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Il canto degli anarchici espulsi, o Addio a Lugano

Pietro Gori
Langue: italien


Pietro Gori

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Addio a Lugano interpretata da Giorgio Gaber, Enzo Iannacci, Lino Toffolo, Otello Profazio e Silverio Pisu.


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[1895]
Testo / Lyrics / Paroles / Sanat: Pietro Gori
Musica / Music / Musique / Sävel:
Sull'aria di Addio Sanremo bella, canzone popolare toscana
Music: To the tune of Addio Sanremo bella, a Tuscan folksong
Sur l'air d' Addio Sanremo Bella, chanson populaire toscane
Toscanan kansanlaulun Addio Sanremo Bellan säveleen.

1a pubblicazione a stampa / First printed /
1ère publication imprimée / Ensimmäinen painettu julkaisu:
Saggi di letteratura di delinquenti e di anarchici, in:
Conto-reso del Dipartimento di Giustizia. Anno 1895
Bellinzona (CH), Tipografia e litografia cantonale, 1896, pp. 86-89
Poi in / Then in / Puis dans / Sitten:
- Canzoniere dei Ribelli, a cura di Carlo Frigerio, Berna 1899
- Canzoniere dei Ribelli, Barre (Vermont, USA), 1904,
Editione [sic] de "La Cronaca Sovversiva", pp. 36-37

pietrogorimonu


"Addio a Lugano", la cui musica, di autore anonimo, è sicuramente di origine popolare toscana (la melodia è ripresa da Addio (a) Sanremo bella, attestata attorno al 1830), è la più famosa, insieme con "Stornelli d'esilio", fra le canzoni di Pietro Gori. Egli la scrisse all’inizio del 1895 nel Canton Ticino, in Svizzera, dov'era dovuto riparare dopo l'omicidio del Presidente francese Sadi Carnot, ucciso da Sante Caserio.

“Quando era giunta a Milano la notizia dell’attentato di Lione, gli occhi dell’opinione pubblica di parte conservatrice si appuntarono, accusatori, sull’avvocato Pietro Gori, che era non solo l’esponente più in vista dell’anarchismo milanese ma anche il solo fra i leader dell’anarchismo italiano che si trovasse ancora in libertà, né esule né carcerato. Egli aveva personalmente conosciuto Sante Caserio e sebbene negli ultimi tempi il giovane attentatore, voltosi all’individualismo, avesse raffreddato i suoi rapporti con tutti gli anarchici di orientamento socialista, non per questo vi era stata rottura personale e politica. Tanto bastò perché nell’avvocato Gori si vedesse e apertamente si additasse l’istigatore, se non addirittura un complice diretto del fatto.” [Pier Carlo Masini: Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Berneri, p. 289. A cura di Franco Bertolucci e Giorgio Mangini. Pisa, ed. BFS, 2023]

Pietro Gori respinse decisamente tali insinuazioni in una lettera del 28 giugno 1894 a “La Lombardia”, nella quale dichiarava che “l’idealista dolce e timido” [Caserio ndr] non era diventato “pugnalatore implacabile” per la propaganda anarchica, bensì per le persecuzioni dei governi. In una successiva lettera al “Caffaro” di Genova Pietro Gori, “in verità un po’ sconvolto” [Masini, op. cit., p. 289] parve sconfessare politicamente il gesto del fornaio di Motta Visconti, ma anche precisò meglio il suo pensiero:

caseriopetit
“L’atto di Caserio (io non voglio, non posso, non debbo giudicarlo) resta dunque un atto meramente individuale. E’ l’atto di un animo disperato, non pazzo quale me lo fa erroneamente qualificare ‘Il Caffaro’. La storia sola, quando saranno svanite le violenze e le passioni di quest’ora funerea, lo giudicherà serenamente.” [Masini, op. cit., pp. 289-290]

Pietro Gori si dichiarò comunque pronto a costituirsi imputato al processo di Lione se qualche dubbio fosse rimasto su una sua complicità nei fatti e se la autorità francesi lo avessero chiamato a rispondere di correità. Le autorità francesi se ne guardarono bene, non desiderando certo coinvolgere un avvocato di tanta fama e valore nel processo frettoloso che avevano approntato, temendo anche che il Gori si portasse a Lione come difensore di Sante Caserio. Il 23 luglio 1894, Pietro Gori fu espulso “preventivamente” dal territorio francese, primo esempio nella storia di espulsione di un assente.

A Milano, intanto, continuavano gli attacchi feroci a Pietro Gori (il 1° luglio 1894, il Corriere della Sera titolava: ”Sobillatori!”). Per sfuggire a minacce e a rappresaglie contro la sua persona, ed alle leggi eccezionali in via di promulgazione da parte del governo Di Rudinì, il Gori pensò bene quindi di prendere la via dell’esilio, stabilendosi nella vicina Lugano.

“Lugano vantava, come terra d’esilio, una tradizione illustre fin dal Risorgimento e dalla Prima Internazionale. Fra gli anarchici vi avevano soggiornato prima Élisée Reclus dopo la Comune, e poi Michail Bakunin durante i suoi ultimi due anni di vita. Cafiero e Malatesta vi si erano rifugiati con altri loro compagni alla fine degli anni ottanta. A Capolago si era svolto il grande congresso del 1891. Ora Pietro Gori trovava nella ridente capitale del Ceresio una cospicua colonia di profughi, dal sarto Isaia Pacini allo scultore Attilio Panizza, mentre altri vi affluivano dall’Italia per sottrarsi all’arresto e al domicilio coatto. Ma anche a Lugano la tregua durò poco. Il governo federale svizzero, assillato da continue pressioni della autorità diplomatiche italiane a Berna, faceva intendere al governo cantonale di non poter tollerare un focolaio di cospirazione ai confini.”. [Masini, op. cit., p. 290]

Pietro Gori era arrivato a chiamare a Lugano l’intera sua famiglia (il padre, vecchio ufficiale a riposo, la madre e l’amata sorella Bice), ma non poteva certo dirsi tranquillo. Concedeva interviste ai giornali italiani, si apprestava a far rappresentare al locale teatro un suo bozzetto intitolato L’Ideale e si riuniva con altri esuli (anche socialisti e repubblicani) in vari caffè ed osterie luganesi. Nel mese di settembre, fu fatto segno ad un misterioso attentato (un colpo di rivoltella che lo ferì leggermente). Il governo italiano giunse ad assoldare degli agenti provocatori travisati da anarchici per convincere Pietro Gori a rifugiarsi a Trieste (allora territorio austroungarico) passando però per l’Italia con presunte ed inesistenti “coperture”, in modo da poterlo arrestare.

“Ma, come Gori stesso scriverà molti anni più tardi, riferendosi alla città di Lugano, ’non si resta impunemente il delizioso ritrovo estivo di tutti i Cresi sfaccendati della terra, senza pagare alla follia internazionale di persecuzione un adeguato tributo di perfidia e di imbecillità.’ Così, al principio del 1895, il Consiglio Federale Svizzero decretava l’arresto e la successiva espulsione dal territorio della Confederazione dell’intero gruppo dei profughi di Lugano. ’In 18, di cui otto libertari, tre socialisti, uno repubblicano […] (il Borghetti di Brescia, che ricordo a titolo d’onore) e gli altri neutri: ci ammanettarono, ci dimenticarono per qualche settimana nelle carceri di Lugano, e ci condussero manu militari alla frontiera tedesca, sotto l’amena imputazione di complotto per il ratto in Roma di Re Umberto.’ [Masini, op. cit., pp. 291-292]

Fu esattamente durante la “dimenticanza di qualche settimana” nelle carceri di Lugano che Pietro Gori scrisse due canzoni. La prima era intitolata Agli umani carcerieri del Penitenziere di Lugano, e la seconda Il canto degli anarchici espulsi, che venne cantata per la prima volta alla stazione di Lugano, al momento in cui gli esuli venivano fatti salire sulla vettura che li avrebbe condotti alla frontiera di Basilea. Agli espulsi non restava che giungere, attraverso un’autentica via crucis di stenti, fino ad Amsterdam o Anversa, e di lì imbarcarsi per l’Inghilterra, l’unico paese in quel periodo disposto ad accoglierli.

