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Varulven

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Language: Swedish

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Complainte de la blanche biche
(Anonymous)


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Svensk folkvisa
Ballata tradizionale svedese
Swedish traditional ballad
Ballade traditionnelle suédoise
Ruotsalainen kansanlaulu

varulven


Della ballata medievale svedese Varulven (il termine corrisponde etimologicamente all'inglese werewolf, ove il “var-” e il “were-” sono le ultime vestigia, nelle lingue germaniche, del termine indoeuropeo per l' “uomo”, che si ha ad esempio nel latino vir, nel lituano vyras e nell'irlandese fear), esistono -come è logico attendersi- svariate versioni. Il Medioevo, come è noto, si esprimeva in larghissima parte per simboli; il “bestiario” medievale è nutrito. Il buio dei “secoli bui” era reale, fisico: in particolare, quello delle foreste e delle fitte boscaglie che hanno avvolto gran parte dell'Europa (e massimamente quella settentrionale) per centinaia di anni; e il buio non può essere popolato che da esseri mostruosi. I quali, naturalmente, sono sempre stati esclusivamente uomini. Il bestiario medievale è fatto di uomini e di fatti che, trasformati in simboli, hanno dato luogo a una precisa cronaca del tutto anonima dove compaiono le “belve”, i lupi mannari (da lupus hominarius “lupo che va in cerca di uomini”; "mannaro" non ha nulla a che vedere col "mangiare") che assalgono e divorano le fanciulle inermi che si avventurano sole nella foresta: la cosiddetta “tradizione popolare” dei tempi più antichi, fatta di ballate, canti, racconti, fiabe e altro materiale narrato e cantato che solo molto tempo dopo è stato messo per iscritto ed elaborato, è fatta di questo. Ignoti fatti reali (peraltro del tutto simili a quelli attuali) trasformati in cronache, ammonimenti e strumenti di controllo. In un certo senso, le ballate medievali (i cui temi di fondo sono ben preesistenti allo stesso Medioevo, e che si ritrovano in grandi linee da un capo all'altro del Continente) erano la televisione, i giornali popolari e, perché no, il “Facebook” dell'epoca, fake news comprese.

lupmannIl “lupo mannaro” è una figura emblematica. È uomo e lupo al tempo stesso (di per sé; la storia che sia un uomo che si trasforma in lupo nelle notti di luna piena è molto posteriore e di creazione letteraria) e, nel bestiario, è il simbolo perfetto per ogni tipo di violenza che un uomo possa commettere su una persona indifesa. Nel lupo mannaro è racchiusa la natura ferina dell'uomo, il suo essere “belva”; non a caso, tali denominazioni sono, anche e soprattutto nel linguaggio giornalistico, assai comuni al giorno d'oggi (la belva che ha rapito e violentato la ragazzina, le bestie che stuprano e, naturalmente, gli “orchi”, epiteto frequentissimo per i pedofili il quale tira in ballo un altro personaggio del bestiario medievale e delle fiabe, derivato in ultima analisi dalla più remota antichità). Le foreste e le boscaglie medievali sono in gran parte scomparse, ma ciò non toglie che quelle residue servano tuttora per nascondere cadaveri di fanciulle indifese crudelmente fatte fuori nel fiore degli anni dall'uomo-lupo, magari armato e comunque belluino e assetato di sangue anche se è il tranquillo vicino, il marito e padre affettuoso o il fidanzatino. Il Medioevo non è mai finito, e probabilmente non è nemmeno mai esistito; è sempre esistita la violenza in tutte le sue forme, adattatasi alle epoche, ai mezzi, agli ambienti, alle circostanze ed alle rappresentazioni.

