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Il tamburo della banda d'Affori

Aldo Donà
Language: Italian (Lombardo Milanese)

List of versions



[1942]
Parole / Lyrics / Paroles / Sanat: Mario Panzeri / Nino Rastelli
Musica / Music / Musique / Sävel: Nino Ravasini
Interpreti / Performed by / Interprétée par / Laulavat: / Aldo Donà - Dea Garbaccio - Nella Colombo
Singolo / Single CETRA DC4187 Orchestra della Canzone [1943]
Direttore / Director : Cinico Angelini

affori


Il tamburo principal della banda di Predappio
di Riccardo Venturi

La storia della censura sulle canzoni e canzonette italiane durante il regime fascista, è bene dirlo fin da subito, è una storia che ha a che fare con il ridicolo. Non che in questo sito ne manchino gli esempi: si va da Pippo non lo sa, considerata “canzone della fronda” e guardata con molto sospetto perché ci si vedeva una presa per i fondelli di Achille Starace, a Maramao perché sei morto, in cui si prendeva di mira l'appena morto gerarcone livornese Costanzo Ciano (detto a Livorno “Ir Ganascia”, per i suoi appetiti non soltanto gastronomici, e padre del Galeazzo genero di Mussolini e da lui fatto poi graziosamente fucilare a Verona nel '44). Alcuni studenti livornesi affissero il testo della canzone sull'allora erigendo Mausoleo di Ciano: tanto bastò perché la canzone fosse bandita dall'EIAR. Si passa poi per Crapa pelada di Gorni Kramer (l'autore del testo è incerto); ma l'elenco delle cosiddette “canzoni della fronda” è lungo. Alcuni anni fa, Bernart Bartleby (BB) si chiedeva se non sarebbe stato meglio togliere le “canzoni della fronda” dagli “Extra” in cui erano state messe; dopo i consueti annetti, perché si sa che le “CCG” hanno tempi lunghi e un concetto tutto loro del tempo che passa, gli rispondiamo non solo togliendole sì dagli “Extra”, ma addirittura istituendo un apposito percorso di natura squisitamente e coerentemente storica, perché la storia del ridicolo delle dittature e dei totalitarismi ha direttamente a che fare con la natura di questo sito.

Erano i tempi, in quel ridente e ameno paese chiamato “Italia”, in cui, già dal 1926, l'Ufficio di Censura ordina di modificare alcuni versi della “Leggenda del Piave” di E.A. Mario, la più famosa canzone patriottica italiana, ritenuti inaccettabili per il buon nome della “Patria fascista”: i riferimenti al “tradimento” e all' “onta consumata a Caporetto” non andavano bene. La musica straniera in generale, e quella americana in particolare, viene messa al bando. Scrive Carlo Ravasio:

"È nefando e ingiurioso per la tradizione e per la stirpe riporre in soffitta violini e mandolini per dare fiato a sassofoni e percuotere timpani secondo barbare melodie che vivono soltanto per le effemeridi della moda. È stupido, ridicolo e antifascista andare in sollucchero per le danze ombellicali di una mulatta o accorrere come babbei ad ogni americanata che ci venga da oltreoceano."

Nel 1929, il Comando Generale dei Regi Carabinieri emana una serie di circolari riservate, contenenti l'elenco delle Canzoni contrarie all'ordine nazionale e lesive dell'autorità costituita. Vi figurano alcuni inni nazionali (in primis la Marsigliese e l'Internazionale, allora inno dell'URSS), i canti socialisti, comunisti e anarchici (a Milano vengono anche arrestati due presunti anarchici sorpresi a cantare un motivo inneggiante a Gaetano Bresci) e persino alcune ballate sulla sfortunata impresa di Umberto Nobile al Polo Nord (da notare che, nel dopoguerra, il comandante Nobile fu per un periodo parlamentare nelle file del Partito Comunista Italiano). Ma la cosa non si ferma qui. La prima versione della celeberrima “Faccetta Nera” (di Micheli-Ruccione), scritta in romanesco nel 1935, viene accusata di “incoraggiamento alla commistione delle razze”: troppi apprezzamenti verso la “bella abissina”, e gli autori sono costretti ad apportare pesanti modifiche e a volgerla in italiano. Si tenta anche di contrapporre alla canzone (che ha un successo clamoroso) una “Faccetta bianca” (di Grio-Macedonio, interpretata da Renzo Mori -che l'interprete si chiamasse "Mori" era sicuramente di una comicità involontaria), che però verrà assolutamente dimenticata. Nel frattempo, “Faccetta Nera” diviene talmente popolare, che il regime si vede costretto ad inserirla tra gli inni fascisti.



