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Ο έφεδρος

Pythagoras / Πυθαγόρας

Lista delle versioni e commenti


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O éfedros
[1973]
Στίχοι: Πυθαγόρας Παπασταματίου
Μουσική: Γιώργος Κατσάρος
Ερμηνεία: Μαρινέλλα

Testo: Pythagoras Papastamatiou
Musica: Giorgos Katsaros
Interprete: Marinella

Ecco all'archivio un'altra canzone di Pythagoras, Ο έφεδρος, del 1973. Attraverso poche semplici parole, sottolineate da una melodia commovente di Giorgos Katsaros e dalla bella interpretazione di Marinella, rende bene l'assurdità della tragedia umana che è la guerra. In questo caso si tratta dell'attacco italiano alla Grecia e dei combattimenti in Albania nel 1940.

La canzone è una commemorazione di chi ha combattuto ed è caduto nella detta guerra. Ma la cosa che fa un po' pensare è, al giorno d'oggi, la frequente interpretazione della canzone in chiave eccessivamente patriottica che si nota anche in vari commenti sul web. In alcune realtà il patriottismo tende a trasformarsi in nazionalismo forte. Certamente esiste anche un patriottismo innocuo inteso come semplice sentimento di appartenenza, e nei commenti anonimi sul web è difficile individuare il fragile confine. Ad ogni modo, considerando determinati fatti di attualità, alcune frasi lasciano un po' perplessi (e non parlo dei soliti commenti stupidi apertamente razzisti, bensì di cose molto più sottili). Ciò che dispiace è che in questo caso certi commenti nazionalisti vengono fatti a proposito di una canzone che di nazionalista non ha niente, ma proprio niente. Il testo non parla di patria, di nazionalità, e nemmeno in modo ingenuo. Si tratta, qui, di una guerra di difesa del proprio paese, ciononostante il testo non contiene il pathos patriottico. Parla semplicemente di un ragazzo giovane che sta morendo in guerra. Aveva colui degli ideali di libertà e di patria? Ci credeva nella guerra? Forse, può darsi. Di preciso non lo sappiamo. Dal testo veniamo a sapere che è arrivato a ricoprire la carica di sottotenente della riserva, e che aveva ricevuto alcune onorificenze militari. È un fatto storicamente documentato che le mostruose campagne di mobilitazione fecero lavaggi di cervello a un gran numero di persone, fecero credere loro che la guerra fosse necessaria. Tutto questo fa parte della storia. Il protagonista potrebbe essere uno di coloro che si lasciarono convincere, oppure uno dei tanti altri che furono costretti ad arruolarsi, ma la canzone non si esprime direttamente a riguardo, non approva né condanna l'atteggiamento dei combattenti, né i loro possibili ideali; rileva semplicemente l'assurdità della guerra mettendo tutto a confronto con l'unico risultato che essa produce: la morte e la sofferenza. Ciò che viene notato del protagonista è la sua giovane età – una vita giovane che viene interrotta – e lo spiazzamento geografico (un isolano che combatte – e muore – nelle montagne dell'entroterra, lontano da casa). Fatti oggettivi che richiamano soltanto valori universalmente umani. La canzone è una condanna, semplice ma dura, della guerra in generale, e come tale dovrebbe essere recepita.
Τι γύρευες στ’ αλβανικό βουνό,
μονάκριβε νησιώτη;
Και λαβωμένο κλαίει το δειλινό
την ακριβή σου νιότη...

Πάει ο ήλιος, πάει κι η Αμοργός,
στα μάτια του νυχτώνει.
Κι ο έφεδρος ανθυπολοχαγός
κοιμάται μες στο χιόνι.

Τα χρόνια σου καπνός τα παιδικά,
ανάσα η εφηβεία.
Στον τοίχο ματωμένα ιδανικά
μετάλλια και βραβεία...