Portoferraio, Isola d’Elba.
Portoferraio, Isola d’Elba.
Le due poesie, o canti, (Pietro Gori aveva scritto in carcere anche un Manifesto, la cui violenza verbale, per lui inconsueta, può essere compresa in termini di disillusione e profonda amarezza) vennero pubblicate per la prima volta a stampa in una maniera quantomeno curiosa, anche se indicativa. Tutti tali documenti erano stati evidentemente sequestrati dall’autorità ticinese, e furono pubblicati in un bollettino del Governo Cantonale Ticinese, all’interno di una relazione sulla situazione carceraria: Saggi di letteratura di delinquenti e di anarchici, in: Conto-reso del Dipartimento di Giustizia. Anno 1895. Bellinzona, Tipografia e litografia cantonale, 1896. Il canto però comincia a diffondersi nel 1899, quando l’anarchico svizzero Carlo Frigerio (1878-1966) la pubblica tra i cinquanta canti del Canzoniere dei Ribelli, edito a Berna e che vedrà una seconda (e diversa) edizione nel 1904 a Barre, nel Vermont (USA), “Editione” [sic] de “La Cronaca Sovversiva” (il periodico anarchico fondato e diretto da Luigi Galleani). Il testo dell’intero saggio è disponibile in: Maurizio Antonioli, Pietro Gori: il cavaliere errante dell’anarchia, pp. 168-170. Specifica Antonioli:

“Il Canto degli anarchici espulsi venne diffuso successivamente in una versione modificata e con diverso titolo dallo stesso Gori, il quale probabilmente, come si era già verificato al tempo della sua prima carcerazione a Livorno e a Lucca, aveva dovuto ricostruire a memoria le poesie scritte durante la detenzione e sequestrate dalle autorità. Come nel caso di Prigioni e Battaglie (1891): «Unici residui di quelle [poesie] non restano, ormai, su questo libro, che i versi imparati a memoria. I quali, naturalmente, sfuggirono alla ultima perquisizione di prammatica, fatta sull’uscio del carcere”.

In questa pagina presentiamo assieme le due versioni: il Canto originale disposto graficamente così come lo era nel “Conto-reso”, e la versione più nota (e cantata, con qualche variante di cui si rende conto nel testo) rimaneggiata in seguito dallo stesso Pietro Gori durante i suoi ultimi anni di vita all’Isola d’Elba. Prima di morire al “Palazzo dei Merli” di Portoferraio (poi andato distrutto nei bombardamenti del settembre 1943), l’8 gennaio 1911, Pietro Gori ne regalò una copia manoscritta all’albergatore dell’ “Ape Elbana”. Il manoscritto è conservato oggi presso l’Archivio Storico del Comune di Portoferraio. [Riccardo Venturi, 25-8-2026]

Addio a Lugano [1]
Catanuto / Schirone, Il canto anarchico &c., 2a Milano 2009, pp. 112 e segg.

Lugano nel 1905.
Lugano nel 1905.
“E’ il canto anarchico più noto ed è stato scritto da Pietro Gori in un carcere svizzero dopo essere stato arrestato agli inizi del 1895 per sfuggire a ‘probabili persecuzioni poliziesche a seguito delle insinuazioni di certa stampa sulle sue responsabilità oggettive nell’attentato di Caserio.

Gori, arrestato con altri 17 profughi italiani [2], viene espulso dalla Svizzera dopo una breve prigionia durante la quale compone due poesie, una delle quali titola Il canto degli anarchici espulsi, che poi sarebbe Addio a Lugano nella sua prima versione ‘che presenta alcune varianti, sia nel testo che nella disposizione delle strofe, rispetto a quelle comunemente pubblicate e diffuse’. [3] Un’altra testimonianza sull’origine del canto la troviamo nel libro Gli scariolanti di Ostia Antica. Storia di una colonia socialista [4] allorché Pietro Gori si reca ad Ostia presso la comunità dei braccianti ravennati per passare con loro alcuni giorni. Siamo nel 1902 dopo il suo rientro in Italia dall’America del Sud dove si reca nel 1898 per sfuggire ad una condanna [5] in seguito ai tumulti contro il carovita che si sono succeduti in tutta Italia con epigono a Milano dove la monarchia ordina a Bava Beccaris la violenta repressione costata oltre 80 morti. Scrive Liliana Madeo:

‘Era un poeta, e aveva un bel viso, un corpo snello, elegante. Si accarezzava il baffo appuntito, e sapeva ascoltare i coloni ravennati che raccontavano la loro storia. Provava un profondo rispetto per il coraggio che avevano speso in quella impresa, e glielo diceva con calore. Gli ricordavano gli uomini della Pampa, ripeté. Avevano anche cantato insieme, fino a sgolarsi, quella notte. Avevano cantato le sue canzoni, gli Stornelli dell’esilio, Sante Caserio, Amore ribelle [Canzonetta del libero amore]… Di Addio Lugano bella Gori aveva raccontato com’era nata. Dopo che Caserio aveva pugnalato a morte Carnot, lui era dovuto riparare in Svizzera. Qui l’avevano arrestato, insieme con altri 150 fuorusciti italiani, anarchici e socialisti. Tutti poi erano stati espulsi. Quando li conducevano alla frontiera, avevano le manette ai polsi e i loro passi affondavano nella neve…Con le lacrime agli occhi, si era girato indietro a guardare Lugano e pensava agli anarchici scacciati senza colpa che partono cantando con la speranza in cuor’. [6]

Addio a Lugano divenne popolarissimo con l’inizio del nuovo secolo anche grazie a numerose edizioni de Il canzoniere dei Ribelli [7] apparso per la prima volta a Barre –Vermont- e ancor oggi uno dei canti politici più eseguito. Con lo stesso titolo, Addio a Lugano, esiste una romanza, del 1830 circa, che canta anch’essa di un esilio politico in terra elvetica con testo siglato D.P. e musica di Fabio Campana.”

[1] Canti anarchici rivoluzionari, Paterson N.J., Biblioteca della “Questione Sociale”, quarto opuscolo, tipografia della “Questione Sociale”, 1898.

[2] M. Antonioli, Pietro Gori, p. 167

[3] Ibidem.

[4] L. Madeo, Gli scariolanti di Ostia Antica. Storia di una colonia socialista., ed. Camunia 1989. Le note riguardanti Pietro Gori sono alle pp. 181-183. Vengono narrate le vicende di una colonia di braccianti formata da socialisti, anarchici e repubblicani ravennati che si recano nell’Agro Romano per iniziare la bonifica. La storia ha inizio nel 1884 e continua tra alterne vicende fino alla fine degli anni cinquanta.

[5] Nel 1898 Pietro Gori collabora a diversi periodici anarchici fra cui ‘L’Agitazione’ di Ancona. A causa delle agitazioni e delle successive azioni repressive del governo è costretto ancora una volta ad emigrare. A Marsiglia si imbarca per l’America del Sud mentre le autorità italiane lo condannano a dodici anni di galera. Nel periodo sudamericano contribuirà alla propaganda e all’agitazione sindacale; contemporaneamente si farà conoscere anche come studioso. A Buenos Aires fonda la rivista scientifica ‘Criminalogia Moderna’ con collaboratori da tutto il mondo.

[6] L. Madeo, Gli scariolanti di Ostia Antica> […] op. cit. p. 82. La ricostruzione che l’autrice fa è ripresa dal diario di Luigi Sarrecchia (Pescosolido 1875-Ostia 1968), uno dei personaggi di rilievo della colonia di Ostia. […]

[7] Il Canzoniere dei Ribelli, Vermont 1904, edizione della “Cronaca Sovversiva”.


1.Il canto degli anarchici espulsi
Fonte / Source

Addio, Lugano bella - o dolce terra pia,
Scacciati senza colpa - gli anarchici van via;
Ma partono cantando - con la speranza in cor,
Ma partono cantando - con la speranza in cor.

Ed è per voi, sfruttati - per voi, lavoratori,
Che fummo imprigionati - al par di malfattori;
E pur la nostra idea - non è che idea d'amor,
E pur la nostra idea - non è che idea d'amor.

Banditi senza tregua - andrem di terra in terra
A predicar la pace - ed a bandir la guerra;
La pace agli oppressi, la guerra all'oppressor,
La pace agli oppressi, la guerra all' oppressor.

Ma tu che ci discacci - con una vil menzogna,
Repubblica borghese - un dì ne avrai vergogna
Ed oggi t'accusiamo - in faccia all'avvenir,
Ed oggi t'accusiamo - in faccia all'avvenir.

O anonimi compagni - amici che restate,
Le verità sociali - da forti propagate;
E' questa la vendetta - che noi vi domandiam,
E' questa la vendetta - che noi vi domandiam.

O Elvezia, il tuo governo - schiavo d'altrui si rende,
D'un popolo gagliardo - le tradizioni offende,
Insulta la leggenda - del tuo Guglielmo Tell,
Insulta la leggenda - del tuo Guglielmo Tell.

Addio, cari compagni - o amici luganesi,
Addio, bianche di ghiacci - montagne ticinesi,
I cavalieri erranti - son trascinati al nord,
I cavalieri erranti - son trascinati al nord.

2. Addio a Lugano
Fonte / Source

Addio, Lugano bella,
O dolce terra pia,
Scacciati senza colpa
Gli anarchici van via
E partono cantando
Colla speranza in cuor, [1]
E partono cantando
Colla speranza in cuor.

Ed è per voi sfruttati,
Per voi lavoratori,
Che siamo ammanettati [2]
Al par dei malfattori;
Eppur la nostra idea
Non è che idea d'amor, [3]
Eppur la nostra idea
Non è che idea d'amor.

Anonimi compagni,
Amici che restate,
Le verità sociali
Da forti propagate.
E' questa la vendetta.
Che noi vi domandiam,
E' questa la vendetta
Che noi vi domandiam.

