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The Happiest Days of Our Lives / Another Brick in the Wall Part II

Pink Floyd


Lingua: Inglese


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Run Like Hell
(Pink Floyd)
Waiting For The Worms
(Pink Floyd)
Home
(Roger Waters)


Dall'album"The Wall" (1979)
poi nel film "Pink Floyd The Wall" di Alan Parker (1982)
Testo e musica di Roger Waters
Animazioni di Gerald Scarfe
Nel concerto The Wall - Live in Berlin di Roger Waters a Berlino nel 1990 (per la caduta del muro) "Another Brick in the Wall Part II" fu interpretata da Cyndi Lauper.

Pink Floyd - THE WALL
I due brani, famosissimi, tratti da "The Wall" dei Pink Floyd (e che qui presentiamo insieme vista l'unità del tema) rappresentano forse il più incisivo attacco al sistema educativo mai scritto e musicato. Per questa introduzione, che speriamo completa, ci siamo basati su varie fonti. In gran parte proviene, con piccole modifiche e tagli, da Il mondo di Art, a sua volta tradotto da The Wall Analysis. Altre parti che erano state tagliate nella traduzione italiana sono state tradotte ex novo, e alcuni paragrafi sono ripresi da wikipedia.

Il tritacarne della scuola fabbrica

Dopo un’infanzia segnata dall’assenza di un padre “assassinato” in guerra, anche durante l’adolescenza a Pink non erano state risparmiate sofferenze ed umiliazioni. Dicono che quelli dell'adolescenza dovrebbero essere “i giorni più felici delle nostre vite” ma il titolo assume una valenza chiaramente sarcastica:ed in questo brano, indissolubilmente legato al successivo Another Brick in the Wall pt. 2, l’autore affronta la seconda concausa in ordine cronologico dei propri disagi mentali: il sistema educativo.

Seppure Waters affermi, nelle interviste sul dvd, che i due brani condannano solo alcuni elementi del sistema scolastico, ed in particolare gli insegnanti troppo rigidi ed al contempo incapaci di comprendere l’importanza del proprio ruolo nella formazione delle giovani menti, nel contesto l’accusa appare rivolta all’intero programma educativo di quel momento storico che anziché incoraggiare e motivare l’allievo, umiliava e mortificava ogni eccezionalità con lo scopo di garantire al “sistema” la produzione di cittadini privi di individualità e di conseguenza maggiormente controllabili.

Nella versione in studio il brano si collega alla precedente Another Brick In The Wall Part I con un suono di elicottero al quale segue la voce del maestro trattata con un effetto megafono. In questo si esplicita la volontà da parte dell’autore di paragonare il sistema scolastico a quello di un regime militare: l’insegnante si libra sopra i suoi allievi come un elicottero, pronto a scendere tra loro con l’ira di un sergente istruttore militare: Tu, si dico a te ragazzino… Nel film la scena del tunnel, con il rumore del treno che sostituisce quello dell’elicottero, ci introduce ad una figura paragonabile a quella del sergente Hartman di Full Metal Jacket che imbecca immotivatamente chiunque differisca dall’archetipo del soldato modello diffidando ogni espressione di libero pensiero.

Tritacarne


A conferma di questa interpretazione la scena del treno che attraversa il tunnel: Pink bambino osserva le facce senza volto degli uomini-cloni (torniamo ancora ad Huxley) stipati come animali che ci ricordano le terribili vicissitudini dei deportati ebrei e di come in questo modo venissero trasportati nei campi di concentramento nazisti. Qui Waters non intende certo paragonare l’eccidio di milioni di ebrei con la violenza psicologica fatta ai bambini in età scolastica, ma soltanto sottolineare che entrambe le condizioni sono il frutto di una “macchina” totalitaria rappresentata da scuole/campi di concentramento che tende a reprimere ogni individualità. Togliere ad un volto umano occhi e bocca significa eliminare quelle qualità umane che lo rendono riconoscibile come persona e quindi trasformarlo in una cosa. La maggior parte dei sistemi basati sull’odio e la paura del diverso operano in questo modo: privano gli uomini della loro identità per spegnere lo spirito di un popolo e renderlo così passivo alle aggressioni altrui, che siano queste interne o esterne.

