Il sedici di agosto
Nel far della mattina
Il boia avea disposto
L'orrenda ghigliottina
Mentre Caserio dormiva ancor
Senza pensare al triste orror.
Entra nella prigione
Direttore prefetto
Con voce di emozione
Svegliando il giovanetto
Disse svegliandosi cosa c’è
È giunta l'ora alzeti [1] in piè.
Udita la notizia
Si cambiò nell'istante
Veduta la giustizia
Stupì tutto tremante
Gli chiese prima di andare a morir
Dite se avete nulla da dir.
Così disse al prefetto:
Allor ch'io morto sia,
Prego questo biglietto
Date alla madre mia
Posso fidarmi che lei l’avrà
Mi raccomando per carità .
Altro non ho da dire
Schiudetemi le porte
Finito il mio soffrire
Via datemi la morte
E tu mia madre dai fine al duol
E darti [2] pace del tuo figliuol.
Poi con precauzione
Dal boia fu legato
E in piazza di Lione
Fu quindi trasportato
E spinto a forza il capo entrò
Nella mannaia che lo troncò.
Spettacolo di gioia
Francia lo manifesta
Gridando evviva il boia
che gli troncò la testa
Gente tiranna e senza cuor
Che sprezza e ride l'altrui dolor.
Allor che n'ebbe avviso
L'amata genitrice
Le lagrime nel viso
Scorrevano all'infelice
Era contenta la madre almen
Pria che morisse stringerlo al sen. [3]
L'orribile dolore
Le fè bagnare il ciglio
Pensar solo al terror
Che gli piombò nel figlio
Misera madre quando [4] soffrì
Quando tal nuova del figlio udì.
Io pregherò l'Eterno
O figlio sventurato
Che dal tremendo averno
Ti faccia liberato
Così pregando nel forte zel
L'alma divina ritorni in ciel.
Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio, o Aria di Caserio, o Il sedici di agosto
Pietro Cini
[1] sic.
[2] sic (prob. refuso per "datti")
[3] Il senso è: "La madre sarebbe stata contenta se avesse potuto stringerlo al seno prima che morisse".
[4] sic (refuso per "quando")
[2] sic (prob. refuso per "datti")
[3] Il senso è: "La madre sarebbe stata contenta se avesse potuto stringerlo al seno prima che morisse".
[4] sic (refuso per "quando")
envoyé par Riccardo Venturi - 18/5/2007 - 22:06
Morte [o "Ultime ore"] e decapitazione di Sante Caserio - Versione attribuita a Primo Proni [1894], canto di Giovanna Daffini [1962], in "Amore mio non piangere" [1996]
Morte [or: "Ultime Ore"] e decapitazione di Sante Caserio - Version credited to Primo Proni [1894], sung by Giovanna Daffini [1962], in "Amore mio non piangere" [1996]
Giovanna Daffini, "Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio
Carpi-Gualtieri (Reggio Emilia), 1962.
Morte [or: "Ultime Ore"] e decapitazione di Sante Caserio - Version credited to Primo Proni [1894], sung by Giovanna Daffini [1962], in "Amore mio non piangere" [1996]
Mammolo Zamboni, Il canzoniere sociale (1945 segg.). Ripreso da: “La morte di Caserio”, in Mondo Popolare in Lombardia, Sondrio e il suo territorio, Regione Lombardia 1995, Silvana Editoriale, pp. 436 segg. “Giovanna Daffini ha raccolto e cantato una delle tante ballate molto simile alla Canzone di Caserio di Primo Proni. La versione della Daffini, però, oltre a cambiare qualche termine, è mancante dell’ultima strofa.” (CIP, p. 43) Raccolta a Carpi e Gualtieri (Reggio Emilia).
Giovanna Daffini, "Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio
Carpi-Gualtieri (Reggio Emilia), 1962.
Ai sedici d’Agosto
Sul far della mattina,
Il boia avea disposto
L’orrenda ghigliottina
Mentre Caserio
Dormiva ancor,
Senza pensare
Al triste orror.
Entrò nella prigione
Direttor e prefetto,
Con voce d’emozione
Svegliando il giovinetto.
Disse svegliandosi:
- Che cosa c’è?
- È giunta l’ora,
Alzati in piè.
Udita la notizia
Ei si vestì all’istante,
Veduta la Giustizia
Cambiò tutto il sembiante
Gli chieser: -Prima
Di andare a morir,
Dite se avete
Nulla da dir.
Così disse al prefetto:
Quando io morto sia
Prego questo biglietto
Date a mamma mia.
Posso fidarmi
Che lei lo avrà,
Mi raccomando
Per carità.
Altro non ho da dire
Schiudetemi le porte,
Finito è il soffrire
Or datemi la morte.
Sarei contento
La madre almen
Pria di morire
Stringere al sen.
E poi con precauzione
Dal boia fu legato,
E in piazza di Lione
Fu dunque trasportato.
E spinto a forza
Il capo entrò
Nella manaja
Che lo troncò.
Spettacolo di gioia
La Francia manifesta,
Gridando: Viva il boia
Che gli tagliò la testa.
Gente tiranna
E senza cuor,
Che ride e sprezza
L’altrui dolor.
Ed al ferale avviso
L’amata genitrice
Le lacrime sul viso
Scorrono all’infelice,
Misera madre!
Quanto soffrì
Quando la morte
Del figlio udì.
[…E ridi, o boia,
E ridi ancor,
Ma degli anarchici
Ce ne sono ancor.
E ridi, o boia,
E ridi ancor,
Ma degli anarchici
Ce ne sono ancor.]
Sul far della mattina,
Il boia avea disposto
L’orrenda ghigliottina
Mentre Caserio
Dormiva ancor,
Senza pensare
Al triste orror.
Entrò nella prigione
Direttor e prefetto,
Con voce d’emozione
Svegliando il giovinetto.
Disse svegliandosi:
- Che cosa c’è?
- È giunta l’ora,
Alzati in piè.
Udita la notizia
Ei si vestì all’istante,
Veduta la Giustizia
Cambiò tutto il sembiante
Gli chieser: -Prima
Di andare a morir,
Dite se avete
Nulla da dir.
Così disse al prefetto:
Quando io morto sia
Prego questo biglietto
Date a mamma mia.
Posso fidarmi
Che lei lo avrà,
Mi raccomando
Per carità.
Altro non ho da dire
Schiudetemi le porte,
Finito è il soffrire
Or datemi la morte.
Sarei contento
La madre almen
Pria di morire
Stringere al sen.
E poi con precauzione
Dal boia fu legato,
E in piazza di Lione
Fu dunque trasportato.
E spinto a forza
Il capo entrò
Nella manaja
Che lo troncò.
Spettacolo di gioia
La Francia manifesta,
Gridando: Viva il boia
Che gli tagliò la testa.
Gente tiranna
E senza cuor,
Che ride e sprezza
L’altrui dolor.
Ed al ferale avviso
L’amata genitrice
Le lacrime sul viso
Scorrono all’infelice,
Misera madre!
Quanto soffrì
Quando la morte
Del figlio udì.
[…E ridi, o boia,
E ridi ancor,
Ma degli anarchici
Ce ne sono ancor.