Ma tu che ci discacci
Con una vil menzogna,
Repubblica borghese,
Un dì ne avrai vergogna.
Ed oggi t'accusiamo
In faccia a l'avvenir, [4]
Ed oggi t'accusiamo
In faccia a l'avvenir.

Banditi senza tregua [5]
Andrem di terra in terra
A predicar la pace
ed a bandir la guerra.
La pace fra gli oppressi, [6]
La guerra agli oppressor,
La pace fra gli oppressi,
La guerra agli oppressor.

Elvezia, il tuo governo
Schiavo d'altrui si rende,
Di un popolo gagliardo
Le tradizioni offende,
Ed insulta la leggenda
Del tuo Guglielmo Tell,
Ed insulta la leggenda
Del tuo Guglielmo Tell.

Addio, cari compagni,
Amici luganesi!
Addio, bianche di neve
Montagne ticinesi!
I cavalieri erranti
Son trascinati al nord,
I cavalieri erranti
Son trascinati al nord. [7]
[1] Var. Colla speranza in cor

[2] Var. diffusa Incatenati (scorretta ma si sente spesso)

[3] Var. diffusa E’ solo idea d’amor

[4] Var. diffusa Di fronte all’avvenir (scorretta ma si sente spesso)

[5] Var. Scacciati

[6] Var. Tra gli oppressi (lo scambio fra/tra è libero)

[7] Alcuni cantano “E partono cantando / con la speranza in cuor” come versi finali, riprendendo la prima strofa.



Strofa anonima per Gaetano Bresci
Anonymous stanza for Gaetano Bresci
Couplet anonyme for Gaetano Bresci
Nimetön säe Gaetano Brescille


Gaetano Bresci.
Gaetano Bresci.




Poco dopo l'uccisione del re Umberto I, avvenuta a Brescia il 29 luglio 1900 a Monza per mano dell'anarchico pratese Gaetano Bresci (che intese così vendicare le decine di vittime dei moti proletari di Milano del 1898; si veda anche Il feroce monarchico Bava), a "Addio a Lugano" venne aggiunta una strofa anonima che qui riproduciamo con documenti sonori. La strofa fu cantata da Alfonso Failla per Quella sera a Milano era caldo, op. cit., in coda ad una versione di Addio a Lugano; nel documento sonoro (ora disponibile anche da YouTube, finora soltanto con link audio .wav a suo tempo reperito dall’indimenticabile e indimenticata Adriana), Alfonso Failla specifica che la strofa era stata creata dagli anarchici livornesi. Dalla sua “riscoperta”, la strofa ha ricominciato a godere di una certa popolarità, specialmente in occasione di incontri ed eventi anarchici più militanti; un certo numero di cori (come ad esempio il Coro Stazione Rossa) la esegue regolarmente. Viene qui presentata con traduzione inglese e francese. [RV 27-4-2026]
Vittorio Emanuele
figlio di un assassino.
Evviva Gaetano Bresci
che ha ucciso Umberto Primo.
È questa la vendetta
che gli anarchici san far.
È questa la vendetta
che gli anarchici san far. [1] [2]
[1] Victor Emmanuel
son of a murderer,
Long live Gaetano Bresci
who killed Humbert I.
This is the revenge
the Anarchists can take.
This is the revenge
the Anarchists can take.

[2] Victor Emmanuel,
Fils d’un assassin,
Vive Gaetano Bresci
Qui a tué Humbert I.
Voilà la vengeance
Que les anarchistes savent faire.
Voilà la vengeance
Que les anarchistes savent faire.

envoyé par Riccardo Venturi



“Addio Bologna” – Strofe partigiane della Resistenza bolognese
”Addio Bologna” – Partisan verses from Bologna Resistance movement
“Addio Bologna” – Couplets partisans de la Résistance bolognaise
“Addio Bologna” - Bolognese-vastarinnan puolueelliset säkeet


"Addio Bologna" - Nel 1943/44 i partigiani bolognesi cantavano queste due strofe (il cui testo riproduciamo dal Deposito) evidentemente riprese da "Addio a Lugano" (in particolare dalla prima e dall'ultima).
Addio Bologna bella,
o dolce terra pia,
per una vil menzogna
i partigiani van via.
Vanno sulle montagne
con la speranza sul cuor

E tu che ci discacci
con una vil menzogna,
repubblica fascista,
un dì ne avrai vergogna
Il partigiano errante
ha la sua fede nel cuor.

envoyé par Riccardo Venturi - 14/11/2005 - 14:11



English version / Versione inglese / Version anglaise / Englanninkielinen versio:
Riccardo Venturi [2000]

addiolugrsi.
Farewell Lugano

Farewell, beautiful Lugano
Farewell, my sweet land,
Driven away guiltlessly
The anarchists are leaving,
And they set off singing
With hope in their hearts,
And they set off singing
With hope in their hearts.

It's for you who are exploited,
It is for you, workers
That we are now in chains
Just like criminals.
Yet our ideal
Is only an ideal of love,
Yet our ideal
Is only an ideal of love.

Anonymous comrades
friends who remain
the social truths
do spread like strong people.
This is the revenge
that we ask of you,
this is the revenge
that we ask of you.

And you who drive us away
with an infamous lie,
you, bourgeois republic
will be ashamed one day.
In the face of the future
today we accuse you,
in the face of the future
today we accuse you.

Ceaselessly banished
we will go from land to land
promoting peace
and declaring war,
peace among the oppressed
war to the oppressors,
peace among the oppressed,
war to the oppressors.

Helvetia, your government
surrenders like a slave,
a brave people's traditions
offending with no shame,
and insults the legend
of your Wilhelm Tell,
and insults the legend
of your Wilhelm Tell.

Farewell, dear comrades
friends of Lugano
farewell, white snowy
mountains of Ticino,
the knight-errants
are dragged to the North,
and they set off singing
with hope in their heart.


Traduction française / Traduzione francese / French translation / Ranskankielinen käännös [1]:
-->Chansons anarchiestes italiennes
Avril 2006

Adieu Lugano

Adieu Lugano la belle
Ô douce terre pieuse
Chassés sans avoir commis de faute
Les anarchistes s’en vont.
Ils partent en chantant
Avec l’espoir au cœur,
Ils partent en chantant
Avec l’espoir au cœur.

C’est pour vous exploités
Pour vous travailleurs
Qu’on nous a menottés
Comme des malfaiteurs.
Et pourtant notre idée
N’est qu’une idée d’amour,
Et pourtant notre idée
N’est qu’une idée d’amour.

Compagnons sans nom,
Amis qui restez,
Propagez avec force
Les vérités sociales:
C’est la vengeance
Que nous vous demandons,
C’est la vengeance
Que nous vous demandons.

Mais toi qui nous chasses
Avec un vil mensonge,
République bourgeoise,
Un jour tu en auras honte.
Et aujourd’hui nous t’accusons
Devant l’avenir,
Et aujourd’hui nous t’accusons
Devant l’avenir.

Chassés sans trève
Nous parcourrons la terre
Pour prêcher la paix
Et annoncer la guerre:
La paix entre les opprimés,
La guerre aux oppresseurs,
La paix entre les opprimés,
La guerre aux oppresseurs.

Suisse, ton gouvernement
D’autrui s’est fait esclave,
D’un peuple courageux
Les traditions outrage
Et insulte la mémoire
De ton Guillaume Tell,
Et insulte la mémoire
De ton Guillaume Tell.

Adieu, chers compagnons,
Amis de Lugano!
Adieu, vous les montagnes
Du Tessin blanches de neige!
Les chevaliers errants
Sont chassés vers le nord,
Les chevaliers errants
Sont chassés vers le nord.

27/5/2026 - 18:05



Traduction française / Traduzione francese / French translation / Ranskankielinen käännös [2]:
-->Lyrics Translations
Adieu Lugano

Adieu ma belle Lugano,
ma douce terre,
chassés sans fondement,
les anarchistes s'en vont
et partent en chantant
avec l'espoir dans le cœur.

Et c'est pour vous, les exploités,
pour vous les travailleurs,
nous, qui sommes menottés
tels des bandits,
pourtant notre idéal
n'est qu'un idéal d'amour.

Camarades anonymes,
amis qui restez,
les vérités sociales
puissiez-vous propager,
c'est ça la vengeance
que nous vous demandons.

Mais toi qui nous expulses
en nous mentant lâchement,
oui, toi, république bourgeoise,
un jour, tu auras honte
et nous t'accusons aujourd'hui
face à l'avenir.

Expulsés sans pitié, [1]
nous irons de terre en terre
pour prêcher la paix
et bannir la guerre ;
la paix parmi les opprimés,
la guerre aux oppresseurs.

Helvétie, ton gouvernement
désormais esclave d'autrui,
offense les traditions
d'un peuple gaillard
et insulte la légende
de ton Guillaume Tell.