Nel 1936 arriva la circolare “purista” e “italica” che impone alla stampa di tradurre in italiano tutti i termini stranieri contenuti nelle canzoni, e fin qui potrebbe anche andare nell'ottica e nelle condizioni del tempo. Solo che la circolare riguarda anche i nomi stessi degli artisti: e, così, Louis Armstrong diventa “Luigi Braccioforte”, Benny Goodman “Beniamino Buonomo” e Duke Ellington "Del Duca". Nel 1937 le restrizioni nei confronti della musica americana vengono un po' allentate e l'EIAR trasmette brani di autori stranieri eseguiti da orchestre italiane, come quella di Pietro Rizza. La musica jazz dilaga, soprattutto per merito dell'Orchestra Ramponi e di Gorni Kramer; l'EIAR si dota addirittura un un proprio quartetto jazz, la cui musica sarà messa in onda tutte le sere alle 20.40. Tutto questo, però, dura poco. Già nel 1938, l'anno delle leggi razziali mussoliniane, il jazz viene di nuovo bollato come “musica negroide” e scompare del tutto dai programmi EIAR.

È proprio al 1938 che si fa ritenere l'inizio delle “Canzoni della Fronda”. “Canzoni della Fronda” vengono considerate quelle che, per certe ambiguità del testo (volute o casuali), si prestano ad essere reinterpretate in chiave satirica e sarcastica. Tocca quindi, ad esempio, ad una famosa canzonetta d'amore notissima ancora ai nostri tempi, Un'ora sola ti vorrei (di Paola Marchetti e Bertini, 1938, interpretata da Fedora Mingarelli); la si ritrova ancora, ad esempio, nei Greatest Hits di Giorgia del 2002, ma è famosa nell'interpretazione di Ornella Vanoni nel 1967). Ai tempi della sua uscita, Un'ora sola ti vorrei è tra le canzoni più utilizzate e controllate: si registrano parecchie denunce di persone che vengono sorprese a cantare la strofa ”Un'ora sola ti vorrei / per dirti quello che non sai / io che non so scordarmi mai / che cosa sei per me...” rivolgendosi all'onnipresente ritratto del DVCE.



Per Crapa pelada e Maramao perché sei morto si rimanda alle rispettive pagine già linkate e “neotolte dagli Extra”; nella seconda canzone c'entra Mario Panzeri, uno dei più famosi parolieri italiani (sono, ad esempio, sue Grazie dei fiori che vinse il primo Festival di Sanremo interpretata da Nilla Pizzi, Papaveri e papere -che fu peraltro considerata pur essa “canzone della fronda”: Lo sai che i papaveri son alti alti alti / ed io son piccolina, ed io son piccolina..., ove la “paperina” sarebbe stata l'Italia tra gli “alti papaveri”, espressione nata proprio con quella canzone!-, La casetta in Canadà, la Lettera a Pinocchio di Johnny Dorelli, Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli e persino Finché la barca va di Orietta Berti). Per difendersi dalle accuse di fronda a proposito di Maramao perché sei morto, Panzeri se la cavò inventando una storia spettacolare: disse infatti che il testo era la “libera traduzione” di un “canto popolare d'amore abruzzese scritto molto tempo prima della morte di Costanzo Ciano” (questo di certo, perché il canto esiste realmente e è di origine medievale), ove “maramao” sarebbe stata la “contrazione” di mara maje (in abruzzese: “amara me”). E il regime ci credette pure. Mario Panzeri è anche il paroliere di Pippo non lo sa (con musica di Gorni Kramer), che contiene -come detto- pesanti allusioni a Achille Starace e/o ad altri gerarchi fascisti che si atteggiavano in sfavillanti uniformi; al testo collaborò anche Nino Rastelli, che, oltre ad aver collaborato anche alla succitata Papaveri e papere, è l'autore del primo testo italiano di Lili Marleen interpretato prima da Lina Termini (1941) e poi da Vivi Gioi, che nel 1943 (ovvero quando si era già diffuso in tutto il mondo) viene proibito perché “deprimeva il morale dei combattenti”: entra quindi a buon diritto nelle “canzoni della fronda” (la versione viene contrassegnata con il “logo” del percorso anche se non potrà esservi visualizzata per questioni tecniche, sperando che prima o poi il webmaster ovvii a questo veniale inconveniente).



