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La ballata ti lu clandestinu

La Resistenza
Language: Italian (Salentino Mesagnese)

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La ballata ti lu clandestinu - Live Campomarino


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[2006]
Album :La ballata ti lu clandestinu
Questa è la ballata ti lu clandestinu
Cristianu com' a vui, cu nnu destinu,
Stranu, a voti pacciu, di certu veru
Questa è la ballata ti lu clandestinu
No mi ‘ncimintari ci dicu “so diversu”,
Diversu di lu mundu pircé aggiu persu
Nna casa e nnu lavoru, lu pani e po' lu vinu
Questa è la ballata ti lu clandestinu

Barcuni fantasma, navi senza capitanu,
Solu cu lla spiranza ‘ffrontunu lu mari
Tutti grigi cu nnu caricu ti vita
Cu mienzi cristi piersi, muerti o alla diriva
“Quedda navi -mi ticia alli tiempi sierma-
Sontu l'albanisi ca sta cercanu nna terra”
Era lu novanta ca sbarcaunu ddo nui
E toppu quindici anni la rialtà non è cangiata mai

Sobbra tutti uguali è nnu giudiziu universali
Puerci e santi stritti cu dottori e lli fficiali
E da vagnona ca sunnava ccu si sposa
La sta catta ‘ntra nna stiva la piccina ca spittava
Mammasa voli lla muntua “Libertà”,
Ma è nnu nomi sbagliatu quedda campa ma no qua
Era megghiu “Spiranza” ca, diciunu li antichi,
“Quedda no mori mai” e, dicu iu, no mori cussì

Li guverni sannu fari solu nn'arti
Quedda ti lu rimandu, ieni crai ca sistimamu
Cussi lu poveru naufragu ca sontu
So custrettu mmi ranciu solu pi putì mangiari
Ci era trittu forsi forsi era diversu
Ci era muertu forsi forsi ca era megghiu
Malitettu mari sa dunari e sa pigghiari
Cce ti tocca certu e cuddu ca non ha tuccari

Contributed by adriana - 2008/11/13 - 19:21



Language: Italian

Traduzione in italiano dal sito ufficiale
La ballata del clandestino

Questa è la ballata del clandestino,
Persona come voi, con un destino,
Strano a volte pazzo di certo vero
Questa è la ballata del clandestino.
Non sbeffeggiarmi
se dico “son diverso”,
Diverso da tanti
perché ho perso
La casa, il lavoro,
il pane e il vino,
Questa è la ballata del clandestino.

Barconi fantasma, navi senza capitano,
Solo con la speranza affrontano il mare,
Tutti grigi con un carico di vita,
Con metà dei tanti persa,
morta o alla deriva.
“Quella nave” –mi diceva mio padre–
“sono gli albanesi che cercano una terra”,
Era il ‘90 che sbarcavano da noi,
E dopo quindici anni
la realtà non è cambiata mai.

Sopra tutti uguali, è un giudizio universale,
Porci e santi stipati con dottori ed ufficiali
E quella ragazza che sognava di sposarsi
La sta avendo in una stiva
la bambina che aspettava..
Vorrebbe chiamarla “Libertà”,
Ma è un nome sbagliato,
quella c’è, ma non qua.
Forse meglio “Speranza”,
che dicevano gli antichi,
Quella “non muore mai”
e, dico io, non muore così.

Chi comanda conosce solo un’arte,
Quella del rimando,
“vien domani che sistemiamo”,
Così, il povero naufrago che sono,
son costretto ad arrangiarmi
solo per poter mangiare.
Fossi furbo forse forse sarebbe diverso,
Fossi morto forse forse sarebbe meglio,
Maledetto mare sai donare e pigliare
Quel che ti spetta
e quel che non dovresti mai toccare.

