В этой камере, брат,
Повязала судьба нас с тобою.
Тянем каждый свой срок
Поневоле в неволе вдвоём.
Вот дождёмся утра -
И накормят нас здесь, и напоят.
Коль поможет нам бог -
Мы денёчек ещё проживём.
Погоди-ка чуток -
Просыпается, вроде, природа.
И светлеет восток,
И немного теплеет зима.
Для тебя там, браток,
За колючим забором - свобода.
Для меня там, браток,
За колючим забором - тюрьма.
Для тебя там, браток,
За колючим забором - свобода.
Для меня там, браток,
За колючим забором - тюрьма.
Как ты нынче сказал,
Что свобода таким - много чести,
Тем, кто вырос в тюрьме
И не знает ни мать, н отца.
Мне закроют глаза,
И на нарах появится крестик,
Где клеймо на клейме,
Да ножами проткнуты сердца.
Признаю твой упрёк -
Я не сын трудового народа,
Не святой, не пророк
И на свете живу задарма.
Для меня здесь, браток,
За колючим забором - свобода.
Для тебя здесь, браток,
За колючим забором - тюрьма.
Для меня здесь, браток,
За колючим забором - свобода.
Для тебя здесь, браток,
За колючим забором - тюрьма.
Нам тут вроде светло -
Электричество круглые сутки.
Тянем каждый свой срок,
И у каждого место своё.
А добро, как и зло,
Расползлось на часы и минутки.
Учим старый урок -
Поневоле в неволе вдвоём.
Вон уже кипяток,
Тот, что чалится долгие годы,
Ты глотни-ка глоток,
Чай, продрог. Да ещё покемарь.
Что поделать, браток,
Для меня и тюрьма - как свобода.
Что поделать, браток,
Для тебя и свобода - тюрьма.
Что поделать, браток,
Для меня и тюрьма - как свобода.
Что поделать, браток,
Для тебя и свобода - тюрьма.
Contributed by Ed - 2021/9/3 - 13:16
Language: Italian
Итальянский перевод / Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi [Рикардо Вентури], 2-10-2026 10:25
Per il cantautore Gennadij Molčanov, la galera ed il gulag non sono un astratto e poetico soggetto per delle canzoni: in galera e in campo di concentramento ci ha passato in tutto dieci anni, tra il 1968 e il 1983, per “attività antisovietiche”. Ha cominciato a pubblicare le sue canzoni e i suoi album con la Perestrojka di Gorbačiov, e si tratta di canzoni e album dal titolo inequivocabile, tipo “Tango del Gulag”…nel 2000 fa uscire un album intitolato А в лагерях, как в лагерях che è una parafrasi del famoso modo dire francese “À la guerre comme à la guerre”: si potrebbe tradurre “Aux lagers comme aux lagers”. Solo che le canzoni di quest’album non le canta lui, ma Viktor Gagin, il quale dev’essere pure uno che di lager deve intendersene abbastanza fin dai primi vagiti, dato che è nato il 9 marzo 1954 a Vorkuta (pronuncia in russo: varkutà), nella Repubblica Autonoma dei Komi (popolo detto anche “Sirieni”), situata nel punto più orientale d’Europa, nota per essere probabilmente la città più fredda d’Europa e una delle più fredde del mondo, ricca di enormi miniere di carbone e nella quale Stalin cominciò a impiantare lager e campi di lavoro forzato fin dal 1932. Vi presento Vorkuta con un video del celebre Dave Legenda, l’Esploratore del Decadentismo Post-Sovietico nonché autentico mito degli YouTuber d'italica favella (e anche di russa, visto che parla il russo in modo più che fluente):
Detto questo, e stabilito che da un “duo” come quello Molčanov-Gagin non poteva che scaturire una (bellissima) canzone di galera, e stabilito altresì che voglio la maglietta “Vorkuta”, occorre parlare di questa canzone, che è psicologicamente non semplice. Due compagni di cella, “volenti o nolenti” costretti a condividerla con le proprie storie e le proprie vite. Uno è un “figlio del popolo” di famiglia operaia finito in cella chissà come; è l’altro è, probabilmente, Gennadij Molčanov stesso, “intellettuale” e autore di cose del tutto inutili come poesie e canzoni, che in cella c’è probabilmente finito proprio per quelle. Due mondi che si scontrano, con l’operaio che rimprovera all’intellettuale la sua sostanziale inutilità (e, forse, ha pure ragione). Per