Adieu chers camarades,
amis de Lugano,
adieu montagnes du Tessin
blanches de neige,
les cavaliers errants
sont traînés au nord.
[1] Le traducteur de Lyrics Translations n’a pas bien compris ce point du texte (“bandits effrenés”). On a traduit ici de façon correcte.

envoyé par Riccardo Venturi



Deutsche Version / Versione tedesca / German version / Version allemande / Saksankielinen versio:
Riccardo Venturi [2004]
1. Revision: 18-6-2005
2. Revision: 17-5-2026

Addio a Lugano (italienisch für Abschied von Lugano), auch bekannt unter dem Titel Addio Lugano bella (Lebe wohl, schönes Lugano) ist ein der anarchistischen Bewegung zuzurechnendes Protestlied, das der italienische Dichter, Journalist und Jurist Pietro Gori 1895 geschrieben hat und das nach der Melodie des toskanischen Volksliedes Addio Sanremo bella gespielt wird.

Nachdem der französische Staatspräsident Marie François Sadi Carnot 1894 von dem italienischen Anarchisten Sante Geronimo Caserio ermordet worden war, flohen viele italienische Anarchisten aus Angst vor politischer Verfolgung in die Schweiz. Einer von ihnen war Pietro Gori, der später zusammen mit etwa 150 weiteren italienischen Exilanten in Lugano verhaftet wurde. Während seiner kurzen Haftzeit verfasste Gori das Lied der vertriebenen Anarchisten, das später den Titel Addio a Lugano erhielt. Nachdem Gori und die anderen Exilanten ausgewiesen und in Richtung Heimat gebracht wurden, soll Gori noch einmal mit Tränen in den Augen auf Lugano zurückgeblickt haben. Addio a Lugano wurde schon bald zu einem der meistgespielten politischen Lieder. - de.wikipedia
Abschied von Lugano

Leb’ wohl, schönes Lugano
süsses, frommes Land,
willkürlich vertrieben
reisen die Anarchisten ab.
Und singend reisen sie ab
mit hoffnungsvollem Herz'n,
und singend reisen sie ab
mit hoffnungsvollem Herz'n.

Es ist für die Ausgebeuteten,
es ist für alle Arbeiter
dass man hat uns gefesselt
wie Diebe und Missetäter,
doch hat unsere Idee
der Liebe volle Kraft,
doch hat unsere Idee
der Liebe volle Kraft.

Namenlose Genossen,
Freunde, die ihr dort bleibt,
die soziale Wahrheiten
sollt ihr so stark verbreiten;
und das ist die Rache
die man von euch verlangt,
und das ist die Rache
die man von euch verlangt.

Du, die du uns verjagst
mit einer feigen Lüge,
bürgerliche Republik
hiervor sollst du dich schämen!
Und nun wirst du beschuldigt
vor dem Zukunftsgericht,
und nun wirst du beschuldigt
vor dem Zukunftsgericht.

Zwar immer wieder verbannt
gehen wir von Land und Land,
um den Frieden zu verbreiten,
und um den Krieg zu ächten,
Frieden den Unterdrückten,
den Unterdrückern Krieg,
Frieden den Unterdrückten,
den Unterdrückern Krieg.

Schweiz, deine Regierung
anderen sich versklavt,
und eines tapfren Volkes
die Tradition beleidigt
und die Sage beschimpft
deines Wilhelms Tell,
und die Sage beschimpft
deines Wilhelms Tell.

Lebt wohl, liebe Genossen,
Freunde aus Lugano,
Adieu den Tessiner
schneeweissen Bergketten,
die fahrenden Ritter
werden nach Nord gedrängt,
und singend gehen sie fort
mit hoffnungsvollem Herz'n.


Traducción al español / Traduzione spagnola / Spanish translation / Traduction espagnole / Espanjankielinen käännös:
-->Alberto Scotti (L. Trans.)


Cantada por Anna Identici
Adiós bella Lugano

Adiós, Bella Lugano
Oh, dulce tierra mía
Expulsados sin culpa
Los anarquistas se van
Y parten cantando
Con esperanza en el corazón
Y parten cantando
Con esperanza en el corazón

Y es por ustedes, los explotados
Por ustedes, los trabajadores
Que estamos encadenados
Como delincuentes
Y sin embargo nuestra idea
Es solo una idea de amor
Y sin embargo nuestra idea
Es solo una idea de amor

Compañeros anónimos
Amigos que se quedan
Las verdades sociales
Difúndanlas con fuerza
Esta es la venganza
Que les pedimos a ustedes
Esta es la venganza
Que les pedimos a ustedes

Pero tú, que nos expulsas
Con una vil mentira
República burguesa
Un día te avergonzarás
Y hoy te acusamos
Ante el futuro
Y hoy te acusamos
Ante el futuro

Expulsados sin tregua
Iremos de tierra en tierra
A predicar la paz
Y a declarar la guerra
Paz entre los oprimidos
Guerra a los opresores
Paz entre los oprimidos
Guerra a los opresores

Suiza, tu gobierno
Se hace esclavo de otros
Ofende las tradiciones
De un pueblo valiente
E insulta la leyenda
De tu Guillermo Tell
E insulta la leyenda
De tu Guillermo Tell

Adiós, queridos compañeros
Amigos de Lugano
Adiós, blancas de nieve
Montañas del Ticino
Los caballeros errantes
Son llevados al norte
Los caballeros errantes
Son llevados al norte.

27/5/2026 - 17:16



Svensk version / Versione svedese / Swedish version / Version suédoise / Ruotsinkielinen versio:
Riccardo Venturi, 25-6-2005
Farväl sköna Lugano

Farväl sköna Lugano,
mitt söta och fromma land,
drivna bort utan skuld
gå anarkisterna borta
och med hoppfullt hjärta
sjungande resa de av
och med hoppfullt hjärta
sjungande resa de av.

Det är för Er, utnyttjade,
det är for Er, arbetare,
som vi äro nu fängslade
liksom förbrytare,
och dock var vår idé
bara människokärlek,
och dock var vår idé
bara människokärlek.

O vänner och kamrater
som namnlöst skola stanna,
den sociala sanningen
med största kraft fortplanta!
Det är hämndlystnaden
vi ber Er att ta för oss,
det är hämndlystnaden
vi ber Er att ta för oss.

Men du, som jagar oss bort
med en lågsinnad lögn,
borgerlig republik,
en dag skall du skämmas!
Och nu beskylla vi dig
framför framtidens rätt,
och nu beskylla vi dig
framför framtidens rätt.

Bortdrivna utan vila
gå vi från land till land
för att predika freden,
för att kungöra kriget!
Freden för de förtryckta,
för förtryckarna krig,
freden för de förtryckta,
för förtryckarna krig!

Helvetien, din regering
bliver till andras träl
och ett kraftiga folks
traditioner kränkar
och förolämpar sagan
av din Wilhelm Tell,
och förolämpar sagan
av din Wilhelm Tell.

Farväl kära kamrater
och vänner från Lugano,
farväl snevita höga
tessinska fjälltoppar!
De strövande ryttarna
drivas nörröver bort,
och med hoppfullt hjärta
sjungande resa de av.

25/6/2005 - 01:38



Traduzione finlandese / Finnish translation / Traduction finnoise / Suomennos: Juha Rämö

Via Pietro Gori
JÄÄHYVÄISET LUGANOLLE

Jää hyvästi, kaunis Lugano,
suloinen, hurskas maani.
Vailla syytä karkotettuina
anarkistit lähtevät maasta,
jättävät sen taakseen laulaen
ja sydän täynnä toivoa,
jättävät sen taakseen laulaen
ja sydän täynnä toivoa.

Riistettyjen tähden
ja työtätekevien tähden
meidät on pantu kahleisiin
kuin pahantekijät.
Ja kuitenkin ainoa aatteemme
on rakkauden aate,
ja kuitenkin ainoa aatteemme
on rakkauden aate.

Nimettömät toverit,
ystävät, jotka jäätte,
pankaa voimanne
yhteiskunnan totuuksien levittämiseen.
Se on kosto,
jota teiltä vaadimme,
se on kosto,
jota teiltä vaadimme.

Ja sinä, joka häädät meidät pois
alhaisen valheen varjolla,
sinä porvarillinen tasavalta,
jonain päivänä saat vielä hävetä.
Ja nyt me syytämme sinua
tulevaisuuden silmien edessä,
ja nyt me syytämme sinua
tulevaisuuden silmien edessä.

Karkotettuina vailla armoa
kuljemme maasta toiseen
rauhaa julistaen
ja sotaa käyden,
rauhaa sorrettujen puolesta
ja sotaa sortajia vastaan,
rauhaa sorrettujen puolesta
ja sotaa sortajia vastaan.

Sinun hallituksesi, Helvetia,
alistuu toisten orjaksi
ja polkee maahan
urhean kansan perinteet
vähät välittämättä legendasta
nimeltä Wilhelm Tell,
vähät välittämättä legendasta
nimeltä Wilhelm Tell.