La voce di Waters che accompagna le prime strofe della canzone ha un tono sommesso, quasi volesse rappresentare il modo in cui un alunno, nel cortile della scuola, sussurra al proprio amico una confidenza con la cautela di chi teme una punizione per aver “parlato troppo”. Nel testo si racconta di un sistema che uccide le individualità deridendo ed esponendo al pubblico ludibrio le debolezze personali ed intellettuali degli alunni al solo scopo di creare “cittadini produttivi” senza volto e senza voce che eseguano passivamente i falsi valori dello status quo sociale. Il risultato di questa violenza è che gli scolari nascondono con cura ogni loro qualità per timore che venga usata come debolezza e che li esponga al ridicolo.

Alan McAvoy Nel film di Alan Parker l’insegnante scopre Pink intento a scrivere le sue poesie. Strappandogli di mano il quaderno senza alcun riguardo, l’arcigno maestro umilia il ragazzo recitando ad alta voce i versi che con tanta cura il ragazzo nascondeva agli occhi degli altri. Quando gli umani si raccolgono in branco riescono ad essere creature meschine e crudeli, in particolar modo quando sono ancora cuccioli e radunati intorno ad una figura che reputano autorevole (il maestro), così i compagni colgono l’occasione per schernire il giovane Pink.

La poesia contiene dei versi di Money: “I soldi tornano / Sono d'accordo, Jack / Tieni lontane le mani dalle mie tasche / Macchina nuova / Caviale / Albergo a quattro stelle / Penso che mi comprerò una squadra di calcio”. La scelta è stata voluta probabilmente dall’autore allo scopo di inserire un elemento autobiografico alla trama come anche introdurre lo spettatore a quelle che già da allora erano le aspirazioni di Pink: diventare ricco e famoso. La citazione potrebbe assumere anche un significato di riscossa se proviamo a leggervi tra le righe: guardate dove sono arrivato con le parole che prima vi facevano tanto ridere.

L’insegnante liquida il lavoro di Pink come “pura spazzatura” ed invita l’allievo a tornare al suo “vero dovere” bacchettandolo sulle mani. Così il maestro torna alla spiegazione di Geometria, un ritornello che gli alunni hanno “l’obbligo” di imparare e ripetere a memoria senza tralasciare nulla. Questo metodo di apprendimento ricorda da lontano l””hypnopedia” di Huxley nel “Mondo Nuovo” dove i bambini venivano messi a dormire con una macchina che ripeteva loro gli slogan del “partito” in maniera tale che ogni indottrinamento morale impartito venisse accettato a livello inconscio come dato di fatto, senza che per questo potesse nascere alcun pensiero critico.

Superata la scena la musica ritorna con una dissolvenza in ingresso per introdurre le strofe successive della canzone. Qui la voce graffiante di Waters esplode in un canto di gioia: l’insegnante autoritario e crudele, dopo aver trascorso la giornata ad infierire sulle giovani menti dei ragazzi, deve rientrare a casa ed affrontare il suo più grande nemico: la moglie. Anche se costei non è raffigurata come una donna in sovrappeso, come suggerisce il testo della canzone, l’angolo della telecamera che la fa apparire a metà dello schermo la rende una presenza dominante. La carta da parati blu della stanza e la luce porpora che proviene dalla finestra contribuiscono a rendere la scena surreale. Le sequenze successive invece rendono onore al principio del karma, ed è questo l’unico momento dell’album (come anche dell’intera opera di Waters coi Floyd come da solista) in cui si paventa l’esistenza di una giustizia superiore che punisce il malvagio con la sua stessa moneta: l’immagine dove il maestro picchia gli alunni con una cinghia di cuoio si alterna a quella della moglie che lo costringe, senza che sia necessario pronunciare alcuna parola, ad ingoiare il pezzo di carne che aveva lasciato sul piatto, dettaglio che viene poi ripreso dalle parole del maestro nella canzone successiva “you can’t have any pudding if you don’t eat your meat” e cioè “non avrai alcun dolce se prima non mangi la tua carne“… ancora una volta siamo in presenza di un ciclo: la frustrazione che il maestro subisce la sera a causa della moglie, la riversa di giorno sui suoi allievi in un gioco costante ed ossessivo di vittima/carnefice: probabilmente l’unica opzione che gli consente di mantenere integro il proprio misero equilibrio.

