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Şengal

Adir Jan
Lingua: Curdo

Lista delle versioni e commenti


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[2015]
Peyvan û Muzîk / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Söz ve müzik / النص والموسيقى / Sanat ja sävel:
Adir Jan

Şanovan / Interpreti / Performed by / Interprétée par / Tarafından gerçekleştirilen / لعبت من قبل / Laulavat:
Adir Jan : voce, tamburo
Conny Kreuter: chitarra
Dva Sills: violoncello
Halid Pestil: basso
Hogir Göregen: percussioni

Compianto di vittime ezide credit: Ivor Prickett
Compianto di vittime ezide credit: Ivor Prickett



Il genocidio degli Ezidi. Le stragi di Şengal

 Fossa comune a Şengal credit: Alfred Yaghobzadeh
Fossa comune a Şengal credit: Alfred Yaghobzadeh


Şengal , in arabo Sinjar [سنجار ], è una cittadina del Nordovest dell'Iraq, nel Governatorato di Ninive, a una cinquantina di km dal confine siriano e ad un centinaio da quello turco. Il territorio circostante conta 81 villaggi sparsi alla base della omonima catena montuosa di Sinjar. E’ abitato in prevalenza da Ezidi, una minoranza etnica curda che si distingue per la religione monoteista intrisa di elementi gnostici ed esoterici, convenzionalmente annoverata tra le correnti dell’islam ma discriminata da secoli dai sunniti e anche dagli stessi curdi.

Il 29 Giugno 2014 l’Isis [Islamic State of Iraq and Syria] proclama il califfato nel nord dell'Iraq e della Siria, territorio che è riuscito ad occupare battendo le truppe federali dell'Iraq. Il vuoto viene colmato dai curdi Peshmerga del Governo Regionale del Kurdistan che rassicura le popolazioni locali che saranno protette nei confronti dell'Isis. Il 3 Agosto 2014 i miliziani dell'Isis iniziano di notte l’assalto del territorio ezida con una manovra a tenaglia: sciamano in Iraq da Est dalle roccaforti di Mosul e Tal Afar [تَلْعَفَر ] attraverso la piana di Ninive , in Siria si spostano da Ovest dalle roccaforti di Al-Shaddadah [ٱلشَّدَّادِي] e di Tell Hamis [تَلّ حَمِيس ]. L’obiettivo dichiarato è di iniziare una campagna di conversioni forzate e di sequestri. I Peshmerga non tentano neppure di opporre resistenza, si ritirano lasciando la popolazione locale in balia di sé stessa.

Volontari ezidi improvvisano una difesa disperata con armi leggere per consentire alla popolazione di riparare sulla vicina catena montuosa di Sinjar, lunga circa 100 km, ma è impresa disperata: i terroristi dell'Isis sono decine di migliaia, un esercito dotato di artiglieria pesante. Circa 50mila ezidi, la maggior parte di osservanza sciita, in una massa complessiva di 200mila locali, riescono a fuggire sul massiccio montuoso, che viene presto circondato dall'Isis. Decine di migliaia di fuggiaschi rimangono intrappolati nelle montagne aride, sottoposti a fame e sete con temperature tra i 40 °C e i 45°C. Centinaia di bambini e giovani muoiono disidratati. I sopravvissuti saranno tratti in salvo da volontari ezidi, dalle YPG [Yekîneyên Parastina Gel], le Unità di Protezione popolare, milizie curde siriane, e dalle milizie del PKK [Partîya Karkerén Kurdîstan] , il partito dei Lavoratori del Kurdistan tra il 7 e il 13 Agosto nel quadro dell’ intervento Operation Inherent Resolve effettuato di una coalizione guidata dagli Stati Uniti.
Stati Uniti, UK e Francia paracadutarono acqua e viveri in quantità, l’USAF effettuò 5 attacchi contro mortai e postazioni mobili dell’Isis. I curdi delle YPG e del PKK provvidero ad aprire un corridoio dalle montagne verso la Siria e all’accoglienza dei profughi in campi. L’offensiva contro l’Isis riprese da Ottobre a Dicembre 2014 e riuscì a liberare il territorio dai jihadisti.