A partire dal settembre 1938, con la promulgazione delle infami “leggi razziali” mussoliniane, tutte le canzoni (e la musica in generale) di autori ebrei vengono messe al bando. Per il resto, basta una blanda allusione per fare intervenire la censura: ad esempio, il brano Signora illusione (di Cherubini-Fragna, interpretato da Luciana Dolliver e Meme Franchi) viene censurato a causa del verso ”...illusione / dolce chimera sei tu” che stride con l' “imperativo categorico” pronunciato dal DVCE: “Vincere, e vinceremo!”. La canzone Silenzioso slow di Bracchi-D'Anzi (1940, interpretata da Norma Bruni e Alberto Rabagliati) è censurata doppiamente: prima di tutto contiene una aborrita parola straniera (dopo un tentativo di chiamarla “Silenzioso adagio”, non andato a buon fine perché, nella musica, un adagio è una cosa e uno slow un'altra, le viene imposto il titolo con il quale è ancora famosa: Abbassa la tua radio), e poi vi viene visto un invito sottinteso ad ascoltare le trasmissioni di Radio Londra.

fasciMario Panzeri, si diceva prima. Era milanese e scriveva spesso canzoni in milanese; ne scrive una anche nel 1942 dedicata giocosamente alla banda musicale del paese di Affori, che -peraltro- già dal 1923 era stato inglobato nel Comune di Milano dove si trova tuttora (appartenente al municipio 9, nella periferia settentrionale della città) e al suo “tamburo principale”. È il Tamburo della banda d'Affori, l'oggetto di questa pagina che “fonda” il percorso sulle Canzoni della Fronda. Chi non la conosce, ancora oggi? Certo che Panzeri doveva avere un autentico talento per il doppio senso; ma, nel 1943, nulla sfuggiva alla solerte censura del regime, perlopiù in tempo di guerra. L'è 'l tamburo principal della banda d'Affori / ch'el comanda cinquecentocinquanta pifferi.... insomma, al censore non sfugge un piccolo particolare: esattamente 550 erano i componenti della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, vale a dire l'organo legislativo che, a partire dal 1939 e fino al 1943, sostituì la Camera dei Deputati. E il “tamburo principale” chi poteva essere se non il DVCE? Uno che “confonde il Rigoletto con la Semiramide” e davanti al quale i tosanell (le “ragazzine”, ovvero gli italiani...) diventano timide... Intanto, la canzone diventa notissima e in Toscana, visto che i toscani se ne erano accorti prima del censore, se ne canta una variante dove si dice ”...che comanda cinquecentocinquanta bischeri"..

mariopanzeriScritta, come detto, originariamente in milanese; la prima incisione, quella del 1943 incorsa negli strali della censura fascista, è quella in lingua italiana (diversa da quella milanese) nel disco CETRA DC4187 dell'Orchestra della Canzone Italiana diretta dal maestro Cinico Angelini, e interpretata in trio da Aldo Donà, Dea Garbaccio e Nella Colombo. Incisioni del testo milanese se ne ricordano poche; la più famosa è, probabilmente, quella di Nanni Svampa.

Insomma, le cose andavano così. E addio per qualche tempo alla Banda d'Affori, pericolosissima canzone sovversiva e nemica dell'autorità e dell'ordine costuito. Oddìo, non che dopo la guerra e la fine (fine?) del fascismo le cose siano andate poi poi diversamente, nella democratica Italia democristiana; magari, la censura veniva scrupolosamente applicata più in senso “morale” e “cattolico”; ed è ancora attiva al riguardo, non crediate che sia finita qui. Intanto godiamoci un po' queste canzonette infernali che facevano sobbalzare uno stupido e criminale regime agonizzante.