Leave the kids aloneAnother Brick in the Wall Part II, la seconda parte della trilogia, e la più famosa, è il naturale proseguimento della linea narrativa di "Happiest Days of Our Lives". Se la fantasia della canzone precedente era la segreta immaginaria punizione riservata al maestro al ritorno a casa, qui si è evoluta in una vera e propria rivolta: prima Waters e Gilmour, e poi un auditorium pieno di ragazzini, canta un inno all'inquietudine giovanile contro il rigido trattamento dei loro cinici insegnanti. Le due file di studenti mostrate nel video (la prima di spalle che si allontana dall'inquadratura mentre la seconda, parallela alla prima, è diretta verso il tritacarne con tutti i volti degli studenti "annullati" da delle maschere informi), evocano l'analoga sequenza da Metropolis di Fritz Lang: nella sequenza citata gli operai escono in fila a fine turno, marciando lenti e stanchi mentre in parallelo un'altra fila entra nella fabbrica a passo più spedito, metafora della spersonalizzazione alienante della vita in una fabbrica. Evidentemente la stessa metafora è suggerita a proposito dell'altrettanto alienante sistema di educazione scolastica descritto in "The Wall".

Sin dal 1979, anno in cui è uscito il brano, diversi movimenti pseudo-anarchici hanno adottato Another Brick in the Wall part 2 come un vero e proprio inno di battaglia. Nel 1980, nel Sud Africa dell'apartheid, la canzone è stata censurata da tutte le emittenti radiofoniche e si è persino arrivati a bandire l’album e la band dal territorio nazionale quando un gruppo di giovani di colore attuarono un boicottaggio a livello nazionale del sistema scolastico.

Tuttavia, al contrario di queste visioni estremiste che aspirano a una totale anarchia educativa, la canzone è stata scritta come un attacco contro uno specifico tipo di insegnamento, al quale Waters è stato sottoposto da bambino. A questo proposito il testo è molto specifico e si riferisce a quegli insegnanti descritti prima in "Happiest Days" che usano "il controllo del persiero" e il "cupo sarcasmo" per modellare gli allievi in automi senza cervello della società. Secondo Waters il sistema di insegnamento basato sull'indottrinamento e sulla paura produce nient'altro che cloni sociali senza volto che conoscono a memoria la definizione di un acro ma non riescono a produrre un singolo pensiero originale.

La doppia negazione presente nel testo delle prime strofe rivela una interessante e nuova interpretazione della canzone che potrebbe seguire due strade, la prima è quella delle “negazioni che si annullano producendo un’affermazione”: “noi non abbiamo bisogno di nessuna educazione” diverrebbe quindi “noi abbiamo bisogno di educazione”; la seconda produce una figura retorica, detta litote, che consiste nel fare un’affermazione adoperando la negazione di un’espressione di senso contrario, in questo caso la frase diventa “noi non abbiamo bisogno di quel tipo di educazione”; qualunque sia l’intenzione entrambe portano a sottolineare l’aspetto esclusivo dell’esperienza di Pink nei confronti del sistema educativo e di quel sistema scolastico in particolare che è la scuola degli anni 50, ancora influenzata dal potere e dalle logiche della guerra.