Esodo degli Ezidi

Andò decisamente peggio alle migliaia di ezidi che non fecero in tempo o che decisero di rimanere nelle loro case e di arrendersi. I terroristi dell’Isis, dopo avere preso il controllo delle vie di accesso e degli snodi strategici effettuarono un intenso pattugliamento per intercettare gli ezidi in fuga. In meno di 72 ore dall’attacco la quasi totalità dei villaggi vennero svuotati dall’Isis. Dopo avere giustiziato i resistenti i jihadisti iniziarono l’efferata campagna di conversione all’Islam sunnita. Ecco per sommi capi gli atti di genocidio degli ezidi in quei giorni:

I maschi di età maggiore di 12 anni vennero separati dalle famiglie e messi di fronte alla scelta se convertirsi all’islam o essere uccisi. Molti rifiutarono di convertirsi. Furono uccisi sul posto o condotti fuori dai villaggi per essere giustiziati in fosse comuni. La cifra più attendibile ad oggi è di 3.500 vittime

Fossa comune a Şengal credit: Alfred Yaghobzadeh
Fossa comune a Şengal credit: Alfred Yaghobzadeh


Donne e bambine oltre i 9 anni furono sequestrati per essere venduti nei suq della Siria settentrionale. I jhadisti dell’Isis ne trattennero parte come schiave del sesso, oggetto di scambio tra loro stessi. In un comunicato l’Isis parla in merito di guerra ai pagani e di “bottino di guerra”. I bambini piccoli al seguito delle madri schiave subirono trattamenti inumani come le madri. Sequestri e riduzioni alla schiavitù hanno riguardato 6.000 donne e bambini.

 Donna ezida vittima credit: Alfred Yaghobzadeh
Donna ezida vittima credit: Alfred Yaghobzadeh


I ragazzi vennero sequestrati per essere indottrinati nella religione islamica e addestrati come combattenti dell’Isis. Subirono un lavaggio del cervello spinti a combattere contro la loro etnia.


Riconoscimento del genocidio

Visita alle fosse comuni Kocho, 2019 credit: Andrea Di Cenzo
Visita alle fosse comuni Kocho, 2019 credit: Andrea Di Cenzo


La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio [Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide], firmata nel 1948, in vigore dal 1951 tra 152 Stati, definisce all’art. 2 la fattispecie di genocidio come “ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale:
Uccisione di membri del gruppo;
Lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
Sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;
Misure mirate a impedire nascite all’interno del gruppo;
Trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.

Il Consiglio d'Europa e l'Unione europea sono stati i primi a riconoscere nel 2016 che i crimini contro gli Ezidi compiuti dall'Isis costituiscono un genocidio. Le Nazioni Unite attraverso UNITAD [United Nations Investigative Team to Promote Accountability for Crimes Committed by Da'esh/ISIL] hanno stabilito nel Maggio 2021 che I delitti dell’Isis contro gli Ezidi sono un genocidio. Si sono espressi nello stesso senso i parlamenti dei seguenti Paesi, in ordine cronologico: Stati Uniti, UK, Canada, Francia, Scozia, Armenia, Israele, Iraq, Belgio, Olanda.
In Italia la commissione Affari esteri ha approvato all’unanimità la risoluzione Suriano (M5S) n. 7-00209 il 26 Marzo 2019 che impegna il Governo a “valutare le modalità più opportune per riconoscere ufficialmente il genocidio yazida”

Situazione attuale

Attualmente di circa 2800 minorenni e donne yazide rapite si sono perse le tracce. Circa 3200 dei sequestrati nel 2014 sono riusciti a scappare grazie all’aiuto di organizzazioni umanitarie e privati che si sono attivati in mille modi per riscattare le schiave tramite contrabbandieri e transazioni a rischio attraverso il deep web .
Şengal, Kocho [Koço in curdo, Kuju in arabo], Hardan, Khana Sor [Xanasor in curdo, Khansour in arabo], Quiniyeh, Ramadi Jabal, Dohula [Dhola, Duhulan] al-Shimal, Adnaniya, Jadala , Solagh sono le località più note dei massacri.
A fine 2020 sono state individuate 83 fosse comuni delle vittime ezide dell’Isis. Ne sono state esumate 17. La prima fossa è stata esumata a Kocho nel Marzo 2019, circa 5 anni dopo le stragi.


Fonti

Human Rights Council , 15/06/2016

Unearthing Atrocities: Mass Graves UN, 6/11/2018

Mortality and kidnapping estimates for the Yazidi… 9/05/2017

Neglected Yazidi mass graves finally exhumed in Iraq Saman Dawod,al Monitor, 30/10/2020

The Yazidi Refugee Crisis Yazda

sito ezida Yazda

Globalist Reportage 2016

Osservatorio Diritti Fontanelli, 14/11/2018

Independent 7/08/2019

Il genocidio degli Ezidi Zoppellaro, ed. Guerini,2017

Winning the Post-ISIS Battle for Iraq in Sinjar ICS, 2018

Un Popolo, 74 massacri Francesco Brusa 7/06/2021

Verso Sinjar Francesco Brusa 31/05/2021

Verso Sinjar, verso l’autodeterminazione del popolo Ezida 27/05/2021

Still going through hell’: the search for Yazidi women seven years on Kate Denereaz, The Guardian, 3/08/2021