Hyvästi, rakkaat toverit
ja ystävät Luganossa.
Hyvästi Tessinin
lumihuippuiset vuoret.
Vaeltavia ritareita
viedään pohjoista kohden
ja he taittavat matkaa laulaen
ja sydän toivoa täynnä.

envoyé par Juha Rämö - 31/5/2026 - 13:44



Traduzione ungherese / Fordította / Hungarian translation / Traduction hongroise / Unkarinkielinen käännös:
-->Olasz anarchista dalok

Kétségkívül Pietro Gori legismertebb és az olasz anarchizmus legnépszerűbb dala. 1894-ben született Luganoban, amikor Gorit és több más anarchista és szocialista emigránst letartóztattak a Caserio féle merényletet követően. Pietro Gori 1869-ben született toszkán szülőktől Messinában. Tizenhét évesen fogtak először perbe. 1891-ben csatlakozott az anarchista mozgalomhoz, ettől kezdve élete szünet nélküli vándorlás lett letartóztatások, házi őrizetek, száműzetés Európától Amerikáig. Sok-sok vers és politikai írás fűződik a nevéhez, de színpadi műveket is alkotott. Költőként Antonio Gramsci igen szigorúan ítélte meg. Mégis ény, hogy Gori dalai máig a leginkább élők közé tartoznak, a szocialista és kommunista örökség részeként is.
Ég veled Lugáno

Ég veled szépséges Lugáno
Jóságos föld
A bűntelenül üldözött
Anarchisták most elmennek
És énekelve indulnak
Reménnyel a szívükben,
És énekelve indulnak
Reménnyel a szívükben.

Értetek kizsákmányoltak,
Értetek munkások,
Úgy bilincseltek meg minket
Mint a gonosztevőket,
Holott a mi eszménk
Nem más mint a szeretet,
Holott a mi eszménk
Nem más mint a szeretet.

Névtelen bajtársak,
Itt maradó barátaink
Teljes erővel hirdessétek
A társadalmi igazságokat,
Ez a bosszú amit
Kérünk tőletek,
Ez a bosszú amit
Kérünk tőletek.

Polgári köztársaság aki aljas
Hazugsággal üldözöl minket,
Egy nap szégyenkezni
fogsz emiatt!
Mi a jövő tekintete előtt
Vádolunk téged,
Mi a jövő tekintete előtt
Vádolunk téged.

Mi szünet nélkül hajszoltak
Országról országra megyünk majd,
Hogy békét hirdessünk
És háborúra szólítsunk,
Békét hirdetünk az’ elnyomottak között,
Háborút az elnyomóknak,
Békét hirdetünk az’ elnyomottak között,
Háborút az elnyomóknak,

Helvécia a te kormonyod
Más szolgájává szegődött,
Meggyalázza egy büszke
Nép hagyományait,
Szégyent hoz lelt
Tell Vilmos legendájára,
Szégyent hoz lelt
Tell Vilmos legendájára.

Ég veletek kedves bajtársak,
Lugánói barátaink,
Ég veletek Ticinó hegyeinek
Hótól fehér csúcsai!
A kóbor lovagokat
Most Északra hurcolják,
A kóbor lovagokat
Most Északra hurcolják.

envoyé par L'Anonimo Toscano del XXI Secolo - 25/6/2026 - 18:09



Versione retoromancia / Rhaeto-Romance version / Version rhéto-romanique / Retoromaaninkielinen versio:
Emil Schavut
25-6-2005
Adia Lugano bella

Adia, Lugano bella
o dultscha terra pia
stgatschads senza culpa
partan ils anarquistas
e partan chantond
plains da speranza el cor,
e partan chantond
plains da speranza el cor.

Ed è per vus explotads,
ed è per vus lavurers
ch’essan enchadainads
sco ils malfacturs
dentant nossa idea
n’è ch’in’idea d’amur,
dentant nossa idea
n’è ch’in’idea d’amur.

Camarats senza num,
amis che restais
las vardads socialas
cun forza propagai:
e questa è la vendetga
che nus as dumandain,
e questa è la vendetga
che nus as dumandain.

Ma tu ch’ans stgatschas
cun ina mal’ manzegna,
republica burgaisa,
quest’è per tia vargugna
e ussa t’accusain
en fatscha a l’avegnir,
e ussa t’accusain
en fatscha a l’avegnir.

Stgatschads senza paus
nus giain da terra en terra
a predegiar la pasch
e ad annunziar la guerra,
la pasch als opprimids,
la guerra als oppressurs,
la pasch als opprimids,
la guerra als oppressurs.

Svizra tia regenza
d’auters daventa sclava,
d’in pievel fort e ferm
las tradiziuns offenda
turpegiond la legenda
da tes Guglielm Tell,
turpegiond la legenda
da tes Guglielm Tell.

Adia chars camarats,
adi’amis luganais,
adia, alvas da naiv
muntognas tessinaisas
ils chavalers vagants
èn chatschads al nord
e partan chantond
plains da speranza el cor.

envoyé par Riccardo Venturi - 25/6/2005 - 23:02



Μετέφρασε στα ελληνικά / Traduzione greca / Greek translation / Traduction grecque / Kreikankielinen käännös:
Haralambos Nikolaïdis Χαράλαμπος Νικολαίδης
2005
Αντίο Λουγκάνο

Aντίο Λουγκάνο ωραίο
ώ γλυκιά χώρα μου!
Διωγμένοι χωρίς σφάλμα
φεύγουν οι Aναρχικοί.
Kαι φεύγουν τραγουδώντας
μ’ελπίδες στην καρδιά,
Kαι φεύγουν τραγουδώντας
μ’ελπίδες στην καρδιά.

Kι είναι γι’εσάς φτωχούς,
γι’εσάς, εργαζομένους
που μας αλυσοδέσαν
ως αν κακοποιοί!
Mα η ιδέα μας, μόνον
της αγάπης είναι η ιδέα,
Mα η ιδέα μας, μόνον
της αγάπης είναι η ιδέα.

Aγαπητοί συντρόφοι,
φίλοι, που ‘δω θα μείνετε,
την κοινωνικήν αλέθεια
δυνατά διαφημίζετε!
Aυτή είναι η εκδίκηση
που τη ζητούμε απ’εσάς,
Aυτή είναι η εκδίκηση
που τη ζητούμε απ’εσάς.

Eσύ, που μας διώχνεις
μ’ένα δειλό ψεύδος,
αστική δημοκρατία,
θα ντρέπεσαι μία μέρα!
Kαι σε κατηγορούμε
ενώπιον του μέλλοντος,
Kαι σε κατηγορούμε
ενώπιον του μέλλοντος.

Διωγμένοι χωρίς διακοπή
θα πάμε γι’όλες τις χώρες
ν’αγγέλλουμε την ειρήνη
και να κηρύσσουμε τον πόλεμο,
την ειρήνη στους καταπιεσμένους,
τον πόλεμο στους καταπιεστές,
την ειρήνη στους καταπιεσμένους,
τον πόλεμο στους καταπιεστές.

Eλβετία, η κυβέρνησή σου
σ’άλλων δουλεία πέφτει,
ενός θαρραλέου λαού
την παράδοση προσβάλλει
και βρίζει τον θρύλο
του Γκουλιέλμου Tελ,
και βρίζει τον θρύλο
του Γκουλιέλμου Tελ.

Aντίο, συντρόφοι μου,
φίλοι από Λουγκάνο,
αντίο σας, χιονιένα
βουνά απ’ το Tιτσίνο!
Oι πλανόβιοι ιππότες
σέρνονται προς τον βορρά,
Kαι φεύγουν τραγουδώντας
μ’ελπίδες στην καρδιά.

envoyé par Riccardo Venturi - 1/7/2005 - 23:27



Latine vertit / Versione latina / Latin version / Version en latin / Latiinankielinen versio:
Riccardo Venturi, 3-5-2026

Latine vertit Richardus Venturi
Die III Maii anno MMXXVI
Vale pulchrum Luganum

Vale pulchrum Luganum,
O dulcis, pia terra!
Sine culpa expulsi
Abeunt anarchistae,
Abeunt canentes
Cum spe in cordibus,
Abeunt canentes
cum spe in cordibus.

Propter vos fatigatos,
Propter vos operarios
In vinculis trahimur
Sicut scelerati;
Et tamen nostra idea
Tantum amoris est,
Et tamen nostra idea
Tantum amoris est.

Anonymi sodales,
Amici hic permanentes,
Socialem veritatem
Fortiter propagate,
Huiusmodi ultionem
A vobis exigimus,
Huiusmodi ultionem
A vobis exigimus.

Vos, qui nos expellitis
Vili mendacio utentes,
Res publica burgensis,
Hoc te paenitebit!
Et nunc coram futura
De hoc accusamus te,
Et nunc coram futura
De hoc accusamus te.

Sine requie expulsi
De terra in terram ibimus
Ut praedicemus pacem,
Ut bellum proclamemus,
Pacem oppressis,
Bellum oppressoribus,
Pacem oppressis,
Bellum oppressoribus.

Helvetia, tui rectores
Aliorum servi fiunt,
Strenuissimi populi
Traditionem contemnunt,
Et fabulam offendunt
De tuo Vilhelmo Tell,
Et fabulam offendunt
De tuo Vilhelmo Tell.

