Language   

Helebçe

Şivan Perwer
Language: Kurdish (Kurmancî)

List of versions


Related Songs

Diyarbekir mala min
(Beytocan)
Azadî bo Kurdistan
(Meqam)
Lorî Lorî Lorîka min
(Anonymous)


Helebçe
[ 1991 ]

Peyvan û Muzîk / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel:
Şivan Perwer

Albûm / Album:
1. Helebçe [1988]

2.Kirvem [1991]

3.Helbestên Bijartî [1996]

4.Min Bêriya Te Kiriye [2003]



La canzone Helebçe

È un capolavoro del panorama musicale degli anni ’90. Man mano che l’ascolto va avanti cresce la sensazione di trovarsi in quell’altipiano orientale, immersi in uno scenario apocalittico mentre la memoria si dilata in una dimensione in cui passato e presente si confondono. Si intravede Guernica attraverso le note del pentagramma, si scorgono Coventry, Dresda e mille altri luoghi incendiati e polverizzati dagli uccelli di morte venuti non per colpire le capacità militari del nemico ma per seminare il terrore agli inermi.

Si apre con un monologo, passano per la mente le tragedie di Sofocle. Una cittadina della regione di Hawraman assurge a simbolo del dolore universale degli oppressi, piegati da violenze di estrema crudeltà, e dei popoli repressi nel loro diritto legittimo all’autodeterminazione.
Alla ricorrenza del Newroz [Novruz], a cavallo dell’equinozio di primavera, i Curdi riaffermano la loro comune origine. È gran festa per giorni, ci si scambiano gli auguri; la natura partecipa con le sue fioriture. Alla festa si contrappone l’immagine rovesciata del cielo. Da quello che é un luogo mitologico di salvezza viene la morte. Nulla si riesce più a distinguere tra cielo e terra, tra foschie, fiamme, polvere e fumo. Alla incredulità iniziale, hanno ritenuto si trattasse forse di un errore, fa subito eco lo sgomento e la disperazione: firman e, firman e , è un ordine, è un ordine. Migliaia di esseri umani comprendono di essere soli di fronte al genocidio: urla, pianti, padri che cercano di fare scudo ai bambini, madri riverse sulle culle. Hawar… hawar : si elevano invocazioni di aiuto, strazianti. Morti tutti senza via di scampo.
Non è la prima volta che il popolo curdo viene massacrato. Ecco riaffacciarsi il presente di Diyarbakir, Palu e Gênc, Agirî ,Dêrsim , Mehabad , Barzani.
Perwer pensa che si possano fermare la crudeltà facendo appello ai popoli, xelk û aleman cioé alle nazioni e ai “tedeschi”. Su aleman le traduzioni e i commenti sorvolano. Allude al fatto che i Curdi sapevano delle implicazioni dell’industria tedesca con i vertici iracheni? Oppure è un’antonomasia per indicare gli Europei? La seconda ipotesi appare meno convincente dato che ewropî è parola corrente in kurmancî.

La canzone ha una durata di 7 minuti. Forse é meglio prestare attenzione già al primo ascolto, qualcuno potrebbe avvertire delle difficoltà ad ascoltare la canzone una seconda volta di seguito.


Genocidio di Helebçe [Halabja]: 35°11′N 45°59′E, 16 marzo 1988

La guerra tra Iraq e Iran si protrasse per quasi 8 anni, dal 1980 al 1988. I peshmerga curdi si allearono con l’Iran contro l’Iraq. L’esercito iracheno colpì con durezza i civili curdi. Si veda il filmato tra i pochi rimasti.
Nel quadro dell’operazione Zafar, Saddam Hussein ordinò di usare le armi chimiche contro la popolazione di Helebçe per rappresaglia, dato che aveva dimostrato scarsa determinazione a combattere contro gli iraniani.
Alle 11 del 16 marzo 1988 una ventina di cacciabombardieri Su-22, Mirages ed elicotteri Mi-8 sganciarono bombe chimiche. Il bombardamento fu effettuato in 14 riprese, ciascuna con 7 aerei. Le miscele letali consistevano di iprite e agenti nervini tabun, sarin e, presumibilmente, VX.
I morti furono tra 3.200 e 5.000, i feriti tra 7.000 e 10.000. Le conseguenze del lancio dei gas sono state terribili per i sopravvissuti che hanno subito un aumento notevole di tumori, disturbi vari alla pelle e alla vista.
Nel 2010 Ali Hassan al-Majid, noto come Alì il chimico, che diede l’ordine di usare le armi chimiche, fu impiccato per genocidio e crimini contro l’umanità.
Questo breve resoconto offrirebbe un quadro monco, un’informazione parziale, quindi potenzialmente disonesta, se non aggiungessimo quanto segue.