l’operaio, al di là del reticolato ci sarebbe la “libertà”; per l’intellettuale, al di qua del reticolato c’è la galera. E’ una sorte veramente strana, che si dipana tra il quotidiano destino comune di prigionieri e l’agghiacciante considerazione finale dove “libertà” e “galera” si confondono, dove le differenze si esplicitano e si annullano al tempo stesso. Ascoltate questa canzone, che è rimasta sepolta negli abissi di antiwarsongs fino ad oggi e che, in modo del tutto evidente, risente della lezione poetica e musicale dei due immensi, Bulat Okudžava e Vladimir Vysotskij. Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve e, con tutta probabilità, non mi basterà a tradurre tutto quel che c’è da tradurre e che ancora non lo è stato. Però, finche posso…. [RV 2-10-2026]
Riccardo Venturi [Рикардо Вентури], 2-10-2026 10:25
Per il cantautore Gennadij Molčanov, la galera ed il gulag non sono un astratto e poetico soggetto per delle canzoni: in galera e in campo di concentramento ci ha passato in tutto dieci anni, tra il 1968 e il 1983, per “attività antisovietiche”. Ha cominciato a pubblicare le sue canzoni e i suoi album con la Perestrojka di Gorbačiov, e si tratta di canzoni e album dal titolo inequivocabile, tipo “Tango del Gulag”…nel 2000 fa uscire un album intitolato А в лагерях, как в лагерях che è una parafrasi del famoso modo dire francese “À la guerre comme à la guerre”: si potrebbe tradurre “Aux lagers comme aux lagers”. Solo che le canzoni di quest’album non le canta lui, ma Viktor Gagin, il quale dev’essere pure uno che di lager deve intendersene abbastanza fin dai primi vagiti, dato che è nato il 9 marzo 1954 a Vorkuta (pronuncia in russo: varkutà), nella Repubblica Autonoma dei Komi (popolo detto anche “Sirieni”), situata nel punto più orientale d’Europa, nota per essere probabilmente la città più fredda d’Europa e una delle più fredde del mondo, ricca di enormi miniere di carbone e nella quale Stalin cominciò a impiantare lager e campi di lavoro forzato fin dal 1932. Vi presento Vorkuta con un video del celebre Dave Legenda, l’Esploratore del Decadentismo Post-Sovietico nonché autentico mito degli YouTuber d'italica favella (e anche di russa, visto che parla il russo in modo più che fluente):
Detto questo, e stabilito che da un “duo” come quello Molčanov-Gagin non poteva che scaturire una (bellissima) canzone di galera, e stabilito altresì che voglio la maglietta “Vorkuta”, occorre parlare di questa canzone, che è psicologicamente non semplice. Due compagni di cella, “volenti o nolenti” costretti a condividerla con le proprie storie e le proprie vite. Uno è un “figlio del popolo” di famiglia operaia finito in cella chissà come; è l’altro è, probabilmente, Gennadij Molčanov stesso, “intellettuale” e autore di cose del tutto inutili come poesie e canzoni, che in cella c’è probabilmente finito proprio per quelle. Due mondi che si scontrano, con l’operaio che rimprovera all’intellettuale la sua sostanziale inutilità (e, forse, ha pure ragione). Per l’operaio, al di là del reticolato ci sarebbe la “libertà”; per l’intellettuale, al di qua del reticolato c’è la galera. E’ una sorte veramente strana, che si dipana tra il quotidiano destino comune di prigionieri e l’agghiacciante considerazione finale dove “libertà” e “galera” si confondono, dove le differenze si esplicitano e si annullano al tempo stesso. Ascoltate questa canzone, che è rimasta sepolta negli abissi di antiwarsongs fino ad oggi e che, in modo del tutto evidente, risente della lezione poetica e musicale dei due immensi, Bulat Okudžava e Vladimir Vysotskij. Oh gentiluomini, il tempo della vita è breve e, con tutta probabilità, non mi basterà a tradurre tutto quel che c’è da tradurre e che ancora non lo è stato. Però, finche posso…. [RV 2-10-2026]
Valzer di cella
In questa cella, fratello,
La sorte ci ha uniti.
