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Αρκαδία VII - Ο Επιζών

Mikis Theodorakis / Mίκης Θεοδωράκης
Language: Greek (Modern)

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Arkadía VII [évdomi] - O epizón
theodypografi
Στίχοι Τάκης Σινόπουλος
Μουσική Μίκης Θεοδωράκης
Ερμηνεία Μαρία Φαραντούρη
LP/CD "Αρκαδίες 1-7-8"

Testo di Takis Sinopoulos
Musica di Mikis Theodorakis
Prima interpretazione di Maria Farandouri
LP/CD "Arcadie 1-7-8"

Takis Sinopoulos (1917-1981).
Takis Sinopoulos (1917-1981).


Arcadia VII, l'ennesima meditazione musicale di Theodorakis confinato, è costituita da una sola, lunga canzone. E' forse meno nota di tante altre dello stesso periodo: e invece meriterebbe un'attenzione speciale, per la scelta che del poeta fece il musicista. Un autentico, grande poeta, Takis Sinopoulos (1917-1981), forse il maggiore della generazione postbellica, ma non particolarmente premiato né sbandierato. Fortunatamente la più recente raccolta italiana di poesia neogreca, quella curata da Filippomaria Pontani e Nicola Crocetti per i Meridiani Mondadori (2011) gli dedica lo spazio che merita; e, a quanto sembra, anche la scuola greca ha incominciato ad accorgersi di lui, che pure non ha neppure una nota in Wikipedia. Sinopulos di mestiere era medico, ma fu soprattutto un poeta dalle armi affilate dalla frequentazione di Dante, Eliot, Pound, e soprattutto di Seferis; e per lui, se potessi, vorrei pienamente ripristinare in italiano il vero significato della parola "meteora", che da noi indica per lo più qualcosa di transeunte, cioé di scarsa durata per intrinseco scarso valore. Ma meteora deriva da "metà ta ori", e indica ciò che ruota o avviene al di sopra dei monti, tra cielo e terra, e che nello stesso tempo partecipa delle due sfere, alle quali non è comunque riducibile. "Meteorico" in questo senso fu Sinopoulos, la cui vita e la cui poesia presero di petto la storia, con il suo pesante carico di amore, morte e solitudine umana; ma il cui sguardo riuscì sempre a sollevarsi e a inabissarsi in cerca di verità più alte e più profonde, e la cui tecnica rimaneggiava il discorso quotidiano e quello artistico in modo da frantumarli come se fossero esplosi. Alle tragiche vicende svoltesi nel suo infelice paese Sinopoulos prese parte. Fu nella resistenza e poi tra i ribelli, come medico. Rievocò nel "Banchetto dei morti" gli innumerevoli combattenti caduti senza quasi lasciare un nome che pur tuttavia, come l'omerico Elpenore, ritornano a inquietare la memoria. Soffrì le delusioni della "pacificazione" e, sotto i Colonnelli, che avversava, si vide proibire il suo "Banchetto".
Fu anche dotato di spirito profetico. In uno dei suoi componimenti più famosi, che uscì nel 1957, vide un eroe idealista, sdegnoso e solitario, che si dava fuoco sulla pubblica piazza, trascendendo l'indifferenza della folla, la lacerazione del poeta, il dolore del proprio corpo, per testimoniare una verità più alta e duratura. Non lo ispirava un fatto avvenuto. Ma negli anni seguenti il mondo avrebbe davvero visto bruciare i monaci buddisti a Saigon, Jan Palach a Praga, e Kostas Georgakis a Genova.
Credo che Ο καιόμενος (L'arso vivo) meriterebbe un posto in AWS, se fosse diventato una canzone. Ne trascrivo comunque qui il testo, nella mia artigianale traduzione:

«Guardate è entrato nel fuoco! disse uno della folla.
Veloci girammo gli occhi. Era
davvero lui che ritorse il viso, quando
gli parlammo. E ora sta bruciando. Ma non chiede aiuto.

Esito. Decido di andare lì. A sfiorarlo con la mia mano.
Per mia natura sono fatto per sorprendermi.
Chi è costui che si sperpera con orgoglio?
Il suo corpo di uomo non sente il dolore?