Mario Panzeri era sempre stato antifascista. Era una persona molto ammodo e molto sincera, anche: giurava e rigiurava di non aver mai voluto intenzionalmente scrivere una canzone che si prestasse a "doppi sensi"; però i doppi sensi, come dire, venivano naturali e come tali erano percepiti. Poi si sa che anche alle persone più sincere una piccola bugia viene concessa. [RV]

‘Riva la banda, ‘riva la banda,
‘riva la banda del nòst paes,
del nòst paes, del nòst paes.
Oh Caterina mettel su ‘l tò vestii de spos.
Oh Caterina mettel su ‘l tò vestii de spos.

Gh’è ‘l capobanda, gh’è ‘l capobanda,
gh’è ‘l capobanda ch’el g’ha i barbis,
che bej barbis, che bej barbis .
Oh Caterina el capobanda l’è ‘l tò Luis.
Oh Caterina el capobanda l’è ‘l tò Luis.

Vardee tosann che bej bagaj,
ma vardee tosann che bej sonaj,
e col tambur inscim’ ai spall,
vardee ‘l Luis se ‘l par on gall.

L’è lù, l’è lù, sì sì, l’è pròpi lù!
L’è ‘l tamburo principal della Banda d’Affori,
ch’el comanda cinquecentocinquanta pifferi.
Oh tosann ma batt i man ch’el tambur l’è scià.
Che risott!
Gh’è anca i òcch che ghe fan “qua qua”.

A vedell gh’è i tosanell che diventan timide,
lù confond el Riguleto con la Semiramide:
“Bella figlia dell’amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi”.

Passa la banda, passa la banda,
passa la banda, la va a Cantù,
la va a Cantú, la va a Cantú.
Oh Caterina el tò Luis el va innanz pù
Oh Caterina el tò Luis el va innanz pù.

Forza Luigi, forza Luigi,
forza Luigi ch’è scià ‘l tranvai,
ch’è scià ‘l tranvai, ch’è scià ‘l tranvai.
Oh Caterina lù ‘l gh’ha on pè dent in di rotaj
Oli Caterina lù ‘l gh’ha on pè dent in di rotaj.

Fermate il trarn, spostate il tram!
Vegnen giò tucc. Oh che can can!
E lù l’è là compagn d’on scior,
ch’el ghe da dent al sò tambur.

L’è lù, l’è lù, sì sì, l’è pròpi lù!
L’è ‘l tamburo principal della Banda d’Affori,
ch’el comanda cinquecentocinquanta pifferi.
Oh tosann ma batt i man ch’el tambur l’è scià.
Che risott!
Gh’è anca i òcch che ghe fan “qua qua”.

A vedell gh’è i tosanell che diventan timide,
lù confond el Riguleto con la Semiramide:
“Bella figlia dell’amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi”.

……………………

“Bella figlia dell’amor,
schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi”.

Contributed by Riccardo Venturi - 2019/10/25 - 22:06




Language: Italian

La versione italiana incisa da Aldo Donà, Dea Garbaccio e Nella Colombo (1943)
Italian version recorded by Aldo Donà, Dea Garbaccio and Nella Colombo (1943)
Version italienne enregistrée par Aldo Donà, Dea Garbaccio et Nella Colombo(1943)
Aldo Donàn, Dea Garbaccion ja Nella Colombon laulama italiankielinen versio (1942)


IL TAMBURO DELLA BANDA D'AFFORI

Arriva la banda, arriva la banda, arriva la banda coi suonator, coi suonator (coi suonator)
Oh Caterina, Caterina che batticuor
(Oh Caterina, Caterina che batticuor).
Il capobanda, il capobanda, il capobanda ha i bottoni d'or, sorride ognor (che rubacuor!)
Oh Caterina, il capobanda è il tuo grande amor
(Oh Caterina, il capobanda è il tuo grande amor).

Eccoli qua son tutti qua
Sol la sol mi, do re mi fa
E coi bastoni a penzolon
Giunge il tamburo come un tuon.