Ognuno di noi sconta la sua pena
Siamo insieme, volenti o nolenti.
Là aspetteremo mattina
E ci daranno da mangiare e da bere.
Se Iddio ci aiuterà,
Sopravviveremo un altro giorno.
Aspetta un attimo…
Sembra la natura si stia risvegliando.
E a oriente si sta rischiarando,
L’inverno si attenua un po’.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Come hai detto oggi,
Quella libertà è un grande onore
Per chi è cresciuto in galera
E non conosce né madre, né padre.
Mi chiuderanno gli occhi,
E una croce comparirà sulla branda,
Dove, marchio su marchio,
I cuori sono trafitti dai coltelli.
Accetto il tuo rimprovero,
Io non sono un figlio del popolo lavoratore,
Non sono un santo né un profeta
E vivo inutile in questo mondo.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Pare che qui abbiamo la luce elettrica
24 ore al giorno e 7 giorni su 7.
Ognuno sconta la sua pena
E ognuno ha il suo posto.
E il bene come il male
Si diffondono in ore e minuti.
Impariamo la vecchia lezione,
Insieme, volenti o nolenti.
Ecco, l’acqua sta bollendo,
Quella che è rimasta a bollire per anni,
Su, bevi un sorso,
E’ thè, stavi congelando. E poi un pisolino.
E, insomma, fratello, che fare?
Per me anche la galera è libertà.
E, insomma, fratello, che fare?
Per te anche la libertà è galera.
E, insomma, fratello, che fare?
Per me anche la galera è libertà.
E, insomma, fratello, che fare?
Per te anche la libertà è galera.
In questa cella, fratello,
La sorte ci ha uniti.
Ognuno di noi sconta la sua pena
Siamo insieme, volenti o nolenti.
Là aspetteremo mattina
E ci daranno da mangiare e da bere.
Se Iddio ci aiuterà,
Sopravviveremo un altro giorno.
Aspetta un attimo…
Sembra la natura si stia risvegliando.
E a oriente si sta rischiarando,
L’inverno si attenua un po’.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Come hai detto oggi,
Quella libertà è un grande onore
Per chi è cresciuto in galera
E non conosce né madre, né padre.
Mi chiuderanno gli occhi,
E una croce comparirà sulla branda,
Dove, marchio su marchio,
I cuori sono trafitti dai coltelli.
Accetto il tuo rimprovero,
Io non sono un figlio del popolo lavoratore,
Non sono un santo né un profeta
E vivo inutile in questo mondo.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Per te laggiù, fratello,
Al di là del reticolato c’è la libertà.
Per me laggiù, fratello,
Al di qua del reticolato c’è la prigione.
Pare che qui abbiamo la luce elettrica
24 ore al giorno e 7 giorni su 7.
Ognuno sconta la sua pena
E ognuno ha il suo posto.
E il bene come il male
Si diffondono in ore e minuti.
Impariamo la vecchia lezione,
Insieme, volenti o nolenti.
Ecco, l’acqua sta bollendo,
Quella che è rimasta a bollire per anni,
Su, bevi un sorso,
E’ thè, stavi congelando. E poi un pisolino.
E, insomma, fratello, che fare?
Per me anche la galera è libertà.
E, insomma, fratello, che fare?
Per te anche la libertà è galera.
E, insomma, fratello, che fare?
Per me anche la galera è libertà.
E, insomma, fratello, che fare?
Per te anche la libertà è galera.
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