CW: Chimica e mercanti di morte

Contrariamente a ciò che si è indotti a ritenere a valle della prima Guerra del Golfo ( iniziata proprio 30 anni fa, il 2 agosto 1990) , l’Iraq non deteneva sino al 1980 la tecnologia per la produzione di armi chimiche né lo stoccaggio di volumi significativi. Acquisì le capacità grazie alle forniture e all’assistenza di vari paesi. Il programma di sterminio, noto come Project 922, fu sviluppato dal vertice militare iracheno dal 1980. L’impianto di Muthana, al centro del Project 922, fu in grado di produrre dalla metà degli anni ’80 in media 500 tonnnellate di iprite (gas mostarda), 80 di tabun, 300 di sarin, 2,5 tonnellate di VX. Il nodo critico nella fase iniziale fu il grado di concentrazione degli agenti nervini, insufficiente a garantire gli obiettivi di morte pianificati. Questo fu il motivo per cui la produzione di tabun venne abbandonata a favore del sarin e, più tardi, del VX.
Secondo le ammissioni dello stesso Iraq, negli ultimi anni di guerra contro l’Iran furono impiegati 1.800 tonnellate di iprite, 14 di tabun, 600 di sarin lanciate mediante 19.500 bombe chimiche, 54.000 proiettili di artiglieria, e 27.000 razzi a corto raggio. Secondo un rapporto declassificato della Cia del 1991 ( cfr. più avanti le fonti), i morti iraniani con armi chimiche furono più di 50.000 a cui occorre aggiungere le morti per effetto ritardato (la latenza arriva a 40 anni) di altre 20.000 vittime accertate. La cifra prudenziale su cui convergono la maggior parte degli addetti è di 90.000.

Nel quadro del Project 922 la Germania Occidentale fornì laboratori, strutture e impianti fatti passare per produzione di pesticidi, oltre 1000 tonnellate di precursori di iprite e di gas nervini, imbastì anche un piano di documenti falsi per aggirare le restrizioni internazionali in materia. In sintesi il 52 % delle apparecchiature e componenti relativi alle armi chimiche irachene fu fornita dalla Germania Occidentale, il 21 % dalla Francia.
La Spagna esportò componenti per un’incidenza del 4,4% delle forniture internazionali.
Non possiamo addentrarci nel tipo di coinvolgimento dei fornitori né nel volume di fornitura, che peraltro non è agevole determinare date le restrizioni sulla divulgazione di tutta la documentazione depositata.
L’Iraq consegnò all’Onu il 7/12/2002 un rapporto di 12.000 pagine che comprendeva la cronistoria dettagliata del programma di armi chimiche e di tutte le società che avevano intrattenuto rapporti commerciali di vario genere in materia sino al 1991. Né il governo statunitense né le Nazioni Unite hanno reso disponibile tale documentazione. La giustificazione dell’Onu é che “UNSCOM had a practice of not revealing names of companies of suppliers of equipment to Iraq because they often had the possibility of getting information from these companies, and the best way to get these companies to talk to them was not to publish their names to start with”. È ancora valida tale affermazione trent’anni dopo, quando la maggior parte di società hanno cambiato nome e core business, o addirittura sono state dismesse? No comment.
Gran parte di ciò che è trapelato lo dobbiamo alla causa intentata da veterani statunitensi della Guerra del Golfo, rimasti esposti alle armi chimiche di Saddam. I loro avvocati ottennero la documentazione dal governo iracheno ma non dal proprio! Abbiamo potuto raccogliere un elenco parziale, ma significativo, delle società di cui è stato accertato un coinvolgimento nella fornitura di materiali e/o servizi per il famigerato piano di morte Project 922