Πάει ο ήλιος, πάει κι η Αμοργός,
στα μάτια του νυχτώνει.
Κι ο έφεδρος ανθυπολοχαγός
κοιμάται μες στο χιόνι.

inviata da Stanislava - 21/5/2013 - 00:15



Lingua: Italiano

Tento anche una traduzione in italiano anche se ho visto che le traduzioni dal greco sono curate da esperti la cui conoscenza della lingua greca è di gran lunga superiore alla mia. Ma siccome credo che in un luogo come questo conta anche l'entusiasmo, mi butto, e casomai correggetemi...
SOTTOTENENTE DELLA RISERVA

Che cosa fai nelle montagne albanesi,
caro isolano?
Il tramonto ferito piange
la tua preziosa giovinezza.

Se ne va il sole, se ne va anche Amorgos,
nei suoi occhi si fa notte.
Il sottotenente della riserva
dorme nella neve.

I tuoi anni sfumano all'infanzia,
respirano l'adolescenza.
Sulla parete, insanguinati, gli ideali,
le medaglie e le onorificenze.

Se ne va il sole, se ne va anche Amorgos,
nei suoi occhi si fa notte.
Il sottotenente della riserva
dorme nella neve.

inviata da Stanislava - 21/5/2013 - 00:18


Carissima Stanislava,

Vista la tua...fatica, interrompo (per quel che mi riguarda, naturalmente) la mia lunghissima revisione della sezione yiddish (una cosa che mi sta occupando da due mesi e che mi sta facendo ultimamente un po' trascurare il greco, lo ammetto; ma andava fatta prima o poi...) e prima di tutto grazie per avere inserito questa canzone, per di più con l'introduzione che hai fatto. E grazie per il tuo entusiasmo: nell'Ελληνικό Τμήμα di questo sito, come potranno confermarti anche Gian Piero Testa, Giuseppina Dilillo e gli altri, senza di esso nulla avremmo potuto fare, gettandoci in una specie di “mission impossible”. Un'altra entusiasta è davvero acqua fresca. Arrivo adesso alla tua traduzione.

In generale, ti dico, ho un po' di pudore nel mettere mano alle traduzioni altrui. Un po' perché nessuno è Dio in terra, e anch'io ho preso sovente dei solenni abbagli; e un po' perché non ho mai amato mettermi su piedistalli che non mi competono. Però, nel tuo entusiasmo, mi sembra che tu quasi “richieda” di rivedere un po' la tua traduzione che hai fatto di questa canzone, e allora qualcosa te la dico volentieri.

Ti dico prima di tutto che la tua traduzione è fatta parecchio bene, anche con coraggiose “interpretazioni” (buttarsi, come hai detto tu, le comporta necessariamente). Nel dettaglio, ritengo assolutamente perfetta è la strofa che si ripete due volte (Πάει ο ήλιος, πάει κι η Αμοργός...); qualcosa da dire, seppur minima, la avrei invece sulle altre due strofe.

Nella prima, il generico “che fai...?” potrebbe essere anche giustificato “ad sensum”, senz'altro; forse però io sarei stato più letterale. “Ma che cercavi nelle montagne albanesi?...” Anche stando sul generico “fare” (che, ripeto, ci può stare) avrei comunque mantenuto il tempo imperfetto dell'originale γύρευες. Altra cosa da dire sul μονάκριβε; come senz'altro sai, μονάκριβος è parecchio “forte”, significa qualcosa come “unico e caro”, insomma è iperbolico in pieno stile greco. Un po' avrei cercato di rendere la cosa: “Carissimo il mio isolano”. Ma queste sono cose abbastanza scontate, diciamo.

