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Il povero Cristo

Vinicio Capossela
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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Povero Cristo


"A Riace, a chi lotta per mettere in pratica la buona novella"

Il nuovo disco viene anticipato dall’uscita de “Il povero Cristo”, brano che riferisce dell’incapacità dell’uomo di salvarsi seguendo il precetto in cui è racchiusa tutta la Buona Novella: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Un precetto semplice, ma evidentemente impossibile da realizzare. L’avidità, l’egoismo e l’ignoranza dell’uomo portano Cristo a rinunciare al suo insegnamento e a tornare infine sulla croce. “Cristo” racconta Capossela “incontra l’uomo e impoverisce fino a diventare il povero cristo che, sulla bocca di tutti, si fa sinonimo della condizione umana”.
Il povero Cristo
è sceso dalla croce
per prima cosa ha appreso
la condizione atroce
Amar la vita e viverla
ed essere felice
Amar la vita e vivere
sapendo di morire

Ma invece di un fratello
vedere nel suo simile
il primo da affogare
se appena è un po’ più debole

Il povero Cristo
è sceso dalla croce
si è messo sulla strada
E va ascoltando voci
c’è chi lo tira a destra
chi lo spoglia a sinistra
tutti lo voglion primo
nella loro lista

Ma piuttosto che da vivo
a dare il buon ufficio
è meglio averlo zitto
e morto in sacrificio

E intanto nel mondo una guerra è signora della Terra
E intanto nel mondo una guerra è signora della Terra

Il povero Cristo
è sceso dalla croce
e Cristo come Eva
ha incontrato l’uomo
Aveva un paio di baffi
e un coltello da affilare
lo sguardo torvo non
smetteva di sfidare

E gli ha detto: “Cristo, spostati e lasciami passare
non voglio sentir prediche, ho già molto da fare”

E intanto nel mondo una guerra è signora della Terra
E intanto nel mondo una guerra è signora della Terra

Il povero Cristo
è sceso dalla croce
e ha visto che per l’uomo
non può esserci unità
Non una cosa sola
cattiva oppure buona
ma pezzi frantumati
come è stato creato

Dovrà sempre mentire
a chi gli sta vicino
perché c'ha dentro il cuore
le stanze di un casino

E intanto nel mondo una guerra è signora della Terra
E intanto nel mondo una guerra è signora della Terra

Il povero Cristo
è tornato sulla croce
con il dono che
a tutti qui ha portato
La Buona Novella
dove per scritto è messo
"Ama il prossimo tuo
come fosse te stesso"

Ma troppo era difficile
forse anche oltre l’umano
così si è ritirato
all’uomo ha rinunciato

Una veste di silenzio
si è cucito addosso
Il povero Cristo
tace, grida all’uomo
a più non posso

20/4/2019 - 12:10



Nel primo estratto, Il povero Cristo, parli della guerra come padrona della Terra e di una mancanza di unità degli uomini. Non posso che fare un collegamento con l’attualità.
L’unità a cui faccio riferimento in questo brano è la capacità di essere una cosa sola. Noi siamo moltissime cose e, per questo, una delle religioni più evolute era quella greca, il politeismo. Riconosceva la molteplicità e trovava divina ogni singola parte del complesso olimpo che tutti noi siamo: c’era una divinità della discordia, Hermes era la divinità dell’approfittare della situazione, della mano lesta, del mercante.

E le religioni monoteistiche, invece?
Se leggi la Qabbalah è una disciplina dell’unità. Inizia così tutta la faccenda della religione ebraica, da cui discende quella cristiana. Le religioni monoteiste hanno l’ambizione a questa cosa – a mio parere un po’ disumana – di essere una cosa sola. Il mio riferirmi all’unità con “dovrà sempre mentire/a chi gli sta vicino/ perché ci ha dentro il cuore/più stanze di un casino” è perché, col fatto che siamo tante cose, siamo costretti a mentire: non possiamo realmente essere una cosa sola.

Un esempio?
La cosa più banale: la relazione amorosa. Siamo costretti a mentire per dare questa illusorietà di unità. Il povero Cristo è un brano sulla natura dell’uomo, sul fatto che il precetto di amare il prossimo tuo come te stesso, è così difficile da essere inattuabile.

Perché?
Richiede un grande lavoro. È più facile trovarsi un nemico, coalizzarsi contro un nemico, mors tua vita mea. Questo è la parte più facile dell’istinto.



Foto di Marco Zanella
Foto di Marco Zanella




Capisco, ma tornando all’attualità?
Discende da questo discorso sulla natura umana. A livello di comunicazione, di politica – come prefigurava de Boer – è una specie di grande spettacolarizzazione di concetti sempre più scarni, semplificati, che contemplano sempre meno la complessità della realtà delle cose. Si torna a quella semplificazione che porta alla frantumazione, allo scontro. Il termine “politico” è improprio per figurare molti dei protagonisti della scena attuale, che io direi facenti parte del mondo dello spettacolo.