Contributed by dq82 - 2015/10/26 - 12:45


Clandestina denunciata dai medici dopo il parto al Fatebenefratelli

Da napoli.repubblica.it

di Conchita Sannino

Ora Abou sorride in una culla povera, dentro le case-alveare per immigrati clandestini o regolari di Pianura. È un neonato nero che non sa di avere ventisei giorni di vita e, alle spalle, già un'amara esperienza del mondo. Abou è il volto di un caso politico e sociale. Forse la prima volta in Italia in cui una norma - quella voluta dalla Lega nel pacchetto sicurezza, quella che invita i medici a denunciare i pazienti senza permesso di soggiorno: ma a tal punto controversa da avere spaccato persino i compattissimi deputati del Pdl - è stata applicata prima ancora di diventare tale.

"Un caso illegittimo, gravissimo", denuncia l'avvocato napoletano Liana Nesta. "Delle due l'una - aggiunge il legale - o nell'ospedale napoletano Fatebenefratelli c'è un medico o un assistente sociale più realista del re che ha messo in pratica una legge non ancora approvata dagli organi della Repubblica; oppure qualcuno ha firmato un abuso inspiegabile ai danni di una madre e cittadina". Una storia su cui promettono battaglia anche gli operatori dell'associazione "3 febbraio", da sempre al fianco degli immigrati, anche clandestini, per le battaglie di dignità e rispetto.

La storia di Abou e di sua madre Kante è il percorso sofferto di tante vite clandestine, costantemente in bilico tra vita e disperazione, morte e rinascita. Kante è vedova di un uomo ucciso, quattro anni fa, dalla guerra civile che dilania la Costa d'Avorio e la sua città di Abidjan. Rifugiatasi in Italia nel 2007, inoltra subito richiesta di asilo politico, che le viene negato due volte: e attualmente pende il ricorso innanzi al Tribunale di Roma contro quella bocciatura.

Intanto, stabilitasi a Napoli, Kante si innamora di un falegname di Costa d‘Avorio, resta incinta, si fa curare la gravidanza difficile presso l'ospedale San Paolo, con sé porta sempre alcuni documenti e la fotocopia del passaporto, trattenuto in questura per un'istanza parallela di permesso di soggiorno, non ancora risolta.

Quando - il 5 marzo scorso - Kante arriva all'ospedale Fatebenefratelli per partorire il suo bimbo ("al San Paolo non c'era un posto"), dal presidio sanitario scatta un fax verso il commissariato di polizia di Posillipo che chiede "un urgente interessamento per l'identificazione di una signora di Costa d'Avorio". Ovvero: la denuncia. Esattamente ciò che la contestatissima norma - voluta dalla Lega nell'ambito del pacchetto sicurezza, e già approvata al Senato - chiede. Proprio il nodo che ha provocato il dissenso di un centinaio di deputati del Pdl, lo scorso 18 marzo. In testa, la deputata Alessandra Mussolini, che guidava la rivolta con un esempio-limite: "Far morire una donna clandestina di parto perché non può andare in ospedale altrimenti i medici la denunciano? Eh, no. Inaccettabile".

Aggiunge l'avvocato Nesta: "Siamo di fronte a un'iniziativa senza precedenti. Non è mai accaduto che una donna extracomunitaria, che si presenta al pronto soccorso con le doglie, ormai prossima al parto, venga segnalata per l'identificazione", spiega pacatamente Liana Nesta. E aggiunge: "Come se non bastasse, Kante non ha potuto allattare suo figlio nei suoi primi giorni del ricovero: lo ha visto per cortesia di alcuni sanitari che glielo hanno adagiato tra le braccia, ma non ha potuto allattarlo". La Nesta è una legale impegnata da anni nelle rivendicazioni dei diritti essenziali, al fianco di immigrati o di parenti di innocenti uccisi dalle mafie. L'ultima condanna, in ordine di tempo, la Nesta l'ha ottenuta a dicembre scorso, come avvocato di parte civile, per i killer di Gelsomina Verde, la ragazza innocente assassinata e poi data alle fiamme dai sicari di Scampia. Un'altra fragile vita per la quale invocare giustizia.

CCG/AWS Staff - 2009/4/1 - 12:00



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