E ridi, o boia,
E ridi ancor,
Ma degli anarchici
Ce ne sono ancor.]
envoyé par Riccardo Venturi - 7/4/2026 - 12:25
La versione cantata da Caterina Bueno
A version sung by Caterina Bueno
Version chantée par Caterina Bueno
Caterina Buenon laulama versio
A version sung by Caterina Bueno
Version chantée par Caterina Bueno
Caterina Buenon laulama versio
"Oggi 16 agosto 2023, vi passo la versione che cantava Caterina Bueno: Essendo una versione tramandata oralmente si differenzia da quella “sentita da Piet(r)o Cini” del noto foglio volante soprattutto per le strofe mancanti.
A proposito mi pare giusto ricordare quello che diceva Caterina riguardo a questi cambiamenti, assai comuni se si confrontano i testi scritti e i testi della tradizione orale.
Lei riteneva assai interessante quello che il popolo dimenticava. Difatti degli stornelli d’esilio di pietro Gori cantava solo le tre strofe che ovunque erano ricordate (O profughi d’Italia alla ventura / Raminghi per le terre e per i mari / Ovunque uno sfruttato si ribelli). Riguardo al canto in oggetto Caterina affermava di non aver mai trovato nessuno che si ricordasse le strofe della “amata genitrice”
Come extra vi invio anche due fogli volanti che riportano testi leggermente diversi dalla versione “sentita” da Pietro Cini: Uno stampato a Mondovì, in mio possesso, intitolato “L'Assassinio del Presidente Sadi-Carnot e gli ultimi istanti di Sante Caserio”.
L’altro stampato a Torino, conservato della fototeca Gilardi, intitolato “L'Assassinio del Presidente Sadi-Carnot - Gli ultimi istanti di Sante Caserio” (una "e" in meno). [ Giovanni Bartolomei da Prato ]
A proposito mi pare giusto ricordare quello che diceva Caterina riguardo a questi cambiamenti, assai comuni se si confrontano i testi scritti e i testi della tradizione orale.
Lei riteneva assai interessante quello che il popolo dimenticava. Difatti degli stornelli d’esilio di pietro Gori cantava solo le tre strofe che ovunque erano ricordate (O profughi d’Italia alla ventura / Raminghi per le terre e per i mari / Ovunque uno sfruttato si ribelli). Riguardo al canto in oggetto Caterina affermava di non aver mai trovato nessuno che si ricordasse le strofe della “amata genitrice”
Come extra vi invio anche due fogli volanti che riportano testi leggermente diversi dalla versione “sentita” da Pietro Cini: Uno stampato a Mondovì, in mio possesso, intitolato “L'Assassinio del Presidente Sadi-Carnot e gli ultimi istanti di Sante Caserio”.
L’altro stampato a Torino, conservato della fototeca Gilardi, intitolato “L'Assassinio del Presidente Sadi-Carnot - Gli ultimi istanti di Sante Caserio” (una "e" in meno). [ Giovanni Bartolomei da Prato ]

Il sedici d’agosto
Sul far della mattina
Il boia avea disposto
L’orrenda ghigliottina
Mentre Caserio dormiva ancor
senza pensare al triste orror
Mentre Caserio dormiva ancor
senza pensare al triste orror.
Entra nella prigione
Il giudice e il prefetto,
Con voce d’emozione
Svegliava il giovinetto.
Disse svegliandosi: Che cosa c’è?
È giunta l’ora. Arzati in piè
Disse svegliandosi: Che cosa c’è?
È giunta l’ora. Arzati in piè.
Così disse Caserio:
Prima ch’io morto sia
Prego questo biglietto
Datelo a mamma mia.
Mi raccomando che lei l’avrà.
Mi raccomando, per carità
Mi raccomando che lei l’avrà.
Mi raccomando, per carità.
Altro non ho da dire,
Schiudetemi le porte,
Fenito [1] è il mio patire,
Menatemi alla morte.
E spinto a forza col capo entrò
E la mannaia glielo troncò
E spinto a forza col capo entrò
E la mannaia glielo troncò.
Spettacolo di gioia
La Francia manifesta
Gridando “Viva!” al boia
Che gli tagliò la testa.
Gente tiranna e senza cuor
Che ride e sprezza l’altrui dolor
Gente tiranna e senza cuor
Che ride e sprezza l’altrui dolor.
Sul far della mattina
Il boia avea disposto
L’orrenda ghigliottina
Mentre Caserio dormiva ancor
senza pensare al triste orror
Mentre Caserio dormiva ancor
senza pensare al triste orror.
Entra nella prigione
Il giudice e il prefetto,
Con voce d’emozione
Svegliava il giovinetto.
Disse svegliandosi: Che cosa c’è?
È giunta l’ora. Arzati in piè
Disse svegliandosi: Che cosa c’è?
È giunta l’ora. Arzati in piè.
Così disse Caserio:
Prima ch’io morto sia
Prego questo biglietto
Datelo a mamma mia.
Mi raccomando che lei l’avrà.
Mi raccomando, per carità
Mi raccomando che lei l’avrà.
Mi raccomando, per carità.
Altro non ho da dire,
Schiudetemi le porte,
Fenito [1] è il mio patire,
Menatemi alla morte.
E spinto a forza col capo entrò
E la mannaia glielo troncò
E spinto a forza col capo entrò
E la mannaia glielo troncò.
Spettacolo di gioia
La Francia manifesta
Gridando “Viva!” al boia
Che gli tagliò la testa.
Gente tiranna e senza cuor
Che ride e sprezza l’altrui dolor
Gente tiranna e senza cuor
Che ride e sprezza l’altrui dolor.
[1] sic.
envoyé par Giovanni Bartolomei da Prato - 16/8/2023 - 23:12
Il sedici di agosto: La versione incisa da Riccardo Marasco [1977; 8'12" nel video]
Version recorded by Riccardo Marasco [1977; 8'12" in the video]
Version recorded by Riccardo Marasco [1977; 8'12" in the video]
RICCARDO MARASCO: CHI CERCA TROVA
Vita e canti di Toscana
Edizioni Birba, Firenze, 1977
Con allegata stereocassetta
Vita e canti di Toscana
Edizioni Birba, Firenze, 1977
Con allegata stereocassetta
1977-2019: L'oramai introvabile "Chi cerca trova" di Riccardo Marasco accanto alla pagina aperta di "Addio Firenze" sulle CCG.
01. Attenti, giovinotti! 00'00"
04. Il sedici di agosto 08'07"
05. Già allo sguardo 12'21"
09. Colombo che sul poggio 26'28"
10. Presso una chiesa 28'32"
14. Quell'augello che vola 38'35"
15. Partirò, partirò 40'35"
17. Addio Firenze 46'41"
20. Rondinella pellegrina 52'00"
04. Il sedici di agosto 08'07"
05. Già allo sguardo 12'21"
09. Colombo che sul poggio 26'28"
10. Presso una chiesa 28'32"
14. Quell'augello che vola 38'35"
15. Partirò, partirò 40'35"
17. Addio Firenze 46'41"
20. Rondinella pellegrina 52'00"
Il sedici di agosto
Il sedici di agosto
Sul far della mattina,
Il boia avea disposto
L'orrenda ghigliottina
Mentre Caserio dormiva ancor
E non pensava al triste orror.