Tra le tedesche: Karl Kolb, Herberger, Ludwig-Hammer, TUI AG ( allora si chiamava Preussag) , Hoechst, , Pilot Plant, KlocKner, Reininghaus Chemie, Tafisa ,Weco , Carl Zeiss, Sigma Chemie, WET (Water Engineering trading)
Tra le francesi: De Dietrich, Protec S.A
Tra le olandesi: Melchemie, Ceilcote, Euromac , KBS
Tra le svizzere: Fischer, Lenhardt, Sulzer
Tra le statunitensi: Phillips Petroleum Company, Fluka Chemie, Alcolac , Al Haddad Brothers Trading Co.
Tra le inglesi: BDH, Matrix Churchill, Uhde Ltd, Horseley Bridge, Oxoid, Pullen Pumps, Gallenkamp, Weir
Tra le austriache: GIG, Hauke

Singapore, Egitto, India e Lussemburgo fornirono qualche migliaio di tonnellate di precursori di gas nervini
Anche l’Italia fu coinvolta, in scala ridotta. Fornì all’olandese Melchemie 60 tonnellate di ossicloruro di fosforo, componente del processo di produzione del tabun, tramite una controllata della Montedison, la Ausidet. Il PCI presentò in proposito al Senato una interrogazione, la 4-03705 nella 555^ seduta del 10 febbraio 1987, a firma dei senatori Pecchioli, Giacchè, Polidoro, a seguito del procedimento penale che la Pretura di Milano aveva aperto riguardo all’esportazione di un prodotto utilizzabile per la produzione di armi chimiche senza autorizzazione ministeriale. Per quanto ne sappiamo il seguito, se ci fu, passò sotto il silenzio generale.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu inviò degli ispettori nelle zone di guerra. Emersero prove evidenti che l’Iraq faceva uso di armi chimiche. Il Presidente del Consiglio , Ole Berring, stigmatizzò le risultanze nel documento UN Security Council , 21 March 1986. Anche successivamente la gravità della situazione venne ribadita nel documento UN Security Council,14 May 1987. Tutti, proprio tutti, sapevano, ma la maggior parte dei paesi, Stati Uniti e Germania Occidentale in testa, non avevano alcun interesse a fermare Saddam Hussein, anzi avevano l’interesse contrario o per interessi strategici o commerciali riguardo sia all’esportazione, aggirando divieti e restrizioni, sia all’ importazione di petrolio. Si può ben dire che i tentativi ripetuti delle Nazioni Unite di porre fine all’uso delle armi chimiche furono sabotati.
L’Iran fu penalizzato pesantemente per avere sfidato qualche anno prima gli Stati Uniti. Ci furono persino dei tentativi per insinuare che in realtà chi usava le armi chimiche era l’Iran. Ma nessuno ha mai portato prove in merito. Quello che sarebbe diventato il demonio in carne e ossa da lì a pochi anni, Saddam Hussein, fu corteggiato e sostenuto da quasi tutti i paesi occidentali, oltre che dai paesi arabi. La foto seguente del 1983 è eloquente.



Naturalmente dopo il 1991 tutti si affrettarono a prendere le distanze. Le società che avevano collaborato a lungo e con profitto con l’Iraq, sapendo di avere pesanti responsabilità, fecero di tutto per dimostrare di non essere al corrente dell’uso delle apparecchiature fornite. Quando si è trattato della fornitura di precursori hanno sostenuto che erano prodotti per uso agricolo.
Se non fosse per la sua portata tragica e criminale, un tale atteggiamento ricorderebbe il noto spot pubblicitario di Proietti: ...Si mo dicevi prima…


Fonti

Chi volesse saperne di più può consultare le seguenti fonti:

Prosecuting Corporations for Genocide by M.J Kelly, Oxford University press, 2016