Quindi, in riferimento a quello che stai dicendo, cos’è la politica?
È l’arte di mettere d’accordo, di cercare accordi, di trovare unioni. Il consenso e la notorietà sono concetti vicini al mondo dello spettacolo, concetti che si basano sulla disunione. La storia ci ha mostrato bene delle cose che continua a mostrarci.

Tornando al brano, qual è la caratteristica principale del povero cristo odierno?
L’invisibilità. Come Salvatore, che sta sotto la mia strada, urla tutto il male che il mondo gli ha fatto ed è completamente inascoltato. La gente passa, vede e non vede. C’è un libro che mi ha toccato molto, di un medico che parla dei riconoscimenti dei cadaveri in mare. Come dare un’identità ai morti? È l’apice dell’invisibilità: morire e non sapere chi sei. Perdere la traccia di sé sulla Terra. Non si può prescindere – parlando dei poveri cristi – dai morti del Mediterraneo, da chi vi arriva e come vi arriva. E poi ci sono tutte le persone che non riescono a vivere una vita dignitosa.

dall'intervista su Rolling Stone

21/5/2019 - 22:48


Alla faccia della Buona Novella: 17 milioni di anni di storia per passare da Uro, il bovino primordiale delle pitture rupestri di Lascaux, all'uomo che oggi distrugge ridendo la vita di chi è debole o si fa esplodere nel nome del paradiso...........Complimenti a noi!!!

Flavio Poltronieri - 22/5/2019 - 08:22


Flavio, 17 mila anni, non 17 milioni. La nostra specie non è così antica

Lorenzo - 22/5/2019 - 12:24


Ok però anche in quel caso ho sentore sarebbe indifferente, tu che ne pensi?

Flavio Poltronieri - 22/5/2019 - 12:39


Hai ragione, l'unica differenza è che tra 17000 anni, o anche molto meno, potremmo avere già distrutto il nostro pianeta e tutti gli altri problemi finirebbero inevitabilmente in secondo piano....

Lorenzo - 22/5/2019 - 12:58


Già, se l'evo-involuzione umana si fosse spiegata in 17 milioni di anni, lo stato di degrado in cui siamo sarebbe ancora ragionevole... ma sono solo 17.000 e ci ritroviamo con un pianeta distrutto dove dominano Neanderthal meno evoluti degli originali...

B.B. - 22/5/2019 - 13:02


Caro B, mi rendo conto che mi stai indirettamente dando dell'ottimista. Forse sotto, sotto, inconsciamente lo sono (ma molto inconsiamente e molto sotto)!!

Questo disco è un meraviglioso affresco di una storia fatta di ingiustizie, crimini e guerre, il Povero Cristo passa inosservato nel migliore dei casi, Cohen cantava "c'è una legge, c'è un braccio, c'è una mano" qui c'è solo una mano, non si vede a chi appartenga, tinge i volti di nero, un volto sporcato che diventa anonimo tra gli anonimi. In lontananza c'è il mare, la barca è distrutta, le reti sono attaccate all'albero (?), sulla spiaggia non c'è nessuno, spazio e tempo sono indefiniti...quindi si vedono solo uomini, poi da dietro si intravede una donna, incinta e seducente, l'unica ed è la stessa ritratta nella fotografia incorniciata...

Flavio Poltronieri - 22/5/2019 - 17:36



Make Neanderthal love, not Neanderthal war!



I'm a Neanderthal man
You're a Neanderthal girl
Let's make Neanderthal love
In this Neanderthal world

I'm a Neanderthal man
You're a Neanderthal girl
Let's make Neanderthal love
In this Neanderthal world

I'm a Neanderthal man
You're a Neanderthal girl
Let's make Neanderthal love
In this Neanderthal world

I'm a Neanderthal man
You're a Neanderthal girl
Let's make Neanderthal love
In this Neanderthal world

ad libitum / ad libidinem!

L'Anonimo Neanderthaliano del XXXVI Secolo a.Cr. - 22/5/2019 - 22:45


Uh, uh, meik lov not uor! Ahhh! Slap slap! Suck suck! Trasi e nesci, trasi e nesci, trasi e nesci! Ahhh! LOOOVVV!!! OORG...!!! C'mon, baby, suck my fire! But you have to use a chicken if you want to touch it!! (a chilla bonanima de Frenk Zappa!)

B.B. delle Caverne - 22/5/2019 - 23:02



Lingua: Francese

Version française – L’AMOUR À LA NÉANDERTAL – Marco Valdo M.I. – 2019
Chanson anglaise – Make Neanderthal love, not Neanderthal war ! – HOTLEGS – 1970

Dialogue Maïeutique

neandertal2B


Tu sais, Lucien l’âne mon ami, moi, personnellement, ik persoonlijk – je dis comme ça à cause du jeu de mot laid : « geen ander taal » (« pas d’autre langue »), qui est la revendication linguistique de nos amis flamands, et qui a fait découvrir au monde l’homme de « geen ander taal » – je suis un descendant direct de mes aïeux, des Mosans, sans doute originaires des Pays de la Basse Meuse ou des Bouches de Meuse et du Rhin, qui eux-mêmes par belles personnes interposées, descendaient de la femme de Néandertal, Ainsi, nous sommes des Néandertaliens par les femmes et plus que vraisemblablement aussi, nous sommes des geenandertaliens anciens, mais des « geenandertaliens » de fait – depuis comme on le voit nous avons accepté d’autres langues.