Entran nella prigione
Direttore e prefetto,
Con voce di emozione
Svegliano il giovinetto:
“Alzati”, dicono; "Che cosa c'è?"
"E' giunta l'ora: alzati in piè."
Rispose il giovinetto:
“Allor che morto sia,
Prego questo biglietto
Datelo a mamma mia.
Posso fidarmi che lei lo avrà,
Mi raccomando, per carità.
Altro non ho da dire,
Schiudetemi le porte,
Finito è il mio soffrire
Su, datemi la morte.
E tu, mia madre, dai fine al duol
e datti pace del tuo figliuol."
Allor con precauzione
Dal boia fu legato,
E in piazza di Lione
Fu tosto trasportato,
E spinto a forza, il capo entrò
Nella mannaia che lo troncò.
Spettacolo di gioia
Francia lo manifesta
Gridando "Evviva il boia
Che gli troncò la testa !"
Gente tiranna e senza cor,
Che sprezzi e irridi l'altrui dolor.
Gente tiranna e senza cor,
Che sprezzi e irridi l'altrui dolor.
Il sedici di agosto
Sul far della mattina,
Il boia avea disposto
L'orrenda ghigliottina
Mentre Caserio dormiva ancor
E non pensava al triste orror.
Entran nella prigione
Direttore e prefetto,
Con voce di emozione
Svegliano il giovinetto:
“Alzati”, dicono; "Che cosa c'è?"
"E' giunta l'ora: alzati in piè."
Rispose il giovinetto:
“Allor che morto sia,
Prego questo biglietto
Datelo a mamma mia.
Posso fidarmi che lei lo avrà,
Mi raccomando, per carità.
Altro non ho da dire,
Schiudetemi le porte,
Finito è il mio soffrire
Su, datemi la morte.
E tu, mia madre, dai fine al duol
e datti pace del tuo figliuol."
Allor con precauzione
Dal boia fu legato,
E in piazza di Lione
Fu tosto trasportato,
E spinto a forza, il capo entrò
Nella mannaia che lo troncò.
Spettacolo di gioia
Francia lo manifesta
Gridando "Evviva il boia
Che gli troncò la testa !"
Gente tiranna e senza cor,
Che sprezzi e irridi l'altrui dolor.
Gente tiranna e senza cor,
Che sprezzi e irridi l'altrui dolor.
envoyé par Riccardo Venturi - 7/4/2026 - 11:49
Versione francese in rima e cantabile di Riccardo Venturi
20/21 maggio 2007
Version française en rime et chantable par Riccardo Venturi
20/21 mai 2007
20/21 maggio 2007
Version française en rime et chantable par Riccardo Venturi
20/21 mai 2007
Riprodotta anche qui
Les dernières heures et l'exécution de Caserio
(Le seize août)
Le seize du mois d'août
à la cloche des matines
le bourreau préparait déjà
l'horrible guillotine.
Mais Caserio dormait encore
sans penser à ce triste horreur.
Aux portes du cachot
le préfet se présente,
et de sa voix tremblante
réveille le jeunot.
"Lève-toi", dit-il; "Que se passe-t-il?"
"L'heure est venue: lève-toi, debout."
La nouvelle entendue
il s'habilla très vite,
et la justice vue
il pâlit tout de suite.
On lui demanda: "Avant de mourir
n'avez-vous rien de plus à dire?"
Il dit alors au préfet:
"Lorsque je serai sous terre,
je vous donne ce billet,
donnez-le à ma mère.
Je vous le confie de tout mon cœur,
je vous implore au nom de Dieu.
Je n'ai plus rien à dire,
ouvrez-moi donc ces portes,
ma souffrance touche à sa fin,
donnez-moi donc la mort.
Cesse ton deuil, mà chère maman,
console-toi pour ton enfant."
Alors, très soigneusement
le bourreau l'a ligoté,
à la place de Lyon
on l'a vite emmené.
Poussée à force, sa tête entra
sous le couperet qui la trancha.
La France entière fait fête
et lance des cris heureux
en hurlant "Vive le bourreau
qui lui a tranché la tête!"
Foule de tyrans, gens sans pitié,
la peine des autres vous méprisez.
(Le seize août)
Le seize du mois d'août
à la cloche des matines
le bourreau préparait déjà
l'horrible guillotine.
Mais Caserio dormait encore
sans penser à ce triste horreur.
Aux portes du cachot
le préfet se présente,
et de sa voix tremblante
réveille le jeunot.
"Lève-toi", dit-il; "Que se passe-t-il?"
"L'heure est venue: lève-toi, debout."
La nouvelle entendue
il s'habilla très vite,
et la justice vue
il pâlit tout de suite.
On lui demanda: "Avant de mourir
n'avez-vous rien de plus à dire?"
Il dit alors au préfet:
"Lorsque je serai sous terre,
je vous donne ce billet,
donnez-le à ma mère.
Je vous le confie de tout mon cœur,
je vous implore au nom de Dieu.
Je n'ai plus rien à dire,
ouvrez-moi donc ces portes,
ma souffrance touche à sa fin,
donnez-moi donc la mort.
Cesse ton deuil, mà chère maman,
console-toi pour ton enfant."
Alors, très soigneusement
le bourreau l'a ligoté,
à la place de Lyon
on l'a vite emmené.
Poussée à force, sa tête entra
sous le couperet qui la trancha.
La France entière fait fête
et lance des cris heureux
en hurlant "Vive le bourreau
qui lui a tranché la tête!"
Foule de tyrans, gens sans pitié,
la peine des autres vous méprisez.
Versione del Gruppo Anarchico "P. Gori" di Civitavecchia [marzo 1946]
3-46 Tipografia L'ETRURIA - Via del Pozzolano 23
Ripresa da un foglio volante riprodotto in Borghi ecc., CIP, p. 56 (che è stato trascritto così com’è, non essendo la versione analizzata nell’opera). Il Gruppo Anarchico Pietro Gori è stata una storica formazione libertaria attiva a Civitavecchia, particolarmente influente tra la fine del XIX secolo e il secondo dopoguerra. Dedicato all'omonimo avvocato, poeta e teorico anarchico, il gruppo ha rappresentato una roccaforte del movimento nell'alto Lazio. Il 13 ottobre 1946 fece inaugurare un busto a Pietro Gori in piazza del Mercato a Civitavecchia, a testimonianza del profondo legame tra la città e l'intellettuale anarchico.
La versione, stampata da una tipografia civitavecchiese e intitolata semplicemente “Sante Caserio”, è fondamentalmente la medesima di tante altre presentate in questa pagina, derivate dall’originale di Pietro Cini; presenta però alcune (lievi) differenze testuali e, soprattutto, l’originale e unica chiusa finale “militante”, segno forse che è stata composta e aggiunta per l’occasione proprio dal gruppo anarchico. [RV 14-4-2026]
3-46 Tipografia L'ETRURIA - Via del Pozzolano 23

Civitavecchia (RM): Monumento a Pietro Gori.
