[1895]
Testo / Lyrics / Paroles / Sanat: Pietro Gori
Musica / Music / Musique / Sävel:
Sull'aria di
Addio Sanremo bella, canzone popolare toscana
Music: To the tune of Addio Sanremo bella, a Tuscan folksong
Sur l'air d' Addio Sanremo Bella, chanson populaire toscane
Toscanan kansanlaulun Addio Sanremo Bellan säveleen.
1a pubblicazione a stampa / First printed /
1ère publication imprimée / Ensimmäinen painettu julkaisu:
Saggi di letteratura di delinquenti e di anarchici, in:
Conto-reso del Dipartimento di Giustizia. Anno 1895
Bellinzona (CH), Tipografia e litografia cantonale, 1896, pp. 86-89
Poi in / Then in / Puis dans / Sitten:
-
Canzoniere dei Ribelli, a cura di Carlo Frigerio, Berna 1899
-
Canzoniere dei Ribelli, Barre (Vermont, USA), 1904,
Editione [sic] de "La Cronaca Sovversiva", pp. 36-37
"Addio a Lugano", la cui musica, di autore anonimo, è sicuramente di origine popolare toscana (la melodia è ripresa da
Addio (a) Sanremo bella, attestata attorno al 1830), è la più famosa, insieme con "Stornelli d'esilio", fra le canzoni di Pietro Gori. Egli la scrisse all’inizio del 1895 nel Canton Ticino, in Svizzera, dov'era dovuto riparare dopo l'omicidio del Presidente francese Sadi Carnot, ucciso da
Sante Caserio.
“Quando era giunta a Milano la notizia dell’attentato di Lione, gli occhi dell’opinione pubblica di parte conservatrice si appuntarono, accusatori, sull’avvocato Pietro Gori, che era non solo l’esponente più in vista dell’anarchismo milanese ma anche il solo fra i leader dell’anarchismo italiano che si trovasse ancora in libertà, né esule né carcerato. Egli aveva personalmente conosciuto Sante Caserio e sebbene negli ultimi tempi il giovane attentatore, voltosi all’individualismo, avesse raffreddato i suoi rapporti con tutti gli anarchici di orientamento socialista, non per questo vi era stata rottura personale e politica. Tanto bastò perché nell’avvocato Gori si vedesse e apertamente si additasse l’istigatore, se non addirittura un complice diretto del fatto.” [Pier Carlo Masini: Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Berneri, p. 289. A cura di Franco Bertolucci e Giorgio Mangini. Pisa, ed. BFS, 2023]
Pietro Gori respinse decisamente tali insinuazioni in una lettera del 28 giugno 1894 a “La Lombardia”, nella quale dichiarava che “l’idealista dolce e timido” [Caserio ndr] non era diventato “pugnalatore implacabile” per la propaganda anarchica, bensì per le persecuzioni dei governi. In una successiva lettera al “Caffaro” di Genova Pietro Gori, “in verità un po’ sconvolto” [Masini,
op. cit., p. 289] parve sconfessare politicamente il gesto del fornaio di Motta Visconti, ma anche precisò meglio il suo pensiero:

“L’atto di Caserio (io non voglio, non posso, non debbo giudicarlo) resta dunque un atto meramente individuale. E’ l’atto di un animo disperato, non pazzo quale me lo fa erroneamente qualificare ‘Il Caffaro’. La storia sola, quando saranno svanite le violenze e le passioni di quest’ora funerea, lo giudicherà serenamente.” [Masini, op. cit., pp. 289-290]
Pietro Gori si dichiarò comunque pronto a costituirsi imputato al processo di Lione se qualche dubbio fosse rimasto su una sua complicità nei fatti e se la autorità francesi lo avessero chiamato a rispondere di correità. Le autorità francesi se ne guardarono bene, non desiderando certo coinvolgere un avvocato di tanta fama e valore nel processo frettoloso che avevano approntato, temendo anche che il Gori si portasse a Lione come difensore di Sante Caserio. Il 23 luglio 1894, Pietro Gori fu espulso “preventivamente” dal territorio francese, primo esempio nella storia di espulsione di un assente.
