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Mordechai Anielewicz

Stormy Six
Lingua: Italiano


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[2013]
Scritta da Umberto Fiori e Tommaso Leddi degli Stormy Six
Dallo spettacolo “Benvenuti nel ghetto” realizzato dal gruppo insieme a Moni Ovadia, in occasione dei 70 anni dall’insurrezione del ghetto di Varsavia.

Benvenuti nel ghetto


Eppure - chissà - là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che inizia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo.Yannis Ritsos / Γιάννης Ρίτσος, frammento da “Ελένη”, 1970.

Tra l’aprile e il maggio del 1943 gli ebrei del ghetto di Varsavia — uomini e donne, vecchi e bambini — si ribellavano alla violenza delle SS e tenevano loro testa, armi in pugno, per quasi un mese. Si tratta del primo episodio di resistenza armata contro i nazisti; un episodio tanto più significativo perché a esserne protagonisti — in condizioni di disperata inferiorità militare e di quasi totale isolamento — sono le vittime designate della persecuzione razzista e del genocidio, i "subumani senza onore" dai quali le truppe di Hitler si attendevano solo viltà e sottomissione. Le undici canzoni del disco, scritte in occasione dell’anniversario, rievocano lo storico episodio da diverse angolature.

1. Canzone del tempo e della memoria
2. Canto dei sarti ebrei della Wehrmacht
3. Devarìm (dal Deuteronomio)
4. Umschlagplatz
5. Benvenuti nel ghetto (Cocktail Molotov)
6. Mordechai Anielewicz
7. Mein name ist Stroop, durch zwei ‘o’
8. Viene un giorno (da Malachia)
9. Il sole sottoterra
10.Es gibt
11.Invocazione


Mordechai Anielewicz (in piedi, a destra)
Mordechai Anielewicz (in piedi, a destra)




A guidare la rivolta erano un pugno di giovanissimi, tra i quali spiccavano Marek Edelmann (sopravvissuto alla strage) e Mordechai Anielewicz. Anielèwicz, nato nel 1919 in un villaggio della Polonia da una famiglia modestissima, membro fin da ragazzo del movimento ebraico—socialista “Hashomer Hatzair” aveva rinunciato alla possibilita di fuggire all’estero, ed era rientrato volontariamente nel ghetto di Varsavia insieme alla sua compagna Mira Fuchrer (che morirà suicida insieme a lui nel maggio del 1943). Pur essendo perfettamente consapevoli dell’impossibilita di sconfiggere i nazisti, i combattenti della ŻOB (Żydowska Organizacja Bojowa, organizzazione ebraica combattente) e quelli delle altre formazioni ebraiche, decisero di resistere a oltranza. Il loro fu un messaggio disperato lanciato a un mondo che ancora sottovalutava l’orrore dell’hitlerismo.
Se io potessi incontrarti
e farti ragionare su quel che hai in mente
- lo so – spareresti ugualmente:
sei un ragazzo
e non sai cosa siano la prudenza,
il calcolo, la pazienza.
Lo so, tu non sei capace
di andare dritto al macello
belando come un agnello.

Io ti chiamo e ti chiamo,
Mordechai,
per stringerti la mano.
Sei talmente lontano, sei salito
talmente in alto –
La mia voce
potrà arrivarti mai?

Scoppiava la primavera
Nei viali di Varsavia. Tigli e lillà
Spandevano inviti e profumi:
era la vita
che di nuovo intonava nelle vene
la melodia delle Sirene.
Laggiù, nella galleria,
fiutavi l’aria di aprile,
stringevi forte il fucile.

Io ti chiamo e ti chiamo,
Mordechai,
per stringerti la mano.
Sei talmente lontano, sei salito
talmente in alto –
La mia voce
potrà arrivarti mai?

Ti chiamo dal tuo futuro.
Vorrei che mi dicessi cosa nell'uomo
è forte più della paura.
Quando fa buio,
quando tutte le porte sono chiuse,
e dove guardi trovi un muro -
in che cosa uno spera?
E dopo, dove riposa?
La morte - dove lo porta?

Io ti chiamo e ti chiamo,
Mordechai,
per stringerti la mano.
Sei talmente lontano, sei salito
talmente in alto –
La mia voce
potrà arrivarti mai?

Come vorrei trovarmi
nel giorno che verrà, dentro il tuo sogno:
da ognuno secondo le sue capacità
a ogni altro secondo il suo bisogno.
Come vorrei assomigliare
anche solo di poco
agli uomini buoni e savi
che al buio tu immaginavi.

Io ti chiamo e ti chiamo,
Mordechai,
per stringerti la mano.
Guardo i fiori sul ramo, e mi domando
Dove sei, ora.
E noi, qui,
dove siamo?

inviata da Bernart Bartleby - 20/3/2014 - 15:34



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