premesse, occorrerà subito enunciare un aspetto fondamentale della questione. La canzone, inserita nel “Serbatoio” (Ρεζέρβα) del 1979 (ma probabilmente scritta nel 1977), è di Dionysios Savvopoulos; e se qualcuno ha seguito almeno un po' quel che sono andato scrivendo e traducendo in questo sito, capirà subito a che cosa si è di fronte. Una canzone satirica dichiarata di per sé (essendo una madinada), di Savvopoulos, e perdipiù espressa in forma di “sogno” -con tutto il suo oscuro bagaglio di linguaggio onirico e endofasico, in alcuni punti un vero e proprio stream of consciousness dove le vicende pubbliche e l' “atmosfera del periodo” si mescolano a vicende personali e ad una sorta di dialogo con l'amatissima moglie, una costante nei testi savvopouliani.

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Che si tratta di un “sogno” viene dichiarato fin dalla prima strofa, però con un'avvertenza: poiché “anche i freudiani possono prendere il potere”, forse sarebbe meglio non raccontarli troppo, i propri sogni (come dire: stiamo attenti, perché al potere ci va gente che avrebbe bisogno dello strizzacervelli). Dopo una considerazione di massima sui tipi di coraggio e di amore, inizia il racconto del sogno che ci trasporta nell'atmosfera di quelle prime elezioni dopo anni di dittatura: è decisamente un bel caos, nella grande metropoli ateniese, in quel fatidico 1977. Ci ritroviamo trasportati in un'elegante strada cittadina, via Benakis, dove tutto è pieno di manifesti elettorali e di altoparlanti, ma dove non c'è un'anima e “soffia un venticello” (sarà quello del cambiamento?). Tutto appare come un “circo infestato dagli spiriti” (quelli di colonnelli vari?), e non bisogna dimenticare che ai greci piace molto descrivere la storia del proprio paese come un circo (si veda, ad esempio, Το μεγάλο μας τσίρκο.)

Si apre una botola (un tombino?) all'improvviso, e il protagonista del sogno si ritrova, appunto, catapultato nel circo elettorale: cade accanto a Leonidas Kyrkos (che ha, peraltro, un cognome assai simile alla parola “circo”), il capo del partito “eurocomunista” (detto “Partito Comunista Interno”) vicino alle posizioni dei partiti comunisti occidentali (quello italiano di Berlinguer, quello francese di Marchais e quello spagnolo di Santiago Carrillo). Si alza un gran fumo che ricorda quello “di dieci anni prima” (il golpe dei Colonnelli del 1967), e Kyrkos, che teme gli alleati (in primis il PASOK) se la svigna. Il protagonista è disorientato: come quasi tutta la Grecia, prende allora l' “ascensore” per l'Europa: la “Nuova Democrazia” di Kostantinos Karamanlis, colui che era stato richiamato dall'esilio francese dopo il tragico fallimento della Dittatura nel luglio 1974 in seguito alla crisi di Cipro. La Grecia sembra euforica, e mugge dal ridere mentre Karamanlis la arringa col suo pesante accento dialettale (doveva fare lo stesso effetto di Ciriaco De Mita col suo accento irpino). Il fumo e la cenere continuano: il protagonista, agitato per il sogno, si rigira nel letto e fa sbattere il baldacchino, mentre dalla fumaglia spunta fuori, appollaiato, una sorta di mostro bicefalo di ciò che sta diventando la sinistra greca: una testa è quella di Florakis, il leader del partito comunista ortodosso filosovietico, mentre l'altra è quella di un giovane e salutista membro del PASOK. Mentre viene trascinato a un party elettorale, inizia la parte più personale del brano. Ma è una parte personale in cui viene però enunciato il senso profondo di questa canzone satirico-onirica (il procedimento del “sogno” è peraltro proprio di un discreto numero di madinades popolari): il circo sembra riguardare soltanto Atene, la metropoli, la capitale. Mentre Atene viene fatta “entrare in Europa” (avessero saputo...), mentre ad Atene si comincia a formare una middle class più o meno moderna, mentre la sinistra si frammenta in mezzo a un fumo che ricorda troppo da vicino quello che portò alla Dittatura, il resto della Grecia, la Psorokòstena povera e arretrata, continua a vivere in condizioni miserevoli, come se non esistesse. E' qui che il protagonista decide che è il momento di lasciare quell'Atene impegnata nelle sue elezioni, per andare invece a vedere che cosa accade e come si vive quel periodo nelle zone periferiche (tra le quali Savvopoulos mette anche la natia Salonicco). Una Grecia dove ancora si vive come secoli fa, specialmente nelle regioni rurali dove ancora ci si riscalda e si fa da mangiare col fufù. Le isole e cittadine di provincia come Ioànnina (o Giànnena). E' ora, dice il protagonista del sogno alla compagna, che sia questa Grecia ad entrare nel cuore. Del resto, in mezzo al circo ateniese, non lo dicono anche il PASOK e persino il Presidente della Repubblica...?