È lui (è lui), è lui (è lui), sì sì è proprio lui
È il tamburo principal della Banda d'Affori
Che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion quando fa bum bum
Guarda qua, mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide
Bella figlia dell'amor
Schiavo son, schiavo son dei vezzi tuoi!

Passa la banda, passa la banda, passa la banda, poi va a Cantù (poi va a Cantù)
Oh Caterina ma il tuo amor non va avanti più
(Oh Caterina ma il tuo amor non va avanti più).
Forza Luigi, forza Luigi, forza Luigi che c'è il tranvai, che c'è il tranvai (che c'è il tranvai)
Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai
(Lui con un piede nel binario sta in mezzo ai guai).

Fermate il tram, spostate il tram
Scendono tutti che baccan
E lui con calma e serietà
Cerca la banda dove sta.

È il tamburo principal della Banda d'Affori
Che comanda cinquecentocinquanta pifferi
Che passion, che emozion quando fa bum bum
Guarda qua, mentre va le oche fan qua qua
Le ragazze nel vederlo diventan timide
Lui confonde il Trovator con la Semiramide
Bella figlia dell'amor
Schiavo son schiavo, son dei vezzi tuoi!

Contributed by Riccardo Venturi - 2019/10/25 - 22:20




Language: French

Version française – LE TAMBOUR DE LA CLIQUE D’AFFORI – Marco Valdo M.I. – 2019
de la version italienne – IL TAMBURO DELLA BANDA D’AFFORI (Version italienne enregistrée par Aldo Donà, Dea Garbaccio et Nella Colombo (1943)
de la chanson milanaise – Il tamburo della banda d’Affori
Texte : Mario Panzeri / Nino Rastelli et musique : Nino Ravasini – 1942
Interprètes : Aldo Donà – Dea Garbaccio – Nella Colombo – 1943

LE TAMBOUR PRINCIPAL DE LA CLIQUE DE PREDAPPIO
de Riccardo Venturi (extraits)

L’histoire de la censure des chansons et des chansonnettes italiennes sous le régime fasciste, il est bon de le dire tout de suite, est une histoire qui a à voir avec le ridicule. Non pas que ce site manque d’exemples : ça va de Pippo non lo sa, considéré comme « chanson de la fronde » et regardé avec beaucoup de suspicion, car on y a vu une satire d’Achille Starace, à Maramao, perché sei morto?, où était visé l’à peine décédé hiérarque Costanzo Ciano (appelé à Livourne « Ir Ganascia » (la ganache), pour son appétit non seulement gastronomique, et père de Galeazzo, gendre Mussolini et par lui ensuite gracieusement fusillé à Vérone en 1944). Des étudiants de Livourne avaient affiché les paroles de la chanson sur le Mausolée de Ciano, alors en construction : cela a suffi pour que la chanson soit bannie de l’EIAR (radio italienne aux temps du fascisme, ancêtre de la RAI). On passe à Crapa pelada de Gorni Kramer (l’auteur des paroles est incertain) ; mais la liste des « chansons de la fronde » est longue.

C’était aux temps où dans ce pays amène et rieur appelé « Italie », déjà en 1926, le Bureau de la censure avait ordonné de modifier quelques vers de la « Leggenda del Piave (Légende du Piave) » de E.A. Mario, la chanson patriotique italienne la plus célèbre, jugée inacceptable pour le bon renom de la « patrie fasciste » ; les références à « la trahison » et à « la honte subie à Caporetto » ne convenaient pas. La musique étrangère en général, et la musique américaine en particulier, est interdite. Carlo Ravasio (journaliste fasciste) écrivait :

« Il est néfaste et insultant pour la tradition et pour la race de mettre des violons et des mandolines au grenier pour donner de la voix aux saxophones et frapper les tympans selon des mélodies barbares qui ne vivent que pour les éphémérides de la mode. C’est stupide, ridicule et antifasciste de s’extasier pour les danses ombilicales d’un mulâtre ou de se précipiter comme des idiots à chaque américanade qui nous arrive d’outre-océan ».

