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Le stesse pietre

Murubutu
Language: Italian


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[2013]

Album: La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane

labellissima

Dopo l’ invasione dell’Etiopia, ora tratteremo della guerra contro la Grecia incominciata nel 1940 con lo slogan «…spezzeremo le reni alla Grecia!». A raccontarcela sarà lo stile unico di Murubutu, un professore di Reggio Emilia che da diversi anni ha intrapreso una carriera musicale con questo nome d’arte.
Dopo l’esperienza nella “La KattiveriaPosse” Murubutu ha incominciato raccontando storie ispirate a fatti e personaggi storici, o comunque verosimili, con un flow rapidissimo che mette a dura prova gli ascoltatori. Dietro quello che può apparire un flusso indistinto di parole in rima si celano riferimenti storici e letterari che fanno di lui uno dei massimi storyteller del rap italiano. Il brano che oggi viene preso in esame è “Le stesse pietre”, pubblicato nell’album “La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane” del 2013. La canzone presenta la solita rapidità nello srotolarsi delle strofe e un beat mai scontato ed è ispirata al romanzo del medico e alpino Giulio Bedeschi “Centomila gavette di ghiaccio”. Il romanzo pubblicato nel 1963 racconta anche l’esperienza militare dell’autore nella campagna di Grecia, a cui Bedeschi prese parte come membro degli Alpini. Murubutu racconta lo sbarco e il protrarsi di una campagna militare estenuante, in cui si ritrovarono a combattere dei giovani come Aldo, il protagonista della canzone “Aldo partì al mattino e sul viso nessun sorriso,/ nessuno avviso, nessun rinvio e all’improvviso l’addio al suo nido,/ il fronte voleva forze e rinforzi pronti dove il conflitto è vivo, / la fronte sugli occhi smorti di chi è in arrivo verso il confino.”

Nel 1940 infatti l’Italia fascista inviò uomini sull’altra sponda dell’Adriatico per invadere la Grecia “Poi fuori a flussi, a flutti, ogni vagone aprì la pancia e via,/soldati a truppe, a ciurme vomitate in terra d’Albania”.

Il lessico da professore di Murubutu esprime poi alla perfezione le condizioni pietose a cui i soldati erano sottoposti “Prima un bagliore, un suono poi voli via per sempre,/le bocche di fuoco per un uomo morto sono scie eterne,/vide la morte fra le tende in cerca fra le carni aperte /fra pezzi d’ossa, pelle e bende intrise, divise in grigio e verde.”

Ma le “reni” della Grecia non si spezzarono facilmente, infatti sia esercito che truppe irregolari si opposero agli italiani “Dopo mesi e mesi tra i cieli gelidi sotto i fuochi accesi, /sotto i tiri tesi dai fucili fieri di Albanesi e Greci, / Aldo e altri rimasti offesi ora sono fantasmi ciechi, /corpi bianchi e scarni, occhi affranti e stanchi, esausti fra le nevi”; questa resistenza fu tale che per riuscire ad avere la meglio dovettero subentrare nel conflitto gli alleati tedeschi, che ribaltarono le sorti della guerra.

In quella che divenne una guerra di posizione sul fronte del Golico le privazioni, le atrocità e gli orrori raccontati da Bedeschi ora sono rivissuti da Aldo, che è sempre combattuto tra il desiderio di non tradire e quello di fuggire “le stesse pietre lo stesso sangue, / quegli stessi piedi, quelle stesse gambe / sulle stesse pietre con lo stesso sangue…”

Da Umanita' Nova
Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue
Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue

Aldo partì al mattino e sul viso nessun sorriso
Nessuno avviso, nessun rinvio e all’improvviso l’addio al suo nido
Il fronte voleva forze e rinforzi pronti dove il conflitto è vivo
La fronte sugli occhi smorti di chi è in arrivo verso il confino
Così salì su un treno stanco che intanto iniziò a marciare
Il volto franco e ancora calmo, caldo dei baci della madre
Il corpo maschio saldo a ogni sobbalzo si lasciava andare
Fuori il paesaggio, in Marzo, declinava fino ad indicare il mare
Poi fuori a flussi, a flutti, ogni vagone aprì la pancia e via
Soldati a truppe, a ciurme vomitate in terra d’Albania
Vedendo tante vite al fine il cielo allineò le nubi a monito
Gomito a gomito, verso le linee del Golico
Fra quei monti alti i lampi bianchi facevan già paura
Erano gli ampi lanci fatti dagli altri dietro ogni radura
-la montagna sappi Aldo ai fatti è solo roccia dura e pura -
Che porta morte ai i tanti fanti infranti e nega loro sepoltura

Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue
Quegli stessi piedi sulle stesse pietre
Se non resti in piedi non rivedi babbo e mamma
Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue
Quegli stessi piedi, quelle stesse gambe
Sulle stesse pietre con lo stesso sangue

E per la prima volta Aldo vide quelle terre interne
Vide granate come gemme splendere fra le contraeree
Sentì le saette e il vento flettere le tende fra le vette
E le vedette spegnersi come fiammelle di sete, freddo e febbre
Prima un bagliore, un suono poi voli via per sempre
Le bocche di fuoco per un uomo morto sono scie eterne
Vide la morte fra le tende in cerca fra le carni aperte
Fra pezzi d’ossa, pelle e bende intrise, divise in grigio e verde
Un’altra alba abbaglia e scalda cauta di un nuovo calore
E la mitraglia calda e scalpita sopra a ogni costone;
Qui ogni fossa che per tutti è solo pietra, fango e terra cava
Per i soldati è un salto al salvo, casa, sudario e bara
E il tempo passa e niente cambia, niente calma
Niente scalda la vana speranza niente campa
Nella stessa landa bianca marciano le stesse scarpe
Di chi prende e perde le stesse pietre sporche dello stesso sangue

Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue
Quegli stessi piedi sulle stesse pietre
Che se non resti in piedi non rivedi babbo e mamma
Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue
Quegli stessi piedi, quelle stesse gambe
Sulle stesse pietre con lo stesso sangue

Dopo mesi e mesi tra i cieli gelidi sotto i fuochi accesi
Sotto i tiri tesi dai fucili fieri di Albanesi e Greci
Aldo e altri rimasti in piedi sono fantasmi ciechi
Corpi bianchi e scarni, affranti e stanchi, esausti fra le nevi
E se prima Patria era un gran richiamo, un’aura chiara
Ora niente altro che un ricordo in calo, una speranza rara
Così che un colpo d’arma risuonò fino alla piana
- guarda mamma Sto arrivando: Aldo sta tornando a casa!-

Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue
Quegli stessi piedi sulle stesse pietre
Che se non resti in piedi non rivedi babbo e mamma
Le stesse pietre e lo stesso sangue
Le stesse pietre lo stesso sangue
Quegli stessi piedi, quelle stesse gambe
Sulle stesse pietre con lo stesso sangue

Contributed by adriana - 2019/4/6 - 10:49



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