Gallerie di immagini

Alfred Yaghobzadeh

74: The Yazidis’ Plight

Giulio Magnifico

Shingal Graphic Novel by Tore Rørbæk & Mikkel Sommer

Gettyimages


[Riccardo Gullotta]
Ay Şengal
Ay Şengal
Dil dişewite
Dil jan û êş e

Ez şewitîm bo xwişka
Ez şewitîm bo keça
Kal û pîr neman
Ka ye niştîman
Dil jan û êş e

Ay Şengal
Ay Şengal
Dinya kor, kerr û lal

Ez şewitîm bo dayika
Ez şewitîm bo yara
Dîsa şîn zewal
Çiya û newal
Dil jan û êş e

Ay Şengal
Ay Şengal
Dinya kor, kerr û lal

Ay Şengal
Ay Şengal
Dinya kor, kerr û lal

inviata da Riccardo Gullotta - 29/8/2021 - 23:33




Lingua: Inglese

English translation / Wergera Englishngilîzî / Traduzione inglese / الترجمة الانكليزية / Traduction anglaise/ Englanninkielinen käännös:
Adir Jan
SHENGAL

Ahi Şengal
Ahi Şengal
My heart is consumed by fire
My heart is suffering and pain

Consumed by fire for the girls
Consumed by fire for my sisters
There are no old people left now
So where is home?
My heart is suffering and pain

Ahi Şengal
Ahi Şengal
The world sees nothing, hears nothing, says nothing

Consumed by fire for the mothers
Consumed by fire for the lovers
Grief and extermination once again
Sweep the mountains and valleys
My heart is suffering and pain

Ahi Şengal
Ahi Şengal
The world sees nothing, hears nothing, says nothing

Ahi Şengal
Ahi Şengal
The world sees nothing, hears nothing, says nothing...

inviata da Riccardo Gullotta - 29/8/2021 - 23:35




Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Wergera Italiantalî / Italian translation / İtalyanca çeviri / الترجمة الإيطالية / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Gullotta
ŞENGAL

Ahi Şengal,
Ahi Şengal,
il mio cuore brucia
devastato dalla sofferenza e dall’angoscia

Brucia per le giovani
Brucia per le mie sorelle
Non ci sono ormai più vecchi laggiù,
dov’è casa ?
il mio cuore è in preda alla sofferenza e all’angoscia

Ahi Şengal,
Ahi Şengal,
Il mondo è cieco, sordo, muto

Brucia per le madri
Brucia per quelli che si amano
Dolore e sterminio ancora una volta
Per monti e per valli
Il mio cuore è in preda alla sofferenza e all’angoscia

Ahi Şengal,
Ahi Şengal,
Il mondo è cieco, sordo, muto

Ahi Şengal,
Ahi Şengal,
Il mondo è cieco, sordo, muto...

inviata da Riccardo Gullotta - 30/8/2021 - 09:04




Lingua: Turco

Türkçe çeviri / Wergera tirkî / Traduzione turca / Turkish translation / الترجمة التركية / Traduction turque / Turkinkielinen käännös:
Adir Jan

ŞENGAL

Ah Şengal
Ah Şengal
Yüreğim yanıyor
Yüreğim ağrı, sancı dolu

Kızlar için yanarım
Kızkardeşler için yanarım
Yaşlı insan kalmadı
Ne yer kaldı ne de yurt
Yüreğim ağrı, sancı dolu

Ah Şengal
Ah Şengal
Dünya kör, sağır ve lâl

Anneler için yanarım
Sevenler için yanarım
Şengal‘ın dağları tepeleri
Yine matem, yine yok ediliş
Yüreğim ağrı, sancı dolu

Ah Şengal
Ah Şengal
Dünya kör, sağır ve lâl

Ah Şengal
Ah Şengal
Dünya kör, sağır ve lâl…

inviata da Riccardo Gullotta - 31/8/2021 - 11:04




Lingua: Francese

Traduction française / Wergera fransî / Traduzione francese / Fransızca çeviri / الترجمة الفرنسية / French translation / Ranskankielinen käännös :
Riccardo Gullotta
SINJAR

Ahi Sinjar,
Ahi Sinjar
Mon coeur brûlant
Plein de douleur, mon cœur souffre

J'ai brûlé pour mes sœurs,
J'ai brûlé pour les filles
pas de vieillards, pas de vieilles femmes ne restent
Où est la patrie maintenant
Plein de douleur, mon cœur souffre

