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La fille aux chansons [Marion s'y promène]

Malicorne


Lingua: Francese

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Canzone popolare (Île-de-France/Francia occidentale/Québec)
Chanson populaire (Île-de-France/France de l'ouest/Québec)
Riarrangiamento: Gabriel Yacoub / Malicorne
Arrangement: Gabriel Yacoub / Malicorne
Album: Malicorne II "Le mariage anglais" (1975)
Canto / Chant: Gabriel Yacoub / Marie Sauvet

Marie Sauvet e Gabriel Yacoub, 2010.
Marie Sauvet e Gabriel Yacoub, 2010.


La fille aux chansons, o Marion s'y promène proviene dal secondo album “numerato” dei Malicorne, Malicorne II ("Le mariage anglais") del 1975, ed è, in assoluto, uno dei brani più impressionanti del gruppo. Anche per la durata, che supera i dieci minuti; ma sono dieci minuti di affresco musicale, dove la melodia tradizionale è stata rielaborata in maniera veramente superba e ipnotica fondendo le armonie antiche con la lezione del progressive allora più moderno, di modo che il brano assume le fattezze di una vera e propria suite. La continua ripetizione dei refrain (“Sur les bords de la France”, “Sur les bords de l'eau”) è un procedimento antichissimo delle ballate tradizionali che sembra cullare l'ascoltatore di questa canzone drammatica, accompagnandolo al climax quasi si trovasse veramente a ondeggiare sul mare a bordo della sinistra nave; la ripartizione del canto tra Gabriel Yacoub e Marie Sauvet, gli arrangiamenti sottili e gli incastri melodici ne fanno un pezzo veramente unico, forse la summa dell'arte del primo e inarrivabile periodo dei Malicorne.

Il punto di partenza, come specificato dallo stesso Gabriel Yacoub a suo tempo, è una complainte un tempo assai comune specialmente nell'Île-de-France e in tutta la parte occidentale della Francia; da qui passò in Québec. Pur senza saperne con esattezza precisarne l'origine, è possibile però affermare che appartiene a una ben consolidata tradizione ballatistica europea secondo lo schema “fanciulla solitaria che passeggia sulle rive del mare – nave che arriva – comandante o marinaio che la richiama a bordo – fanciulla che s'imbarca di spontanea volontà – ripensamento e rimorso – pensieri alla casa materna / coniugale – dramma che si compie (in vari modi)”. Le varianti, naturalmente, sono pressoché infinite; in comune hanno però l'origine veramente antica. Non si tratta qui di rielaborazioni sei o settecentesche, ma di tematiche pienamente medievali che traducono sia paure ataviche di origine sicuramente più antica, sia pericoli allora più che reali.

In questa ballata, la vicenda sembra riportare ad uno di questi pericoli: i pirati. La pirateria non aveva niente del “romanticismo” che siamo portati ad attribuirle adesso; in questo modo, la ballata (come tutte quelle di questo filone, del resto) ha anche una funzione di ammonimento. La condizione di schiavitù familiare delle giovani donne era del resto tale, che il desiderio di fuga le poteva indurre a gettarsi nell'ignoto, cosa che puntualmente avviene in questo tipo di ballate: la fanciulla viene attirata a bordo in vari modi (qui con una canzone sapientemente intonata da un pirata, che suscita la curiosità della ragazza) e, quando dopo poco realizza la sua sorte, è oramai troppo tardi. Quel che contraddistingue questa ballata nel suo filone, è la presa di coscienza della violenza che dovrà subire; cerca di premurarsi e di difendersi stringendo i legacci del vestito per evitare di essere violentata, ma del tutto inutilmente di fronte alla spada. Non le resta che uccidersi, subendo poi anche l'oltraggio di essere gettata morta in mare (il che le impedisce una giusta e cristiana sepoltura, morendo quindi nel peccato mortale secondo l'ottica medievale che non contemplava minimamente, per una donna, la violenza subita). Tale particolare ottica è sempre da tenere presente (si veda, ad esempio, Crow and Pie); la fanciulla contravviene all'ordine naturale delle cose e, quindi, viene punita.