A Milano, intanto, continuavano gli attacchi feroci a Pietro Gori (il 1° luglio 1894, il
Corriere della Sera titolava:
”Sobillatori!”). Per sfuggire a minacce e a rappresaglie contro la sua persona, ed alle leggi eccezionali in via di promulgazione da parte del governo Di Rudinì, il Gori pensò bene quindi di prendere la via dell’esilio, stabilendosi nella vicina Lugano.
“Lugano vantava, come terra d’esilio, una tradizione illustre fin dal Risorgimento e dalla Prima Internazionale. Fra gli anarchici vi avevano soggiornato prima Élisée Reclus dopo la Comune, e poi Michail Bakunin durante i suoi ultimi due anni di vita. Cafiero e Malatesta vi si erano rifugiati con altri loro compagni alla fine degli anni ottanta. A Capolago si era svolto il grande congresso del 1891. Ora Pietro Gori trovava nella ridente capitale del Ceresio una cospicua colonia di profughi, dal sarto Isaia Pacini allo scultore Attilio Panizza, mentre altri vi affluivano dall’Italia per sottrarsi all’arresto e al domicilio coatto. Ma anche a Lugano la tregua durò poco. Il governo federale svizzero, assillato da continue pressioni della autorità diplomatiche italiane a Berna, faceva intendere al governo cantonale di non poter tollerare un focolaio di cospirazione ai confini.”. [Masini, op. cit., p. 290]
Pietro Gori era arrivato a chiamare a Lugano l’intera sua famiglia (il padre, vecchio ufficiale a riposo, la madre e l’amata sorella Bice), ma non poteva certo dirsi tranquillo. Concedeva interviste ai giornali italiani, si apprestava a far rappresentare al locale teatro un suo bozzetto intitolato
L’Ideale e si riuniva con altri esuli (anche socialisti e repubblicani) in vari caffè ed osterie luganesi. Nel mese di settembre, fu fatto segno ad un misterioso attentato (un colpo di rivoltella che lo ferì leggermente). Il governo italiano giunse ad assoldare degli agenti provocatori travisati da anarchici per convincere Pietro Gori a rifugiarsi a Trieste (allora territorio austroungarico) passando però per l’Italia con presunte ed inesistenti “coperture”, in modo da poterlo arrestare.
“Ma, come Gori stesso scriverà molti anni più tardi, riferendosi alla città di Lugano, ’non si resta impunemente il delizioso ritrovo estivo di tutti i Cresi sfaccendati della terra, senza pagare alla follia internazionale di persecuzione un adeguato tributo di perfidia e di imbecillità.’ Così, al principio del 1895, il Consiglio Federale Svizzero decretava l’arresto e la successiva espulsione dal territorio della Confederazione dell’intero gruppo dei profughi di Lugano. ’In 18, di cui otto libertari, tre socialisti, uno repubblicano […] (il Borghetti di Brescia, che ricordo a titolo d’onore) e gli altri neutri: ci ammanettarono, ci dimenticarono per qualche settimana nelle carceri di Lugano, e ci condussero manu militari alla frontiera tedesca, sotto l’amena imputazione di complotto per il ratto in Roma di Re Umberto.’ [Masini, op. cit., pp. 291-292]
Fu esattamente durante la “dimenticanza di qualche settimana” nelle carceri di Lugano che Pietro Gori scrisse due canzoni. La prima era intitolata
Agli umani carcerieri del Penitenziere di Lugano, e la seconda
Il canto degli anarchici espulsi, che venne cantata per la prima volta alla stazione di Lugano, al momento in cui gli esuli venivano fatti salire sulla vettura che li avrebbe condotti alla frontiera di Basilea. Agli espulsi non restava che giungere, attraverso un’autentica via crucis di stenti, fino ad Amsterdam o Anversa, e di lì imbarcarsi per l’Inghilterra, l’unico paese in quel periodo disposto ad accoglierli.

Portoferraio, Isola d’Elba.