Ripresa da un foglio volante riprodotto in Borghi ecc., CIP, p. 56 (che è stato trascritto così com’è, non essendo la versione analizzata nell’opera). Il Gruppo Anarchico Pietro Gori è stata una storica formazione libertaria attiva a Civitavecchia, particolarmente influente tra la fine del XIX secolo e il secondo dopoguerra. Dedicato all'omonimo avvocato, poeta e teorico anarchico, il gruppo ha rappresentato una roccaforte del movimento nell'alto Lazio. Il 13 ottobre 1946 fece inaugurare un busto a Pietro Gori in piazza del Mercato a Civitavecchia, a testimonianza del profondo legame tra la città e l'intellettuale anarchico.
La versione, stampata da una tipografia civitavecchiese e intitolata semplicemente “Sante Caserio”, è fondamentalmente la medesima di tante altre presentate in questa pagina, derivate dall’originale di Pietro Cini; presenta però alcune (lievi) differenze testuali e, soprattutto, l’originale e unica chiusa finale “militante”, segno forse che è stata composta e aggiunta per l’occasione proprio dal gruppo anarchico. [RV 14-4-2026]
Sante Caserio
Il sedici di agosto - sul far della mattina
Il boja avea disposto - l'orrenda ghigliottina
Mentre Caserio dormiva ancor
E non pensava al triste orror.
Entra nella prigione - il direttore addetto
Con voce d'emozione - ridesta il giovanetto.
E lui svegliandosi: Che cosa c'è...?
E' giunta l'ora, alzati in piè.
Rispose al direttore: - Giacchè io morto sia
Prego questo biglietto - di darlo a mamma mia.
Posso fidarmi che lei l'avrà!
Mi raccomando per carità.
E subito dal boja - Caserio fu legato
A piazza di Lione - fu quindi strascinato
E a furia di sforzi il capo entrà
E la mannaia glie lo troncò.
Spettacolo di gioia - la Francia manifesta
Gridando - Evviva il boja, che gli tagliò la testa
Gente tiranna e senza cuor
Che sprezza e ride, l'altrui dolor.
Per questa infamia tragica - da tutti maledetta
L'umanità dei popoli - invoca la vendetta
E come un simbolo, Caserio è là
Fiaccola ardente di "Libertà".
Il sedici di agosto - sul far della mattina
Il boja avea disposto - l'orrenda ghigliottina
Mentre Caserio dormiva ancor
E non pensava al triste orror.
Entra nella prigione - il direttore addetto
Con voce d'emozione - ridesta il giovanetto.
E lui svegliandosi: Che cosa c'è...?
E' giunta l'ora, alzati in piè.
Rispose al direttore: - Giacchè io morto sia
Prego questo biglietto - di darlo a mamma mia.
Posso fidarmi che lei l'avrà!
Mi raccomando per carità.
E subito dal boja - Caserio fu legato
A piazza di Lione - fu quindi strascinato
E a furia di sforzi il capo entrà
E la mannaia glie lo troncò.
Spettacolo di gioia - la Francia manifesta
Gridando - Evviva il boja, che gli tagliò la testa
Gente tiranna e senza cuor
Che sprezza e ride, l'altrui dolor.
Per questa infamia tragica - da tutti maledetta
L'umanità dei popoli - invoca la vendetta
E come un simbolo, Caserio è là
Fiaccola ardente di "Libertà".
envoyé par Riccardo Venturi - 14/4/2026 - 06:19
Versione veneto-giuliana, forse triestina
A version maybe from Trieste
Esecuzione di Giovanna Marini
A version maybe from Trieste
Esecuzione di Giovanna Marini
"Sempre da questo sito una versione un po' diversa, anche nella data. [Silva]"
Il testo, anche per le caratteristiche linguistiche, è senz'altro di provenienza giuliano-veneta. Da notare lo spostamento della data dell'esecuzione al "15 di agosto", ma esistono versioni, come quella qui riportata in video nell'esecuzione di Giovanna Marini, che la anticipano addirittura al "13 di agosto". [RV]
Il testo, anche per le caratteristiche linguistiche, è senz'altro di provenienza giuliano-veneta. Da notare lo spostamento della data dell'esecuzione al "15 di agosto", ma esistono versioni, come quella qui riportata in video nell'esecuzione di Giovanna Marini, che la anticipano addirittura al "13 di agosto". [RV]
Il quindici d'agosto
Il quindici d’agosto,
sul far de la matina,
il boia era disposto,
pronta la ghigliotina.
Mentre Caserio
dormiva ancor,
non si aspetava
altri dolor.
Entra ne la prigione
il diretor prefeto,
con voce d’emozione
svegliava il giovaneto.
Mentre svegliavasi
domanda: Chi è?
È giunta l’ora
d’alzarsi in piè.
Dite, mio giovaneto,
s’hai qualche cosa da dire,
perché a te giunta è l’ora,
è l’ora del morire.
Nula ho da dire,
nula da [me], [far]
solo un biglieto
scriver vorei.
Quel che vi racomando
prima ch’io morto sia,
prendere ‘sto biglieto,
darlo a la madre mia.
Posso fidarmi
se glielo do?
Facia una grazia,
per carità.
La mama di Caserio
piangeva forte forte,
vedere il suo figliolo
come che ‘l va a la morte.
Oh, gente ingrata,
e senza cuor,
che mi ridete
al mio triste duol.
Il quindici d’agosto,
sul far de la matina,
il boia era disposto,
pronta la ghigliotina.
Mentre Caserio
dormiva ancor,
non si aspetava
altri dolor.
Entra ne la prigione
il diretor prefeto,
con voce d’emozione
svegliava il giovaneto.
Mentre svegliavasi
domanda: Chi è?
È giunta l’ora
d’alzarsi in piè.
Dite, mio giovaneto,
s’hai qualche cosa da dire,
perché a te giunta è l’ora,
è l’ora del morire.
Nula ho da dire,
nula da [me], [far]
solo un biglieto
scriver vorei.
Quel che vi racomando
prima ch’io morto sia,
prendere ‘sto biglieto,
darlo a la madre mia.
Posso fidarmi
se glielo do?
Facia una grazia,
per carità.
La mama di Caserio
piangeva forte forte,
vedere il suo figliolo
come che ‘l va a la morte.