Immagino che la maggiore difficoltà te la abbiano data i primi due versi della terza strofa, ci avrei pensato su parecchio anch'io. Le secche frasi nominali elleniche, senza il verbo “essere”, danno grattacapi a chiunque maneggi un testo in greco. E qui ti sei davvero “buttata”, e bisognerebbe vedere il senso profondo di quei due versi. A mio parere, però, qui non si tratta di “anni che sfumano all'infanzia”, sebbene sia una resa parecchio suggestiva. Qui, secondo me, si tratta proprio che gli anni dell'infanzia sono fumo, persi quasi oramai nel ricordo; oppure che sono stati anni grigi che hanno avuto come un rifiato, un respiro nell'adolescenza. Per quanto riguarda ανάσα η εφηβεία, anch'essa è una frase nominale (“l'adolescenza un respiro”) che tu hai reso transitiva: “respirano l'adolescenza”. Secondo me esprimono un senso di sollievo (ανάσα, come “fiato” in italiano, ha anche questo preciso significato). Riassumendo: secondo me, questi due versi esprimono un'infanzia difficile su un'isola, che ha avuto sollievo e slanci nell'adolescenza (gli “ideali”, le “medaglie” e le “onorificenze” fanno pensare a una carriera militare, che per molti giovani poveri era un'occasione. Forse non dovremmo dirlo in un sito di “canzoni contro la guerra”, ma penso anche, che so io, a quel che significò il servizio militare per un altro giovane isolano: si chiamava Gavino Ledda, e se hai letto “Padre padrone” e visto il film dei fratelli Taviani lo capirai bene).

Un'ultima parola su βραβεία: hai tradotto “onorificenze”. Qui si parla di un giovane, come si evince dalla prima strofa; per un giovane, forse, è meglio parlare di “premi”. Mi vengono più a mente i premi nei saggi militari, che delle vere e proprie onorificenze; anche se tutto potrebbe essere.

In definitiva, io ristrutturerei così la traduzione:

Ma che cercavi sulle montagne albanesi,
carissimo il mio isolano?
Il tramonto ferito piange
la tua preziosa giovinezza.

Se ne va il sole, se ne va anche Amorgos,
nei suoi occhi si fa notte.
Il sottotenente della riserva
dorme nella neve.

Fumo la tua infanzia,
un rifiato l'adolescenza.
Alla parete, ideali insanguinati,
medaglie e premi...

Se ne va il sole, se ne va anche Amorgos,
nei suoi occhi si fa notte.
Il sottotenente della riserva
dorme nella neve.


Che Pythagoras Papastamatiou abbia scelto proprio Amorgos come isola del giovane sottotenente della riserva, non mi sembra per nulla un caso...

Naturalmente, mi aspetto che anche Gian Piero abbia da dire la sua, particolarmente sulle soluzioni da me proposte; avrai capito, Stanislava, che qui si gioca di squadra e sono felice che tu ne faccia parte.

Io spero davvero, Stanislava, che ti “butterai” ancora con tante canzoni qua dentro. Conta pure su di me e su tutti noi, come del resto noi contiamo su di te. Un carissimo saluto!

Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ - 21/5/2013 - 13:20


Carissimo Riccardo,
grazie per il tuo commento e per i tuoi consigli. Apprezzo davvero le tue soluzioni linguistiche e le spiegazioni dettagliate.
Hai pienamente ragione su Τι γύρευες e μονάκριβος (ma erano cose su cui mi sono soffermata anch'io, naturalmente). Un'altra parola su cui ero incerta era δειλινό che ho reso tramonto. Nei dizionari si trova spesso la traduzione “tardo pomeriggio” oppure “sera” (in inglese “evening” – piuttosto che “sunset”). Nel monolingua ho trovato la definizione: il lasso di tempo poco prima e poco dopo il tramonto. Ma di fronte a una soluzione tipo “sera”, “pomeriggio” che comunque tralascerebbe una buona parte del significato, ho preferito “tramonto” che mi sembra più vicino e, se non altro, anche per questioni poetiche.
In quanto ai primi due versi della terza strofa, ammetto, ho avuto parecchie difficoltà, e li ho scritti cosciente che era un'interpretazione. Ora, grazie a te, è tutto molto più chiaro...
Cari saluti a te e a tutti voi, e a presto!

Stanislava - 21/5/2013 - 22:41



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