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Ondate serie / Serious Waves

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG
Language: Instrumental


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[24-10-2020]
Poema videosinfonico dell'Anonimo Toscano del XXI Secolo
Videosymphonic poem by the 21th Century Tuscan Anonymous
Poème vidéosymphonique de l'Anonyme Toscan du 21ème Siècle

Le ondate le son cose serie.

In effetti, tutto promana dall'onda, fornitrice di metafore primordiali. Quando si utilizza una metafora, però, sarebbe (e insisto: sarebbe) opportuno -almeno in linea di massima- non perdere di vista ciò che le ha dato origine; il quale, regolarmente, è qualcosa di terribilmente concreto e quanto di più lontano sia dalle speculazioni filosofiche -altresì dette nobilitate seghe mentali nelle quali l'essere humano si è specializzato dopo l'oscuro Eraclito-, sia vari altri tipi d'utilizzo (giornalistico ecc.). Così, ecco dunque le seconde ondate, le nouvelles vagues, le onde radio, le Onde Martenot, le ondate di protesta, le onde di riflusso e quant'altro; ciononostante, le onde e le ondate -quelle non metaforiche- nascono da, e continuano imperterrite a sussistere, su grandiose e inconcepibili masse di monossido di diidrogeno spinte dal vento, masse le quali sono, in ultima analisi, responsabili dell'origine della vita su questo pianeta. Masse che coprono circa il 71% della superficie di detto sperduto pianeta, e che costituiscono peraltro il componente principale del corpo humano. Masse, insomma, di quella cosa che già gli Ittiti chiamavano watar (genitivo: wetenaś).

In tempi in cui le ondate paiono limitarsi all'azione di un minuscolo e non meglio specificato essere che ammazza il nonno e impedisce la movida in Sant'Ambrogio, sull'onda (lei!) del poema fotosinfonico dello scorso mese di marzo, mi sono lanciato ora nel qui presente “poema videosinfonico” incentrato sulle ondate autentiche. Se si parla di ondate autentiche, il materiale sarebbe vastissimo, vasto come il mare; bisogna quindi andare a prendere un mare, anzi un oceano, che renda l'idea in modo non fraintendibile, e che riporti all'onda nella sua accezione primeva. A mio parere, ciò ci aiuterà a tornare alla crudezza, e in un certo senso anche alla terrifica ma rassicurante certezza, che per sentirci nient'altro che un cacherònzolo di mosca in mezzo all'universo non bisogna certo aspettare un virus. Quindi, a tale bisogna, servirà perfettamente il Passaggio di Drake.

Il Passaggio di Drake è quella cosa che fu attraversata su un guscio di noce da Shackleton e da alcuni suoi compagni naufraghi per andare a cercare soccorsi dall'Isola Elefante; il passaggio di Drake, senza nessuna terra che lo punteggi nell'oceano meridionale e pre-antartico, è scosso dai suoi graziosi venti catabatici; il passaggio di Drake, del quale, videosinfonicamente, offro alcune immagini prosaicamente riprese dal Tuttùbo. Dice un famoso detto cileno: Bajo los cuarenta no hay ley, bajo los cincuenta no hay Dios; Il Passaggio (o Canale) di Drake, o Mar de Hoces, insomma, è un posto dove le ondate le son cose serie e per nulla filosofiche, o sanitarie, o culturali che dir si voglia. E', come ognun saprà, quel braccio di mare (a volte detto “Stretto” sebbene si estenda per circa seicento miglia), che separa le estreme punte dell'America Meridionale dal continente Antartico. Completamente privo di terre emerse, è attraversato dalla terribile Corrente Circumpolare Antartica, che percorre l'intero globo in modo ininterrotto. Tutto ciò rende il Passaggio di Drake il mare più tempestoso della Terra; la sua profondità arriva a oltre cinquemila metri.

E' pur vero che ho una specie di fissazione con il Passaggio di Drake -che peraltro non ho mai traversato né visto, e che non traverserò né vedrò mai. E' comunque, per me, un luogo dello spirito, e i luoghi dello spirito non hanno nessun bisogno di essere visti, visitati, attraversati, percorsi. E' il mare allo stato puro, nelle sue condizioni più brutali e maestose; sono le ondate più vicine alla natura delle cose. Non ne parla quasi nessuno. Non sono oggetto di infodemia. Stanno lì e ondeggiano come palazzi di cinque o sei piani, con le balene e gli albatros: Souvent, pour s'amuser...






2020/10/24 - 20:15



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