Il filone di tali ballate contempla, sempre sullo schema-base, varianti dove la fanciulla segue un barcarolo solitario che se la porta via dalla mamma, e dove la punizione consiste non nella violenza e/o nella morte, ma nella morte della madre di crepacuore; è il caso della ballata panitaliana Nina, Nina, son barcaiolo, notissima nella sua versione toscana:

Nina, Nina, son barcaiolo, son dell'arte e son gentile;
Nella mia barca se vuoi venire, io ti porto in alto mar. [bis]
In alto mare che noi saremo, un bel foco accenderemo;
E qualche cosa cucineremo all'usanza de' marinar. [bis]
Quando furono a mezza strada la incontrarono una vecchierella,
E lei le disse, Ninina bella, la tua mamma non ce l'hai più. [bis]
Barcaiolo, barcaiolo, barcaiolo pòrtenemi via;
Voglio tornare dalla mammina mia a raccontarglielo il disonor. [bis]
Suona suona il campanello, ma nessuno le rispondeva;
E dentro c'era la sua mammina morta, ch'era morta dal gran dolor. [bis]


(La seguente è invece una versione veneta intepretata da Sandra Mangini e Michele Troncon da uno spettacolo di Gualtiero Bertelli:)



Un'altra principale variante è quella “demoniaca”, dove il seduttore/rapitore, sempre in ambiente marinaresco, è il Diavolo in persona. Variante rappresentata perfettamente dall'antica ballata britannica James Harris, or the Daemon Lover (Child 243), nota nelle versioni americane come The House Carpenter. In questa variante, usualmente, una giovane donna sposata ad un bravo e onesto lavoratore (il “falegname”) viene sedotta da un apparentemente ricco marinaio mentre cammina sull'usuale riva del mare e abbandona marito e figli per seguirlo in luoghi lontani e esotici (“on the banks of Italy” nella ballata, dove l'Italia è una terra di sogno “dove i gigli crescono sulle rive del mare”). Qui la catastrofe è commisurata alla portata del demoniaco seduttore: non si há violenza, ma la nave affonda in un gorgo per andare direttamente all'inferno.

Il carattere di ammonimento di tutto questo filone ballatistico è chiarissimo, e non è certo un caso che sia facilmente approdato nell'America puritana, dove si è talmente mantenuto nella tradizione da approdare alle hit-parades negli anni '70, ad esempio con la famosissima versione di Joan Baez (“The House Carpenter”):



Pirati, barcaioli seduttori, il Diavolo; questa la tradizione alla quale appartiene anche La fille aux chansons. Da dire che tutto ciò non poteva, chiaramente, non essere noto anche a Gabriel Yacoub. Ma, negli album, i Malicorne si facevano notare per la stringatezza delle note storiche, una loro caratteristica programmatica. Speriamo qui d'aver meglio chiarito da che cosa questa canzone provenga. Nella nostra ottica, che -come è noto- tende a indagare la violenza sulle donne fin dalle sue più antiche testimonianze e affioramenti nella poesia e nel canto popolare, questa canzone ha da dire parecchie cose; prima fra tutte che, se si sfugge dalle prigioni familiari (genitori o marito), l'unico risultato è il disonore, lo stupro, la morte (propria o delle persone care) e l'inferno. Per una ragazza o una donna, meglio quindi la rassicurante galera cui Iddio l'ha destinata, piuttosto che perire atrocemente nell'ignoto (che, naturalmente, è pienamente assimilato alle “tentazioni mondane”).

Resta, ovviamente, l'estrema bellezza di questa ballata riarrangiata dai Malicorne da par loro. Può darsi che Flavio Poltronieri si sia stupito di non avercela ancora trovata, qua dentro; e si sarebbe stupito a ragione. Ma per rimediare, ci vuole la nottata giusta. Prima o poi arriva. [RV]

Nota. Per la prima volta in Rete, credo, questa canzone è presentata con il testo svolto pienamente, vale a dire con la cosiddetta "assecuzione" al testo effettivamente cantato e non nell'usuale forma abbreviata con le ripetizioni sottintese. Pratica che non fa capire assolutamente nulla nel testo, e che è qui sanamente abòrrita.
Marion s'y promène
Le long de son jardin,
Le long de son jardin
Sur les bords de la France
Le long de son jardin
Sur les bords de l'eau.

Aperçoit une barque
De trente matelots,
De trente matelots
Sur les bords de l'eau
Le plus jeune des trente
Chantait une chanson.