Oh, gente ingrata,
e senza cuor,
che mi ridete
al mio triste duol.
envoyé par Silva - 4/6/2013 - 19:15
Esecuzioni di Ettore Petrolini (marzo 1928) e Narciso Parigi (1960)
a.Nella pubblicazione / disco ”Il bosco degli alberi” – L’Italia nelle canzoni – Duecento anni di storia raccontata dalla parte popolare (Edizione originale: Edizioni del Gallo 1972 DS 307/9 – 310/12, Nuova edizione: Ala Bianca / Bella Ciao BR 128554232-2, 2019), Rappresentazione in due tempi a cura di Gianni Bosio e Franco Coggiola con il Nuovo Canzoniere Milanese (Antonio Catacchio, Patrizia Cotta-Ramusino, Ezio Cuppone, Diego De Palma, Franco Mascetti, Gabriella Merlo, Cristina Rapisarda), è riportato (al n. 17, pp. 51 e segg.) il “Caserio”. Scrivono Bosio e Coggiola:
“Musicalmente il canto segue un modulo classico dei cantastorie dell’Italia settentrionale e centrale, ancora oggi nell’uso e definito appunto come ‘aria di Caserio’. A volte tale melodia di base si viene adattando a un certo modo romanesco; e vedi, per esempio, le strofe del canto eseguite da Ettore Petrolini nel brano intitolato Cantante da strada (marzo 1928). […] Per questa esecuzione il testo del Cini è stato adattato alla melodia di una lezione raccolta da Gianni Bosio nella primavera del 1971 a Martinengo (Bergamo): informatrici un gruppo di ex filandiere. Per altre edizioni discografiche di questo canto vedi Canti anarchici 2, a cura di Roberto Leydi, Milano, I dischi del sole, DS11 (esecuzione di Giovanna Daffini Carpi Gualtieri, Reggio Emilia, 1962); E per la strada. Sandra Mantovani canta storie dell’Italia Settentrionale, Milano, I dischi del sole, DS 143/45 (l’esecuzione della Mantovani si rifà per la melodia a una registrazione originale in Romagna, zona di Forlì, nel maggio 1964); Controcanale 70, Milano, I dischi del sole, DS1003/5 (esecuzione di Giovanna Marini).
b. Narciso Parigi (Campi Bisenzio 1927 – Firenze 2020) è stato un cantante e attore italiano, noto per alcuni suoi grandi successi (“Prigioniero d’un sogno”, “Tango del mare”, “Io t’ho incontrata a Napoli”) e per essere stato un alfiere del folklore toscano e fiorentino. E’ anche l’autore dell’inno della Fiorentina (“Garrisca al vento il labaro viola…”). Meno nota la sua interpretazione e divulgazione di canti anarchici, come ad esempio il “Canto del Vita” (più noto come Già allo sguardo. Nell’album teatrale del 196° “Un fiorentino a Livorno” dà la sua interpretazione (assai melodica, come nel suo stile) de Le ultime ore e l’esecuzione di Sante Caserio (che chiama semplicemente “il Caserio”). Ne sono cantate solo due strofe su una base melodica leggermente differente dall’aria del Caserio tradizionale, accompagnato dalla fisarmonica.
a.Nella pubblicazione / disco ”Il bosco degli alberi” – L’Italia nelle canzoni – Duecento anni di storia raccontata dalla parte popolare (Edizione originale: Edizioni del Gallo 1972 DS 307/9 – 310/12, Nuova edizione: Ala Bianca / Bella Ciao BR 128554232-2, 2019), Rappresentazione in due tempi a cura di Gianni Bosio e Franco Coggiola con il Nuovo Canzoniere Milanese (Antonio Catacchio, Patrizia Cotta-Ramusino, Ezio Cuppone, Diego De Palma, Franco Mascetti, Gabriella Merlo, Cristina Rapisarda), è riportato (al n. 17, pp. 51 e segg.) il “Caserio”. Scrivono Bosio e Coggiola:
“Musicalmente il canto segue un modulo classico dei cantastorie dell’Italia settentrionale e centrale, ancora oggi nell’uso e definito appunto come ‘aria di Caserio’. A volte tale melodia di base si viene adattando a un certo modo romanesco; e vedi, per esempio, le strofe del canto eseguite da Ettore Petrolini nel brano intitolato Cantante da strada (marzo 1928). […] Per questa esecuzione il testo del Cini è stato adattato alla melodia di una lezione raccolta da Gianni Bosio nella primavera del 1971 a Martinengo (Bergamo): informatrici un gruppo di ex filandiere. Per altre edizioni discografiche di questo canto vedi Canti anarchici 2, a cura di Roberto Leydi, Milano, I dischi del sole, DS11 (esecuzione di Giovanna Daffini Carpi Gualtieri, Reggio Emilia, 1962); E per la strada. Sandra Mantovani canta storie dell’Italia Settentrionale, Milano, I dischi del sole, DS 143/45 (l’esecuzione della Mantovani si rifà per la melodia a una registrazione originale in Romagna, zona di Forlì, nel maggio 1964); Controcanale 70, Milano, I dischi del sole, DS1003/5 (esecuzione di Giovanna Marini).
b. Narciso Parigi (Campi Bisenzio 1927 – Firenze 2020) è stato un cantante e attore italiano, noto per alcuni suoi grandi successi (“Prigioniero d’un sogno”, “Tango del mare”, “Io t’ho incontrata a Napoli”) e per essere stato un alfiere del folklore toscano e fiorentino. E’ anche l’autore dell’inno della Fiorentina (“Garrisca al vento il labaro viola…”). Meno nota la sua interpretazione e divulgazione di canti anarchici, come ad esempio il “Canto del Vita” (più noto come Già allo sguardo. Nell’album teatrale del 196° “Un fiorentino a Livorno” dà la sua interpretazione (assai melodica, come nel suo stile) de Le ultime ore e l’esecuzione di Sante Caserio (che chiama semplicemente “il Caserio”). Ne sono cantate solo due strofe su una base melodica leggermente differente dall’aria del Caserio tradizionale, accompagnato dalla fisarmonica.

Riccardo Venturi - 7/4/2026 - 20:03
Er sedici de agosto
Er sedici de agosto, ar far della mattina
er boia avea disposto l'orrenda ghigliottina
mentre Caserio dormiva ancor
e non pensava al triste orror.
Entrò nella sua cella er giudice prefetto
con voce d’emozione svejando er giovanetto
e lui svejandosi: “Che cosa c’è?”
“E’ giunta l’ora, àrzate in piè.”
“Prego signor prefetto, prima che morto sia
vi do questo bijetto, datelo a mamma mia.”
“Tu sta’ tranquillo che lei l’avrà”.
“M’ariccomanno, per carità!”.
Spettacolo de gioia la folla manifesta
gridando: "Evviva er boia!” che je stroncò la testa.
Gente tiranna e senza cor,
disprezza e irride l'altrui dolor.
Povero fijo mio, sei stato sfortunato
er sedici de agosto sei annato giustizziato,
mentre Caserio sta sempre là…
fiaccola ardente di libertà,
mentre Caserio sta sempre là…
fiaccola ardente di libertà!
Er sedici de agosto, ar far della mattina
er boia avea disposto l'orrenda ghigliottina
mentre Caserio dormiva ancor
e non pensava al triste orror.
Entrò nella sua cella er giudice prefetto
con voce d’emozione svejando er giovanetto
e lui svejandosi: “Che cosa c’è?”
“E’ giunta l’ora, àrzate in piè.”
“Prego signor prefetto, prima che morto sia
vi do questo bijetto, datelo a mamma mia.”
“Tu sta’ tranquillo che lei l’avrà”.
“M’ariccomanno, per carità!”.
Spettacolo de gioia la folla manifesta
gridando: "Evviva er boia!” che je stroncò la testa.
Gente tiranna e senza cor,
disprezza e irride l'altrui dolor.
