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Wir traben in die Weite

Anonymous
Language: German

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Edelweiss.


Wir traben in die Weite proviene sempre dall'ambiente clandestino degli Edelweisspiraten. E' una parodia di un'omonima canzone militaresca assai diffusa nella Germania attorno al 1920; e già questo fatto la rende una canzone contro la guerra in sé e per sé. Ma nel suo testo c'è anche un chiaro attacco alla Hitlerjugend, della quale i "Pirati della Stella alpina" non volevano far parte, e che aveva imposto ad ogni altra organizzazione il divieto di portare divise o altri segni di riconoscimento (Uniformverbot. La parodia si diffuse sotterraneamente in molte varianti (qui ne proponiamo una) e, secondo un testimone dell'epoca, "era cantata da migliaia di persone incazzate".

Secondo i dati forniti da Maria Schnorrenberg, la parodia era spesso cantata durante i loro vagabondaggi dai Navajos, i "pirati" della Neues Universität di Colonia. Era assai diffusa anche nella gioventù cattolica.


Das Lied ist eine Parodie auf das in den 1920er Jahren beliebte Soldatenlied "Wir traben in die Weite, das Fähnlein weht im Wind". Die klare Kampfansage gegen HJ und Uniformverbot war in vielen Varianten verbreitet und wurde - so ein Zeitzeuge - "von Tausenden grimmig gesungen".

Nach Angaben der Maria Schnorrenberg wurde dieses Lied sowohl von den Navajos an der Neuen Universität Köln als auch auf Fahrt gesungen. Es war insbesondere auch in der katholischen Jugendbewegung weit verbreitet.


Testo: dal Volksliederarchiv.
Wir traben in die Weite,
das Fähnlein steht im Spind,
Viel Tausend uns zur Seite,
die auch verboten sind.

Harmlose Koppelschlösser,
erregen andrer Wut.
Im Westen geht's nicht besser,
dem Pimpfen steigt der Mut.

Und fallen wir zur Erde,
von zwanzig Mann umfasst,
wir strampeln mit den Beinen,
das macht uns riesig Spass.

Wie da die Fetzen fliegen,
Es purzeln gross und klein,
wir verbündeten Hallunken,
wir wollen Freie sein.

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/5/19 - 01:46




Language: German

Ulteriore versione
2. Fassung

(sempre dal Volksliederarchiv
WIR TRABEN IN DIE WEITE

Wir traben in die Weite,
das Fähnlein steht im Spind.
Viel tausend uns zur Seite,
die auch verboten sind.

Das Fahrtenhemd im Schranke,
das Halstuch und der Hut,
die sagen: "Gott sei Danke,
jetzt haben wir's mal gut."

Harmlose Koppelschlösser
erregen andrer Wut.
Den Westen gehts nicht besser,
den Pimpfen steigt der Mut.

Vom Westen bis zum Osten
ertönt ein laut Gebraus:
"Ihr tragt verbotne Sachen,
die ziehen wir euch aus!"

Und fallen wir dann zur Erde,
von zwanzig Mann gefaßt,
wir trampeln wie die Pferde,
das macht uns riesig Spaß.

Hei, wie die Schläge fallen,
da staunet Groß und Klein.
Uns bündische Halunken,
uns kriegt kein Teufel klein!

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/5/19 - 01:58




Language: German

La canzone militaresca originale dalla quale fu tratta la parodia. La riportiamo per far meglio apprezzare il valore della parodia.

Originalfassung des Soldatesliedes:
WIR TRABEN IN DIE WEITE


Wir traben in die Weite,
das Fähnlein weht im Wind.
Viel tausend uns zur Seite,
die ausgezogen sind:

Ins Feindesland zu reiten, Hurra, Viktoria!
Fürs Vaterland zu streiten Hurra, Viktoria!

Auf grünem Wiesenplane
Freund Hain malt Blumen rot,
und über uns die Fahne singt
rauschend Blut und Tod.