Chantait une chanson
Sur les bords de la France,
Chantait une chanson
Sur les bords de l'eau
La chanson que tu chantes
Je voudrais la savoir.

Je voudrais la savoir
Sur les bords de la France,
Je voudrais la savoir
Sur les bords de l'eau
Montez dedans ma barque,
Je vous l'apprend(e)rai.

Je vous l'apprend(e)rai
Sur les bords de la France,
Je vous l'apprend(e)rai
Sur les bords de l'eau.

On fait cent lieues de barque
Sans rire et sans parler
On fait cent lieues de barque
Sans rire et sans parler
Sans rire et sans parler
Sur les bords de la France,
Sans rire et sans parler
Sur les bords de l'eau.

Après cent lieues de course,
La belle s' mit à pleurer
Après cent lieues de course,
La belle s' mit à pleurer
La belle s' mit à pleurer
Sur les bords de la France,
La belle s' mit à pleurer
Sur les bords de l'eau.

Qu'avez vous donc la belle
Qu'a vous à tant pleurer?
Qu'a vous à tant pleurer
Sur les bords de la France?
Qu'a vous à tant pleurer
Sur les bords de l'eau?

J'entends, j'entends ma mère
M'appeler pour coucher,
M'appeler pour coucher
Sur les bords de la France,
M'appeler pour coucher
Sur les bords de l'eau.

Ne pleurez pas la belle,
Chez nous vous coucherez!
Chez nous vous coucherez
Sur les bords de la France,
Chez nous vous coucherez
Sur les bords de l'eau.

Quand(e) fut dans la chambre
Son lacet a noué
Son lacet a noué
Sur les bords de la France,
Son lacet a noué
Sur les bords de l'eau.

Mon épée sur la table,
Belle, pourra le couper
Belle, pourra le couper
Sur les bords de la France,
Belle, pourra le couper
Sur les bords de l'eau.

La belle a pris l'épée,
Au cœur se l'est plongée
La belle a pris l'épée,
Au cœur se l'est plongée
Au cœur se l'est plongée
Sur les bords de la France,
Au cœur se l'est plongée
Sur les bords de l'eau.
 
La prend par sa main blanche,
Dans la mer l'a jetée
La prend par sa main blanche,
Dans la mer l'a jetée
Dans la mer l'a jetée
Sur les bords de la France,
Dans la mer l'a jetée
Sur les bords de l'eau.

3/11/2015 - 02:51



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
3 novembre 2015

LA FANCIULLA DELLE CANZONI [MARION STA PASSEGGIANDO]

Marion sta passeggiando
su e giù nel suo giardino,
su e giù nel suo giardino
sulle rive di Francia
su e giù nel suo giardino
sulla riva del mare.

S'accorge d'una barca
con trenta marinai,
con trenta marinai
sulla riva del mare,
dei trenta il più giovane
cantava una canzone.

Cantava una canzone
sulle rive di Francia,
cantava una canzone
sulla riva del mare,
la canzone che canti
la vorrei imparare.

La vorrei imparare
sulle rive di Francia,
la vorrei imparare
sulla riva del mare.
Sali sulla mia barca,
e te la vo a insegnare.

Te la vo a insegnare
sulle rive di Francia,
te la vo a insegnare
sulla riva del mare.

Cento leghe navigate
senza ridere né parlare,
cento leghe navigate
senza ridere né parlare
senza ridere né parlare
sulle rive di Francia,
senza ridere né parlare
sulla riva del mare.

Cento leghe di rotta
e la bella si mise a singhiozzare,
cento leghe di rotta,
si mise a singhiozzare,
si mise a singhiozzare
sulle rive di Francia,
si mise a singhiozzare
sulla riva del mare.

Ma che avete, bella,
da tanto singhiozzare?
Da tanto singhiozzare
sulle rive di Francia?
Da tanto singhiozzare
sulla riva del mare?

Sento, sento mia madre
che mi chiama a dormire,
che mi chiama a dormire
sulle rive di Francia,
che mi chiama a dormire
sulla riva del mare.

Non piangere, mia bella,
con noi tu giacerai!
Con noi tu giacerai
sulle rive di Francia,
con noi tu giacerai
sulla riva del mare.