Brick IILa scelta del plurale (noi non abbiamo bisogno…), presente anche nel brano precedente (quando siamo cresciuti e andavamo a scuola), sminuisce la funzione del singolo a favore di quella collettiva, essenziale per operare cambiamenti importanti. Non è un caso che nel video Pink sia del tutto assente, egli è solo un semplice osservatore che sul margine sogna quella lotta ingaggiata da tutti gli altri per la conquista dell’indipendenza. Da questo si evince la bassa considerazione che il ragazzo aveva di se stesso come anche l’evidente contraddizione che si ricava dalla necessità di conquistare la propria individualità attraverso un’azione di massa: come a dire che l’anticonformismo abbia bisogno del conformismo per potersi affermare. Questa ambivalenza è ironicamente confermata, a livello musicale, dal fatto che per un inno anti-conformista i Pink Floyd si siano conformati al genere musicale più popolare all'epoca, dando alla canzone un tipico ritmo disco.


Buona parte della sequenza video è stata disegnata da Gerald Scarfe: la scuola-fabbrica si rifà ad una delle illustrazioni ispirate proprio alla sua esperienza scolastica con i ragazzi che marciano a tempo di cassa e rullante (ancora una volta un’immagine militaresca) verso quel tritacarne che ridurrà in poltiglia quei già miseri brandelli di personalità ancora presenti. Tra le ombre del macchinario che trasporta i “cloni” verso la loro “morte”, si scorge quella di un martello azionato da quegli ingranaggi che consentono alla “macchina” (Welcome to the machine???) di operare. In tutta l’opera la figura del martello ha sempre un duplice significato di creazione e distruzione, uno strumento benefico ed insieme oppressivo. Lo stesso martello con cui costruisci una casa, ha lo stesso potere di buttarla giù e così nel film quel martello ha lo scopo di costruire cloni e al contempo di distruggere l’individualità di ogni persona. La dicotomia legata alla figura del martello verrà ampiamente trattata più avanti quando Pink si trasformerà nel terribile dittatore di In the Flesh Pt. 2.

Martelli


Musicalmente parlando Another Brick in the Wall è il brano più sostenuto della trilogia. E’ sempre stata abitudine dei Floyd far sì che la musica servisse i testi, ed è proprio questo brano che al di là del contenuto rappresenta meglio la crescita di Pink. Se la parte 1 è soggetta ad un personaggio in cui la autoconsapevolezza è ancora sul formarsi, nella parte due Pink è sufficientemente consapevole della propria “energia” e mette in pratica le sue intuizioni artistiche scrivendo poesie: non a caso il ritmo è più energico e l’esplosione finale dell’assolo di Gilmour sembra far pensare che Pink abbia vinto la sua battaglia.

Nel film, lo stesso maestro che irrompe durante il coro degli allievi con la frase “Se non mangi la carne non puoi avere il dolce” sembra volersi discolpare giustificando la sua “cattiveria” nella terribile condizione di succube cui l’ha ridotto la moglie, ma per lui non ci sarà alcuna pietà, verrà portato sulla pira dove già bruciano banchi e libri, e così come si chiuderà il suo ciclo, così anche la costruzione del muro avrà fine ed il ragazzo potrà finalmente unirsi alla folla in festa per godersi la sua rivincita. Purtroppo la fantasia si rivela presto tale, il sogno svanisce e la scena torna con un taglio netto sul banco di scuola con la lezione di geometria ancora in corso; il muro è ancora lì e, disgraziatamente per Pink, è più alto di prima.

L’idea di utilizzare il coro di studenti fu del produttore Bob Ezrin e nacque dall’esigenza di rendere il brano una hit da radio. In effetti, privata del “raddoppio”, la canzone sarebbe durata troppo poco per poter aspirare a diventare una hit da classifica. I Floyd inizialmente lo mandarono a quel paese dicendogli “We don’t do singles, so fuck you” (non facciamo singoli, quindi fottiti). Ezrin fece tutto da solo, trovò il coro, registrò su 24 piste i ragazzi che cantavano gli stessi versi, poi fece ascoltare a Waters il brano senza anticipargli la modifica. Waters ne fu soddisfatto.