Questo paese è tenebroso. E difficile. Ho paura.
Non si fruga in un fuoco altrui, mi dicono.

Ma quello bruciava in solitudine. Perfettamente solo.
E quanto più si sfaceva, tanto più il volto gli si illuminava.

Il sole si mostrava.

Nel nostro tempo come nei tempi andati
alcuni stanno nelle fiamme e altri battono le mani.

Il poeta si divide tra gli uni e gli altri».


E io mi immagino Mikis Theodorakis che, partendo per gli esili o trascinato alle galere, con il cuore pesante di angoscia e di paura, non dimentica di buttare nella sacca, tra i calzini il pacchetto di sigarette e le mutande, qualche raccolta poetica: Seferis, Eleftheriou, Kalvos, Anaghnostakis, Sikelianòs e, appunto, Takis Sinopoulos. Pane per la sua musica. Sangue per il suo popolo. (gpt)

"Τον Τάκη Σινόπουλο συνάντησε καλλιτεχνικά αργότερα, όταν εξόριστος στη Ζάτουνα Αρκαδίας κατά τη διάρκεια της απριλιανής δικτατορίας, μελοποίησε το ποίημά του «Ο Επιζών». Το ποίημα αυτό ανήκει σε μια νέα φόρμα που ονόμασε «Τραγούδι-Ποταμός» και που εγκαινίασε στις αρχές του 1968 στις Φυλακές Αβέρωφ με ένα ποίημα από τα «Επιφάνια». Ο ίδιος περιγράφει το έργο του Τάκη Σινόπουλου: «Μέσα στο ποίημα του Σινόπουλου υπάρχει μια ασθμαίνουσα κραυγή αγωνίας για τον άνθρωπο, που έτσι καθώς ήμουνα δεμένος με άγνωστο μέλλον, με άγγιξε τότε, ώστε να το μελοποιήσω. Φυσικά είναι από τα έργα τα παντελώς άγνωστα στον ελληνικό λαό. Όμως σε αντίθεση με ό,τι συνέβη στη χώρα μας, όταν μετά το 1970 βρέθηκα ελεύθερος έξω, όπως ίσως γνωρίζετε, έδωσα πάνω από 1000 συναυλίες στην Ευρώπη, στο Ισραήλ, σε Αραβικές χώρες, στην Αυστραλία, στη Νότιο και Βόρειο Αμερική. Σ’ αυτές η μεγαλύτερή μας επιτυχία ήταν πάντοτε «Ο Επιζών», δηλαδή η ΑΡΚΑΔΙΑ VΙΙ, την οποία τραγουδούσε με συνταρακτικό τρόπο η Μαρία Φαραντούρη, ενώ η ορχήστρα μας τη συνόδευε με τρόπο τόσο συναρπαστικό, που στο τέλος το κοινό, όλων των Ηπείρων, μας χειροκροτούσε έξαλλο πραγματικά από συγκίνηση.»" - Από BYTINAIIKA
Μίκη Θεοδωράκη

ΑΡΚΑΔΙΑ VII - O EPIZΩΝ

Στίχοι Τάκη Σινοπόυλου


Ω! που είναι, ω!
Σε ποια κατηφοριά
με το κεφάλι στ' ανοιχτά
σαγόνια του ήλιου,
μέ χέρια καί μέ πόδια φαγωμένα
απó τη λύσσα του ήλιου.

Ω! που είναι, ω!
τα παιδιά μου τά πανύψηλα,
ο πατέρας μου ο άσπρος κι ό πανύψηλος.
Κι η μάνα μου
που είναι άσπρη και πανύψηλη.

Ω! που είναι, ω!
Σέ ποια κατηφοριά
με το κεφάλι στ' άνοιχτά
σαγόνια του ήλιου.
Κι εγώ που είμαι,
σε ποια χώρα, σε ποια γή,
πάνω απ' τη γη
σε ποια βουνά που καίνε,
το μάτι ακοίμητο
παραμονεύοντας μες απ' τα ξερολίθαρα.