Halabja Victims

Veterans suing companies

Chemical Weapons and the Iran-Iraq War: A Case Study in Noncompliance

Iraqi Chemical Weapons. Program, 1984

Memorandum della Cia, 2004

video iraniano

BBC audio 25 min



Nota testuale

Il testo reperito in rete è stato revisionato per adattarlo all’audio in modo da lasciare integra l’efficacia dell’interpretazione. Confrontando le versioni del testo sono stati individuati ed eliminati alcuni errori che avrebbero alterato o reso inintellegibile il senso.
Per le traduzioni ci siamo basati sul confronto tra youtube e la traduzione di estratti medya magazine, grazie all’appoggio intensivo di un dizionario curdo-inglese. Nelle note si è dato conto del significato letterale dei termini per dare una misura della interpretazione in italiano, ma anche per colmare delle lacune ed omissioni riscontrate nelle traduzioni inglesi.
La traduzione svedese è stata ottenuta mediante OCR dal primo sito suddetto. Ricalca, tranne in due passaggi, la traduzione inglese dello stesso sito.
L’ impegno per chi, come lo scrivente, non conosce il kurmancî , è stato improbo , ha richiesto parecchio tempo e qualche modesto ricorso a rudimenti di grammatica. Lo sforzo è stato giustificato dall’intenzione di dare un minuscolo contributo alla diffusione della cultura curda e della storia del Kurdistan verso le quali nutriamo il rispetto prioritario che meritano i dimenticati, quelli che non dispongono di molti strumenti culturali, gli ultimi.
Con il conforto di una consapevole sensazione, prossima a quella che John Milton così raffigurava nel suo Paradiso riconquistato: Children gathering pebbles on the shore.

[Riccardo Gullotta]
[axaftin]

Hey gidî dunyayê! Dunya bi xweşi û bi zilm.
Ma qey tu têra însana na ke?
Te însanê xweş û delal çê kirî û bi afrandî,
bû çi çavê însanan bar û têr na be?
Geh ser te xweş di kin û geh dûman û ewren reş û tarî li ser te di barînin.
Hev dû di qalînin…
Hey gidî însan bû çi çavê te bar û ter na be?
Ma rû kê dunyayê tera te na ke?
Pêr li Nagasaki û Hiroshima, dûh li Vietnam e, îro li Kurdistan e.
Ma Helebçe hindik e?
Sal 1988 meha adarê, gulê Newrozê disa di bişkivîn.
Ewre reş û tarî bi ser Newroza te hatin, bê kef û şahî, bê xweşî.
Newroz e dîsa serê xwe bar kirin u tovê xwe li bera erdê dan.
Ji bû carek din di jîn werin.


wey lo lo wey lo lo lo lo ...
Ez ê daketim kel kas, xanan
Ez ê daketim serê birc û van diyaran
Ez ê bi ser kela dilê xwe de mijûl bûm
Dîsa ji xeman û kulan û derdan birîn in
Ax de wey lo lo lo lo lo lo…
Dîsa bombe û baran e, her derê girtî mij û dûman e
Dîsa nalenala birîndaran e
Dengê dayika tê li ser lorikên wan e
Bavik bi keder xwe diavêje ser zarokan e
Lê zarok mane bênefes, bêruh û bêcan e
Ax birîndar im wey lo lo lo...

Hey lê lê, wey lê lê
ferman e
hawar hawar
hawar hawar
Dîsa li me ferman e
Li jor tête giregir û hume-huma ba virok û teyaran e
Her der xistiye nava agir û mij û dûman e
Li jêr tête qireqîra zarokan, hawara dayîk û bavan e
Dîsa dîrok xwe nû ve dike, weke carek dinê ji caran e
Weke Diyarbakir, weke Palo û Gênc û Agirî, Dêrsim
Wehe Mehabad û weke Berzan e
Îro dîsa li Deşta[1] Silêmaniyê, li kêleka Hendirê
Li bajarê Helebçebomb fermana me Kurdan e
ferman e, ferman e
ferman e, ferman e
ferman e, ferman e
ferman e

Dîsa hatin qelandin zarok û zêç, tev dayik û bavan e,
Ax hawar hawar
hawar hawar
hawar hawar
li me ferman e ferman e li min ay...
Ax birîndarê we me, li min oy...