Oh, dit Lucien l’âne, quand on remonte par les femmes, c’est une ascendance plus sûre, comme depuis fort longtemps, certains l’ont compris.

Lucien l’âne mon ami, quelques milliers d’années, – finalement, c’est très peu de temps, à l’échelle de la vie, un instant et même moins. Sauf que nous autres, les « humains », on a peut-être éliminé les autres sortes d’hominidés. Et si ce n’est pas le cas, car il y a d’autres hypothèses à la disparition des Néandertaliens, nos aptitudes aux génocides ne sont pas des supputations et ce n’est pas qu’une question de couleur de peau. On s’entremassacre pour bien d’autres motifs. Alors, Néandertalien, Français, Italien ou Roumain, quelle importance, tant qu’on jouit de l’existence.

Oh, dit Lucien l’âne, tu as tout à fait raison. Pourquoi ne dirait-on pas tant qu’on est Américain, Indien, Africain ou Mélanésien, tant qu’on vit (c’est le cas de le dire !), quelle importance ?

Certes, Lucien l’âne mon ami, tant qu’on n’est pas populiste, qu’on n’est pas nationaliste, qu’on n’est pas fasciste, tant qu’on vit, quelle importance !

Oh, dit Lucien l’âne, Jacques Brel, si tu te souviens, chantait aux temps du « Make love, not war », « Tant qu’on a que l’amour… », si, si, « Tant qu’on a que l’amour… », autant dire rien dans les mains, rien dans les poches, il y a quelque chose qui cloche. Ah, l’amour, toujours l’amour et puis, quoi ? Monte là-dessus et tu verras mon… Ach, so ! Assez flirté, baissez culotte !, disait le reître en rut. Le même Jacques Brel chantait aussi un peu plus tard : « Madame promène son cul sur les remparts de Varsovie… », une variante de « Faites l’amour, pas la guerre ou faites les deux : mariez-vous ! ». Vian conseillait aux filles «Boris Vian: Ne Vous Mariez pas les Filles » ; on conseillera la même chose aux gars. Mais au fait, pourquoi tu parles de tout ça ? Pourquoi tout ce délire ? On peut se le demander, avec juste raison, Marco Valdo M.I. mon ami. Que vient faire ici dans ce Pays Traduisan des Chansons contre la Guerre, un « geenandertaalien » comme toi ?

Eh bien, Lucien l’âne mon ami, car j’ai établi une version française de cette immortelle chanson de langue anglaise que notre ami L’Anonimo Neanderthaliano del XXXVI Secolo a.Cr. A a ramenée de sa lointaine époque. Je l’ai fait par souci paléontologique et pour que ce chef-d’œuvre ne reste pas ignoré des locuteurs de langue française et aussi, car c’est un des premiers balbutiements de la culture spectaculaire et des chansons contre la guerre, car son titre originel est : « Make Neanderthal Love, not Neanderthal War ! », ce qui se traduit évidemment par « Faites l’amour néandertal, pas la guerre néandertal ! » – ou quelque chose d’approchant et annonce furieusement ce « Make love, not war ! » des années soixante du siècle dernier – sentence qui eut raison de la Guerre du Vietnam . Je te laisse la découvrir, mais n’empêcha pas celles d’Irak, par exemple.

C’est bien possible, dit Lucien l’âne, mais moi, je la connaissais déjà depuis longtemps cette chanson et même, depuis sa création dans les cavernes de nos régions et même lors de sa diffusion par les aèdes sur les routes du Péloponnèse. À ce sujet, peut-être que notre ami Riccardo pourrait en retrouver une version grecque. Cela dit, il nous faut reprendre notre tâche et tisser le linceul de ce vieux monde oublieux, amnésique, humain, trop humain et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane

Je suis un homme de Néandertal,
Tu es une femme de Néandertal,
Faisons l’amour à la Néandertal
Dans ce monde de Néandertals.

Je suis un mec de Néandertal,
Tu es une meuf de Néandertal,
Faisons l’amour à la Néandertal
Dans ce monde de Néandertals.

Je suis un pey de Néandertal,
Tu es une mey de Néandertal,
Faisons l’amour à la Néandertal
Dans ce monde de Néandertals.

Je suis un papy de Néandertal,
Tu es une mamie de Néandertal,
Faisons l’amour à la Néandertal
Dans ce monde de Néandertals.

Je suis un pépé de Néandertal,
Tu es une mémé de Néandertal,
Faisons l’amour à la Néandertal
Dans ce monde de Néandertals.

ad libitum / ad libidinem !

inviata da Marco Valdo M.I. - 26/5/2019 - 17:33



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