Le due poesie, o canti, (Pietro Gori aveva scritto in carcere anche un
Manifesto, la cui violenza verbale, per lui inconsueta, può essere compresa in termini di disillusione e profonda amarezza) vennero pubblicate per la prima volta a stampa in una maniera quantomeno curiosa, anche se indicativa. Tutti tali documenti erano stati evidentemente sequestrati dall’autorità ticinese, e furono pubblicati in un bollettino del Governo Cantonale Ticinese, all’interno di una relazione sulla situazione carceraria:
Saggi di letteratura di delinquenti e di anarchici, in:
Conto-reso del Dipartimento di Giustizia. Anno 1895. Bellinzona, Tipografia e litografia cantonale, 1896. Il canto però comincia a diffondersi nel 1899, quando l’anarchico svizzero
Carlo Frigerio (1878-1966) la pubblica tra i cinquanta canti del
Canzoniere dei Ribelli, edito a Berna e che vedrà una seconda (e diversa) edizione nel 1904 a Barre, nel Vermont (USA), “Editione” [sic] de “La Cronaca Sovversiva” (il periodico anarchico fondato e diretto da
Luigi Galleani). Il testo dell’intero saggio è disponibile in: Maurizio Antonioli,
Pietro Gori: il cavaliere errante dell’anarchia, pp. 168-170. Specifica Antonioli:
“Il Canto degli anarchici espulsi venne diffuso successivamente in una versione modificata e con diverso titolo dallo stesso Gori, il quale probabilmente, come si era già verificato al tempo della sua prima carcerazione a Livorno e a Lucca, aveva dovuto ricostruire a memoria le poesie scritte durante la detenzione e sequestrate dalle autorità. Come nel caso di Prigioni e Battaglie (1891): «Unici residui di quelle [poesie] non restano, ormai, su questo libro, che i versi imparati a memoria. I quali, naturalmente, sfuggirono alla ultima perquisizione di prammatica, fatta sull’uscio del carcere”.
In questa pagina presentiamo assieme le due versioni: il
Canto originale disposto graficamente così come lo era nel “Conto-reso”, e la versione più nota (e cantata, con qualche variante di cui si rende conto nel testo) rimaneggiata in seguito dallo stesso Pietro Gori durante i suoi ultimi anni di vita all’Isola d’Elba. Prima di morire al “Palazzo dei Merli” di Portoferraio (poi andato distrutto nei bombardamenti del settembre 1943), l’8 gennaio 1911, Pietro Gori ne regalò una copia manoscritta all’albergatore dell’ “Ape Elbana”. Il manoscritto è conservato oggi presso l’Archivio Storico del Comune di Portoferraio. [Riccardo Venturi, 25-8-2026]
Addio a Lugano [1]
Catanuto / Schirone,
Il canto anarchico &c., 2a Milano 2009, pp. 112 e segg.

Lugano nel 1905.
“E’ il canto anarchico più noto ed è stato scritto da Pietro Gori in un carcere svizzero dopo essere stato arrestato agli inizi del 1895 per sfuggire a ‘probabili persecuzioni poliziesche a seguito delle insinuazioni di certa stampa sulle sue responsabilità oggettive nell’attentato di
Caserio.
Gori, arrestato con altri 17 profughi italiani
[2], viene espulso dalla Svizzera dopo una breve prigionia durante la quale compone due poesie, una delle quali titola
Il canto degli anarchici espulsi, che poi sarebbe
Addio a Lugano nella sua prima versione ‘che presenta alcune varianti, sia nel testo che nella disposizione delle strofe, rispetto a quelle comunemente pubblicate e diffuse’.
[3] Un’altra testimonianza sull’origine del canto la troviamo nel libro
Gli scariolanti di Ostia Antica. Storia di una colonia socialista [4] allorché Pietro Gori si reca ad Ostia presso la comunità dei braccianti ravennati per passare con loro alcuni giorni. Siamo nel 1902 dopo il suo rientro in Italia dall’America del Sud dove si reca nel 1898 per sfuggire ad una condanna
[5] in seguito ai tumulti contro il carovita che si sono succeduti in tutta Italia con epigono a Milano dove la monarchia ordina a
Bava Beccaris la violenta repressione costata oltre 80 morti. Scrive Liliana Madeo:
‘Era un poeta, e aveva un bel viso, un corpo snello, elegante. Si accarezzava il baffo appuntito, e sapeva ascoltare i coloni ravennati che raccontavano la loro storia. Provava un profondo rispetto per il coraggio che avevano speso in quella impresa, e glielo diceva con calore. Gli ricordavano gli uomini della Pampa, ripeté. Avevano anche cantato insieme, fino a sgolarsi, quella notte. Avevano cantato le sue canzoni, gli
Stornelli dell’esilio, Sante Caserio, Amore ribelle [Canzonetta del libero amore]… Di
Addio Lugano bella Gori aveva raccontato com’era nata. Dopo che Caserio aveva pugnalato a morte Carnot, lui era dovuto riparare in Svizzera. Qui l’avevano arrestato, insieme con altri 150 fuorusciti italiani, anarchici e socialisti. Tutti poi erano stati espulsi. Quando li conducevano alla frontiera, avevano le manette ai polsi e i loro passi affondavano nella neve…Con le lacrime agli occhi, si era girato indietro a guardare Lugano e pensava agli anarchici scacciati senza colpa che partono cantando con la speranza in cuor’.