Erê hey lê lê lê lê... ere hey lo lo...
hey lo lo hey lo lo
hey lo lo
Hawar Kurdino hûn ê bikin bilezînin
Hûnê kaxez û pênûsekê bibînin, binivisînin
Dinya alemê pê bihisînin
Serok û rêberên Kurdan li hev bînin
Bira bi yek bin ji halê me re tistekî ji dinyayê re binivisînin
Bira xelk û aleman pê bihisînin
Da ku çarekê ji hatê me Kurdan re bibînim
Me ji bin ve bindestiyê derînin hawar hawar...
hawar hawar...
hawar...
Heyfa Kurdistan ku îro disewitînin[2]
Agir li serê me Kurdan dibarînin
Ax de ay... lo ax de li min birîndarê we me.
[1] Instead of Des, ta , as per the web text transcriptions

[2] Instead of dis, ewitînin, as per the web text transcriptions

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/8/3 - 20:07




Language: English

English translation #1 / Wergera Englishngilîzî #1 / Traduzione inglese #1/ Traduction anglaise #1/ Englanninkielinen käännös #1:
Sirwan Dabagh


 Kurdish Genocide - Osman Ahmed c1
Kurdish Genocide - Osman Ahmed c1
HELEBÇE

[Speaking Voice]

Oh world full of suffering and oppression.
May humanity be good
May she be shaped happy and beautiful
What is the reason for human immeasurable desire
First, benevolence, then darkness and
pitch black fog over her fall
together in flames
Oh, man why do not saturate your desires?
why are you not satisfied?

The day before last it was Nagasaki and Hiroshima,
yesterday it was Vietnam,
today it’s Kurdistan.
Is the attack in Halabja insignificant?
Year 1988, in March
Spring flowers flourish again
But Newroz is greeted by black clouds and darkness
Without joy and celebration, without New Year's desire
With the head bowed down, kneels
For one day live again

Oh, lo lo... Oh, lo lo
I went down from fortresses and citadels
I went down from towers and palaces
I listened to the cry of my heart
Bleeding again by a burning grief...
Oh, I suffer , lo lo... Woe, lo, lo...

Bombs are raining again
Everything is covered by dust and smoke
Again, wounded is crying
Mothers' crying beside their children's cribs
Fathers' protects their children with their bodies
But children are breathless, spiritless and lifeless
I am suffering... Oh, lo, lo... Oh, lo, lo...

Oh, le, le... Oh, le, le.. An order of extinction... Oh, oh, oh...
Scream, cry... Once again the order on us is executed
Under the roaring planes and thundering bombs
All covered with fog and smoke
Kids are crying, mothers and fathers squirming
Like the horror in the past
As in Diyarbakir, in Palu and Genj
As the genocide in Dersim
As in Mehabad, as in Barzan

Today, it is plain of Silemani, next to the mount Hendren
An order on the town of Halabja, the extermination of the Kurds
It is an order, it is an order
Again they are coming, burning our children
mothers and fathers
Oh, cry, scream... order of a holocaust, oh, oh, woe...
Oh, I am hurt... Oh...

Oh, oh, le, le... Oh, lo, lo
Cry, show mercy, save us, we are in need
Take a piece of paper and a pen
Let us together write them
Let's bring the world out of apathy
Kurdish leaders and heralds
Please, gather yourselves
Be agreed, enlighten the world about our situation

They are apathetic
Let them see and hear about our state
Free us from the shackles
Cry, cry, scream, scream
It is a shame that Kurdistan is burning again
Flames fall again on Kurds
Oh, woe... Oh, lo, lo... Against me
I suffer for you... I am woesome... Oh..

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/8/4 - 07:35




Language: English

English translation #2 / Wergera Englishngilîzî #2 / Traduzione inglese #2 / Traduction anglaise #2 / Englanninkielinen käännös #2:
Veene Sulaivany

 Kurdish Genocide - Osman Ahmed c1
Kurdish Genocide - Osman Ahmed c1
HELEBÇE

[Speaking Voice]

Oh young world, (a) world full of suffering and oppression.
Is it that you do not suffice for mankind?
You’ve created such good and dear human beings,
why are the eyes of these (people) not satisfied?
Some create goodness (on your soil)
while others shower you with evil and dark clouds.
They fry each other (alive)…
Oh young world, why are your eyes not satisfied (thirsty)?
Are the paths of the world not sufficient for you?
The day before last it was Nagasaki and Hiroshima,
yesterday it was Vietnam,
today it’s Kurdistan.
Is the Helebçe (attack) an insignificant one?