Quando fu dentro in camera
i legacci lei annodò
i legacci lei annodò
sulle rive di Francia,
i legacci lei annodò
sulla riva del mare.

La spada che ho sul tavolo,
bella, li può tagliare
bella, li può tagliare
sulle rive di Francia,
bella, li può tagliare
sulla riva del mare.

La bella ha preso la spada
nel cuore se l'è conficcata
la bella ha preso la spada
nel cuore se l'è conficcata,
nel cuore se l'è conficcata
sulle rive di Francia,
nel cuore se l'è conficcata
sulla riva del mare.

La prende per la mano bianca,
nel mare l'ha gettata
la prende per la mano bianca
nel mare l'ha gettata,
nel mare l'ha gettata
sulle rive di Francia,
nel mare l'ha gettata
sulla riva del mare.

3/11/2015 - 03:29


Temo che stiamo andando un po' troppo verso il chanty, cioè il canto marinaresco : ) canto marinaresco

Ma son sbagliabile come si sa...

(krzyś)

Tutti siamo sbagliabili, ma si dice "shanty". Buon kompleannów!

3/11/2015 - 03:47


Grazie di cuore, il volatile cuor de' leon :)

k - 3/11/2015 - 03:55


Innanzi tutto la versione di House Carpenter che preferisco è senza dubbio quella dei Pentangle presente su Basket of Light. Grazie Riccardo, grande come sempre!
Marion é stata la prima canzone che ho ascoltatato e per lungo tempo la mia canzone preferita dei Malicorne e mi ha accompagnato durante tutta la gioventù, superfluo aggiungere che la voce di Gabriel Yacoub conteneva un fascino misterioso che forse non ho mai del tutto compreso...poi un giorno dopo aver cantato per anni e anni queste canzoni (specilmente amate quelle provenienti dalla regione del Berry) decise di scriversele da solo. Una sera di febbraio di molti anni fa le nostre strade si sono incrociate, giusto il tempo per deliziarmi con una delle mie canzoni preferite di Brel, "Regarde bien, petit" un meraviglioso racconto dark dove appare una misteriosa visione probabilmente ispirata a Don Chisciotte della Mancha, manco a dirlo uno dei più arcani brani del grande Jacques.

Flavio Poltronieri - 3/11/2015 - 17:02


Beh, come dimenticarla la House Carpenter dei Pentangle...?



Credo meno nota, ma decisamente sorprendente è la versione cantata nientepopodimeno che da Bob Dylan:



Se poi ci fossero dei dubbi che la ballata appartiene da tempo solo alla tradizione americana, come parecchie altre, ecco la versione di Clarence Ashley registrata nel 1928, che può essere quella che preferisco io:



Quanto a Nina, Nina, son barcaiolo si sarà notato che la versione veneta che ho dato è assolutamente incompleta. Purtroppo non ho trovato quella cantata da Riccardo Marasco nel famoso libro-album "Chi cerca trova" del 1977, e di cui ho citato il testo a memoria. Mi è dispiaciuto parecchio.

(P.S. Se per caso ti ritrovassi a incrociare Gabriel Yacoub, portagli i saluti da parte di un ... signor nessuno, vale a dire il sottoscritto, che da tutta una vita incrocia ogni cosa in perfetta solitudine).

Saluti cari.

Riccardo Venturi - 3/11/2015 - 23:23


A proposito di Jacqui McShee: era giusto ospite a Sanremo pochi giorni fa...

Tra gli altri anche gli Steeleye Span hanno registrato una versione (tutt'altro che memorabile) di Demon Lover, nel loro disco del 1975 Commoner's Crown, utilizzando questo testo:

"Where have you been, my long lost love,
This seven long years and more?”
“Seeking gold for thee, my love,
And riches of great store.”

“I might have married a king's daughter
Far, far beyond the sea.
But I refused the golden crown
All for the love of thee.”

“What have you to keep me with
If I with you should go?
If I forsake my husband dear
And my young son also?”

(Chorus)

Flavio Poltronieri - 4/11/2015 - 17:08


I'll show you where the white lilies grow
On the banks of Italy,
I'll show you where the white fishes swim
At the bottom of the sea.

“Seven ships all on the sea,
The eighth brought me to land,
With four and twenty mariners
And music on every hand.”