Ακούγοντας τα βήματα και το μουρμούρισμα,
ακούγοντας το μουρμούρισμα και την προσταγή
ακούγοντας το πείσμα και την έπαρση
τη μεταμέλεια ακούγοντας
και την άλλη φωνή πιο ήσυχη, πιο σίγουρη.

Ω! που είναι, ω!
Θρύψαλα από γυαλί σκορπισμένα
σε τούτα ή σε κείνα τα βουνά. Κουρέλια και χαρτιά σαπίζοντας
σε τούτα ή σε κείνα τά βουνά.

Άσπροι πανύψηλοι,
φωνάζοντας χωρίς φωνή
κι εγώ που είμαι,
κι εγώ που είμαι, ω!
Παραμερίζοντας ένα δάσος αράχνες
ξεφεύγοντας ολοένα γυρίζοντας
σ' ένα δάσος με τύμπανα, επιμένοντας
η φωνή μου ν' ακουστεί
σε τούτες τις εποχές
χτυπώντας και χτυπώντας
πόρτες, παράθυρα που κλείσανε
τούτες τίς έποχές
με πρόσωπο ερευνητικό
αναγγέλλοντας τη νύχτα
που υπάρχει μέσα στη νύχτα
καθώς υπάρχει ο σπόρος μες στη γη,
η χόβολη στο κάρβουνο
καθώς υπάρχει ο φόβος κι ο καημός
μες στη φωνή του ανθρώπου.

Contributed by Gian Piero Testa - 2012/7/27 - 12:55



Language: Italian

Gian Piero Testa
Gian Piero Testa

Versione italiana di Gian Piero Testa
Mikis Theodorakis

ARCADIA VII - IL SOPRAVVISSUTO

Versi di Takis Sinopoulos


Oh! dove sono, oh!
In quale discesa
con la testa tra le mandibole
aperte del sole
con mani e piedi consunti
dalla rabbia del sole.

Oh! dove sono, oh!
i miei figli giganteschi
mio padre canuto e gigantesco.
E mia madre
che è canuta e gigantesca.

Oh! dove sono, oh!
In quale discesa
con la testa tra le mandibole
aperte del sole.
E anch'io dove sono
in quale paese, in quale terra,
sopra la terra
su quali monti in fiamme
l'occhio insonne
appostato tra le rocce riarse.

Acoltando i passi e il sussurro
ascoltando il sussurro e il comando
ascoltando l'ostinazione e l'arroganza
ascoltando il pentimento
e l'altra voce più quieta, più sicura.

Oh! dove sono, oh!
frammenti di vetro sparpagliati
su questi o quei monti. Stracci e carte marcescenti
su questi o quei monti.

Canuti giganteschi
che gridano senza voce
e anch'io dove sono
e anch'io dove sono, oh!
a rimuovere un bosco di ragni
a sfuggire senza posa ritornando
con tamburi in un bosco, ostinandomi
a far che sia udita la mia voce
in tutte le stagioni
bussando e bussando
a porte finestre che si sono serrate
in queste stagioni
con una faccia da esploratore
a annunciare la notte
che c'è dentro la notte
mentre c'è il seme nella terra,
la cenere nel carbone
mentre c'è la paura e il dolore
nella voce dell'uomo.

Contributed by Gian Piero Testa - 2012/7/27 - 12:59


Terminata la (stavolta breve) ristrutturazione di questa penultima Arcadia theodoraciana, una parola sul riferimento che [gpt] ha fatto, nella sua introduzione con la traduzione di Ο καιόμενος di Sinopoulos, al sacrificio di Kostas Georgakis, avvenuto a Genova, in piazza Matteotti, il 19 settembre 1970. Un estremo gesto di protesta contro la dittatura fascista in Grecia. Il riferimento avviene nella canzone Ωδή στο Γεώργιο Καραϊσκάκη di Dionysios Savvopoulos, canzone che inviterei a rileggere e riascoltare assieme alla storia di Kostas Georgakis.

Riccardo Venturi - 2012/11/12 - 00:05



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