Però stiamo attenti a non farci sentire: quando si parla di queste cose, perdipiù nella riconquistata democrazia e addirittura in periodo elettorale, la polizia sta sempre molto attenta. Sembra, come dire, il “sugo di tutta la storia”; e quanto l'Αστυνομία ellenica sia sempre attentissima ce lo dimostrano la sua grande predilezione per fascisti e nazisti vari, tipo “Alba Dorata”, oppure il quindicenne Alexandros Grigoropoulos, di cui proprio oggi, 6 dicembre, ricorre il 14° anniversario dell'assassinio ἐν ψυχρῷ da parte dell'antisommossa Leonidas Korkoneas. Dal 1977, invece, sono passati 45 anni. E' quindi necessario gettarsi dentro questo testo con un occhio al presente -che è un presente non solo greco. [RV 5/6-12-2022]

Τα όνειρά σου μην τα λες γιατί μια μέρα κρύα
μπορεί και οι φροϊδιστές να `ρθούν στην εξουσία.
Δέκα λογιώ οι παλικαριές οι εννιά να δραπετεύεις
και οι αγάπες δυο λογιώ στη μια καλογερεύεις.

Λοιπόν μεγάφωνα παντού όλο χαρτιά η Μπενάκη
μα δεν υπήρχε ούτε ψυχή και φύσηξε αεράκι
κι άρχισαν όλα να γυρνούν σαν στοιχειωμένο τσίρκο
ανοίγει μια καταπακτή και πέφτω πλάι στον Κύρκο.

Κοιτούσε σάμπως για ταξί του λέω καλησπέρα
αλλά εμείς και μόνο εμείς ξεμείναμε εδώ πέρα.
Αμέσως έγινε καπνός σαν μια δεκαετία
το σκάει νομίζοντας κι αυτός πως ήμουν συμμαχία.

Γινόταν ο κατακλυσμός το είπε και το δελτίο
και μπήκα σ’ ένα ασανσέρ γιατί δεν είχε πλοίο.
Μαζί μου μπαίνουνε πολλοί πω πω πω ντουνιάς σχεδόν καμιά χιλιάδα
νομίζω κι ο Καραμανλής ωχ αμάν αμάν μαζί με την Ελλάδα.

Το ασανσέρ αγκομαχά επικρατεί ζουλάρδα,
η Ελλάδα αρχίζει να γελά και γίνεται γελάδα
και μια φωνή με προφορά ωχ αμάν αμάν απ’ των Σερρών την Πρώτη,
ρωτάει άμα συμφωνώ ωχ αμάν αμάν να γίνομαι Ευρώπη.

Μα κι αν ταΐζεις του απαντώ κακάο την γελάδα
δε θα `ναι πάλι πιθανόν ν’ αρμέξεις σοκολάδα.
Και το κουβούκλιο κάνει μπαμ και μέσα απ’ την αιθάλη
ανέβηκε ένας κουρνιαχτός που είχε διπλό κεφάλι.

Το ένα ήταν Θεσσαλός ωχ αμάν αμάν στο σχήμα του Φλωράκη,
το παρα δίπλα Ανδρεϊκός ωχ αμάν αμάν με γεια και το μπλουζάκι.
Τον λόγο τους αντανακλά σαν κάτοπτρο το πλήθος
και όπως άλλαζα βρακί μου βγήκε αυτός ο στίχος.

Μπορεί κανίβαλος ποτέ ωχ αμάν αμάν να εκπροσωπήσει τάχα
όλους τους φίλους τους παλιούς ωχ αμάν αμάν που έχει στη στομάχα;
Κι αμέσως χέρια με τραβούν γραμμή στο κυλικείο
αλλά ξυπνάω ευτυχώς στο κρίσιμο σημείο.

Ξυπνώ και βλέπω την ψυχή που εδώ και δέκα χρόνια
ενώ τη λάτρεψα πολύ της είπα λάθος λόγια
κι αν σ’ αγαπώ θα σου κλαφτώ που μες στην κοινωνία
της ευτυχίας σου ζητάς την επιπλοποιία.

