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Language: Greek (Modern)

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I fábrika
Στίχοι: Γιώργος Σκούρτης
Μουσική: Γιάννης Μαρκόπουλος
Πρώτη εκτέλεση: Λάκης Χαλκιάς
Άλλες ερμηνείες: Σωτηρία Μπέλλου || Άγγελος Διονυσίου || Γιάννης Κότσιρας
Από το δίσκο «Μετανάστες» - 1974

Versi di Yorgos Skourtis
Musica di Yannis Markopoulos
Prima di esecuzione di Lakis Halkiàs
Dal disco "I Metanastes" (Gli emigranti) - 1974
Altre interpretazioni: Sotiria Bellou, Anghelos Dionysou, Yannis Kotsiras
metanastes

fabbrica

In questo sito ci sono, da oggi, due canzoni che si chiamano La fabbrica. La prima è quella degli Stormy Six, che è una canzone di sciopero, di rivolta, di insurrezione contro il fascismo. Ora c'è anche questa, che invece è la fabbrica del capitalismo, la fabbrica disumana, la fabbrica contro la quale altre rivolte segnarono un periodo. Non è un caso che questa canzone sia del 1974. L'anno della fine delle dittature fasciste in Grecia e Portogallo, paesi di povertà e di emigrazione. Una canzone cruda quanto esatta. Nelle fabbriche era così, ed è tuttora. La prospettiva del licenziamento, il ricatto occupazionale, la spersonalizzazione, la solitudine. Il proprio nome rimane quasi come ultimo appiglio di umanità, da tenere segreto per paura che ti rubino anche quello. E si capisce come mai una "sinistra" che ha rinunciato ad essere tale stia facendo una fine miseranda. Questa canzone andrebbe stampata in faccia, possibilmente a calci, ai politicanti, ai finti "sindacalisti", ai "concertatori" e a tutti coloro che hanno tradito non tanto un ideale o un'ideologia, ma milioni di persone per le quali rappresentavano una speranza e un punto di riferimento per una vita che doveva essere migliore, e che invece è diventata solo più schifosa con qualche telefonino in più. [RV]
Η φάμπρικα δε σταματά
δουλεύει νύχτα μέρα
και πώς τον λεν το διπλανό
και τον τρελό τον Ιταλό
να τους ρωτήσω δεν μπορώ
ούτε να πάρω αέρα

Δουλεύω μπρος στη μηχανή
στη βάρδια δύο δέκα
κι από την πρώτη τη στιγμή
μου στείλανε τον ελεγκτή
να μου πετάξει στο αυτί
δυο λόγια νέτα σκέτα

Άκουσε φίλε εμιγκρέ
ο χρόνος είναι χρήμα
με τους εργάτες μη μιλάς
την ώρα σου να την κρατάς
το γιο σου μην το λησμονάς
πεινάει κι είναι κρίμα

Κι εκεί στο πόστο μου σκυφτός
ξεχνάω τη μιλιά μου
είμαι το νούμερο οχτώ
με ξέρουν όλοι με αυτό
κι εγώ κρατάω μυστικό
ποιο είναι τ' όνομά μου

Contributed by Gian Piero Testa - 2010/4/13 - 23:51




Language: Italian

Gian Piero Testa.
Gian Piero Testa.


Versione italiana di Gian Piero Testa
Ιταλική μετάφραση από τον Τζαν Πιέρο Τέστα
LA FABBRICA

La fabbrica non si ferma
lavora notte e giorno
e come si chiama il mio vicino
e quel matto d'Italiano
ma non ci riesco a domandarlo
non riesco neanche a respirare

Lavoro davanti al motore
nel turno dalle due alle dieci
e fin dal primo istante
mi hanno mandato il controllore
a spararmi nell'orecchio
due parole chiare e tonde

Senti amico émigré
il tempo qui è denaro
con gli operai non si parla
acchiappa il tuo momento
non ti scordare il tuo bambino
che ha fame ed è un peccato

E lì, piegato sul mio posto
non so più come si fa a parlare
io sono il numero otto
é così che tutti mi conoscono
e io me lo tengo per me
quale è il mio nome vero

Contributed by Gian Piero Testa - 2010/4/14 - 09:12




Language: English

English Translation by Maria K.
Traduzione inglese di Maria K.

I needed to recreate the song with a faithful English translation and faithful to the tune as well so it can be played in a live event in the States. I hope it might help others as well.
THE FACTORY

The mill goes on, the mill goes on, and on and on
keeps working night and day.
Man on my right, what is his name?
Or that Italian fool's? A shame...
No time to ask, I cannot ask, I shouldn't and
I wouldn't anyway...

Hands on the belt, the bloody belt, the running belt...
Around the clock, I'm in the dock, I strive.
The minute I was there, I mean,
the foreman comes to fill me in.
To give me a piece of what he called "instructions" or
"some tips to stay alive".

"See how it goes, now, amico émigré,
you have a job, a job, and 'time is money'.
You never speak to fellow men.
You come at two, you leave at ten.
You have a hungry boy to feed, it's only fair,
remember that, now, sonny."

Hands on the belt, the bloody belt, the running belt,
I have no time, no thoughts, no air, no voice.
I'm "Number eight" punching that card.
I'm "Number eight" crossing that yard.
My real me, my secret me, my name.
My only choice.

Contributed by Maria K. - 2013/11/12 - 22:01



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