Povero fijo mio, sei stato sfortunato
er sedici de agosto sei annato giustizziato,
mentre Caserio sta sempre là…
fiaccola ardente di libertà,
mentre Caserio sta sempre là…
fiaccola ardente di libertà!
envoyé par adriana - 21/5/2007 - 19:38
salve a tutti, vi ringrazio tantissimo di per il contributo che date a questo sito: non mi è stato solo utile in più di un'occasione, ma mi ha fatto anche scoprire e conoscere un mucchio di cose interessanti di cui mi piace abbuffarmi e chissà quante ancora ce ne sono da scoprire!
Ad esempio qui leggo del film "Le bal des innocents" che ha tutta l'aria di essere un progetto molto interessante e io sono curiosissima di vederlo. Purtroppo il sito della ralamax prod non è più online, né vi sono poi molte tracce del regista Joseph Paris da nessuna parte in internet,. Cercando sui siti per torrent il file si trova, ma i seeds sono tutti a zero. Con l'aiuto della wayback machine si può risalire alla pagina di download dell'ex sito ufficiale ma neanche a dirlo, i link sono tutti inattivi.
Perciò mi chiedevo: qualcuno di voi che ha avuto notizia del film e ne ha postato il contributo su questa pagina, è ancora in possesso di un file che si possa rimettere in circolazione per la rete? Oppure sa dove trovarlo?
O ancora c'è qualcuno che saprebbe indicarmi un url, un indirizzo email a cui domandare, o anche un numero da chiamare?
Trovare questo film sotto licenza cc è anche più difficile che trovare un film protetto col bollino siae!!!!! ahahaha
Ad esempio qui leggo del film "Le bal des innocents" che ha tutta l'aria di essere un progetto molto interessante e io sono curiosissima di vederlo. Purtroppo il sito della ralamax prod non è più online, né vi sono poi molte tracce del regista Joseph Paris da nessuna parte in internet,. Cercando sui siti per torrent il file si trova, ma i seeds sono tutti a zero. Con l'aiuto della wayback machine si può risalire alla pagina di download dell'ex sito ufficiale ma neanche a dirlo, i link sono tutti inattivi.
Perciò mi chiedevo: qualcuno di voi che ha avuto notizia del film e ne ha postato il contributo su questa pagina, è ancora in possesso di un file che si possa rimettere in circolazione per la rete? Oppure sa dove trovarlo?
O ancora c'è qualcuno che saprebbe indicarmi un url, un indirizzo email a cui domandare, o anche un numero da chiamare?
Trovare questo film sotto licenza cc è anche più difficile che trovare un film protetto col bollino siae!!!!! ahahaha
claudia - 1/7/2015 - 02:13
E' che la Ralamax Prod, che distribuiva sotto "licence de libre diffusion", nel frattempo sembra essere andata in vacca, e con lei le cose che ha prodotto... Anch'io in Rete non ho trovato nessun riscontro di quel film...
B.B. - 1/7/2015 - 15:41
immaginavo una cosa del genere.. beh grazie comunque. Spero più in là di scoprire qualcosa. Ovviamente in tal caso vi girerò subito un link funzionante :)
claudia - 10/7/2015 - 21:50
Ciao Riccardo, per curiosità ho cercato Sante Caserio, anche questa canzone é conosciuta e cantata qui da noi.
Michel - 19/5/2019 - 23:57
Sulla melodia de Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio e altre questioni
Racconta Riccardo Marasco ("Chi cerca trova", pp. 39/40) di aver sentito questa canzone a Campagnatico (GR) nel 1967:
Questo nel 1967. Certamente la Eglentina di Campagnatico e suo marito non immaginavano (e, forse non hanno mai saputo) che, di lì a soli cinque anni, nel 1972, la melodia di quel canto proibitissimo sarebbe stata ripresa per La ballata di Franco Serantini. Un altro anarchico ammazzato dallo stato, cosa che, invece, proibita non lo è stata mai.
Ma quella che, a partire dal canto scritto dallo sconosciuto anarchico toscano Pietro Cini (ogni tentativo di ritrovarne una qualche pur minima notizia si è finora rivelato vano), è nota come Aria di Caserio, era in realtà già stata utilizzata qualche anno prima, nel 1889, per La partenza del volontario italiano per l'Africa, canto patriottico su foglio volante stampato a Milano da Ranzini. Nel 1916 viene utilizzata per una canta sulla cattura e l'esecuzione di Cesare Battisti, 14 giugno su Monte Corno stava. Nel 1924 viene ancora usata per alcune strofe sul rapimento e la morte di Giacomo Matteotti: In Roma fu rapito il dieci giorno sera e, infine, nel 1927 per la morte di Sacco e Vanzetti: Il ventitré di agosto a Boston in America.
Secondo Roberto Leydi, l'Aria di Caserio ha parecchi punti di contatto e di similarità (per non dire proprio di identità melodica) con la cosiddetta Aria di Quanti pianti e sospiri (o Aria della povera Giulia), derivata in realtà da una canzone della guerra d'Africa 1887-1894, Attenti attenti che la tromba suona (“Attenti attenti che la tromba suona / I mori sono armati alla marina / Coraggio battaglion, volontà buona / contro il nemico ner dell'Abissinia”; canzone riutilizzata, con mutamento del nemico, anche durante la I guerra mondiale. Di origine molto antica, ha avuto echi recenti anche in All'arme all'arme la campana sona / Li turche so' sbarcati a la marina, vale a dire Quanno sona la campana di Musicanova). Tale canzone ebbe un grande successo, e divenne trama melodica per parecchie storie commoventi.
Quanti pianti e sospiri, la canzone popolare “titolare” dell'aria che è, sostanzialmente, anche quella di Caserio, merita uno sguardo più approfondito, anche testuale (in sé potrebbe anche rientrare autonomamente nel sito; ma preferisco, a tale riguardo, sentire il parere degli altri Amministratori e Utenti). Si tratta di un canto indubbiamente di ambiente militare, diffuso dai cantastorie e riguardante il fatto di sangue tra il soldato semplice Beppino/Peppino di Livorno (nome da “ragazzo qualunque” diffusissimo nel canto popolare) e un tenente che gli insidia la fidanzata. Di ambientazione toscana, proviene però da aree dell'Italia settentrionale (Novara, Brescia; in alcune versioni però Peppino è novarese e la vicenda si svolge a Brescia o a Piacenza) e riproduce praticamente la vicenda della Cecilia (la più diffusa ballata italiana) e, quindi, della Tosca. Roberto Leydi ne pubblicò quattro versioni nei Canti sociali italiani; se ne riproduce qui la versione più completa (anche per lasciar giudicare se inserirla o meno autonomamente nel sito):
Quanto alla Povera Giulia, si tratta anch'essa di una canzone popolare panitaliana talmente nota da essere considerata addirittura archetipale (e, quindi, di origine realmente perduta nella notte dei tempi). Roberto Leydi, non limitandosi alla melodia, giunge a considerare anche il testo del Caserio vergato da Pietro Cini come una sorta di parodia di una versione della Povera Giulia.