Ahi Sinjar,
Ahi Sinjar
Le monde est aveugle, sourd, muet

J'ai brûlé pour les mères,
J'ai brûlé pour les aimants
Encore une fois le chagrin et l'extermination
Montagnes et vallées
Plein de douleur, mon cœur souffre

Ahi Sinjar,
Ahi Sinjar
Le monde est aveugle, sourd, muet

Ahi Sinjar,
Ahi Sinjar
Le monde est aveugle, sourd, muet…

inviata da Riccardo Gullotta - 1/9/2021 - 17:20


Violenza sull’infanzia
Il rapporto The Plight of Yezidi Child Survivors of ISIS di Amnesty International del 2020 dà conto delle violenze sistematiche perpetrate dai jihadisti dell’Isis contro migliaia di minori ezidi.

Riccardo Gullotta - 1/9/2021 - 17:24




Lingua: Tedesco

Deutsche Übersetzung / Wergera Elmanî / Traduzione tedesca / German translation / Almanca çeviri / الترجمة الألمانية / Traduction allemande / Saksankielinen käännös:
Adir Jan



SHENGAL

Ay Shengal
Ay Shengal
Das Herz brennt
Das Herz ist Leid und Schmerz

Verbrannt für die Mädchen
Verbrannt für meine Schwestern
Greise gibt es gar nicht mehr
Wo gar ist die Heimat
Das Herz ist Leid und Schmerz

Ay Shengal
Ay Shengal
Die Welt ist blind, die Welt ist taub, die Welt ist stumm

Verbrannt für all die Mütter
Verbrannt für die sich lieben
Wimmern wieder Vernichtung
Über Berg und Tal
Das Herz ist Leid und Schmerz

Ay Shengal
Ay Shengal
Die Welt ist blind, die Welt ist taub, die Welt ist stumm

Ay Shengal
Ay Shengal
Die Welt ist blind, die Welt ist taub, die Welt ist stumm…

inviata da Riccardo Gullotta - 3/9/2021 - 17:43




Lingua: Siciliano

Traduzzioni siciliana / Wergera Sîcîlyayî / Sicilian translation / Sicilyaca çeviri / ترجمة صقلية / Traduction sicilienne / Sisiliankielinen käännös:
Riccardo Gullotta


Yazidi chidren rescued from Isis credit: Bülent Kılıç *
Yazidi chidren rescued from Isis credit: Bülent Kılıç *



* Bulent Kilic , fotografo di Afp e premio Pulitzer per la Fotografia, è stato arrestato il 26 giugno 2021 e malmenato dalla polizia turca a Istanbul mentre riprendeva le manifestazioni per il Pride. La marcia era stata vietata dalle autorità governative. Rilasciato poche ore più tardi, ha denunciato la polizia turca per violenze durante l'arresto.
SCENGAL

Ivì Scengal,
Ivì Scengal,
U me cori abbrucia
Nchiagatu i mpasima

Abbruciai ppi me soru
Abbruciai ppî picciotte
Un campanu cchjù vecchi, un duranu vecchie
Unni je u paisi camora
U me cori nchiagatu i mpasima

Ivì Scengal,
Ivì Scengal,
I genti un ci vidunu, un ci sentunu, un parranu

Abbruciai ppi matri
Abbruciai ppi chiḍḍi ca si vonu beni
Strangusci e straggi n’autra vota
Ntra muntagni e vaḍḍi
U me cori nchiagatu i mpasima

Ivì Scengal,
Ivì Scengal,
I genti un ci vidunu, un ci sentunu, un parranu

Ivì Scengal,
Ivì Scengal,
I genti un ci vidunu, un ci sentunu, un parranu …

inviata da Riccardo Gullotta - 3/9/2021 - 22:10


MENTRE ESPRIME CONTRARIETA' PER LE OPERAZIONI TURCHE (approvate dal PDK di Barzani) NEL NORD DEL PAESE, IL GOVERNO IRACHENO NON LESINA LE PROVOCAZIONI CONTRO L'AUTONOMIA DI SHENGAL
Gianni Sartori

Approfittando dell'interessata “distrazione” dell'opinione pubblica, in particolare di quella occidentale, tutta concentrata sull'Ucraina, l'aspirante “pacificatore” Erdogan va intensificando gli attacchi militari contro la resistenza curda.
E – purtroppo – col sostegno di un partito curdo, il PDK (Partito Democratico Curdo).

Infatti gli attacchi nel Kurdistan del Sud (con un massiccio utilizzo di elicotteri, in particolare nella zona di Kurojahro), godrebbero non solo dell'approvazione, ma anche della collaborazione del partito di Barzani.