Valete, cari sodales,
Amici Luganenses!
Valete, nivei montes
Pagi Ticinensis!
Et nunc ad septentrionem
Errantes trahimur,
Et canentes abimus
Cum spe in cordibus.

3/5/2026 - 10:29



Tradukis esperanten kaj kantis / Versione in esperanto / Esperanto version / Version en espéranto / Esperantonkielinen versio:
Gianfranco Molle (1950-2018)
Album / Albumi / Albumo: Horo da opozicio
1979
Aĉetebla ĉe



Gianfranco Molle (1950-2018)
Gianfranco Molle (1950-2018)
Al vi, Lugan’, adiaŭ

Al Vi, Lugan', Adiaŭ
Al Vi, Lugan', adiaŭ
Vi, dolĉa urbo nia
Anarĥiistoj iras
Devige al land' alia
Kantante ili iras
Kaj kun esper' en kor'

Pro viaj la suferoj
De vi laboristaro
Kantenas nin malice
La svisa registaro
Kaj tamen la ideo
Baziĝas nur sur am'

Karegaj kamaradoj
Restontaj en la lando
Socion plijustigu
Per nia propagando
Jen estas nia venĝo
Petata nun al vi

Vi, kiu nin forĝetas
Pro aĉa kalumnio
Burĝara respubliko
Agnoskos vi vian fion
Ni kune vin akuzas
Antaŭ la estontec'

Senhalte ni pelitaj
Irados por agito
De homoj al la paco
Kaj kontraŭ la milito
Al subpremato paco
Milit' al subpremant'!

Ho! Svisa la estraro
Sklava de fremda volo
Vi la kutimojn spitas
De brava la popolo
Perfidas la legendon
Vi de "Vilhelmo Tel'"

Karegaj kamaradoj
Amikoj el Tiĉino
Ĝis la revido, homoj
Ĝis la glorvenka fino
Vagantajn kavalirojn
Oni forpelas plu

envoyé par Nicola Ruggiero - 22/2/2006 - 10:39


Gori, arrestato con altri 17 profughi italiani, viene espulso dalla Svizzera dopo una breve prigionia durante la quale compone due poesie, una delle quali titola Il canto degli anarchici espulsi che poi sarebbe Addio a Lugano presumibilmente nella sua prima versione "...che presenta alcune varianti, sia nel testo che nella disposizione delle strofe, rispetto a quelle comunemente pubblicate e diffuse". Un’altra testimonianza sull’origine del canto la troviamo nel libro "Gli scariolanti di Ostia antica". Storia di una colonia socialista, allorché Pietro Gori si reca ad Ostia presso la comunità dei braccianti ravennati per passare con loro alcuni giorni. Siamo nel 1902, dopo il suo rientro in Italia dall’America del Sud dove si reca nel 1898 per sfuggire ad una condanna in seguito ai tumulti contro il carovita che si sono succeduti in tutta Italia con epilogo a Milano dove la monarchia ordina a Bava Beccaris la violenta repressione costata oltre 80 morti.

Scrive Liliana Madeo: "...Era un poeta, e aveva un bel viso, un corpo snello, elegante. Si accarezzava il baffo appuntito, e sapeva ascoltare i coloni ravennati che raccontavano la loro storia. Provava un profondo rispetto per il coraggio che avevano speso in quella impresa, e glielo diceva con calore. Gli ricordavano gli uomini della Pampa, ripeté. Avevano anche cantato insieme, fino a sgolarsi, quella notte. Avevano cantato le sue canzoni, gli Stornelli dell’esilio, Sante Caserio, Amore ribelle... Di "Addio Lugano Bella" Gori aveva raccontato com’era nata. Dopo che Caserio aveva pugnalato a morte Carnot, lui era dovuto riparare in Svizzera. Qui l’avevano arrestato, insieme con altri 150 fuorusciti italiani, anarchici e socialisti. Tutti poi erano stati espulsi. Quando li conducevano alla frontiera, avevano le manette ai polsi e i loro passi affondavano nella neve...Con le lacrime agli occhi, si era girato indietro a guardare Lugano e pensava agli anarchici scacciati senza colpa che partono cantando con la speranza in cuor..."

"Addio a Lugano" diviene popolarissimo con l’inizio del nuovo secolo anche grazie a numerose edizioni de "Il Canzoniere dei Ribelli" apparso per la prima volta nel 1904 a Barre - Vermont - e ancor oggi è uno dei canti politici più eseguito.
Con lo stesso titolo "Addio a Lugano" esiste una romanza del 1830 circa che canta anch’essa di un esilio politico in terra elvetica con testo siglato D. P.e musica di Fabio Campana.


(Santo Catanuto-Franco Schirone, Il canto anarchico in Italia nell'ottocento e nel novecento, Edizioni Zero in condotta, Milano 2001, pp. 112-113)

Lungo la strada ferrata
di Angelo Toninelli

Sulla Piazza del Mare, nelle strade del porticciolo i capannelli si stringevano intorno a chi aveva un ricordo da raccontare o riferiva, per sentito dire, episodi della sua vita, già leggendari nella memoria: le arringhe alla pretura di Piombino e di Portoferraio in difesa anche del più povero dei diavoli, perché quando era nell’isola non rifiutava mai il suo aiuto ad un amico, ad un compagno, o a uno sconosciuto; la sua casa sempre aperta, la sua modestia, perché era un signore nei modi ma semplice nel cuore; e le piazze affollate e vibranti al martellare del suo discorso, la gioia, l’allegria, la speranza che irradiava intorno a sé.

Alla stazione, e dalla stazione al porto, e per tutto il giorno fu un continuo corteo di persone che volevano andare a Portoferraio, gruppi di anarchici di tutta Italia, delegazioni delle Camere del lavoro di tante città, con le bandiere strette in un nodo di lutto. Molti che non riuscirono a trovare posto nell’ultimo vaporetto si consolarono, sarebbero rimasti a salutarlo per l’ultima volta il giorno dopo, quando Gori si sarebbe fermato a Piombino, per poi raggiungere sua madre nella tomba di famiglia a Rosignano Marittimo.

E il giorno dopo i bastioni, piazza Bovio, il porto, le strade e le piazze che guardavano l’isola erano gremite di folla, quando nelle prime ore del pomeriggio la sagoma del piroscafo Giglio sbucò dalla foschia. Il suono della sirena raggiunse Piombino che nereggiava di dolore e la nave, scivolando al largo della Rocchetta, virò per entrare nel porto.

La folla seguì in silenzio le manovre di attracco. Si udivano solo lo stridore metallico della catena dell’ancora, gli ordini del capitano e il gridio acuto dei gabbiani che volteggiavano inquieti.

Si avvicinarono le barche per trasbordare i passeggeri: le mani protese accolsero la bara che altre mani, quelle dei minatori dell’Elba, porgevano dall’alto; su un’altra barca prese posto Bice, la sorella di Pietro, e il piccolo corteo si mosse nello specchio d’acqua.

La banda ora suonava meste melodie. Dietro la bara, portata a spalle da otto operai, si mosse poi il fiume di corone di fiori, tra due ali di gente, mani che lanciavano un rosso garofano, mani che salutavano, mani che avrebbero voluto toccare appena quel legno per imprimere meglio nella memoria il ricordo. Volti di donne che potevano piangere senza vergognarsi, mentre gli uomini si asciugavano frettolosamente gli occhi.

Il corteo entrò in città dalla Porta a mare, la attraversò e sfociò in piazza Bovio.

Pasella, a nome della Camera del lavoro, pronunciò un breve discorso, poi il sindaco, infine parlò Carlo, con il volto disfatto e la voce che gli tremava.

Noi che gli siamo amici, disse, e che abbiamo vissuto insieme a lui tante ore della nostra vita, e voi che ormai lo consideravate un vostro paesano, costretto ad allontanarsi spesso, ma legato profondamente alla nostra terra che ogni anno lo vedeva ritornare, e che lo ha accolto in questi ultimi giorni dolorosi, noi e voi non abbiamo bisogno di tante parole per dire chi è Pietro Gori, per ricordarci di lui. Ma alcune cose bisogna pur rammentarle, perché gli altri sappiano, perché almeno di fronte alla morte la menzogna ceda alla verità.

Hanno sempre diffamato gli anarchici, li hanno detti violenti e assassini. Chi è stato più mite di Pietro, chi più di lui ha rifuggito la violenza, chi più di lui l’ha subita! Ai dotti che parlano di criminalità, di degenerazione della razza, e ai servi ottusi che pretendono di rappresentare la giustizia, Gori in tante opere ha sempre detto: cercate nella triste realtà sociale le cause che inducono al delitto, cercate nella miseria, nell’ignoranza in cui le moltitudini sono costrette a vivere le radici della violenza e della delinquenza, non limitatevi a giudicare con le fredde leggi, esse sì criminali. Non tappatevi gli occhi per non vedere. L’uomo nella sua natura è buono. E’ la società, questa società corrotta di egoismi e di rapine, di soprusi e di ingiustizie lo spinge all’odio e gli mette in mano l’arma fratricida. Non sono le nostre idee, la nostra parola di anarchici a farlo divenire assassino, perché noi diciamo: cambiamo questa società, creiamone una nuova, giusta, umana, libera, e l’uomo seguendo la sua natura vivrà in pace. Questa era l’anarchia che Pietro sognava e predicava e per la quale tanto è stato perseguitato e tanto ha sofferto.