Racconta Riccardo Marasco ("Chi cerca trova", pp. 39/40) di aver sentito questa canzone a Campagnatico (GR) nel 1967:
"Qualche volta nelle mie ricerche mi fu preziosa anche la memoria degli uomini anziani, specialmente per ritrovare quei canti che si udivano nelle bettole, alle osterie, nei ritrovi e per occasioni 'maschie', significando con tale termine anche le riunioni a sfondo politico precluse alle donne. La Eglentina di Campagnatico fu estremamente energica nel vietare a suo marito il canto di canzoni anarchiche ricordandogli che erano state vietate e non voleva grane con la legge. Una di queste era La decapitazione di Sante Caserio: dunque nel 1967 in campagna c'erano dei cittadini italiani che temevano fosse ancora proibito e rischioso cantarla!"
Questo nel 1967. Certamente la Eglentina di Campagnatico e suo marito non immaginavano (e, forse non hanno mai saputo) che, di lì a soli cinque anni, nel 1972, la melodia di quel canto proibitissimo sarebbe stata ripresa per La ballata di Franco Serantini. Un altro anarchico ammazzato dallo stato, cosa che, invece, proibita non lo è stata mai.

L'Aria di Caserio.
Ma quella che, a partire dal canto scritto dallo sconosciuto anarchico toscano Pietro Cini (ogni tentativo di ritrovarne una qualche pur minima notizia si è finora rivelato vano), è nota come Aria di Caserio, era in realtà già stata utilizzata qualche anno prima, nel 1889, per La partenza del volontario italiano per l'Africa, canto patriottico su foglio volante stampato a Milano da Ranzini. Nel 1916 viene utilizzata per una canta sulla cattura e l'esecuzione di Cesare Battisti, 14 giugno su Monte Corno stava. Nel 1924 viene ancora usata per alcune strofe sul rapimento e la morte di Giacomo Matteotti: In Roma fu rapito il dieci giorno sera e, infine, nel 1927 per la morte di Sacco e Vanzetti: Il ventitré di agosto a Boston in America.
Secondo Roberto Leydi, l'Aria di Caserio ha parecchi punti di contatto e di similarità (per non dire proprio di identità melodica) con la cosiddetta Aria di Quanti pianti e sospiri (o Aria della povera Giulia), derivata in realtà da una canzone della guerra d'Africa 1887-1894, Attenti attenti che la tromba suona (“Attenti attenti che la tromba suona / I mori sono armati alla marina / Coraggio battaglion, volontà buona / contro il nemico ner dell'Abissinia”; canzone riutilizzata, con mutamento del nemico, anche durante la I guerra mondiale. Di origine molto antica, ha avuto echi recenti anche in All'arme all'arme la campana sona / Li turche so' sbarcati a la marina, vale a dire Quanno sona la campana di Musicanova). Tale canzone ebbe un grande successo, e divenne trama melodica per parecchie storie commoventi.

L'Aria di quanti pianti e sospiri (o Aria della povera Giulia)
Quanti pianti e sospiri, la canzone popolare “titolare” dell'aria che è, sostanzialmente, anche quella di Caserio, merita uno sguardo più approfondito, anche testuale (in sé potrebbe anche rientrare autonomamente nel sito; ma preferisco, a tale riguardo, sentire il parere degli altri Amministratori e Utenti). Si tratta di un canto indubbiamente di ambiente militare, diffuso dai cantastorie e riguardante il fatto di sangue tra il soldato semplice Beppino/Peppino di Livorno (nome da “ragazzo qualunque” diffusissimo nel canto popolare) e un tenente che gli insidia la fidanzata. Di ambientazione toscana, proviene però da aree dell'Italia settentrionale (Novara, Brescia; in alcune versioni però Peppino è novarese e la vicenda si svolge a Brescia o a Piacenza) e riproduce praticamente la vicenda della Cecilia (la più diffusa ballata italiana) e, quindi, della Tosca. Roberto Leydi ne pubblicò quattro versioni nei Canti sociali italiani; se ne riproduce qui la versione più completa (anche per lasciar giudicare se inserirla o meno autonomamente nel sito):
Quanti pianti e sospiri, o madre mia,
Farai la notte e il giorno per tuo figlio,
Voi cari fratelli e sorella pia
Piangete per Peppino il gran periglio.
Poldina bella – mi fece innamorar
Essendo dentro Lucca – a fare il militar.
Nella cavalleria fui destinato,
Facevo il militare con molto onore,
Trombettiere effettivo fui passato,
Ne rispettavo molto il tricolore.
Non mi credevo – di trovarmi così
Il proprio superiore – mi dovesse tradir.
Voleva togliermi Poldina amata,
Questo tenente, come ben sapete,
La notte e il dì era sempre corteggiata
E il povero Peppino nella rete.
E gli diceva – senza nessuna ragion:
Oggi sei consegnato – domani vai in prigion.
Non aveva mai Peppino pace
E sempre se ne stava rinserrato,
Là sul duro legno ei se ne giace,
Come la morte egl'era diventato.
Dal gran dolore – non potendo soffrir:
O Dio mi scoppia il cuore – mi toccherà morir.
Dopo tanto tempo è giunto un permesso
E gli venne ordinato di suonare,
Cessato di suonare torna all'ingresso
Per la sua bella amata a ritrovare.
E dà ai compagni – un saluto d'amor
Dicendo: Vado fuori – vado a fare l'amor.
Uscivo dal quartiere allegramente
Convinto d'incontrare la mia amante
Invece v'incontrai il mio tenente
Mi disse: Torna indietro sull'istante.
Disse Peppino – Indietro tornerò
Scusi signor tenente – mi dica la ragion.
Taci brutto imbecille, non fare il monello
Se no ti manderò alla reclusione.
Peppino si voltò veloce e snello
Dicendogli: Qua c'è della ragione.
Tosto il tenente – la spada impugnò
Lo stesso fece Pino – la lotta incominciò.
Sembravan due leoni alla foresta,
Uno diceva all'altro: Traditore.
Ferito fu il tenente alla testa
Dal giovinetto sull'età del fiore.
Il Livornese – il fare s'accennò
Diede diversi colpi – e all'estero scappò.
Farai la notte e il giorno per tuo figlio,
Voi cari fratelli e sorella pia
Piangete per Peppino il gran periglio.
Poldina bella – mi fece innamorar
Essendo dentro Lucca – a fare il militar.
Nella cavalleria fui destinato,
Facevo il militare con molto onore,
Trombettiere effettivo fui passato,
Ne rispettavo molto il tricolore.
Non mi credevo – di trovarmi così
Il proprio superiore – mi dovesse tradir.
Voleva togliermi Poldina amata,
Questo tenente, come ben sapete,
La notte e il dì era sempre corteggiata
E il povero Peppino nella rete.
E gli diceva – senza nessuna ragion:
Oggi sei consegnato – domani vai in prigion.
Non aveva mai Peppino pace
E sempre se ne stava rinserrato,
Là sul duro legno ei se ne giace,
Come la morte egl'era diventato.
Dal gran dolore – non potendo soffrir:
O Dio mi scoppia il cuore – mi toccherà morir.
Dopo tanto tempo è giunto un permesso
E gli venne ordinato di suonare,
Cessato di suonare torna all'ingresso
Per la sua bella amata a ritrovare.
E dà ai compagni – un saluto d'amor
Dicendo: Vado fuori – vado a fare l'amor.
Uscivo dal quartiere allegramente
Convinto d'incontrare la mia amante
Invece v'incontrai il mio tenente
Mi disse: Torna indietro sull'istante.