[6]
Addio a Lugano divenne popolarissimo con l’inizio del nuovo secolo anche grazie a numerose edizioni de
Il canzoniere dei Ribelli [7] apparso per la prima volta a Barre –Vermont- e ancor oggi uno dei canti politici più eseguito. Con lo stesso titolo,
Addio a Lugano, esiste una romanza, del 1830 circa, che canta anch’essa di un esilio politico in terra elvetica con testo siglato D.P. e musica di Fabio Campana.”
[1] Canti anarchici rivoluzionari, Paterson N.J., Biblioteca della “Questione Sociale”, quarto opuscolo, tipografia della “Questione Sociale”, 1898.
[2] M. Antonioli, Pietro Gori, p. 167
[3] Ibidem.
[4] L. Madeo, Gli scariolanti di Ostia Antica. Storia di una colonia socialista., ed. Camunia 1989. Le note riguardanti Pietro Gori sono alle pp. 181-183. Vengono narrate le vicende di una colonia di braccianti formata da socialisti, anarchici e repubblicani ravennati che si recano nell’Agro Romano per iniziare la bonifica. La storia ha inizio nel 1884 e continua tra alterne vicende fino alla fine degli anni cinquanta.
[5] Nel 1898 Pietro Gori collabora a diversi periodici anarchici fra cui ‘L’Agitazione’ di Ancona. A causa delle agitazioni e delle successive azioni repressive del governo è costretto ancora una volta ad emigrare. A Marsiglia si imbarca per l’America del Sud mentre le autorità italiane lo condannano a dodici anni di galera. Nel periodo sudamericano contribuirà alla propaganda e all’agitazione sindacale; contemporaneamente si farà conoscere anche come studioso. A Buenos Aires fonda la rivista scientifica ‘Criminalogia Moderna’ con collaboratori da tutto il mondo.
[6] L. Madeo, Gli scariolanti di Ostia Antica> […] op. cit. p. 82. La ricostruzione che l’autrice fa è ripresa dal diario di Luigi Sarrecchia (Pescosolido 1875-Ostia 1968), uno dei personaggi di rilievo della colonia di Ostia. […]
[7] Il Canzoniere dei Ribelli, Vermont 1904, edizione della “Cronaca Sovversiva”.
Testo / Lyrics / Paroles / Sanat: Pietro Gori
Musica / Music / Musique / Sävel:
Sull'aria di Addio Sanremo bella, canzone popolare toscana
Music: To the tune of Addio Sanremo bella, a Tuscan folksong
Sur l'air d' Addio Sanremo Bella, chanson populaire toscane
Toscanan kansanlaulun Addio Sanremo Bellan säveleen.
1a pubblicazione a stampa / First printed /
1ère publication imprimée / Ensimmäinen painettu julkaisu:
Saggi di letteratura di delinquenti e di anarchici, in:
Conto-reso del Dipartimento di Giustizia. Anno 1895
Bellinzona (CH), Tipografia e litografia cantonale, 1896, pp. 86-89
Poi in / Then in / Puis dans / Sitten:
- Canzoniere dei Ribelli, a cura di Carlo Frigerio, Berna 1899
- Canzoniere dei Ribelli, Barre (Vermont, USA), 1904,
Editione [sic] de "La Cronaca Sovversiva", pp. 36-37
"Addio a Lugano", la cui musica, di autore anonimo, è sicuramente di origine popolare toscana (la melodia è ripresa da Addio (a) Sanremo bella, attestata attorno al 1830), è la più famosa, insieme con "Stornelli d'esilio", fra le canzoni di Pietro Gori. Egli la scrisse all’inizio del 1895 nel Canton Ticino, in Svizzera, dov'era dovuto riparare dopo l'omicidio del Presidente francese Sadi Carnot, ucciso da Sante Caserio.