lupacchiottiPeraltro, l'assimilazione dell'uomo violento a qualche animale non è certo scomparsa col Medioevo; tuttora, i poveri lupi, quelli veri a quattro zampe, ne pagano le conseguenze al pari delle iene, degli squali e di decine e decine di altri animali. Diradata opportunamente la simbologia, non si tarda a capire che il “lupo mannaro”, dalle ballate alla fiaba di Cappuccetto Rosso, è uomo e basta. Si aggirava e si aggira in ogni tipo di foresta, da quella propriamente detta a quella urbana, dalla solitudine di qualche plaga oscura al seno della famiglia, dal luogo più desolato all'ora più buia fino a quello più frequentato in pieno giorno. Sono sempre validi anche gli ammonimenti che ne derivano, specialmente alle fanciulle: stattene al posto tuo, non uscire di casa, non andare dove ci sono i lupi e non ti vestire in modo da eccitarli (mentre, magari, il papà ti guarda con degli occhi...). Insomma, come dire, anche la ballata medievale del Varulven racconta di uno stupro a morte, e c'è poco da fare. I simboli devono essere rispettati, ma per rispettarli appieno occorre prima considerarli per quelli che sono, situarli nella loro epoca e poi grattarli via. Uno stupro in una foresta, fatto di “cronaca” purtroppo comunissimo anche ai giorni nostri come lo era nel Medioevo e in ogni epoca. Un fatto reale accaduto chissà dove e chissà quando, ma reale, autentico e narrato; la ballata medievale è sempre cronaca, non un'invenzione letteraria o una narrazione di fantasia, nonostante la copertura simbolica (che, del resto, non è ignota neppure all'epoca attuale); un'invenzione letteraria e colta è, casomai, la cosiddetta “tradizione”.

Come la Complainte de la blanche biche in ambito linguistico francese, è una ballata cupissima e che, modernamente, definiremmo “splatter” (come lo sono i moderni resoconti giornalistici di fatti del genere, corredati magari di foto con la dicitura “Attenzione, alcune immagini potrebbero urtare la sensibilità del lettore”; ma il lettore ne è generalmente attratto e eccitato). Una ragazza (quasi sicuramente incinta, come si vedrà meglio in seguito) attraversa da sola un bosco, ed è ozioso chiedersene il perché: nella Svezia rurale dell'epoca, per andare in qualsiasi posto occorreva attraversare una foresta. Incontra il “lupo mannaro”, vale a dire lo stupratore assassino, e tenta inutilmente di offrirgli tutto ciò che di valore ha addosso per placarlo: la sua gonna e le sue scarpe “d'argento” (cioè di color grigio argentato) e la sua corona d'oro. Al “lupo mannaro”, ovviamente, interessa ben altro; la ragazza tenta quindi di rifugiarsi sopra un albero, ma la belva lo svelle e se la mangia, lasciandone soltanto un braccio insanguinato come resto. Quando arriva il compagno della fanciulla, un “giovane paggio”, non gli resta che constatare desolato quel che è avvenuto; gli è morto anche il cavallo, che aveva spronato a perdifiato per farlo arrivare sul luogo. Le vicende delle ballate medievali sono sempre semplici e lineari, e la narrazione avviene per ripetizioni progressive: è il Ballad style che non ammette quasi eccezioni.

Una semplicità che, storicamente, attirò e ispirò, nel tardo XVIII secolo, gli iniziatori del Romanticismo europeo in letteratura e in poesia, a partire dalle Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge. La riscoperta delle ballate e dei racconti medievali avvenne anche in Svezia, a partire dallo scrittore e drammaturgo Clas Livijn, che, nel 1806, basandosi sulla ballata Hafsfrun (“La donna del mare”) compose il dramma omonimo, manifesto riconosciuto del Romanticismo svedese. Ma la “Ballata horror” di presupposta origine medievale aveva già fatto la sua comparsa in Svezia nel 1793, con la Fredrics vålnad di Johan Henrik Kellgren: un esempio perfetto del pot-pourri operato dal primo ed entusiastico Romanticismo, in quanto la poesia di Kellgren era in realtà la traduzione dal danese di Ludvigs Gjenfærd (“Il ritorno di Ludvig”) di Jens Baggesen, a sua volta basata su fonti tedesche e inglesi. Si moltiplicavano, nel frattempo, le raccolte di ballate popolari, che in seguito sarebbero state tra le fonti per il canone angloscozzese di Francis James Child. Varulven non è una rielaborazione romantica, sebbene diverse sue versioni (probabilmente anche quella che qui si dà) siano state “ritoccate” letterariamente (un procedimento comunissimo, si pensi solo a sir Walter Scott, al “Q” (sir Arthur Quiller-Couch) e a tanti altri. Varulven fu scoperta e stampata nel 1810; ne sono state reperite sinora tredici versioni differenti (di poco), l'ultima delle quali nel 1971 nel Västergötland.