Disse Peppino – Indietro tornerò
Scusi signor tenente – mi dica la ragion.
Taci brutto imbecille, non fare il monello
Se no ti manderò alla reclusione.
Peppino si voltò veloce e snello
Dicendogli: Qua c'è della ragione.
Tosto il tenente – la spada impugnò
Lo stesso fece Pino – la lotta incominciò.
Sembravan due leoni alla foresta,
Uno diceva all'altro: Traditore.
Ferito fu il tenente alla testa
Dal giovinetto sull'età del fiore.
Il Livornese – il fare s'accennò
Diede diversi colpi – e all'estero scappò.
Quanto alla Povera Giulia, si tratta anch'essa di una canzone popolare panitaliana talmente nota da essere considerata addirittura archetipale (e, quindi, di origine realmente perduta nella notte dei tempi). Roberto Leydi, non limitandosi alla melodia, giunge a considerare anche il testo del Caserio vergato da Pietro Cini come una sorta di parodia di una versione della Povera Giulia.
Riccardo Venturi - 30/12/2019 - 05:47
Sante Caserio . Ciao nella ricorrenza dell' uccisione di Sante Caserio ho ritrovato questo bell omaggio dei Friser
Paolo Rizzi - 23/8/2023 - 10:23
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Sestine di Piet[r]o Cini, anarchico toscano
Foglio volante stampato dalla Tipografia Campi di Foligno [s.d.]
Tipografia Popolare "Edoardo Ducci", Firenze 1896
Lyrics by Piet[r]o Cini, a Tuscan anarchist.
Broadside printed by Tipografia Campi, Foligno
Tipografia Popolare "Edoardo Ducci", Florence 1896
Cara madre, vi scrivo queste poche righe per farvi
sapere che la mia condanna è la pena di morte.
Non pensate male o mia cara madre di me?
Ma pensate che se io comessi questo fatto non è
che sono divenuto un delinquente e pure molto
vi dirano che sono un assassino un malfattore.
No, perché voi conosciete il mio buon quore, la mia dolcezza,
che avevo quando mi trovavo presso di voi?
Ebbene anche oggi è il medesimo quore:
se ò comesso questo mio fatto è precisamente
perché ero stanco di vedere un mondo così infame.
Ringrassio il signor Alessandro che è venuto a
rovarmi ma io non voglio confessarmi.
Addio cara mamma e abbiate un buon ricordo
del vostro Sante che vi ha sempre amato."
Uno dei più famosi canti sulla decapitazione di Sante Jeronimo Caserio, avvenuta a Lione all’alba del 16 agosto 1894. Quello che è forse il testo più completo del canto è desunto da un foglio volante (ma ve ne sono parecchi, con testi quasi identici o molto simili) a firma di tale “Pieto Cini”, probabilmente un cantastorie toscano sul quale nulla è stato dato sapere; il testo presenta diversi refusi, a cominciare dal nome del presunto autore, che doveva essere ovviamente “Pietro”. Il foglio volante, stampato dalla famosa tipografia editrice Campi di Foligno (allora appena fondata, dato che fu costituita nel 1892), avverte però che le strofe sono state “sentite da Cini Pieto” [sic], quindi è più che possibile che il presupposto cantastorie non ne sia l’effettivo autore. Il medesimo testo compare in un foglio volante stampato a Firenze dalla Tipografia Popolare Edoardo Ducci, via dei Pilastri 38, datato 1896. Come avverte il bel volume “Cantare in piazza” (Edizioni Colibrì, Milano 2026) a cura di Gian Paolo Borghi, Mauro Geraci, Tiziana Oppizzi, Claudio Piccoli e Franco Schirone (con prefazione di Pardo Fornaciari), tale testo così come appare dal foglio volante fu “utilizzato dal cantastorie Cereghino” nel 1896 (i Cereghino, in realtà, erano un’intera casata di cantastorie valdesi originari di Favale di Malvaro, in provincia di Genova). Il testo fu stampato a Acqui Terme nel 1896, con una lieve differenza testuale (q.v.)
Parecchi cantastorie, sulla scorta di questa e di altre ballate composte sul panettiere anarchico lombardo, contribuirono a creare l’alone di leggenda e un vivo sentimento di solidarietà e commozione verso la sua vicenda e la sua figura. Come detto, ogni tentativo di avere notizie più dettagliate (anche sommarie) su Pietro, o “Pieto” Cini, si è rivelato finora vano; il risultato è che, molto spesso, il canto viene erroneamente attribuito a Pietro Gori. La melodia, ancora oggi usata dai cantastorie e detta tout court “Aria di Caserio”, è probabilmente di origine toscana ma fu raccolta in realtà per la prima volta in quella che era la "Romagna Toscana" (attualmente in provincia di Forlì), ma è utilizzata dovunque la canzone è stata ed è cantata (ed è stata utilizzata per altri canti, come La ballata di Franco Serantini, scritta da Piero Nissim nel 1972).
Poco dopo il 1945 (CIP, p. 42) ne viene stampata una seconda versione sul Canzoniere Sociale di Bologna (l’edizione è in realtà senza data), a cura di Mammolo Zamboni, il padre del quindicenne Anteo Zamboni che, il 31 ottobre 1926, attentò alla vita di Benito Mussolini e che fu linciato dalla folla. “L’autore del testo viene identificato in Primo Proni, anarchico e sindacalista bolognese poi emigrato in Argentina (1873-1937, ndr) ma con un finale decisamente diverso e nel cui testo scompare il richiamo alla madre che prega dio affinché salvi il figlio dall’inferno e lo porti in paradiso. Tale versione è stata, con lievi modifiche e senza la strofa finale, cantata da Giovanna Daffini. Il canto di (o “sentito da”) Pietro Cini diviene comunque assai popolare e viene portato sulle piazze dai cantastorie”, (CIP p. 42) particolarmente in Toscana ma “anche con un testo modificato o adattato al dialetto, secondo i luoghi (se ne hanno esempi in Trentino, a Pisa e a Roma). Tra le versioni incise vogliamo ricordare quelle di due grandi folkloristi ed etnomusicologi toscani: quella di Caterina Bueno e quella di Riccardo Marasco. ma un po’ tutti si sono cimentati col “Sedici di Agosto” (col titolo di “Caserio”, o meglio, “il Caserio”, ci si riferisce perlopiù all’altrettanto famosa ballata scritta da Pietro Gori). Nel 1910, il tenore Raoul Romito (1882-1952) ne diede anche una versione lirica, intitolata "La morte di Caserio" e attribuita a Pietro Gori, di cui si possiede un’incisione. [Riccardo Venturi, 7-4-2026]
L'incisione di Raoul Romito, 1910
Da L'albero del Canto
Sante Caserio:
A Sante Caserio, o La ballata di Sante Caserio
Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio, o Aria di Caserio, o Il sedici di agosto
Caserio passeggiava per la Francia
Partito da Milano senza un soldo
Su fratelli pugnamo da forti
Sante Caserio uccisore di Sadi-Carnot
L'interrogatorio di Caserio
Bresci e Caserio
Passanante e Caserio
Un pensiero a Caserio