Pietro Gori respinse decisamente tali insinuazioni in una lettera del 28 giugno 1894 a “La Lombardia”, nella quale dichiarava che “l’idealista dolce e timido” [Caserio ndr] non era diventato “pugnalatore implacabile” per la propaganda anarchica, bensì per le persecuzioni dei governi. In una successiva lettera al “Caffaro” di Genova Pietro Gori, “in verità un po’ sconvolto” [Masini, op. cit., p. 289] parve sconfessare politicamente il gesto del fornaio di Motta Visconti, ma anche precisò meglio il suo pensiero:
Pietro Gori si dichiarò comunque pronto a costituirsi imputato al processo di Lione se qualche dubbio fosse rimasto su una sua complicità nei fatti e se la autorità francesi lo avessero chiamato a rispondere di correità. Le autorità francesi se ne guardarono bene, non desiderando certo coinvolgere un avvocato di tanta fama e valore nel processo frettoloso che avevano approntato, temendo anche che il Gori si portasse a Lione come difensore di Sante Caserio. Il 23 luglio 1894, Pietro Gori fu espulso “preventivamente” dal territorio francese, primo esempio nella storia di espulsione di un assente.
A Milano, intanto, continuavano gli attacchi feroci a Pietro Gori (il 1° luglio 1894, il Corriere della Sera titolava: ”Sobillatori!”). Per sfuggire a minacce e a rappresaglie contro la sua persona, ed alle leggi eccezionali in via di promulgazione da parte del governo Di Rudinì, il Gori pensò bene quindi di prendere la via dell’esilio, stabilendosi nella vicina Lugano.
Pietro Gori era arrivato a chiamare a Lugano l’intera sua famiglia (il padre, vecchio ufficiale a riposo, la madre e l’amata sorella Bice), ma non poteva certo dirsi tranquillo. Concedeva interviste ai giornali italiani, si apprestava a far rappresentare al locale teatro un suo bozzetto intitolato L’Ideale e si riuniva con altri esuli (anche socialisti e repubblicani) in vari caffè ed osterie luganesi. Nel mese di settembre, fu fatto segno ad un misterioso attentato (un colpo di rivoltella che lo ferì leggermente). Il governo italiano giunse ad assoldare degli agenti provocatori travisati da anarchici per convincere Pietro Gori a rifugiarsi a Trieste (allora territorio austroungarico) passando però per l’Italia con presunte ed inesistenti “coperture”, in modo da poterlo arrestare.
Fu esattamente durante la “dimenticanza di qualche settimana” nelle carceri di Lugano che Pietro Gori scrisse due canzoni. La prima era intitolata Agli umani carcerieri del Penitenziere di Lugano, e la seconda Il canto degli anarchici espulsi, che venne cantata per la prima volta alla stazione di Lugano, al momento in cui gli esuli venivano fatti salire sulla vettura che li avrebbe condotti alla frontiera di Basilea. Agli espulsi non restava che giungere, attraverso un’autentica via crucis di stenti, fino ad Amsterdam o Anversa, e di lì imbarcarsi per l’Inghilterra, l’unico paese in quel periodo disposto ad accoglierli.
In questa pagina presentiamo assieme le due versioni: il Canto originale disposto graficamente così come lo era nel “Conto-reso”, e la versione più nota (e cantata, con qualche variante di cui si rende conto nel testo) rimaneggiata in seguito dallo stesso Pietro Gori durante i suoi ultimi anni di vita all’Isola d’Elba. Prima di morire al “Palazzo dei Merli” di Portoferraio (poi andato distrutto nei bombardamenti del settembre 1943), l’8 gennaio 1911, Pietro Gori ne regalò una copia manoscritta all’albergatore dell’ “Ape Elbana”. Il manoscritto è conservato oggi presso l’Archivio Storico del Comune di Portoferraio. [Riccardo Venturi, 25-8-2026]
Catanuto / Schirone, Il canto anarchico &c., 2a Milano 2009, pp. 112 e segg.