Alan Renshaw, l’insegnante della Islington Green School, mise a disposizione i suoi alunni per il coro di Another Brick in the Wall parte 2. La scuola ricevette un compenso forfettario di 1000 sterline, solo successivamente, con la legge inglese sul copyright del 1996, ogni singolo allievo ricevette 500 sterline come compenso per i diritti d’autore.



Canzoni contro la guerra da "The Wall":
Antiwar songs from "The Wall"

Another Brick In The Wall Part I
The Happiest Days of Our Lives / Another Brick in the Wall Part II
Mother
Goodbye Blue Sky
Run Like Hell
Bring The Boys Back Home
Waiting For The Worms

When The Tigers Broke Free (dal film, non presente nell'album/ from the movie, not included in the original album)


You! Yes you! Stand still laddie!
An acre is the area of a rectangle whose length is one furlong and whose width is one chain.


When we grew up and went to school
There were certain teachers who would
Hurt the children in any way they could
By pouring their derision upon anything we did
And exposing every weakness
However carefully hidden by the kids.

But in the town, it was well known
When they got home at night, their fat and
Psychopathic wives would thrash them
Within inches of their lives.

*

We don't need no education.
We don't need no thought control.
No dark sarcasm in the classroom.
Teacher leave them kids alone
Hey! Teacher! Leave them kids alone!
All in all it's just another brick in the wall.
All in all you're just another brick in the wall.

We don't need no education.
We don't need no thought control.
No dark sarcasm in the classroom.
Teacher leave them kids alone
Hey! Teacher! Leave those kids alone!
All in all you're just another brick in the wall.
All in all you're just another brick in the wall.

"Wrong, Do it again!"
"If you don't eat your meat, you can't have any pudding.
How can you have any pudding if you don't eat yer meat?"
"You! Yes, you behind the bikesheds, stand still laddy!"

20/12/2014 - 00:06




Lingua: Italiano

Versione italiana da Il mondo di art
I GIORNI PIÙ FELICI DELLE NOSTRE VITE / UN ALTRO MATTONE NEL MURO PARTE 2

Tu! Sì tu! In piedi, giovanotto!
Un acro è l'area di un rettangolo la cui lunghezza è di un furlong e la cui larghezza è di una catena.


Quando siamo cresciuti e andavamo a scuola
c’erano certi insegnanti che
ferivano i bambini in tutti i modi
riversando la loro derisione
su qualsiasi cosa facessimo
e smascherando ogni debolezza
che da bambini nascondevamo con cura.

Ma in città si sapeva bene
Che quando tornavano a casa la sera,
le loro grasse e psicopatiche mogli
li avrebbero picchiati fin quasi ad ucciderli.

*

Non abbiamo bisogno di educazione
Non abbiamo bisogno di controllo del pensiero
Nessun cupo sarcasmo in classe
Insegnanti lasciate stare i ragazzi
Ehi, insegnante, lascia stare i ragazzi!
Dopotutto è solo un altro mattone nel muro
Dopotutto siete solo un altro mattone nel muro

Non abbiamo bisogno di educazione
Non abbiamo bisogno di controllo del pensiero
Nessun cupo sarcasmo in classe
Insegnanti lasciate stare i ragazzi
Ehi, insegnante, lascia stare quei ragazzi!
Dopotutto siete solo un altro mattone nel muro
Dopotutto siete solo un altro mattone nel muro

Sbagliato! Rifallo daccapo!
Se non mangi la carne non puoi avere il dolce.
Come puoi avere il dolce se non mangi la carne?
Tu! Sì tu, che ti nascondi là dietro, stai fermo giovanotto!

20/12/2014 - 01:01


Quasi tutto ciò che sappiamo lo abbiamo imparato fuori della scuola. Gli allievi apprendono la maggior parte delle loro nozioni senza, e spesso malgrado, gli insegnanti. Ma il tragico è che i più assorbono la lezione della scuola anche se a scuola non mettono mai piede.