En 1929, le Commandement général des Carabiniers a publié une série de circulaires confidentielles contenant la liste des chants contraires à l’ordre national et nuisibles à l’autorité établie. Il y a des hymnes nationaux (d’abord la Marseillaise et l’Internationale, alors l’hymne de l’URSS), des chants socialistes, communistes et anarchistes (à Milan sont également arrêtés deux anarchistes présumés surpris en train de chanter un motif exaltant Gaetano Bresci) et même quelques ballades sur la malheureuse entreprise d’Umberto Nobile au pôle Nord (il est à noter que le commandant Nobile fut dans l’après-guerre, parlementaire au sein du parti communiste italien). Mais cela ne s’arrête pas là. La première version de la célèbre « Faccetta Nera (littéralement : frimousse noire) » (de Micheli-Ruccione), écrite en romanesco (italien parlé dans la ville de Rome) en 1935, est accusée d’« encourager le mélange des races », de trop apprécier la « belle Abyssinienne », et les auteurs furent contraints de faire de lourdes modifications et de la transposer en italien. On essaie aussi d’opposer à la chanson (qui a un succès retentissant) une « Faccetta bianca (frimousse blanche) » (de Grio-Macedonio), interprétée par Renzo Mori – que l’interprète s’appelait « Mori – brun ou maure » était certainement un comique involontaire), qui sera cependant totalement oubliée. Entre-temps, « Faccetta Nera » devint si populaire que le régime fut forcé de l’inclure parmi les hymnes fascistes.

En 1936, est promulguée la circulaire « puriste » et « italique », obligeant la presse à traduire en italien tous les termes étrangers contenus dans les chansons, et jusqu’à l’optique et aux conditions météorologiques. Mais la circulaire concerne aussi les noms des artistes eux-mêmes : Louis Armstrong devient ainsi « Luigi Braccioforte », Benny Goodman « Beniamino Buonomo » et Duke Ellington « Del Duca ». En 1937, les restrictions imposées à la musique américaine furent quelque peu assouplies et l’EIAR diffusa des œuvres d’auteurs étrangers interprétées par des orchestres italiens, comme celui de Pietro Rizza. Le jazz s’est répandu, notamment grâce à l’orchestre Ramponi et à Gorni Kramer ; EIAR s’est même doté de son propre quatuor de jazz, dont la musique a été diffusée chaque soir à 20h40. Mais tout cela ne dura pas longtemps. Déjà en 1938, l’année des lois raciales de Mussolini, le jazz était à nouveau qualifié de « musique négroïde » et avait complètement disparu des programmes de l’EIAR.

C’est précisément en 1938 qu’on situe le début des « Chansons de la Fronde ». Les «  Chansons de la Fronde » sont celles qui, en raison de certaines ambiguïtés du texte (intentionnelles ou aléatoires), se prêtent à être réinterprétés de manière satirique et sarcastique. C’est arrivé, par exemple, à une célèbre chanson d’amour, encore connue de nos jours, « Un’ora sola ti vorrei – Je te voudrais une heure seulement » (de Paola Marchetti et Bertini, 1938, interprétée par Fedora Mingarelli), que l’on retrouve encore, par exemple, dans Les plus grands succès de Giorgia de 2002, mais qui est célèbre dans l’interprétation d’Ornella Vanoni en 1967.) Au moment de sa sortie, « Un’ora sola ti vorrei » est l’une des chansons les plus utilisées et les plus contrôlées ; il y a plusieurs dénonciations de gens qui sont surpris de chanter le couplet « Une heure seulement je te voudrais / pour te dire ce que tu ne sais pas / Moi qui ne pourrai jamais oublier / ce que tu es pour moi… » en s’adressant au portrait omniprésent du DVCE.
À partir de septembre 1938, avec la promulgation des tristement célèbres « lois raciales » de Mussolini, toutes les chansons (et la musique en général) d’auteurs juifs furent interdites.