Gori, arrestato con altri 17 profughi italiani [2], viene espulso dalla Svizzera dopo una breve prigionia durante la quale compone due poesie, una delle quali titola Il canto degli anarchici espulsi, che poi sarebbe Addio a Lugano nella sua prima versione ‘che presenta alcune varianti, sia nel testo che nella disposizione delle strofe, rispetto a quelle comunemente pubblicate e diffuse’. [3] Un’altra testimonianza sull’origine del canto la troviamo nel libro Gli scariolanti di Ostia Antica. Storia di una colonia socialista [4] allorché Pietro Gori si reca ad Ostia presso la comunità dei braccianti ravennati per passare con loro alcuni giorni. Siamo nel 1902 dopo il suo rientro in Italia dall’America del Sud dove si reca nel 1898 per sfuggire ad una condanna [5] in seguito ai tumulti contro il carovita che si sono succeduti in tutta Italia con epigono a Milano dove la monarchia ordina a Bava Beccaris la violenta repressione costata oltre 80 morti. Scrive Liliana Madeo:
‘Era un poeta, e aveva un bel viso, un corpo snello, elegante. Si accarezzava il baffo appuntito, e sapeva ascoltare i coloni ravennati che raccontavano la loro storia. Provava un profondo rispetto per il coraggio che avevano speso in quella impresa, e glielo diceva con calore. Gli ricordavano gli uomini della Pampa, ripeté. Avevano anche cantato insieme, fino a sgolarsi, quella notte. Avevano cantato le sue canzoni, gli Stornelli dell’esilio, Sante Caserio, Amore ribelle [Canzonetta del libero amore]… Di Addio Lugano bella Gori aveva raccontato com’era nata. Dopo che Caserio aveva pugnalato a morte Carnot, lui era dovuto riparare in Svizzera. Qui l’avevano arrestato, insieme con altri 150 fuorusciti italiani, anarchici e socialisti. Tutti poi erano stati espulsi. Quando li conducevano alla frontiera, avevano le manette ai polsi e i loro passi affondavano nella neve…Con le lacrime agli occhi, si era girato indietro a guardare Lugano e pensava agli anarchici scacciati senza colpa che partono cantando con la speranza in cuor’. [6]
Addio a Lugano divenne popolarissimo con l’inizio del nuovo secolo anche grazie a numerose edizioni de Il canzoniere dei Ribelli [7] apparso per la prima volta a Barre –Vermont- e ancor oggi uno dei canti politici più eseguito. Con lo stesso titolo, Addio a Lugano, esiste una romanza, del 1830 circa, che canta anch’essa di un esilio politico in terra elvetica con testo siglato D.P. e musica di Fabio Campana.”
[2] M. Antonioli, Pietro Gori, p. 167
[3] Ibidem.
[4] L. Madeo, Gli scariolanti di Ostia Antica. Storia di una colonia socialista., ed. Camunia 1989. Le note riguardanti Pietro Gori sono alle pp. 181-183. Vengono narrate le vicende di una colonia di braccianti formata da socialisti, anarchici e repubblicani ravennati che si recano nell’Agro Romano per iniziare la bonifica. La storia ha inizio nel 1884 e continua tra alterne vicende fino alla fine degli anni cinquanta.
[5] Nel 1898 Pietro Gori collabora a diversi periodici anarchici fra cui ‘L’Agitazione’ di Ancona. A causa delle agitazioni e delle successive azioni repressive del governo è costretto ancora una volta ad emigrare. A Marsiglia si imbarca per l’America del Sud mentre le autorità italiane lo condannano a dodici anni di galera. Nel periodo sudamericano contribuirà alla propaganda e all’agitazione sindacale; contemporaneamente si farà conoscere anche come studioso. A Buenos Aires fonda la rivista scientifica ‘Criminalogia Moderna’ con collaboratori da tutto il mondo.
[6] L. Madeo, Gli scariolanti di Ostia Antica> […] op. cit. p. 82. La ricostruzione che l’autrice fa è ripresa dal diario di Luigi Sarrecchia (Pescosolido 1875-Ostia 1968), uno dei personaggi di rilievo della colonia di Ostia. […]
[7] Il Canzoniere dei Ribelli, Vermont 1904, edizione della “Cronaca Sovversiva”.