Χωνεύεις δέντρο εξωτικό μην κάνεις την αθώα,
η ευτυχία τζιέρι μου είναι την για τα ζωα.
Λοιπόν για βάλε ένα παλτό και δώσ’ μου την βαλίτσα
για `κεί που ανάβει τη φουφού η ψωρο-Κωσταινίτσα.

Και να το ταίρι μου κι εγώ σαν τους πρωτοφευγάτους
στων εκλογών του `77 γυρίζαμε στους βάλτους.
Θεσσαλονίκη, Γιάννενα, Κέρκυρα και Ιόνιο,
μες στην καρδιά σου άσε να μπουν και θα την κάνεις ψώνιο.

Μοιάζει να το `πε το ΠΑΣΟΚ, ο Σολωμός ή ο Τσάτσος,
θα πω κι εγώ ένα σιγανό μη μας ακούσει μπάτσος.
Στα όνειρά μου σας καλώ και σας και την κυρά σας
κι ελπίζω να καλέσετε κι εμάς απ’ τη μεριά σας.

inviata da Riccardo Venturi - 5/12/2022 - 22:36



Lingua: Italiano

Μετέφρασε στα ιταλικά / Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 5-12-2022 22:42

Un fufù in ferro (ca. XIX secolo)
Un fufù in ferro (ca. XIX secolo)
Matinada delle Elezioni

Non raccontare i tuoi sogni, perché, una giornata fredda,
Forse anche i freudiani possono arrivare al potere.
Su dieci tipi di coraggio, nove servono a scappare,
Su due tipi d'amore, uno è per far vita monastica.

Dunque, altoparlanti ovunque, via Benakis [1] piena di manifesti,
Ma non c'era manco un'anima e soffiava un venticello,
E tutto ha cominciato a girare come un circo infestato dagli spiriti,
Si apre una botola, e cado accanto a Kyrkos. [2]

Forse stava cercando un taxi, gli do la buonasera,
Però ci eravamo rimasti, lì, soltanto noialtri.
Sùbito c'è stato fumo come dieci anni fa, [3]
E lui se la svigna, pensando fossi anch'io un alleato.

C'era stato il Diluvio, lo aveva detto anche il meteo,
E sono montato in un ascensore perché non avevo l'Arca. [4]
Molti vengono con me, beh diciamo più o meno un migliaio,
Penso anche Karamanlis, ahi, ahi, insieme a tutta la Grecia.

L'ascensore arranca, sussiste un bel mistero, [5]
La Grecia comincia a ridere e diventa una vacca che ride. [6]
E una voce con accento, ahi, ahi, di Proti di Serres, [7]
Mi chiede se sono d'accordo, ahi, ahi, a diventare Europa.

Ma, gli rispondo, anche se dai da mangiare cacao alla mucca,
Poi non è che sia probabile che tu munga cioccolata.
E il baldacchino fa “sbam”, e d'in mezzo a fumo e cenere
È sbucato uno appollaiato e con due teste.

La prima era tessalica, ah, ahi, ahi, a forma di Florakis, [8]
Quella accanto era un “Andreiano” [9] ah, ahi, ahi, salutista in maglietta.
La folla fa eco al loro discorso e lo riflette come uno specchio,
- Questo verso mi è uscito mentre mi cambiavo i pantaloni.

Beh, forse che un cannibale, ah, ahi, ahi, non può rappresentare
Tutti i suoi vecchi amici, ah, ahi, ahi, che ci ha nello stomaco?
E sùbito delle mani mi trascinan diritto al rinfresco,
Però all'improvviso mi sveglio felice, proprio al clou.

Mi sveglio e vedo quella tipa a cui, dieci anni fa,
Pur adorandola assai ho detto parole sbagliate,
E anche se ti amo, ci avrò da ridire che, nella società
Tu cerchi di ammobiliare la tua felicità.

Stai piantando un albero esotico, non fare l'innocente,
Hai una felicità, mia diletta [10], come dire: animalesca.
E quindi, mettiti un cappotto e dammi la valigia,
Per andar dove la Grecetta povera si accende ancora il fornelletto. [11]

Ed eccomi col mio compagno tra i primi fuggitivi,
Giravamo tra le paludi delle elezioni del '77.
Salonicco, Ioannina, Corfù e le isole Ionie,
Fàttele entrare nel cuore, fa' un po' la puttana.