The year was 1988 in the month of March,
the flowers of Newroz were blooming once more.
Dark clouds invaded your (Helebçes’) Newroz,
without glad tidings, without happiness.
Again for your Newroz heads are bowed and knees are kneelt to the ground
For maybe once again life may return.


wey lo lo wey lo lo wey lo ...
Ez ê daketim kel kas,xanan
Ez ê daketim serê birc û van diyaran
Ez ê bi ser kela dilê xwe de mijûl bûm
Dîsa ji xeman û kulan û derdan birîn in
Ax de wey lo lo lo lo lo lo

Once again (we’re) showered with bombs.
Every door is locked with screens of fog and gas.
Once again, we hear the cries of the wounded.
The cries of mothers over their children.
Fathers thrown themselves over (the bodies) of their children, but the children are breathless, soulless and lifeless.

Ax birîndar im wey lo lo lo...

Hey lê lê, wey lê lê
ferman e hawar hawar
hawar hawar
Dîsa li me ferman e
Li jor tête giregir û humehuma ba virok û teyaran e
Her der xistiye nava agir û mij û dûman e
Li jêr tête qireqîra zarokan, hawara dayîk û bavan e

Again history repeats itself,
a time like those of the past
Like (the time in) Diyarbekir (Amed), like Palo and Genj
Like Agiri, Dersim,
like Mahabad and Barzan again,
today in the province of Sulaimani, in the small town of Helebçe.

bomb fermana me Kurdan e
ferman e, ferman e
ferman e, ferman e
ferman e, ferman e
ferman e

Dîsa hatin qelandin zarok û zêç, tev dayik û bavan e,
Ax hawar hawar
hawar hawar
hawar hawar
li me ferman e ferman e li min ay...
Ax birîndarê we me, li min oy...

Erê hey lê lê lê lê... ere hey lo lo...
hey lo lo

Oh Kurds, you’ll do it? Quickly!
Bring your paper and pen,
write and make the world aware (of you strife)!
Unite the leaders and heads of Kurds.
(So) Together they can, for the sake of us Kurds
write (about our strife) for the world!

Bira xelk û aleman pê bihisînin
Da ku çarekê ji hatê me Kurdan re bibînim
Me ji bin ve bindestiyê derînin hawar hawar...
hawar hawar...
hawar...
Heyfa Kurdistan ku îro dis, ewitînin
Agir li serê me Kurdan dibarînin
Ax de ay... lo ax de li min birîndarê we me.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/8/4 - 07:38




Language: Italian

Traduzione italiana / Wergera Italiantalî / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Gullotta


 Genocide  -  Zaven Karapetyan
Genocide - Zaven Karapetyan
HELEBÇE

[voce narrante]

Oh mondo giovane, mondo di sofferenze e di angherie
pensi di non bastare al genere umano?
Hai creato un’umanità diletta [1] e gradevole
Perché la loro vista tanto piena [2] non è sazia?
Ora sono benevoli con te
Ora ti ricoprono con fumi e tenebre [3]
Bruciano vivi [4] l’uno con l’altro
Oh mondo giovane, perché i tuoi occhi non sono sazi?

L’altro ieri furono Nagasaki and Hiroshima,
ieri il Vietnam,
oggi il Kurdistan.
Helebçe non è significativa?
Correva il 1988, il mese di marzo,
i fiori del Newroz [5] stavano sbocciando un’altra volta
Nuvole nere invasero il tuo Newroz
Senza spensieratezza né gioia.
Di nuovo per il tuo Newroz le teste si sono piegate
E le ginocchia si sono genuflesse a terra
Forse un tempo la vita ritornerà


Oh, lo lo... Oh, lo lo
Sono sceso da fortezze e cittadelle
Sono sceso da torri e palazzi
Ho ascoltato il grido del mio cuore
Ancora feriti [6] per terra da dolore, sofferenze, strazi [7]
Oh, soffro, oh, oh... ahi, oh, oh...

Piovono ancora bombe [8]
Ogni cosa è serrata [9] da foschia e fumo [10]
Ancora si levano gemiti [11] dei feriti
Le mamme urlano sopra le culle [12] dei loro piccoli
I padri si gettano sopra i corpi dei figli
Ma i bambini non respirano più, fiacchi ed esanimi
Oh, soffro, oh, oh... ahi, oh, oh...