È fuori della scuola che ognuno impara a vivere. Si impara a parlare, a pensare, ad amare, a sentire, a giocare a bestemmiare, a far politica e a lavorare, senza, l'intervento di un insegnante. Non fanno eccezione a questa regola neanche quei bambini che sono soggetti giorno e notte alla tutela di un maestro. Gli orfanelli, gli idioti e i figli degli insegnanti imparano quasi tutto quello che sanno fuori del processo “educativo” predisposto per loro. Gli insegnanti che hanno tentato dl migliorare l'istruzione dei poveri hanno ottenuto risultati mediocri. Ai genitori poveri che vogliono mandare a scuola i loro bambini non interessa tanto ciò che impareranno quanto il diploma e i soldi che grazie al diploma potranno guadagnare. E i genitori borghesi, se affidano i propri bambini a un insegnante, lo fanno per impedire che imparino ciòche i poveri apprendono per le strade.

Le indagini sull'istruzione dimostrano sempre di più che i bambini imparano la maggior parte di ciò che gli insegnanti credono d'insegnargli, dai coetanei, dai fumetti, dalle loro osservazioni casuali e soprattutto dalla mera partecipazione al rituale scolastico. Gli insegnanti anzi, il più delle volte, ostacolano quel tanto di apprendimento delle materie che avviene nella scuola.

Metà degli abitanti del mondo non ha mai messo piede in una scuola. Non hanno alcun contatto con insegnanti e non godono del privilegio di diventare evasori dall'obbligo scolastico. Imparano tuttavia benissimo il messaggio trasmesso dalla scuola, e cioè che dovrebbero avere anche loro un'istruzione scolastica e in quantità sempre maggiori. La scuola li rende consapevoli di essere cittadini di categoria inferiore, attraverso l'esattore fiscale che gliela fa pagare, il demagogo che gli fa sperare di averla o i loro stessi figli una volta che ne sono stati agganciati. In tal modo si toglie ai poveri il rispetto per se stessi convertendoli a un credo che assicura la salvezza solo mediante la scuola.
La chiesa per lo meno lasciava la possibilità di redimersi nell'ora della morte; la scuola lascia soltanto l'aspettativa (contraffazione della speranza) che ce la faranno i nipoti. Aspettativa che, naturalmente, è un altro frutto di apprendimento, proveniente però dalla scuola, non dagli insegnanti.

Gli allievi hanno sempre attribuito a merito dei propri insegnanti ben poco di ciò che hanno imparato. Sia i brillanti che gli ottusi, per passare agli esami si sono sempre affidati alla memoria, allo studio e alla presenza di spirito, spinti dal bastone o dalla carota di una carriera ambita.

Gli adulti tendono a tingere di romanticismo il loro passato scolastico. Retrospettivamente, attribuiscono ciò che hanno appreso all'insegnante di cui impararono ad ammirare la pazienza.

Ma questi stessi adulti si preoccuperebbero della salute mentale di un bambino che corresse a casa a raccontare loro ciò che ha imparato dai suoi singoli insegnanti.
Le scuole creano posti di lavoro per gli insegnanti , indipendentemente da ciò che gli allievi ne imparano.

Ivan Illich, Descolarizzare la società, 1971.

21/12/2014 - 21:17




Lingua: Italiano

Versione italiana di Another brick in the wall part II di Carla Boni & friends (Jio Sentieri, Giorgio Consolini e Achille Togliani) dalla trasmissione "Un fantastico tragico venerdì" (1986)

MATTONI NEL MURO

Non vogliamo educazione
Non vogliamo alcun controllo
Nessun sarcasmo nella classe
Maestro lascia i bimbi in pace
Maestro lascia i bimbi in pace
dopotutto siamo dei mattoni nel muro

inviata da Dq82 - 13/9/2017 - 10:14


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