Sembra che lo dicano il PASOK, Solomòs [12] e Tsatsos [13],
E lo dirò anch'io alla zitta, perché non ci senta uno sbirro.
Nei miei sogni chiamo anche voi e la vostra padrona,
E spero che inviterete anche noi dalla vostra parte.
[[https://cutewallpaper.org/24/good-memories-cliparts/2448929823.jpg|]


[1] Via Emmanouil Benakis [Οδός Εμμανουήλ Μπενάκη] è una elegante strada ateniese in zona Stadiou, nota per i suoi begli edifici neoclassici. E' intitolata all'uomo d'affari, deputato, mininstro, sindaco di Atene e benefattore nazionale Emmanouil Benakis; in precedenza si chiamava Via Proastiou [Οδός Προαστίου]. In via Benakis si trovano le sedi di diverse case editrici.

[2] Leonidas Kyrkos (Λεωνίδας Κύρκος, 1924-2011) è stato un uomo politico, deputato ellenico ed eurodeputato di estrema sinistra. Cretese di nascita, è stato segretario del cosiddetto Partito Comunista di Grecia (interno) (gr. KKE-E, Κομμουνιστικό Κόμμα Ελλάδας Εσωτερικού), frazione eurocomunista del KKE esistita dal 1968 al 1987. Alle elezioni del 1977 fu eletto deputato.

[3] Nel 1977 cadevano giusto dieci anni dal colpo di stato dei Colonnelli del 21 aprile 1967.

[4] Il greco κατακλυσμός significa sì “cataclisma”, ma più comunemente “diluvio”, anche quello universale (è, del resto, derivato dal verbo classico κατακλύζω “straripare; inondare”). Indi per cui, ho reso con “arca” quel che nel testo originale è, con tipico e ironico understatement savvopouliano, una semplice “nave” (πλοίο).

[5] Il termine ζουλιάρδα del testo originale sembra essere un hapax legomenon, in quanto testimoniato solo da questa canzone. Ne consegue che può essere un termine creato “ad hoc” da Savvopoulos per questa sua canzone onirica e endofasica (procedimento, del resto, non nuovo al Tessalonicese). Pour en avoir le cœur net, ho controllato ovunque, sia in Rete che in casa mia, arrivando persino a tirar fuori il Μεγάλο Λεξικό της Νεοελληνικής Γλώσσας che pesa 6 kg, e che estraggo dal suo cubicolo solo se estremamente necessario: niente di niente. Il Λεξικό της Πιάτσας – ΑΡΓΚΟ riporta un verbo gergale ζουλάρω, che significa “fare qualcosa di nascosto”; l'espressione, sempre gergale, στη ζούλα, significa “di nascosto, dietro le quinte”. Ho tradotto quindi “sussiste (επικρατεί) un bel mistero”, ma chiaramente non posso essere certo di quel che avesse in testa Savvopoulos. Inoltre, sembra che il verso in questione provochi qualche problema di comprensione ai greci stessi: la maggior parte dei testi della canzone recitano “επικρατεί ζουλιάρδα” (la versione che ho seguito), ma diversi riportano un misterioso “επίκρα [da πικραίνω ?] την ζουλιάρδα” il cui significato mi sfugge ancora di più.

[6] Il verso si basa su un gioco di parole tra γελά “ride” (da γελάω) e γελάδα “mucca, vacca” (comune variante “acefala” di αγελάδα). Secondo i procedimenti derivativi del greco, γελάδα potrebbe suonare anche come “risata”. Rendere tale gioco di parole è impossibile, si può solo renderne l'idea alla bell'e meglio.

[7] Kostantinos Karamanlis, il politico conservatore (e fondatore di “Nuova Democrazia”, che in greco suona identico a “Nuova Repubblica”, Νέα Δημοκρατία) che trionfò alle elezioni del 1977, era nativo del paese di Proti, nei dintorni di Serres, nella Macedonia Centrale (attualmente, con la riforma amministrativa del 2011, Proti è stato accorpato al comune di Serres e ne costituisce una semplice frazione). Karamanlis, nato l'8 marzo 1907 e morto il 28 aprile 1998, parlò per tutta la vita con un forte accento macedone.

[8] Mentre Leonidas Kyrkos (v. nota 2) era il leader della frazione “eurocomunista” del Partito Comunista di Grecia, Charilaos Florakis (1914-2005) fu il líder máximo “duro e puro” del KKE, iscritto al partito fin dal 1941, partigiano EAM-ELAS, esiliato fino al 1954, 18 anni in carcere e deputato fin dalla Μεταπολιτεύση del 1974. Rigorosamente filosovietico, rimase segretario del KKE fino al 1989.

