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῀Ω γλυκύ μου ἔαρ (Αἱ γενεαὶ πᾶσαι)

Anonymous
Language: Greek (Ancient)

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O glyký mou éar (Ai geneaì pâsai)
Στίχοι: Εκκλησιαστικοί
Μουσική: Παραδοσιακό
Πρώτη εκτέλεση: Ειρήνη Παππά

Testo ecclesiastico ortodosso
Musica tradizionale
Prima esecuzione: Irini Papàs

Oggi è il Venerdì Santo, la Μεγάλη Παρασκευή dei Greci. L'innocente torturato e ucciso dai potenti della sua terra è figura, anzi: prefigurazione di tutti i martirii che gli ultimi avrebbero subito nei secoli per il loro riscatto. Nella cultura dei Greci il ricorso a questa figura non dipende dalla fede di chi vi ricorre, ma scaturisce da un antico linguaggio comune; e basta andare, qui in AWS, ad Axion Esti di Elytis e a Epitafios di Ritsos per convincersene. Direi anzi, con uno svolazzo temerario in territori che non mi competono troppo, che l'iconografia sacra dell'Ortodossia greca (che là si dice "agiografia") non ama molto rappresentare la Passione. Girando chiese e monasteri io ho visto molti più Cristi pantocratori che crocifissi. Non lo do per certo, ma credo che il Cristianesimo ortodosso, incubato dall'impero bizantino, conservi una vena di monofisismo, e non insista troppo sulla debolezza umana del Signore di Tutto. La nostra pittura toscana, cominciando a parlare latino in città dalle quali i massimi poteri erano piuttosto lontani, esaltò invece il Cristo uomo e sofferente. Ma forse sono sciocchezze, quelle che sto scrivendo.
Non so dire molto dell'inno che oggi propongo. Non so chi l'abbia scritto, e prendo per buona la didascalia di stixoi.info che lo dà per "tradizionale". So però che, in una versione musicale cui certamente hanno messo mano compositori più moderni fino a togliergli l'innegabile pesantezza del salmodiare liturgico, è un pezzo non solo universalmente amato dai Greci, ma bello, e di eccezionale intensità emotiva. Nel testo ci sento qualcosa di ellenistico: specialmente là dove le mirofore portano profumi al corpo da cui è svanita la bellezza mi riecheggia qualcosa della morte di Adone di Bione. Del testo ho trovato due versioni non molto contrastanti tra di loro, che mi sono sentito in obbligo di ripristinare in politonico (sicuramente con errori). In quello che "posto" ho messo tra parentesi quadre le parole omesse nell'esecuzione di Glykeria.
Io amo in particolare l'interpretazione di Glykeria. Ma non c'è, si può dire, un cantante di un certo peso che non l'abbia eseguito. Una neppur lunga escursione in you tube è sufficiente per accertarsene. (gpt)
Primo testo:

Αἱ γενεαὶ πᾶσαι

ὔμνον τῇ ταφῇ σου

προσφέρουσι, Χριστέ μου.

Καθελὼν τοῦ ξύλου

ὁ Ἀριμαθαίας

ἐν τάφῳ σὲ κηδεύει.

[Μυροφόροι ἦλθον

μύρα σοί, Χριστέ μου,

κομίζουσαι προφρόνως.]

Οὒς ἔθρεψε τὸ μάννα,

ἐκίνησαν τὴν πτέρναν

κατὰ τοῦ εὐεργέτου.

῀Ω τῆς παραφροσύνης
καὶ τῆς χριστοκτονίας

τῆς τῶν προφητοκτόνων!

[Ὥς ἄφρων ὑπηρέτης

προδέδωκεν ὁ μύστης

τὴν ἄβυσσον σοφίας.
]
῀Ω γλυκύ μου ἔαρ,
γλυκύτατόν μου τέκνον,

ποῦ ἔδυ σοῦ τὸ κάλλος;

[Πεπλάνηται ὁ πλάνος,

ὁ πλανηθεὶς λυτρούται

σοφίᾳ σῃ, Θεέ μου.

Φρίττουσιν οἱ νόες

τὴν ξένην καὶ φρικτήν σου

ταφὴν τοῦ πάντων κτίστου.

Ἒῤῥαναν τὸν τάφον

αἱ μυροφόροι μύρα

λίαν πρωὶ ἐλθούσαι.

Εἰρήνην Ἐκκλησία,

λαῷ σου σωτηρίαν

δώρησαι σῃ ἐγέρσει.]

Αἱ γενεαὶ νῦν πᾶσαι,

ὔμνον τῇ ταφῇ σου

προσφέρουσι, Χριστέ μου.

Secondo testo:

Αἱ γενεαὶ πᾶσαι, ὔμνον τῇ ταφῇ Σου προσφέρουσι, Χριστέ μου.

Καθελὼν τοῦ ξύλου
 ὁ Ἀριμαθαίας
 ἐν τάφῳ Σὲ κηδεύει.