Mario Panzeri était milanais et a souvent écrit des chansons en milanais ; il en écrivit une en 1942, dédiée de façon ludique à la clique de musique de la ville d’Affori (qui – déjà en 1923- avait été incorporé à la ville de Milan) et à son « tambour principal ». C’est Tamburo della banda d’Affori. Qui ne la connait pas, même aujourd’hui ? Bien sûr, Panzeri devait avoir un véritable talent pour le double sens ; mais en 1943, rien n’échappait à la censure solennelle du régime, surtout en temps de guerre. Le tambour principal de la clique d’ Affori / qui commande cinq cent cinquante sous-fifres… Bref, au censeur n’échappa pas ce petit détail : exactement 550 étaient les membres de la Chambre des Fasci (faisceaux) et des Corporations, c’est-à-dire le corps législatif qui, de 1939 à 1943, remplaça la Chambre des députés. Et qui pouvait être le « tambour principal », si ce n’était le DVCE ? Celui qui « confond le Trouvère avec la Sémiramide » et devant qui les tosanell (les « petites filles », c’est-à-dire les Italiennes…) s’entimident… Entretemps, la chanson est devenue très connue et en Toscane, comme les Toscans l’avaient remarqué avant la censure, ils chantent une variation où il est écrit « … qui commande cinq cent cinquante bischeri (couillons, crétins, etc) ».

Mario Panzeri a toujours été un antifasciste. C’était aussi une personne très aimable et très sincère : il jurait et rejurait qu’il n’avait jamais voulu intentionnellement écrire une chanson qui se prêtait au « double sens », mais que le double sens, pour ainsi dire, était naturel et était perçu comme tel. Alors vous savez que même les gens les plus sincères se voient concéder un petit mensonge. [RV]

Dialogue Maïeutique

clique fasciste 1922


Car, mon ami Lucien l’âne, j’imaginais bien que tu me poserais mille questions à propos de cette chanson, comme tu dois t’en poser à propos de plein d’autres choses, j’ai pris la peine de e faire une version française – quoique quelque peu raccourcie – du commentaire de Riccardo Venturi. Je n’y reviendrai pas et je te laisserai découvrir ce que notre ami raconte (en italien) à propos notamment des « chansons de la Fronde », de la Fronde au sens où il y eut une Fronde des gentilshommes en France, il y a quelques siècles, dans les débuts de Louis XIV ; il faut donc comprendre cette fronde, non comme la cime des arbres, mais comme une rébellion contre un pouvoir ; en l’occurrence, d’un pouvoir dictatorial, celui de Benito Mussolini. Il faut asii tenir à l’esprit en même temps que la fronde est aussi – dans l’imaginaire biblique – l’arme de David qui lui permit d’avoir raison du géant Goliath et que par ailleurs, la fronde est une arme discrète qu’on peut utiliser pour frapper à distance, sans même être vu et que c’est aussi une arme de ceux qui ne sont habituellement pas armés militairement ; c’est une arme de civils, une arme d’insurrection, une arme de résistance. Tout un symbole, en quelque sorte. Mais il y a d’autres choses que je me dois de t’exposer que le texte d’introduction n’explique pas du fait que pour un Italien ces indications sont évidentes.

Ah, dit Lucien l’âne, je me demande quoi, vu l’ampleur de l’introduction.

Eh bien, reprend Marco Valdo M.I., pour commencer je te ferai remarquer que le titre mérite à lui seul un petit lexique. D’abord, le Tambour est bien ce qu’iol désigne : à la fois, l’instrument – la caisse sur laquelle on frappe pour faire du bruit en cadence et en même temps, celui qui en joue. Cependant, il semblerait que ce Tambour de clique soit aussi le chef de la clique – c’est-à-dire ici de la fanfare et du fait que c’est lui qui donne le rythme et qui fait le plus de bruit, qui déploie un véritable tintamarre, c’est lui qu’on remarque le plus. Je te rappelle au passage que le mot italien que j’ai traduit « la clique » est « la banda » ; et naturellement, il rappelle le mot français « la bande » – ici, compris comme : la bande de bandits, d’escrocs, de délinquants en tous genres. Ensuite, la clique est cette fanfare principalement composée de tambours, de fifres et de clairons ; elle fait beaucoup de bruit et entraîne les badauds au son de son charivari. Et enfin, Affori est une localité dans la banlieue de Milan ; j’en profite pour préciser que Cantù est un autre localité plus au nord, située sur la route qui mène de Milan à Côme. Ainsi, le titre indique que la chanson raconte tout simplement que la fanfare d’Affori s’en va à Cantù, tambour battant.

Ah merci !, souffle Lucien l’âne, me voilà renseigné ; je vais tout comprendre.