In un comunicato dell'Ufficio stampa delle HPG (Forze di Difesa del Popolo, braccio armato del PKK) si può leggere che “alle 22h36, nella notte del 21 aprile, elicotteri appartenenti all'esercito turco hanno attaccato la zona di resistenza di Kurojahro (zona controllata dal PKK nda) dopo aver sorvolato le zone controllate dal PDK controllato dal clan Barzani. Oltre agli elicotteri d'attacco e agli elicotteri Sikorsky S-61 (di fabbricazione USA nda ), le forze turche hanno utilizzato un elicottero Chinook (sempre di fabbricazione statunitense nda). L'esercito turco ha tentato di far atterrare dei soldati dagli elicotteri. Le nostre forze sono intervenute distruggendo gli elicotteri”.

Nel corso delle ore successive della notte l'esercito turco ha messo in campo un'altra decina di elicotteri e altri sarebbero stati danneggiati dai guerriglieri. Un altro è stato abbattuto in prossimità della base di Sîre a Shaladize al momento del decollo.

Intanto i combattimenti tra la guerriglia curda e l'esercito di Ankara proseguivano anche nella zona di Zap.

Paradossalmente, mentre il PDK mostra “comprensione attiva” (se non peggio) per le operazioni turche, il governo iracheno, attraverso il ministero degli Esteri, ha smentito le affermazioni di Ergogan sulla presunta collaborazione di Bagdad.

Testualmente, il portavoce del ministero, Ahmed Sehaf, ha dichiarato che “il ministero iracheno degli esteri considera l'operazione militare della Turchia come una palese violazione del territorio iracheno, pericolosa per l'integrità dell'irak. Questa operazione nuoce all'Irak e suscita molta inquietudine”.

Tuttavia, stando alle dichiarazioni di comando delle unità di resistenza di Shengal l'esercito iracheno starebbe attaccando la regione yazida di Shengal. Colpendo provocatoriamente le forze di sicurezza di Asayîşa Êzîdxanê e delle YBŞ e YJŞ (unità femminili di Shengal)

E questo starebbe accadendo sotto precisa richiesta sia del PDK che della Turchia.

Dal comunicato delle YBŞ si ricava che “nel pomeriggio del 18 aprile, l'esercito iracheno ha attaccato direttamente un posto di controllo di Asayîşa Êzîdxanê a Digur.

Le forze di sicurezza sono state costrette a rispondere all'attacco dell'esercito iracheno”. In realtà sarebbero stati esplosi, più che altro, colpi di avvertimento. Ma comunque nel breve scontro a fuoco sarebbero rimasti feriti sia membri delle forze di sicurezza che alcuni civili. Almeno un militante sarebbe deceduto per le ferite.

Altre provocazioni si registravano il 19 aprile, verso le 2 di notte, quando i soldati iracheni tentavano, invano, di catturare qualche civile. Si tratta di zone da cui le milizie dei curdi yazidi avevano scacciato l'Isis e che finora erano controllate congiuntamente da YBŞ e YJŞ con l'esercito iracheno.

Sempre dalla fonte delle YBŞ apprendiamo che “la nostra posizione finora si basava sulla soluzione di problemi non sulla risposta alle provocazioni. Non non pensiamo che questi attacchi dell'esercito iracheno siano estranei a quelli del PDK e dello stato espansionista turco. Essi avvengono sotto la loro pressione, hanno lo scopo di riportare il nostro popolo sotto l'oppressione (...) e mirano a distruggere la nostra volontà politica riportandoci nella situazione del 2014”.

In precedenza, il 9 ottobre 2020, governo iracheno e PDK avevano concordato di liquidare l'autonomia della regione di Shengal (mentre la Turchia manovrava la riunione da dietro le quinte). Da parte loro le YBŞ, convinte che “i problemi si possono risolvere con il dialogo”, anche dopo l'ottobre 2020 avevano “continuato a lavorare per una soluzione concordata, ma dopo gli ultimi attacchi siamo costretti a reagire”.

Nel loro comunicato YBŞ e YJŞ rivendicando i loro “coraggiosi combattenti caduti a centinaia per la liberazione e la difesa di questo paese” ribadiscono con forza di aver “liberato il nostro popolo e la nostra terra in condizioni molto difficili conducendo una guerra implacabile contro il terrore dello Stato islamico senza mai abbandonare le nostre posizioni. Oggi come ieri siamo determinati a resistere contro qualsiasi attacco. Promettendo al nostro popolo di difendere la nostra terra ancestrale fino all'ultima goccia di sangue”.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 22/4/2022 - 16:31



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