Da geht ein brausend Rufen, Hurra, Viktoria!
Der Schlag von tausend Hufen, Hurra, Viktoria!

Fall ich auf fremder Erde,
ade, so soll es sein!
Laßt rasten nicht die Pferde,
ins Feindesland hinein!

Dringt eurer Rosse Traben ins Grab, Viktoria!
Daß wir gesieget haben, weiß ich, Viktoria!

Contributed by Riccardo Venturi - 2006/5/19 - 02:01




Language: Italian

Versione italiana di Francesco Mazzocchi - prima versione

Nella città di Halle (Sassonia) gli abitanti usavano diversi nomi per indicare i cittadini, secondo le zone di residenza: Halloren erano gli abitanti della parte bassa della città, prevalentemente lavoratori delle miniere di sale; Hallenser invece erano commercianti e borghesi della parte alta della città; Hallunken infine erano gli abitanti del degradato sobborgo di Glaucha.
Nazistelli è traduzione di Pimpfe, termine che originariamente in Austria indicava semplicemente i giovani, passato poi nella Germania del terzo Reich ad indicare i ragazzi appartenenti all’organizzazione giovanile nazista.
L’amico Hain (Freund Hain, anche Gevatter Hein, Bruder Hein, compare, fratello Hain) nel linguaggio popolare è una personificazione della morte.
NOI TROTTIAMO LONTANO

Noi trottiamo lontano,
la bandierina sta nell’armadietto,
Molte migliaia al nostro fianco,
che sono anche loro uno schifo.
Inoffensive fibbie della cintura,
eccitano il furore di altri.
All’occidente non va meglio,
al nazistello cresce il coraggio.
E noi cadiamo a terra,
attorniati da venti uomini,
sgambettiamo con le gambe,
questo ci fa divertire un mondo.
Come volano gli stracci,
ruzzolano grandi e piccoli,
noi Hallunken coalizzati,
noi vogliamo essere liberi.

Contributed by Francesco Mazzocchi - 2019/2/8 - 20:42




Language: Italian

Versione italiana di Francesco Mazzocchi - seconda versione
NOI TROTTIAMO LONTANO

Noi trottiamo lontano,
la bandierina sta nell’armadietto,
Molte migliaia al nostro fianco,
che sono anche loro uno schifo.
La camicia da viaggio nell’armadio,
il fazzoletto da collo ed il cappello,
dicono: "Grazie a Dio,
ora ci va bene una buona volta."
Inoffensive fibbie della cintura,
eccitano il furore di altri.
All’occidente non va meglio,
ai nazistelli cresce il coraggio.
Dall’Ovest fino all’Est
risuona un alto fragore:
"Portate cose da schifo,
che vi leveremo!"
E poi cadiamo a terra,
raccolti da venti uomini,
scalciamo come i cavalli,
questo ci fa divertire un mondo.
Hei, come cadono i colpi,
si stupiscono il grande e il piccolo.
Noi Halunken confederati,
noi nessun diavolo riesce a farci piccoli!

2019/2/8 - 22:08




Language: Italian

Versione italiana di Francesco Mazzocchi - canzone militare originale
NOI TROTTIAMO LONTANO

Noi trottiamo lontano,
la bandierina sventola al vento.
Molte migliaia al nostro fianco,
che sono stati scelti:
A cavalcare nella terra nemica, urrà, vittoria!
A combattere per la patria, urrà, vittoria!
Sul verde piano dei prati
l’amico Hain dipinge di rosso i fiori,
e sopra di noi la bandiera canta
frusciando sangue e morte.
E giunge un fragoroso grido, urrà, vittoria!
Il picchiare di mille zoccoli, urrà, vittoria!
Se io cado in terra straniera,
addio, così deve essere!
Non lasciate fermare i cavalli,
avanti nella terra nemica!
Il trotto del vostro cavallo giunge nella tomba, vittoria!
Che abbiamo vinto, lo so, vittoria!

2019/2/8 - 22:08



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