Poiché il Romanticismo non è affatto terminato, checché se ne dica e con tutti i suoi beni e i suoi mali, in tempi recenti è stata, come tante altre (e non solo in Svezia), “catturata” dal folk-rock e, nella fattispecie, dalla principale band svedese del genere, i Garmarna (ma sarebbe più opportuno dire, in italiano, “i Garmar”, visto che, in svedese, -na è l'articolo determinato plurale). Formatasi nel 1990, la band prende nome da Garm, il “Cerbero” nordico, vale a dire il terribile cane che custodice le porte di Hela nel Niflheim, e che al momento del Ragnarök si batterà con il dio Tyr. Per sgombrare il campo da certi pruriti che avverto possenti, va detto subito che i Garmarna si sono sempre fatti la loro musica e le loro ballate medievali senza nessun ammiccamento al “Nazirock” e a porcherie del genere. Si avvalgono della meravigliosa voce di Emma Härdelin. Eseguono una versione ben rappresentativa della ballata, della quale hanno fornito ed interpretato anche una buona traduzione in inglese. [RV]
Jungfrun hon skulle åt stugan gå,
Linden darrar i lunden
Så tog hon den vägen åt skogen blå.
Ty hon var vid älskogen bunden.

Och när som hon kom till skogen blå,
Linden darrar i lunden
Där mötte henne en ulv så grå.
Ty hon var vid älskogen bunden.

“Kära ulver, du bit inte mig,
Dig vill jag giva min silversärk.”
“Silversärk jag passar ej på,
Ditt unga liv och blod måst gå.”

“Kära du ulver, bit inte mig,”
Linden darrar i lunden
“Dig vill jag giva min silversko.”
Ty hon var vid älskogen bunden.

“Silversko jag passar ej på,”
Linden darrar i lunden
“Ditt unga liv och blod måst gå.”
Ty hon var vid älskogen bunden

“Kära du ulver, du bit inte mig,
Dig vill jag giva min guldkrona.”
“Guldkrona jag passar ej på,
Ditt unga liv och blod måst gå.”

Jungfrun hon steg sig så högt i ek,
Linden darrar i lunden
Och ulven han gick ner på backen och skrek.
Ty hon var vid älskogen bunden.

Ulven han grafte den ek till rot,
Linden darrar i lunden
Jungfrun gav upp ett så hiskeligt rop.
Ty hon var vid älskogen bunden.

Och ungersven han sadlar sin gångare grå,
Linden darrar i lunden
Han red litet fortare än fågeln flög.
Ty hon var vid älskogen bunden.

Och när som han kom till platsen fram,
Linden darrar i lunden
Så fann han ej mer än en blodiger arm.
Ty hon var vid älskogen bunden.

“Gud trösta, Gud bättra mig ungersven,
Linden darrar i lunden
Min jungfru är borta, min häst är förränd.”
Ty hon var vid älskogen bunden.

