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A tirannia

Rosa Balistreri
Language: Sicilian

List of versions


Related Songs

La cuda, qualchi vota, si fa testa
(Francesco "Ciccio" Giuffrida)
U pumu
(Rosa Balistreri)
La Sicilia havi un patruni
(Rosa Balistreri)


[1972]
Album "Amore, Tu Lo Sai, La Vita È Amara", ripubblicato su cd nel 2000 dall'Associazione CieloZero, edizioni Teatro del Sole.
Ccà sutta nta stu nfernu puvireddi
ah! nui simu cunnannati a tirannia.

Ca nmucca di li lupi su l’agneddi
ah! chiancitinni, chianciti oh! mamma mia.

La tirannia li carcagna ncarca
ah! l’abusu e lu putiri strica e curca.

Ca ogni nazioni ca sta terra sbarca
si diverti cu nui sempri a la turca.

Sempri lu riccu nfrunti nni rincarca
a biviri ni tocca amara urca.

E si accussì nni secuta la varca
ah! megliu ca ni nni jssimu a la furca.

Contributed by Alessandro - 2009/8/12 - 13:44




Language: Italian

Traduzione in italiano dal sito ufficiale di Rosa Balistreri
Qui sotto, in questo inferno, poveretti
noi siamo condannati a [subire] tirannia.

Che in bocca ai lupi sono gli agnelli
ah! piangeteci, piangete mamma mia.

La tirannia sottomette
l’abuso e il potere sfruttano e annientano.

Ogni nazione che questa terra invade
si diverte con noi sempre a la turca.

Il ricco sempre di più ci opprime
ci tocca bere da una amaro orcio.

E se così seguiterà la [nostra] sorte
meglio per noi finire sulla forca.

Contributed by Alessandro - 2009/8/12 - 13:47


Il brano è anche noto con il titolo "'nta stu 'nfernu"

"a la turca", cioè depredando e assassinando, come durante le prime fasi dell'invasione musulmana (827)

Alessandro - 2009/8/12 - 14:38




Language: French

Version française - LA TYRANNIE – Marco Valdo M.I. - 2009
à partir de la version italienne d'une chanson sicilienne – A Tirannia – Rosa Balistreri – 1972
LA TYRANNIE

Ici bas, dans cet enfer, pauvres de nous
Nous sommes condamnés à la tyrannie

Nous somme les agneaux dans la bouche du loup
Ah ! Pleurez nous, pleurez ô ma mère

La tyrannie nous met le carcan
L'abus et le pouvoir exploitent et tuent

Chaque nation qui envahit cette terre
S'amuse toujours de nous en barbare

Le riche nous opprime toujours plus
Et il nous faut boire une potion amère.

Et si notre destin doit être celui-là
Il vaut mieux pour nous finir pendus.

Contributed by Marco Valdo M.I. - 2009/11/22 - 20:32


Versione dei Milagro Acustico in "Rosa del Sud" [2015]

DonQuijote82 - 2015/7/28 - 12:38


I canti degli zolfatari si presentano frequentemente come canti monostrofici aventi la struttura della canzuna, ovvero di verso endecasillabo a rime alterne, anche se si possono trovare canti in forme diverse con strofe costituite da un numero di versi inferiore ad otto e spesso, soprattutto nei canti dei carusi, si presentano sotto forma di distici.

A differenza dei canti dei carrettieri, dei contadini, quelli degli zolfatari, per lo più, non venivano cantati durante il lavoro; infatti la durezza del lavoro lasciava poco spazio al canto. Tuttavia qualche eccezione la si può riscontrare.

Al riguardo, un esempio di canto di lavoro degli zolfatari viene riportato da Alberto Favara nel Corpus di musiche popolari siciliane: è il canto numero 370, indicato come appartenente alle zone di Villarosa e Caltanissetta; in esso viene evidenziata una peculiarità rispetto agli altri canti di mestiere. Infatti alla fine del canto è riportata l’annotazione:

«Alla fine di ogni frase tutti fanno forza con un suono gutturale staccando il minerale».

Il canto, formato da quattro versi, è il seguente:

Ccà sutta nta stu ‘nfernu puvireddi
ah! nui simu cunnannati a tirannia.
Ca ‘nmucca di li lupi su l’agneddi
ah! chianciti, chianciti oh! mamma mia.


Tale caratteristica è la cosiddetta ‘ncasciata ovvero un’alzata di voce alla fine di ogni verso tendente ad imitare onomatopeicamente il sordo gemito che il picconiere emetteva quando sferrava il colpo di piccone per estrarre lo zolfo.

(da Canti di Zolfatari, di Raffaele Messina)

Bernart Bartleby - 2016/10/26 - 10:37


Tradurre " A BIVIRI NI TOCCA AMARA URCA" con "ci tocca bere da un amaro orcio" è errato. In Siciliano urca non ha niente a che vedere con l'orcio; il termine è assimilabile a 'urga', con la trasformazione della g in c per questioni sia di normale 'addolcimento' di certe consonanti (D,G,B in T,C,P) sia per questioni di rima.Urga vuol dire pozza d'acqua e - in questo caso - può essere intesa come 'sorgente'.Il canto riportato è formato da due 'canzuni', anzi da un frammneto di quattro versi (riportato dal Favara al n. 370 del suo Corpus)e da una canzuna completa di otto endecasillabi riportata da Pitrè (Canti popolari, vol. I, pag. 91 ed. il Vespro, 1978). Infatti dopo i primi quattro endecasillabi la rima (eddi/ia) cambia in arca/urca).
A ogni buon conto qui di seguito una traduzione che ci pare più accurata:

Qui sotto, in questo inferno, poveretti
noi siamo condannati a [subire] tirannia.

Che in bocca ai lupi sono gli agnelli
ah! piangeteci, piangete mamma mia.

La tirannia affonda i calcagni l’abuso e il potere sfruttano e annientano.

Ogni nazione che questa terra invade
si diverte con noi sempre a la turca.

Il ricco sempre di più ci opprime
ci tocca bere da una amara sorgente

E se così seguiterà la barca meglio per noi finire sulla forca.

Francesco Giuffrida - 2018/12/31 - 19:55


Il riferimento ai turchi (si diverti ccu nui sempri a la turca)molto probabilmente fa riferimento alle scorrerie dei pirati - chiamati ora turchi, ora saracenti, ora barbareschi - attivi per secoli e fino al XIX secolo lungo le coste italiane, e non all'occupazione araba di mille anni prima.

Francesco Giuffrida - 2018/12/31 - 20:29



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