Dicono che gli anarchici ripudiano la famiglia, che nel loro cuore di malfattori non albergano affetti profondi. Chi più di Pietro ha amato la madre, la sorella, lui che non aveva che questo unico tormento, questo solo rimorso, di aver dato alla madre più dolori che gioie, lui che ha lasciato, in poesie tenere e dolci, la più delicata testimonianza di amore filiale e fraterno.

Dicono che gli anarchici sono egoisti, pericolosi per la vita civile, che rinnegano la patria. Chi come Pietro ha donato tutto se stesso, i suoi beni, la sua vita, i suoi affetti, la sua mente per l’amore degli altri, per l’umanità intera. Si, è vero che gli anarchici non hanno patria perché il mondo intero è la nostra patria, perché tutti gli uomini sono nostri fratelli. E Pietro è stato americano con gli americani, inglese con gli inglesi, francese con i francesi. Non aveva patria perché aveva il mondo, ma dal lontano esilio guardava anelante alla terra in cui era nato, dove la famiglia e gli amici lo aspettavano con affetto, devozione, ammirazione, riconoscenza.

Uomo mite, ma forte, semplice e umile con gli umili e i semplici, ma fiero e orgoglioso combattente, tenace, mai ha piegato la testa di fronte all’ingiustizia, mai ha dubitato, in un attimo di debolezza o di sconforto, nella sua fede nell’uomo e nella libertà.

Per lui anarchia non ha mai significato sterile individualismo, ma collaborazione tra uguali. Per tutti noi è stato un maestro di vita, oltre che amico e fratello, un esempio di coerenza e di sacrificio.

Addio, Pietro. Senza di te saremo più smarriti, senza la tua guida faremo più fatica ad andare avanti, ma il tuo ricordo e il tuo pensiero ci aiuteranno, come quando in vita ci aiutavi con la tua parola, il tuo sorriso.

Accanto a Gigi, a pochi metri dalla bara ricoperta di bandiere e di fiori, Vera piangeva sommessamente, e quando, avviandosi tutti verso la stazione dove un carro merci era già pronto per portarlo al paese di sua madre, risuonarono le note di Addio Lugano, la sua voce si unì al canto di tutta la piazza: ... gli anarchici van via, e partono cantando con la speranza in cor.... Addio Gori, ti ho voluto bene, disse un vecchio avvicinandosi a salutare l’amico.

Il treno si mise in movimento alle quindici e trenta.

Lungo la strada ferrata, davanti ai passaggi a livello, tra i solchi dei campi, sul limitare delle case, la gente lo vide passare, gli uomini si tolsero il cappello, le donne si fecero il segno della croce. A Campiglia, a Follonica, a San Vincenzo, a Bolgheri, a Cecina, in tutte le stazioni dove sostò, lo attendeva da ore una moltitudine giunta dalle campagne e dai paesi vicini. il tetto dell’ultimo vagone dove viaggiava Gori si ricopriva ogni volta di garofani e di crisantemi, che cadendo mano a mano che il treno si allontanava lasciavano lungo i binari una scia rossa come di sangue. Alle prime ombre azzurre della sera ecco l’ultima tappa, Castiglioncello, e qui un’altra folla immensa, dopo le parole accorate del sindaco, si avviò lungo i sette chilometri di strada che, tra colline verdi di ulivi e di pini, si inerpicava tortuosa verso Rosignano. Nell’aria andavano le parole dell’Inno del Primo Maggio [Canto del Maggio; Vieni o Maggio]: "Date fiori ai ribelli caduti/ collo sguardo rivolto all’aurora/ al gagliardo che lotta e lavora/ al veggente poeta che muor...."

Rosignano, sulla collina in faccia al mare, con le bianche case e il castello rossiccio, si stagliava contro un cielo livido nell’ultima luce del giorno. Il mattino dopo, appena fuori del paese, al di là del cancello di ferro del piccolo camposanto, nella cappella di famiglia lo attendeva la madre, morta nel novembre del 1903.

Chi in quei giorni non ebbe un moto di commozione invidiò in cuor suo l’affetto e l’amore che stringevano tanta gente intorno a quella bara e si sentì alla fine meschino nella sua diversità. Lo stato, che lo aveva perseguitato in vita come il peggiore dei malfattori, non sentì il pudore di ritirarsi in disparte, di rispettare il dolore, di chiudere il suo occhio indagatore e allontanare la sua mano armata. Il paese e le strade intorno furono vigilati da centinaia di gendarmi in tenuta di guerra. Siete stati crudelmente cinici nella morte come foste persecutori spietati in vita, protestò Bice Gori in una lettera aperta al capo del governo Luzzatti.

(da Ritratti in piedi, a cura di Massimo Ortalli).

Riccardo Venturi - 25/6/2005 - 22:12



ADDIO SANREMO BELLA - La canzone popolare toscana del 1830 sulla cui aria è cantata Addio a Lugano.

canzoradio.


Ne sono state recuperate fortunosamente solo le prime due strofe da il Il canzoniere della radio dell'anno 1941, libro ritrovato in casa mia a Firenze e appartenente a mio padre, che lo aveva conservato.
Addio Sanremo bella
o dolce terra mia,
del mare tu sei stella,
ma deggio andare via!
E parto sconsolato
ma spero di tornar,
E parto sconsolato
ma spero di tornar!

Non più quel dolce canto
risuonerà sull'onde,
quel canto che da lungi
soave mi risponde!
E serberò rimpianto
per quel canto d'amor,
e serberò rimpianto
per quel canto d'amor.

envoyé par Riccardo Venturi - 30/4/2006 - 01:16



NOVISSIMA VERSIONE DI "ADDIO A LUGANO"
Ispirata alle sconsolanti vicende di Riccardo Venturi, amministratore di questo sito & gran traduttor de' traduttor de guèra.
Ei medesmo compose il dì XXVI del mese d'ottobre dell'anno MMVII, a un mese esatto dacché dette vicende occorsero.

"Purtroppo la leggenda di Guglielmo Tell provocò una piccola vittima."
"Purtroppo la leggenda di Guglielmo Tell provocò una piccola vittima."
ADDIO A LUGANO
(Novissima versione)

Addio, Lugano bella,
seitan ed anarchia
scacciato senza colpa
il Venturi va via
e parte fischiettando
con qualche pena nel cor,
e parte fischiettando
con qualche pena nel cor .

E fu con gran baldanza
con treno metallurgo,
che un dì pien di speranza
lui se ne andò a Friburgo
perché la sua idea
è solo idea d'amor,
perché la sua idea
è solo idea d'amor.

Ma quel che lo aspettava
era un crudel destino:
lavoro non trovava,
vivea da clandestino
lassù fra le montagne
nel gel dell'altopian,
lassù fra le montagne
nel gel dell'altopian.

Ma tu che lo discacci
- sorte tapina e ria -
e che recidi i lacci
per correr la tua via
noi oggi ti facciamo
i più migliori augur,
e non bastasser mai,
i più migliori assai.

Scacciato senza tregua
e col culo un po' a terra
farà tante versioni
per "Canzoni contro la guerra"!
Sarà tra gli indefessi
e stoici traduttor,
sarà tra gli indefessi
e stoici traduttor.

Elvezia, cosa dirti?
Giunsi un di' di gennaio;
non per disminuirti,
meglio è Portoferraio
e la schiaccia briaca
del tuo Guglielmo Tell,
e la schiaccia briaca
del tuo Guglielmo Tell.

Ma addio, cara compagna,
o bella luganese,
addio ai grotti ed alla
gazzosa ticinese!
Il cavaliere errante
'un cià più voglia d'errar,
e parte fischiettando,
torna dai monti al mar!

26/10/2007 - 00:25


Ho sentito alcune frasi da una persona, Se fosse possibile vorrei poter avere la versione in musica per poterla suonare. Dove la posso trovare? Grazie.

(Gregori Flavio)

Gli accordi si trovano in questa pagina dal "Deposito - Canti di lotta". [CCG/AWS Staff]

16/10/2008 - 15:13


Scusa mi puoi spiegare il legame tra Sanremo (Liguria) e la Toscana?