Contributed by Riccardo Venturi - 2019/6/12 - 21:03




Language: Italian

Traduzione italiana / Italiensk översättning / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 12-06-2019 21:48


Una versione alternativa interpretata dai Korp (Västergötland)


Due parole del traduttore. La traduzione è assolutamente letterale, a parte un punto che necessita due righe di spiegazione. Il secondo verso del ritornello ripetuto, Ty hon var vid älskogen bunden, significa, alla lettera: “Perché era legata all'amore”. In svedese opera la distinzione, assai classica, tra l' “amore come sentimento”, o “amore spirituale” (kärlek, greco antico e moderno ἀγάπη) e l' “amore fisico” (älskog, greco antico ἕρως, moderno έρωτας). Qui, chiaramente, si parla di “amore fisico”, ed essere “legata all'amore fisico” non può che significare che la fanciulla è incinta. Così, del resto, hanno interpretato (correttamente) i Garmarna nella loro resa della ballata in inglese. Da qui anche la scelta di rendere jungfru con un generico “fanciulla”, e non come “ragazza vergine”; si tratta, del resto, di un imprestito abbastanza tardo dal basso tedesco anseatico (ma, in tedesco, Jungfrau ha sempre avuto un valore decisamente virginale, tanto da essere comunemente usato per la Madonna). Nella traduzione inglese, i Garmarna rendono sapientemente con maiden, termine comunissimo nella balladry angloscozzese; è generico per “ragazza, giovane donna”, come il suo omologo tedesco Mädchen. Non così il famoso maidenhead scozzese (utilizzato a volte, modernamente, in senso scherzoso come “pulzella” in italiano), che vale solo per “verginità”.
IL LUPO MANNARO

La fanciulla doveva andare alla casetta [1]
I tigli tremolano nel bosco [2]
Cosí prese il sentiero per la foresta blu
Perché recava il frutto dell'amore. [3]

E quando che arrivò alla foresta blu
I tigli tremolano nel bosco
Là la incontrò un lupo tanto grigio.
Perché recava il frutto dell'amore.

“Caro lupo, non mordermi,
Ti darò la mia gonna argentata.”
“La gonna d'argento bene non mi sta,
La tua giovane vita e il tuo sangue se ne andranno.”

“Caro lupo, non mordermi,”
I tigli tremolano nel bosco
“Ti darò le mie scarpe argentate.”
Perché recava il frutto dell'amore.

“Le scarpe argentate bene non mi stanno,”
I tigli tremolano nel bosco
“La tua giovane vita e il tuo sangue se ne andranno.”
Perché recava il frutto dell'amore.

“Caro lupo, non mordermi,
Ti darò la mia corona d'oro.”
“La corona d'oro bene non mi sta,
La tua giovane vita e il tuo sangue se ne andranno.”

La fanciulla montò in alto su una quercia,
I tigli tremolano nel bosco
Il lupo si rotolò per terra e ululò.
Perché recava il frutto dell'amore.

Il lupo svelse la quercia dalla radice,
I tigli tremolano nel boschetto
La fanciulla diede un grido orrendo.
Perché recava il frutto dell'amore.

E il giovane paggio sellò il suo grigio destriero,
I tigli tremolano nel boschetto
Cavalcò un po' più lesto d'un uccello in volo.
Perché recava il frutto dell'amore.

E quando giunse a quel posto là,
I tigli tremolano nel bosco
Non trovò altro che un braccio insanguinato.
Perché recava il frutto dell'amore.

“Dio consoli, Dio renda migliore me, giovane paggio,
I tigli tremolano nel bosco
La mia fanciulla è morta, il mio cavallo è schiantato.”
Perché recava il frutto dell'amore.
[1] Stuga è propriamente la “casetta di legno” nel bosco tipica dei paesi scandinavi. Riscaldata, perché etimologicamente è imparentata con l'inglese stove “stufa”, e di rimando anche con l'italiano “stufa” (germanismo). Nelle case tradizionali islandesi, la baðstofa è la “stanza riscaldata dove la famiglia intera fa il bagno in tinozza al sabato” (laugardagur “giorno della lavata”, svedese lördag).

[2] Lund vale propriamente “boschetto”.

[3] Si veda l'introduzione alla traduzione.

