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Der Emigrantenchoral

Walter Mehring
Language: German

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[1934]
Versi di Walter Mehring
Musica di Walter Goehr
Testo trovato su Erinnerungsort.de
Interpretata da Ernst Busch ed incisa nel disco “Walter Mehring, Das Lied vom Leben”, nona‎ pubblicazione della serie “Rote Reihe” dell'Aurora-Schallplatten (1974)
Trovo il brano anche in “Entartete Musik - Eine Tondokumentation Zur Düsseldorfer Ausstellung Von 1938” una vasta collezione dedicata alla cosiddetta “Musica degenerata” edita nel 1988 dall’etichetta tedesca Pool.
Lo trovo pure su musica di Lutz Görner nel suo disco intitolato “Texte Und Lieder Verbrannter Dichter” del 1983.

Walter Mehring, Das Lied vom LebenEntartete MusikTexte Und Lieder Verbrannter Dichter
“La terra natìa e giusto un pochino di patria
Questo porta l'emigrante
da uomo a uomo
da luogo a luogo
Sulle suole delle sue scarpe
che ne accompagnano il peregrinare…”



Walter Mehring ritratto dal pittore George Grosz nel 1925
Walter Mehring ritratto dal pittore George Grosz nel 1925



Walter Mehring fu un grande autore satirico, molto odiato dai nazisti e da Goebbels in particolare. Fuggito nel 1933 in Francia (paese che conosceva molto bene per avervi soggiornato diversi anni), mentre i suoi libri bruciavano nelle piazze insieme a quelli di tanti altri autori tedeschi, Mehring fu letteralmente braccato dalla Gestapo che, all’occupazione del paese, riuscì ad arrestarlo ed imprigionarlo. Aiutato dai suoi molti amici, Mehring riuscì a scappare, insieme alla compagna, la scrittrice ed attrice austriaca Hertha Pauli, e ad arrivare fortunosamente a Lisbona. Lì incontrarono Varian Mackey Fry, un giornalista americano che aveva dato vita all’Emergency Rescue Committee, un’associazione legata alla chiesa Unitariana che nella Francia occupata organizzava la fuga di ebrei ed oppositori al nazismo. Mehring e la Pauli furono tra le migliaia che Fry riuscì a far fuggire negli USA.
Werft eure Herzen über alle Grenzen!
Und wo ein Blick grüßt, werft die Anker aus!
Zählt auf der Wandrung nicht nach Monden und nach Lenzen.
Starb eine Welt, ihr sollt sie nicht bekränzen!
Schärft das euch ein und sagt "wir sind zu Haus!"
Baut euch ein Nest! Vergeßt! Vergeßt
Was man euch aberkannt und euch gestohlen!
Kommt ihr von Isar, Spree und Waterkant
Was gibts da heut zu holen?

Die ganze Heimat und
Das bißchen Vaterland
Die trägt der Emigrant
Von Mensch zu Mensch
Von Ort zu Ort
An seinen Sohlen
In seinem Sacktuch
Mit sich fort.

Tarnt euch mit Scheuklappen, mit Mönchskapuzen!
Den Schädel drunter wird man euch zerbeuln!
Ihr seid gewarnt: Das Schicksal läßt sich da nicht uzen.
Wir wolln uns lieber mit Hyänen duzen
Als drüben mit dem Volksgenossen heuln!
Ich hört' sie schrein und sagte: Nein!
Floh aus dem Land auf leisen Sohlen.
Sie hätten dir, so sagte mein Verstand
"Die Fahne hoch" zu singen, Gott, befohlen.

Doch solche Heimat und
Ein solches Vaterland
Das trägt kein Emigrant
Von Mensch zu Mensch
Von Ort zu Ort
An seinen Sohlen
In seinem Sacktuch
Mit sich fort.

Werft eure Hoffnung über neue Grenzen!
Reißt euch die alte aus wie'n hohlen Zahn!
Es ist nicht alles Gold, wo Uniformen glänzen!
Solln sie verleumden, sich vor Wut besprenzen -
Sie spucken Haß in einen Ozean!
Laßt sie allein beim Rachespei'n!
Bis sie erbrechen, was sie euch gestohlen!
Häuser und Äcker, Berg und Waterkant
Der Teufel mag sie holen!

Die ganze Heimat und
Das bißchen Vaterland
Die trägt der Emigrant
Von Mensch zu Mensch
Landauf, landab
Und wenn sein Lebens-
Visum abläuft
Mit ins Grab

Contributed by Bernart Bartleby - 2014/3/24 - 12:58



Language: Italian

Traduzione italiana (parziale) di Paola Sorge e Giulio Tamburrini, da ““Kabarett! Satira, politica e cultura tedesca in scena dal 1901 al 1967”, a cura di Paola Sorge, Lit Edizioni, 2014.



A Basilea, nel marzo del 1934, con questa sua “Corale degli emigranti” Walter Mehring si unì alla compagnia “Die Pfeffermühle” di Erika Mann
CORALE DEGLI EMIGRANTI

Al di là d’ogni confine gettate il cuore,
gettate l’àncora là
dove uno sguardo vi dà dignità!
Un mondo ormai è morto e in suo onore
non dovete deporre neanche un fiore!
Dite a voi stessi: siamo a casa!
Fatevi un nido! Dimenticate
Quel che vi è stato tolto,
che vi è stato rubato,
dimenticate!
L’intera Heimat e della patria un pezzetto
l’emigrante porta con sé
di paese in paese, di tetto in tetto,
attaccati alle suole delle scarpe,
dentro il suo fazzoletto...

Su terra nuova gettate la speranza,
quella vecchia estirpate
come un dente cariato!
Non è tutt’oro quel che sull’uniforme ha brillato!
Se loro vi calunniano scoppiando dalla rabbia,
in un oceano intero hanno sputato!
Lasciateli soli nella smania di vendetta,
vomiteranno un dì ciò che hanno rubato,
il vostro campo, il monte, la casetta,
del Mare del Nord la costa stretta.
Che il diavolo se li porti!
L’intera Heimat e della patria un pezzetto
l’emigrante porta con sé di tetto in tetto
e quando il visto per la vita più non vale,
con sé nella tomba se li porta.

Contributed by Bernart Bartleby - 2016/9/7 - 15:38



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