She set her foot upon the ship,
No mariners could behold.
The sails were of the shining silk,
The masts of beaten gold.

Chorus

“What are yon high, high hills
The sun shines sweetly in?”
“Those are the hills of heaven, my love,
Where you will never win.”

Chorus

“What is that mountain yonder there
Where evil winds do blow?”
“Yonder's the mountain of hell,” he cried,
“Where you and I must go.”

He took her up to the top mast high
To see what he could see.
He sunk the ship in a flash of fire
To the bottom of the sea.

Chorus

Flavio Poltronieri - 4/11/2015 - 17:09


Caro Riccardo, conosco benissimo la pratica dell'incrociare in solitudine: è la più affascinante e redditizia che ci sia!

Flavio Poltronieri - 4/11/2015 - 17:11


Certo che mi sono andato un po' a (ri)vedere l'elenco sterminato degli interpreti dell'House Carpenter/James Harris e veramente ci si potrebbe riempire tre album interi. Altrettanto sterminato sarebbe l'elenco delle ballate con protagonista, per così dire "the maid on the shore" (naturalmente esiste anche una ballata esattamente con questo titolo, che guardacaso è stata interpretata dai Pentangle). Si tratta di un "commonplace" talmente radicato nella cultura popolare britannica, da aver travalicato assai il campo del canto e della ballata popolare; la fanciulla solitaria che cammina sulla riva del mare è entrata ad esempio nelle arti figurative, si pensi ad esempio a Aubrey Beardsley.

Riccardo Venturi - 4/11/2015 - 22:38


I'll show you where the white lilies grow
On the banks of Italy,
I'll show you where the white fishes swim
At the bottom of the sea.

“Seven ships all on the sea,
The eighth brought me to land,
With four and twenty mariners
And music on every hand.”

She set her foot upon the ship,
No mariners could behold.
The sails were of the shining silk,
The masts of beaten gold.

Chorus

“What are yon high, high hills
The sun shines sweetly in?”
“Those are the hills of heaven, my love,
Where you will never win.”

Chorus

“What is that mountain yonder there
Where evil winds do blow?”
“Yonder's the mountain of hell,” he cried,
“Where you and I must go.”

He took her up to the top mast high
To see what he could see.
He sunk the ship in a flash of fire
To the bottom of the sea.

Chorus

Flavio Poltronieri - 4/11/2015 - 23:19


Scusate la pignoleria: "the maid on the shore" non è stata interpretata dai Pentangle bensì dal John Renbourn Group (che aveva comunque alla voce sempre Jacqui McShee) e apre il loro secondo e ultimo disco in studio "The Enchanted Garden" del 1980
(Flavio Poltronieri)

Assolutamente vero e casomai sono io che devo scusarmi per l'imprecisione; succede quando si va esclusivamente a memoria, e a volte mi fido un po' troppo... (rv)

5/11/2015 - 10:31


Caro Riccardo, sono molto affezionato a questo brano, non vorrei sbagliarmi ma credo sia stato addirittura il primo che ho ascoltato del gruppo, capivo poco in quel tempo del francese ma fu un bene, perchè quando si è ragazzi l'immaginazione vola a mille....mi ero convinto allora che fosse un ratto piratesco, l'interpretazione dei Malicorne mi seduceva più di tutte le altre canzoni anche se la musica era veramente gracile rispetto a molte delle loro interpretazioni.

E' molto curioso il ricordo di Laurent Vercambre al proposito, più o meno lui raccontò: registrammo in quattro l'accompagnamento ritmico di Marion, una penitenza di quindici strofe con accordi iper-lenti che non finiva mai. Quando finalmente terminammo, riscoltando il risultato, ci rendemmo conto costernati che c'era uno spazio vuoto, un respiro un po' più lungo, un leggero ritardo sull'accordo che seguiva...non era possibile lasciarlo così, bisognava rifare tutto!! L'ingeniere del suono Nic Kinsey allora prese la lama di un rasoio e tagliò circa quattro centimetri di banda, quindi riattaccò con la colla le due estremità. Riascoltato il nastro...il problema era completamente sparito! Qualche giorno dopo Gabriel per gratitudine, donò a Nic un quadretto composto da un piccolo pezzo di banda con un bordo di pizzo.

Flavio Poltronieri - 26/2/2017 - 10:47


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