Oh, Oh, ...
È un ordine [13], aiuto aiuto
aiuto aiuto
Ancora una volta è un ordine sopra di noi
Sotto il boato degli aerei e il fragore [14] delle bombe
Dappertutto vengono giù [15] fiamme [16], foschia e fumo
Lì sotto il grido persistente [17] dei bambini
Padri e madri ad implorare aiuto [18]

La storia si ripete ancora una volta
Una volta come nel tempo passato
Come a Diyarbakir, come a Palu e Gênc [19] e Agirî [20], Dêrsim [21]
Come a Mehabad e come per Barzani [22]
Oggi ancora sull’altopiano di Silêmaniyê [23], vicino al monte Hendren
Sulla città di Helebçe
C’ è un ordine su noi Curdi
È un ordine, è un ordine
È un ordine, è un ordine
È un ordine

Tornano ancora per sterminare [24] le nostre famiglie [25], madri e padri
Aiuto aiuto
Aiuto aiuto
Aiuto aiuto
È un ordine su di noi è un ordine su di noi
Sono ferito, oh
Oh,oh
Sì, ma …. Sì,ma

Aiuto, Curdi, fate presto
Prendete carta e penna
Scriviamo insieme
Facciamo uscire il mondo dall’apatia
Leaders e messaggeri dei Curdi
Vi prego, riunitevi,
mettetevi d’accordo, illustrate al mondo la situazione

Che gli altri popoli ascoltino
Vengano a vedere per una volta [26] la situazione di noi Curdi
Liberateci dal giogo [27]
Aiuto
Aiuto aiuto
Aiuto
Il Kurdistan che brucia oggi grida vendetta [28]
Piovono [29] fiamme ancora su noi Curdi
Oh oh
Le tue ferite sono le mie ferite

[1] delal: beneamato, incantevole. Lo si è reso con diletto.

[2] bar : carico (sostantivo)

[3] Nel testo originale ewren reş : nubi nere; tarî : scuro

[4] ha molti significati. In questo contesto sta per fumo. Bruciare in kurmancji è reso dal verbo sotin , il sostantivo è şewat. Probabilmente l’autore ha voluto darci l’immagine della dissoluzione dei corpi in fiamme come se evaporassero

[5] Il Newroz è l’inizio dell’anno, coincidente con l’equinozio di primavera. Per i Curdi è l’occasione principale per affermare l’identità nazionale.

[6] birîn è tipicamente la ferita da armi, da esplosione

[7] xem, kul , derd esprimono stati di dolore, ansia, sofferenza, preoccupazione

[8] bombe û baran: letteralmente bomba e pioggia

[9] girtî: aggettivo che sta per chiuso, recluso, con un senso di prigionia

[10] mij û dûman: foschia e fumo

[11] nalenala: gemiti

[12] lorikên: letteralmente cagliate, per antonomasia fuscelle e quindi culle

[13] ferman: ordine, comando, dal persiano فرمان[farmân]

[14] giregir: tuono

[15] xistin: lasciar cadere, precipitare

[16] agir : fuoco

[17] qîreqîr: grido continuato

[18] hawar : implorazione di aiuto

[19] Palu: Teatro della ribellione dello sceicco Sahid, nota anche come incidente di Gênc, contro le forze governative turche nel 1925. Soffocata nel sangue, furono giustiziati 600 insorti. Le sentenze furono emesse da una sezione apposita del tribunale di Diyarbakir. Alcune fonti parlano di 200.000 curdi deportati

[20] Agirî: era la provincia turca [in turco Ağrı] che vide gli indipendentisti curdi e armeni dare vita alla Repubblica di Ararat nel 1927. Diedero filo da torcere all’esercito turco. Gran Bretagna e Francia ritirarono gli aiuti dietro la pressione della Turchia. La repubblica di Ararat fu annientata nel 1931.

[21] Dersim: Luogo della ribellione del 1936 dallo sceicco Seyyid Rıza. Furono migliaia i giustiziati nel 1938.