Gaetano - 9/7/2014 - 01:34


C'è ben poco da spiegare, Gaetano: nelle tradizioni popolari non hanno, spesso, valori (anche geografici) ben definiti; oppure ci possono essere stati dei motivi la cui origine, però, si è persa nel tempo. Faccio un esempio classico: Come mai la perfida amante della canzone popolare "Donna Lombarda", diffusa in tutta Italia e anche fuori di essa (Dame Lombarde o L'Empoisonneuse in Francia) deve essere proprio lombarda? Poi si è stabilito che la ballata ha origine da tempi e da fatti talmente remoti, altomedievali, e che quel "lombarda" sta per "longobarda". Un ulteriore fatto ben presente nei canti popolari: nascono in ambiti geografici ben definiti (mettiamo la Toscana), nominano un luogo che magari si chiama "Sarteano" che, col tempo e con la tradizione, diventa piano piano "Sanremo"; oppure in Toscana ci sarà stato, chissà, qualche "S. Remo" da qualche parte (c'è una Livorno in Piemonte e ci può essere una S. Remo in Toscana). Oppure ancora la canzone può avere origine marinaresca, in fondo la canzone non si chiama "Addio Sydney bella" o "Addio Città del Capo bella", Sanremo è un tiro di schioppo dalla Toscana in termini di navigazione. Ti faccio come ultima cosa presente che la melodia della famosa Badoglieide di Nuto Revelli è ripresa da un canto popolare sicuramente piemontese che si chiama "E non vedi che sono toscano". Le tradizioni popolari sono complesse, Gaetano, e hanno delle "logiche" tutte loro. Saluti!

Riccardo Venturi - 9/7/2014 - 11:51


EUROPA INGRATA: REPRESSIONE ED ESPULSIONE PER I CURDI

("Addio Lugano bella" 2022)

Gianni Sartori

Vedere centinaia di giovani curdi, una parte almeno, rivestiti di tute bianche percorrere le strade dell’Aia il 1 novembre poteva riportare alla memoria le prime giornate di Genova.

E come a Genova nel 2001 la manifestazione - per quanto assolutamente pacifica - è stata pesantemente repressa. Anche strumentalizzando creature innocenti come i cavalli e i cani che sarebbe il caso di non coinvolgere nel lavoro sporco.

L’iniziativa (indetta dalle organizzazioni della diaspora curda nell’ambito della settimana di azione #WeSeeYourCrimes), aveva lo scopo di denunciare l’utilizzo sistematico da parte dell’esercito turco di armi chimiche, vietate dalle Convenzioni internazionali, nel Kurdistan del Sud ((in territorio iracheno) contro la Resistenza curda. In particolare richiedere a chi di dovere (all’OIAC, l’Organizzazione per l’interdizione delle armi chimiche, con sede all’Aia) di avviare un’inchiesta in merito a questo uso criminale di sostanze proibite.

Possibilmente inviando una delegazione di osservatori internazionali indipendenti.

Stando alla versione ufficiale, i reparti della polizia mobile olandese sarebbero intervenuti preventivamente quando una parte dei manifestanti, inalberando cartelli con i volti delle vittime dei gas tossici, aveva mostrato di aver l’intenzione di raggiungere l’ambasciata turca.

Invece secondo gli organizzatori le cariche sarebbero iniziate quando ancora molti stavano raggiungendo il luogo convenuto per il raduno.

In ogni caso alla fine il bilancio finale è stato di una trentina di feriti (tutti piuttosto seriamente e due versano in gravi condizioni), sia per le manganellate, sferrate direttamente stando a cavallo, sia per essere stati travolti dai cavalli.

Un curdo che rischiava di annegare per essere caduto nel fiume è stato tempestivamente tratto in salvo dai suoi compagni.

Inoltre una dozzina di partecipanti alla protesta sono stati arrestati, addirittura prelevati mentre erano già sugli autobus per ritornare a casa dopo la dispersione.

Su questa infausta vicenda il Movimento delle donne curde in Europa (TJK-E) e la Confederazioneeuropea delle Associazioni curde (KCDK-E) hanno emesso un comunicato congiunto condannando la violenza esercitata sui manifestanti e richiesto delle scuse da parte del governo olandese.

Risale ormai a oltre sette mesi fa (17 aprile 2022) l’avvio dell’ennesima operazione turca contro il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), utilizzando l’aviazione e bombardando ripetutamente le zone in cui sono insediati i villaggi curdi del Sud-Kurdistan. Incendiando le foreste e facendo uso di sostanze chimiche. Stando a quanto denunciavano le HPG (Forze di Difesa del Popolo, considerate il braccio armato del PKK) tali sostanze negli ultimi sei mesi sarebbero state utilizzate in 2470 occasioni (quelle finora documentate). Mentre “soltanto” 367 volte nel 2021.

Dall’ aprile 2022 almeno una novantina di guerriglieri avrebbero perso la vita per tali cause. 

Ma se in Olanda i curdi piangono, in Svizzera di sicuro non ridono.

In linea del resto con quanto sta avvenendo un po’ dovunque. Dalla Serbia alla Francia, dalla Germania addirittura all’Armenia.Ormai l’espulsione dei curdi (in genere verso le galere turche o iraniane) non fa più nemmeno notizia.

L’ultimo caso è quello di Tawar. In Svizzera da sei anni, la militante curda aderente a Lawan (organizzazione giovanile del Partito democratico del Kurdistan-Iran), è già stata convocata dalle autorità elvetiche per informarla che la sua domanda d’asilo viene rigettata e che dovrà lasciare il Paese. Tawar era politicamente in stretto rapporto con i militanti uccisi nella sede del PDK-I di Koya (città dove viveva prima di espatriare) dai missili iraniani nel settembre 2018. E molto probabilmente, qualora non se ne fosse andata in precedenza, sarebbe ugualmente rimasta vittima dell’attacco (orchestrato, pare, direttamente dai Guardiani della rivoluzione). Del resto anche recentemente i missili iraniani hanno nuovamente colpito le sedi del PDK-I in territorio iracheno (nella regione autonoma del Kurdistan del Sud) uccidendo una dozzina di persone.Peggio ancora se dovesse finire in Iran, pensando a quanto subiscono i curdi che vivono all’interno dei confini iraniani (dove forniscono circa la metà dei prigionieri politici dell’intero Paese).E' auspicabile che la Svizzera ci ripensi.In caso contrario dovremo tornare a intonare tristemente la canzone di Pietro Gori "Addio Lugano bella".Ricordate? "Elvezia il tuo governo schiavo d'altrui si rende, di un popolo gagliardo le tradizioni offende...".

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2/11/2022 - 23:05


ALTRI RIFUGIATI CURDI ESPULSI DALLA SVIZZERA

Gianni Sartori

Sempre profetiche - purtroppo - le parole di Pietro Gori in Addio Lugano bella: “Elvezia il tuo governo etc. etc.”

Dopo quelle dalla Germania, Francia, Serbia, Armenia, Svezia…ancora espulsioni di rifugiati curdi dalla Svizzera. Un’intera famiglia di profughi scappati dal campo di Makhmour (in Basur, il Kurdistan entro i confini iracheni) è stata deportata in Croazia dove - stando a quanto dichiarato dall’agenzia Rojnews - avrebbero subito maltrattamenti se non di peggio.

La Suisse déporte une famille kurde vers la Croatie où elle a été maltraitée


Pare che l’espulsione (documentata con un vidéo realizzato dai parenti della famiglia Kilim), avvenuta tra le grida della madre, Viyan Kilim, le proteste del padre, Mehmet Nuri Kilim, i singhiozzi dei tre bambini (Avesta, Dunya e Adem), sia stata giustificata per una questione di impronte digitali. Dal campo profughi erano fuggiti per timore delle violenze jihadiste e dei bombardamenti turchi (le operazioni dell’esercito di Ankara nel nord Iraq proseguono ormai da oltre un anno, ininterrotte, anche dopo il terremoto).

Quanto alle minacce di espulsione dalla Svizzera per i rifugiati curdi, l’ultimo caso (o almeno quello di mia conoscenza) era stato quello di Tawar, militante curda aderente a Lawan (organizzazione giovanile del Partito democratico del Kurdistan-Iran) in Svizzera da oltre sei anni. Nel novembre dell’anno scorso veniva convocata dalle autorità elvetiche per informarla che la sua domanda d’asilo era stata rigettata per cui avrebbe dovuto lasciare il Paese. In passato Tawar faceva parte del gruppo di curdi uccisi dai missili iraniani nel settembre 2018 nella sede del PDK-I di Koya (la città dove Tawar abitava prima di espatriare).

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 17/2/2023 - 10:48


La questura di Roma mette fuorilegge "Addio Lugano bella"

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La questura di Roma mette fuorilegge «Addio Lugano bella» | il manifesto

Poesia (Italia) Le parole, si sa, sono pietre. Quelle del canto anarchico Addio Lugano Bella sono state scagliate 130 anni fa e colpiscono ancora. La dimostrazione è nel provvedimento con cui il 26 marzo il questore di Roma Roberto Massucci ha vietato la commemorazione di Sara Ardizzone e Sandro Mercogliano, uccisi una settimana prima al parco degli

Riccardo Venturi - 27/4/2026 - 07:02


@ Juha Rämö

Dear Juha, the so-called "alternative Finnish version" has been deleted. Sadly enough, we are not able to recognize the quality (and correctness) of a Finnish translation. Happily enough, we can rely upon you for all this. Thank you very much!

CCG/AWS Staff - 1/6/2026 - 20:32




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