Μυροφόροι ἦλθον
 μύρα Σοί, Χριστέ μου,
 κομίζουσαι προφρόνως.

Δεὖρο πᾶσα κτίσις, ὔμνους ἐξοδίους, προσοΐωμεν τῷ Κτίστῃ.
Οὒς ἔθρεψε τὸ μάννα, ἐκίνησαν τὴν πτέρναν
 κατὰ τοῦ εὐεργέτου.

Ἰωσὴφ κηδεύει, σὺν τῷ Νικοδήμῳ, νεκροπρεπῶς τὸν Κτίστην.

῀Ω γλυκύ μου ἔαρ, γλυκύτατόν μου Τέκνον,
 ποῦ ἔδυ σοῦ τὸ κάλλος;

Ὑιὲ Θεοῦ παντάναξ, Θεέ μου πλαστουργέ μου, πῶς πάθος κατεδέξω;
Ἒῤῥαναν τὸν τάφον αἱ Μυροφόροι μύρα
, λίαν πρωὶ ἐλθούσαι.

῀Ω Τριὰς Θεέ μου, Πατὴρ Υιὸς καὶ Πνεῦμα, ἐλέησον τὸν κόσμον.
Ἱδεῖν τὴν τοῦ Ὑιοῦ σου, Ἀνάστασιν, Παρθένε, ἀξίωσον σοὺς δούλους.

Contributed by Gian Piero Testa - 2011/4/22 - 08:23



Language: Italian

Tentativi di traduzione di Gian Piero Testa.
Primo testo:

TUTTE LE GENERAZIONI (O MIA DOLCE PRIMAVERA)

Tutte le generazioni
offrono un inno
alla tua sepoltura, Cristo mio.
Depostoti dal legno
l'Arimateo
ti compone nel sepolcro.

[Sono giunte portatrici di profumi
balsami recando premurose
a te, Cristo mio.
Ora noi creature tutte
inni funebri offriamo al Creatore]

Quanti nutrì la manna
mossero il calcagno
verso il benefattore.
Oh quanta dissennatezza
degli assassini dei profeti
l'uccisione anche del Cristo.

[Come un servo fuor di mente
l'iniziato ha tradito
l'abisso di sapienza]

O mia dolce primavera
o dolcissimo figlio mio
dov'è sparita la tua bellezza?

[Erra l'errante
il traviato si bagna
nella tua sapienza, o mio Dio.
Fremono le menti
per l'inaudita e orribile
sepoltura del creatore di ogni cosa.
Di balsami hanno asperso
il sepolcro le mirofore
giunte di buon mattino.
Pace adunanza
salvezza per il tuo popolo
dona al tuo risveglio


Tutte le generazioni
offrono un inno
alla tua sepoltura, Cristo mio.

Secondo testo:

TUTTE LE GENERAZIONI (O MIA DOLCE PRIMAVERA)

Tutte le generazioni offrono un inno alla Tua Sepoltura, Cristo mio.
Depostoti dal legno l'Arimateo, Ti compone nel sepolcro.
Sono giunte portatrici di profumi balsami recando premurose a te, Cristo mio.
Ora noi creature tutte inni funebri offriamo al Creatore.
Quanti nutrì la manna mossero il calcagno verso il benefattore.
Insieme a Nicodemo, Giuseppe compone il Creatore come si addice a un morto.

O mia dolce primavera, o dolcissimo Figlio mio, dov'è sparita la tua bellezza?
Figlio di Dio signore d'ogni cosa, mio Dio creatore mio, come esprimerò la sofferenza?
Di balsami hanno asperso il sepolcro le Mirofore, giunte di buon mattino.
O Trinità mio Dio, Padre Figlio e Spirito, libera il mondo.
Guarda la Resurrezione del tuo Figlio, Vergine, degnati dei tuoi servi.

Contributed by Gian Piero Testa - 2011/4/22 - 08:28


Solo adesso scopro che la versione di Glykeria che ho trovato in you tube, a differenza di quelle che ho nei miei cd, sarebbe completa (senza bisogno, dunque, di tener conto della parentesi quadre) se non fosse bruscamente monca della parte finale.

Gian Piero Testa - 2011/4/22 - 09:51


try listening this from vangelis papathanasiou composer and irene papas actress
Search it on youtube

victoria - 2012/6/5 - 01:04


Riprendendo questa pagina, ti ho cancellato i punti interrogativi dalla traduzione: avevi inteso giusto. Nel greco classico l'uso dell'infinito in senso imperativo è abbastanza comune (così come in italiano: "tirare!" "scendere!"). Anche se nel secondo caso, mediante la nota costruzione dell' "accusativum cum infinito", si potrebbe intendere: "Rendi degni i tuoi servi, o Vergine, di vedere la resurrezione di tuo Figlio".

Riccardo Venturi - 2012/6/5 - 12:33



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