[22] La repubblica di Mahabad fu fondata nel 1946 nel lembo nordoccidentale dell’Iran. Anche se ebbe una breve durata, appena 11 mesi, fu un luminoso esempio di autonomia e autogestione. L’Iran represse duramente la repubblica, impiccò il presidente Qazi Mohammad e i ministri. Nonostante gli accordi della resa, dopo averli tratti con l’inganno, giustiziò gran parte dei combattenti. Mustafa Barzani e il suo seguito riuscirono a riparare in Unione Sovietica.

[23] Sulaymaniyah, nel Kurdistan iracheno, dista 60 km da Halabja

[24] qelandin: verbo con due significati: 1) arrostire, 2) annientare, sradicare

[25] zarok: prole, bambini; Zêç: moglie. La locuzione zarok û zêç sta per famiglia

[26] Nel testo figura çarekê che significa un quarto, la quarta parte. Abbiamo perciò ipotizzato che la parola corretta sia carekê , che vuol dire "una sola volta"

[27] bindesti : subordinazione, sottomissione.

[28] ħeyf : vendetta

[29] dibarînin, da barîn: piovere

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/8/4 - 19:40




Language: Swedish

Svensk översättning / Wergera swêdî / Traduzione svedese / Traduction suédoise / Ruotsinkielinen käännös:
Sirwan Dabagh

HELEBÇE

[talande röst]

O, värld full av lidande och förtryck
Må människan bli god
Må hon formas lycklig och fager
Vad är orsaken till människans omätliga begär?
Först välvilja, sedan mörker och
kolsvart dimma över henne faller
Tillsammans i lågor
O, människa varför mättas inte ditt begär?
Varför är du inte tillfreds?

Förrgår Nagasaki och Hiroshima
I går Vietnamn
I dag Kurdistan
Är angreppet i Halabja oansenlig?
Året är 1988, i mars
Vårens blommor blomstrar på nytt
Men Newroz möts av svarta moln och mörker
Utan fröjd och fest, utan nyårets lust
Med huvudet nedböjt, faller på knä
För att en dag ånyo leva

Å, lo lo... Å, lo lo ...
Jag gick ner för fästningar och citadell
Jag gick ner från torn och slott
Jag lyssnade till mitt hjärtas rop
Återigen sårad av vemod, sorg och lidande
Å, jag lider, lo lo... Ve, lo lo...

Återigen regnar bomberna
Överallt dimma och rök
Ånyo, gråter skadade
Mödrar skriker invid sina barns vaggor
Fäder skyddar sina barn med sina kroppar
Men barnen är andfådda, själlösa och livlösa
Jag är sårad... Å, lo lo... Å, lo lo...

Å, le le... Å, le le... Order om utrotning...
Å, å, å... Skri, rop... Än en gång ordern på oss verkställs
Under dånande plan och vrålande bomber
Allt täckt av dimma och rök
Barnen gråter, mödrar och fäder våndas
Såsom fasan i det förlidna
Som i Diyarbakir, i Palu och Genj,
Liksom folkmordet i Dersim
Som i Mehabad, såsom i Barzan

I dag är det slätten i Silemani, intill berget Hendren
En order om staden Halabja, förintelse av kurder
Det är en order, det är en order...
Ånyo de kommer, bränner våra barn,
mödrar och fäder
Å, skri, rop... förintelsens order, ack, ack, ve...
Å, jag är sårad... Å...

Å, å, le le... Ä, lo lo...
Skri, visa barmhärtighet, undsätt oss, vi är i nöd
Ta ett papper och en penna,
Låt oss tillsammans skriva dem
Låt oss väcka världen ur håglöshet
Kurdiska ledare och överhuvuden
vänligen, samla eder
Bli ense, upplys världen om vår situation

De är apatiska
Låt dem se och höra om vår tillstånd
Befria oss från dessa bojor
Skri, skri, rop, rop...
Det är en skam att Kurdistan brinner ånyo
Lågor faller åter på kurder
Å, ack... Ååå, lo, lo... Mot mig...
Jag lider för er... Jag är bedrövad...Ack..

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/8/4 - 19:43



Main Page

Please report any error in lyrics or commentaries to antiwarsongs@gmail.com

Note for non-Italian users: Sorry, though the interface of this website is translated into English, most commentaries and biographies are in Italian and/or in other languages like French, German, Spanish, Russian etc.




hosted by inventati.org