Sans doute non, Lucien l’âne mon ami, et il te faut écouter encore un peu de mon commentaire ; c’est indispensable, car le titre de la glose italienne est différent de celui de la chanson et incite à penser à d’autres choses. En vérité, comme tu le verras, tout l’arrière-plan, tout le contexte, tout le double sens s’en trouvent lumineusement éclaircis. Comparons donc les deux titres : le Tambour devient le principal Tambour ; en quelque sorte, le Tambour des Tambours, le chef des caisses vides. Sautons au nom de la ville qui d’Affori est devenu Predappio. Kesako Predappio ? Predappio est une petite localité qui serait fort inconnue et tranquille si pour son malheur, elle n’était la ville natale de Benito Mussolini. Certes, elle n’en peut rien, mais c’est ainsi et elle se passerait volontiers de cette renommée gênante. À la même époque, ce Tambour de Predappio avait un homologue dans un autre pays, un dirigeant qui pour les mêmes raisons de résonance malsaine était surnommé « le Tambour » ; il s’agit évidemment d’Adolf Hitler. Günter Grass en fit un monumental roman, Volker Schlöndorff en fit un film retentissant, que j’avais rappelés dans Le Tambour et mon grand Amour, Nosferatu le Vampire. Quant au sens caché de la chanson, on pourrait l’interpréter comme l’évocation de la fuite du régime fasciste en ruines vers la frontière autrichienne et le désamour qui frappa les admiratrices de sa clique. Je laisse à ton imagination le champ libre pour faire le reste et crois-moi, il y a encore beaucoup de grain à moudre, comme souvent dans les chansons quand on veut bien y prendre attention.

Tel l’âne à la meule, je vais le faire de ce pas, Marco Valdo M.I., n’en doute pas un instant. Pourtant, il nous faut arrêter ici cette palabre et tisser le linceul de ce vieux encore trop imbibé de la lymphe fasciste, stupide, hypnotique et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
LE TAMBOUR DE LA CLIQUE D’AFFORI


La clique arrive, la clique arrive, la clique arrive, la clique arrive avec ses musiciens,
Avec ses musiciens (avec ses musiciens)
Oh Caterina, Caterina, quelle chamade !
(Oh Caterina, Caterina, quelle chamade !).
Le chef, le chef, le chef a des boutons dorés, il sourit tout le temps (quelle ballade !)
Oh Catherine, le chef est ton grand amour.
(Oh Caterina, le chef est ton grand amour).

Les voici, ils sont tous là.
Sol la sol mi, do ré mi fa
Et avec ses bâtons rantanplan,
Le tambour arrive en grondant.

C’est lui (c’est lui), c’est lui (c’est lui), oui, c’est vraiment lui !
C’est le tambour principal de la clique d’Affori,
C’est le commandant en titre
De ces cinq cent cinquante sous-fifres.
Quelle passion, quelle excitation, quand il fait pan-pan- pan.
Regardez ça, tandis que les oies font can-can.
Les filles à le voir s’entimident,
Lui, il confond le Trouvère avec la Sémiramide.
Belle fille de l’amour,
Esclave je suis, je suis esclave de tes atours !

Passe la clique, passe la clique, passe la clique, puis s’en va à Cantù
(Puis s’en va à Cantù)
Oh, Caterina, mais ton amour n’est plus.
(Oh Caterina, mais ton amour n’est plus).
Allez Luigi, allez Luigi, allez Luigi, voilà le tram,
Voilà le tram (voilà le tram)
Lui avec son pied sur la voie est dans l’embarras.
(Lui avec son pied sur la voie est dans l’embarras.)

Arrêtez le tram, descend
Du tram celui qui fait ce boucan.
Lui avec calme et flegmatique
Cherche où est passée sa clique.

C’est le tambour principal de la clique d’Affori
Celui qui commande cinq cent cinquante bandits,
Quelle passion, quelle excitation, quand il fait pan-pan-pan.
Regardez ça, tandis que les oies font can-can.
Les filles à le voir s’entimident,
Lui confond le Trouvère avec la Sémiramide.
Belle fille de l’amour,
Esclave je suis, je suis esclave de tes atours !

Contributed by Marco Valdo M.I. - 2019/10/27 - 18:47



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