Lingua   

Martillo pilón

Imanol
Lingua: Spagnolo

Lista delle versioni e commenti


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Parole di “Somorrostro”, pseudonimo di un minatore basco, un operaio poeta allievo di Gabriel Aresti
Musica di Imanol
Disco: Herriak ez du barkatuko (1976)
con il gruppo Gwendal
Testo da La Zamarra de Gustavo

Perfetta per il 1 maggio, questa poesia musicata di un operaio basco che mi sembra riallacciarsi direttamente a Brecht e alle Domande di un lettore operaio.

Gruppo di minatori baschi. Fine del XIX secolo
Gruppo di minatori baschi. Fine del XIX secolo


Para un día como hoy, una canción que hizo Imanol sobre el poema de un minero vasco que iba a unas clases de poesía de Gabriel Aresti. Sorprende la lucidez de una letra en castellano con una validez muy actual: la corriente profunda de la historia, la intrahistoria, y el materialismo histórico (o el dialéctico, siempre los confundo porque soy asistemático)
Los músicos que le acompañan pertenecen al mítico grupo Gwendal
Gustavo Sierra Fernández
Hoy como ayer la sangre está vertida,
hoy como ayer latente está la afrenta
que a través de los siglos en su cuenta
acumuló mi clase escarnecida.

Somos los hombres que la historia olvida,
aquellos a quien nadie representa,
los que el mundo en sus libros no comentan
ni los dioses nacieron a la vida.

Perdimos mil batallas en la huida,
nos diezmaron las pestes, la tormenta,
rasgando con sadismo nuestra herida,
¡rasgando con sadismo nuestra herida!

Pero escuchar la clase enflaquecida:
los parias de la historia y de la renta
no dan aún la guerra por perdida
¡no dan aún la guerra por perdida!
¡NO DAN AÚN LA GUERRA POR PERDIDA!

inviata da Lorenzo tramite Gustavo - 1/5/2020 - 12:38


Non è corretta l'attribuzione del testo a “Somorrostro, pseudonimo di un minatore basco" ma l'equivoco ha le sue origini che cerco di chiarire.

Imanol nel disco citato (Herriak ez du barkatuko)la attribuisce interamente a se stesso sia sul vinile che nel retro della copertina, mentre nella parte interna del cartonato contenente i testi, attribuisce le parole a "un operaio di Somorrostro".

Il "Somorrostro" era quella striscia scomposta di case ammassate tra il mare e le fabbriche di Barcellona che si estendeva per una decina di ettari circa. Una specie di ghetto, un barrio di baracche che in seguito è stato riabilitato, un quartiere che si è deliberatamente tentato di cancellare dalle mappe e dalla memoria della cittá, come se non fosse mai esistito. La prima testimonianza, a mio sapere, della sua esistenza si trova all'interno del "Diari de Barcelona" del 23 Agosto 1882. Il barrio raggiungeva un picco di 20.000 abitanti appena conclusa la Guerra Civile: una città nella città!

Il disco di cui parlavo è uscito solo in Francia per la (mai benedetta abbastanza) Chant Du Monde, nel 1976, nella sezione "Le Nouveau Chansonnier International: Pays Basque Euskadi" e Imanol all'epoca era ancora un rifugiato politico, l'anno seguente la CBS potè mettere sul mercato spagnolo il disco di Imanol (probabilmente anche perchè il dittatore era morto)"Lau Haizetara" che conteneva una selezione ri-registrata delle canzoni apparse in precedenza nei dischi "francesi" e dove le parole di Martillo Pilon erano attribuite a "Somorrostro" scritto così tra virgolette. Quando il mio "fratello in arte" Evgen Kirjuhel produsse l'LP "Contra La Muerte - Espagne En Marche" con la sua etichetta personale Droug (sempre in Francia, o meglio Bretagna), la canzone in questione vi compariva e le parole risultavano semplicemente di "Un Minatore Basco". L'anno non lo conosco, la prossima volta che ci sentiamo mi ricorderò di chiederglielo. La verità assoluta sul testo di Somorrostro non si saprà quindi mai, ora che purtroppo Imanol non cè più e neppure Elisa Serna, magari potessi ancora parlare con loro e chiedere sciocchezze di questo genere.

Flavio Poltronieri

Flavio Poltronieri - 1/5/2020 - 15:29


In effetti l'attribuzione ha del misterioso. Io ho trovato questo commento nel blog di Fernando Lucini:

Pero sí puedo contarte la historia de "Somorrostro", que efectívamente era un poeta aficionado del círculo de Aresti. Me contó Arantxa Urretebizkaia (escritora donostiarra y actualmente casada con el actor Xabier Elorriaga) que había conocido a Imanol en el Grupo Argia de baile, donde los dos participaban. Por los primeros setenta eran novietes y en uno de los viajes que ella hizo a París le llevó unos folios que le había pasado Aresti de un amigo suyo. Arantxa ha estado siempre muy bien relacionada con el mundo literario vasco. De esos folios salieron dos buenos temas, como "Martillo Pilón" y la inolvidable "Es mayo", de la que Eliseo Parra hace una extraordinaria versión en el proyecto Imanol. Donosti Tombuctú.

Josemari Alemán Amundarain

1/5/2020 - 15:44



Lingua: Italiano

Traduzione di Flavio Poltronieri

Ce l'ho l'omaggio a Imanol e con tutto il rispetto per Eliseo Parra (che pure mi piace), ne ha fatto una versione forse più superficialmente godibile al pubblico musicofilo ma il canto originale di Imanol in Es Mayo fa venire dei brividi alti quattro dita ogni volta che lo si ascolta.

Comunque, per me, le canzoni politiche di quegli anni 70 di Imanol valevano quelle d'amore e odio di Leonard Cohen.
Oggi come ieri il sangue è versato
Oggi come ieri occulto sta l'oltraggio
Accumulato da secoli
Dalla mia classe scorticata viva

Noi siamo quelli che la storia dimentica
Quelli che nessuno rappresenta
Quelli di cui il mondo non parla nei suoi libri
Quelli che gli déi hanno omesso di creare

Abbiamo perduto mille battaglie nella fuga
Siamo stati decimati dalla peste e dalla tormenta
Che, con sadismo, lacerano la nostra ferita
Che, con sadismo, lacerano la nostra ferita

Ma ascoltate la classe infiacchita
Per i paria della storia e del denaro
la guerra non è ancora perduta!
la guerra non è ancora perduta!
LA GUERRA NON E' ANCORA PERDUTA!

inviata da Flavio Poltronieri - 1/5/2020 - 16:07



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