[9] Cioè, seguace del leader socialista Andreas Papandreou, il capo del PASOK. Alle elezioni del 1977, pur largamente vinte dai conservatori di Karamanlis, cominciò l'ascesa del PASOK di Papandreou, che avrebbe trionfato alle successive elezioni del 1981. Cominciava il “Periodo dell'Ottimismo”: viene ricordato in Grecia, tra le altre cose, per la diffusione del salutismo, della forma fisica, del jogging, dell'aerobica (“salutista in maglietta”; il μπλουζάκι del testo originale si riferisce specificamente alle magliette tipo “Fruit of the Loom”, in gran voga anche in Italia nel medesimo periodo). Stanno per arrivare i favolosi anni '80, pure in Grecia; diversi politici socialisti si facevano vedere in forma smagliante mentre correvano in tuta da footing e sorbivano beveroni dietetici.

[10] L'impasto linguistico di Savvopoulos è vertiginoso. Qui usa un'espressione tipica dei greci di İstanbul, τζιέρι μου “caro/a mio/a”, “tesoro mio” ecc., che deriva dal turco çiğer “fegato; viscere” (però μου 'φαγες τα τζιέρια significa, papale papale, “mi hai rotto il cazzo”).

[11] Vale a dire: là dove la Grecia rurale, tradizionale, provinciale, povera ecc. si fa ancora da mangiare e si riscalda col fufù. Il fufù (φουφού, dal turco fufu) è un fornelletto portatile di terracotta o di ferro, usatissimo per secoli da pastori e pecorai (ma anche nelle stamberghe dove mancava persino un focolare). L'espressione usata da Savvopoulos, ψωρο-Kωσταινίτσα è un diminutivo di Ψωροκόσταινα, che indica tout court la “Grecia povera” con tutta la sua arretratezza. L'espressione nasce nella città di Nafplion. Durante la Turcocrazia, i greci erano poverissimi; ma anche nei primi tempi dopo l'Indipendenza del 1821 la situazione certamente non migliorò e la gente continuava ad essere povera in canna. Un giorno del 1826, la popolazione di Nafplion fu chiamata nella piazza principale a dare il suo contributo per la liberazione di Missolungi, qualsiasi cosa a disposizione. La donna più povera di Nafplion era una tale Χατζικόσταινα (Hatzikòstena), che per la sua estrema miseria veniva appunto detta Psoro-Kòstena (il prefisso ψωρο-, dal significato di “scabbia” -si veda la psoriasi- viene usato comunemente per “povero, misero”). Fu però la prima a togliersi il suo unico bene, un anello d'argento, per darlo come contributo alla causa patriottica (diede anche una monetina di scarso valore). L'episodio divenne molto famoso, ed è per questo che la Grecia indipendente, poverissima e fiera, fu detta “Psorokòstena”. Savvopoulos vuole far rimarcare che la Grecia (o “Grecetta”) del 1977 vive in parecchie aree ancora -più o meno- in quelle condizioni.

[12] Sebbene qui si parli anche di Isole Ionie, non si tratta del celeberrimo poeta Dionysios Solomòs (conterraneo zacintese del Foscolo) ma del politico socialista Grigorios Solomòs (nativo del Peloponneso, 1929-2013), tra i membri fondatori del PASOK e deputato per l'Acaia dal 1981 al 1990.

[13] Konstantinos Tsatsos (1899-1987), politico conservatore, è stato Presidente della Repubblica Ellenica dal 1975 al 1980. Era un importante studioso e docente di filosofia del diritto (le sue opere sono prevalentemente redatte in lingua tedesca).

5/12/2022 - 22:43


@ Riccardo Gullotta

Avevi usato il termine giusto quando hai parlato di "decrittazione"; però ho come la sensazione che -come del resto per ogni altro testo di Savvopoulos- rimanga ancora molto da decrittare. In questi tre giorni di decrittazione ho fatto quel che ho potuto. Ti chiedo una cortesia: vista la tua capacità, potresti trovare qualche immagine adatta per illustrare meglio la canzone? Grazie, e alla prossima!

Riccardo Venturi - 6/12/2022 - 12:43


@ Riccardo Venturi: στα ψηλά !

Se almeno una ti piacesse, a scelta:
disagio interpersonale, viaggio senza ritorno, futuro di un mattino patologico

(...)

(...)

[[https://pwimages-a.akamaihd.net/arc/00/ab/00ab79643cf0baed3a9d8a83b39c22a31576176132.jpg|]

Riccardo Gullotta - 6/12/2022 - 13:33



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