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Το παλληκάρι έχει καημό

Mikis Theodorakis / Mίκης Θεοδωράκης
Language: Greek (Modern)

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(Mikis Theodorakis / Mίκης Θεοδωράκης)


To pallikári éhei kaimó
theodypografi
Στίχοι: Μάνος Ελευθερίου
Μουσική: Μίκης Θεοδωράκης
Πρώτη εκτέλεση: Γρηγόρης Μπιθικώτσης
LP: Τα λαïκά 1971

Tetso di Manos Elefheriou
Musica di Mikis Theodorakis
Prima esecuzione di Grigoris Bithikotsis
LP: Ta laikà/Le canzoni del popolo, 1971
talaika

Chiedo venia se un po' straparlo. Questi sbalzi di temperatura non mi ammazzano ma mi regalano febbriciattole. Cerco, nelle mie riserve indiane, gl'indizi di qualche celebrata Mort au Travail, ma mi imbatto solo in gente che si arrangia come può, mettendo a carico di altri (il più sovente la donna "di proprietà") le ineliminabili pretese del campare. Come mangiare, bere, vestirsi, avere in tasca quattro soldi da giocare, dar da mangiare ai figli, se il lavoro l'ho ammazzato, o se me l'ha ammazzato qualcun altro? E' chiaro che mi sto aggirando nei quartieri del rebetico, pieni di donne che strillano di essere stufe di mantenere i propri uomini guappi, perdenti e ubriaconi. Pieni di imprecazioni di uomini stufi di mantenere sanguisughe pronte a sparire non appena non ci sia più nulla da succhiare.
Io lo ammazzo, il lavoro e non si materializza nessun paradiso terrestre. Solo, a accontentarsi, un cantuccio esclusivo per me: attrezzato e foraggiato da qualcun altro, una donna innamorata, un amico finché dura, un pollo che ho spennato: tutta gente che i soldini che mi passa li tira fuori a sua volta da un lavoro - un qualsiasi lavoro - che ben si guarda dall'ammazzare. Ohibò, che ammazzare il lavoro non sia la strada più giusta? (gpt)
Το παλληκάρι έχει καημό
κι εγώ στα μάτια το κοιτώ
και το κοιτώ και δε μιλώ
απόψε, απόψε που έχει τον καημό

Βδομάδα πάει χωρίς δουλειά
κι έξω χιονίζει και φυσά
χωρίς τσιγάρο και δουλειά
απόψε, απόψε μου σκίζει την καρδιά

Το παλληκάρι έχει καημό
μα όταν κοιτάει τον ουρανό
τα μάτια του είναι δυο πουλιά
απόψε, απόψε το δάκρυ μου κυλά

Contributed by Gian Piero Testa - 2012/5/14 - 23:21



Language: Italian

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.

Versione italiana di Gian Piero Testa

Qui c'è una canzone strafamosa di Theodorakis su testo dei Manos Eleftheriou, che chi ha abbastanza anni e memoria ha anche ascoltato nel film "Z" di Kosta-Gavràs. Qualcuno ha ammazzato il lavoro del ragazzo, il quale sbuffa, si agita, non ha neanche da fumare. E alla mamma (o alla sua morosa) il cuore si spezza. Temo proprio che questa sia la verità più vera.
IL MIO RAGAZZO COME SOFFRE

Il mio ragazzo come soffre
e io lo guardo negli occhi
e lo guardo senza parlare
stasera, stasera che soffre tanto

La settimana se ne va senza un lavoro
e fuori nevica e tira vento
senza sigarette senza lavoro
stasera, stasera mi si spezza il cuore

Il mio ragazzo come soffre
ma quando guarda il cielo
i suoi occhi sono come due uccelli
stasera, stasera mi viene da piangere

Contributed by Gian Piero Testa - 2012/5/14 - 23:24


Bah, sai com'è, Gian Piero. Finché si vive nella "civiltà" del lavoro, si continuerà tutti quanti a geremiare quando il lavoro non c'è, e magari anche a pensare che -in fondo in fondo- "ammazzarlo non sia la strada più giusta". E' senz'altro bravo, il "lavoro", a non porre alternative; e queste ultime rientrano, manco a dirlo, nella cosiddetta "utopia". Bisognerebbe anche vedere, però, come ha reagito il ragazzo di questa pur bella canzone; non ci è dato saperlo. Potrebbe essersi suicidato, oppure potrebbe aver preso una pistola e un passamontagna e essere andato a rapinare una banca, oppure avere smesso di fumare che gli fa anche bene (e se lo dico io...), oppure -sai come sono spesso 'sti maschietti- aver costretto la sua accorata ragazza a battere il marciapiede per pagargli le sigarette e anche qualcos'altro. Oppure, chissà, ha inventato qualcos'altro; forse di "soluzioni giuste" non ce ne sono, però percorrere un'utopia può farne almeno scoprire alcune. E sarebbe una cosa che, quantomeno, raccomanderei di prendere in considerazione nella massima libertà.

Riccardo Venturi - 2012/5/15 - 10:54


Lo so, lo so com'è, Riccardo. E concordo sulla fertilità dell'utopia e sulla sanità dell'immaginazione, che ci impedisce di pensare che ciò che c'è ci sia da sempre e per sempre. E se i tempi dei cambiamenti sono così lunghi da valere, per le nostre effimere esistenze, come vere e proprie eternità, almeno il gioco di sostituire qualche pezzo dell'esistente con qualcosa d'altro, o anche con il suo contrario, e vedere come poi possa funzionare la baracca, è pur sempre divertente. Insomma, vengo anch'io...

Gian Piero Testa - 2012/5/15 - 13:24


Vieni anche tu? Sí tu sí! :-P

Riccardo Venturi - 2012/5/15 - 14:09


Sì, ma il capufficio lasciamolo su !

Gian Domenico Fracchia - 2012/5/15 - 14:50



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