2019/6/12 - 21:48




Language: English

English version / Engelsk version / Versione inglese / Version anglaise / Englanninkielinen versio:
Garmarna


by Saltatio Mortis.
THE WEREWOLF

The maiden she would to the cottage go
Linden trees quiver in the grove
So she took the path through the forest blue
She was carrying the fruit of love.

And when she reached the forest blue
Linden trees quiver in the grove
There she met with a gray wolf.
She was carrying the fruit of love.

“O dear wolf, please don't bite me,
To you I will give my silver gown.”
“The silver gown won't suit me at all,
Your young life and your blood must go.”

“O dear wolf, please, don't bite me,”
Linden trees quiver in the grove
“I will give you my silver shoes.”
She was carrying the fruit of love.

“Silver shoes won't suit me at all,”
Linden trees quiver in the grove
“Your young life and your blood must go.”
She was carrying the fruit of love.

“O dear wolf, please, don't bite me,
I will give you my golden crown.”
“A golden crown won't suit me at all,
Your young life and your blood must go.”

The maiden she climbed up high in an oak,
Linden trees quiver in the grove
The wolf he paced the ground and howled.
She was carrying the fruit of love.

The wolf dug up the oak by the roots,
Linden trees quiver in the grove
The maiden gave a heart-rending cry.
She was carrying the fruit of love.

The young page saddled his grey steed,
Linden trees quiver in the grove
He rode slightly faster than a bird could fly.
She was carrying the fruit of love.

And when he came to the wooded place,
Linden trees quiver in the grove
He found nothing more than a bloody arm.
She was carrying the fruit of love.

“God comfort, God improve me, young page,
Linden trees quiver in the grove
My maiden is gone, my horse is dead.
She was carrying the fruit of love.

Contributed by Riccardo Venturi - 2019/6/13 - 00:53




Language: Russian

Russian version / Перевод на русский язык / Versione russa / Version russe / Venäjänkielinen versio:
Alice Sokolova



Мой кавер песни Гармарны, Оборотень, в переводе на русский язык. Поскольку я шведского не знаю, пришлось сначала найти дословные переводы на английский, а с английского перевести на русский. Текст приведён ниже.
My cover of Varulven by Garmarna, translated into Russian.
Девица красная в лес пошла
Шепчутся клёны и липа
Тропою лесною спешит туда
Где девицу красну любовь ждала.

В кроне осин соловей умолк,
Взрогнули клёны и липа
Навстречу ей выпрыгнул серый волк.
Любовь через чащу её вела.

“Волк, мой волк ты не кусай меня,
Дам тебе я платье цвета серебра.”
“Платье шитое мне не к чему,
Пролиться должна твоя кровушка.”

“Волк мой волк не кусай меня,”
Вздрогнули клёны и липа
“Отдам я тебе башмачки свои.”
Любовь через чащу её вела.

“Твои башмачки мне не к чему,”
Взрогнули клёны и липа
“Пролиться должна твоя кровушка.”
Любовь через чащу её вела .

“Волк мой волк, ты не кусай меня,
Дам тебе корону я из золота.”
“Мне твоя корона не нужна,
Пролиться должна твоя кровушка.”

Девица забралась на старый дуб,
Взрогнули клёны и липа
Но не отступил серый душегуб.
Любовь через чащу её вела.

Выкопал дуб он у самых корней!
Вздрогнули клёны и липа
Крик ледянящий донёсся с ветвей.
Любовь через чащу её вела .

Коня добрый молодец оседлал,
Взрогнули клёны и липа
Быстрее чем ветер он поскакал.
Любимая в чаще его звала.

Но там где девица его ждала,
Взрогнули клёны и липа
Осталась от девицы лишь рука.
Любовь её в чащу позвала.

“Господь за что мне сея беда,
Плакали клёны и липа
Конь мой убит и любовь мертва.
Любовь её к гибели привела.

Contributed by Riccardo Venturi - 2019/6/13 - 11:16



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