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Ir Ysebahn

Mani Matter
Language: Alemannic (Bärndüüdsch)

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Related Songs

10,25
(Mulini a Vento)
Dynamit
(Mani Matter)
Il treno che viene dal sud
(Sergio Endrigo)


[1972]
Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel: Mani Matter
Album / Albumi: Ir Ysebahn [1973]

rorhof


Mani Matter era un grosso consumatore di due cose: sigarette e viaggi in treno. Tant'è che una delle sue fotografie più celebri lo ritrae mentre si sporge, eterna sigaretta in bocca, dal finestrino di un vagone per non fumatori. E, del resto, da questa canzone prese nome un intero suo album, postumo essendo uscito nel 1973, che si intitola -appunto- Ir Ysebahn (“Nel treno”), e la cui copertina consta di un Mani Matter un po' assorto, seduto in una vecchia carrozza ferroviaria coi sedili di legno, vuota, svizzerescamente pulitissima e leggermente inquietante. Poiché la canzone che, siore e siori, vado a presentare è una delle sue ultime, è quasi impossibile non scorgervi una sorta di cupo presentimento della morte; morte che, proprio per Mani Matter, indefesso viaggiatore in treno, avvenne -quasi con tremendo humour noir- in automobile. Ma non c'è soltanto questo, naturalmente; sui treni avviene spesso una sorta di parabola umana. Avete presente, anche sui treni attuali, quelle serie di quattro sedili disposti due davanti agli altri due; cosicché, almeno quando non c'era ancora il “distanziamento sociale” (che, a mio parere, sarebbe più opportuno definire asociale), due persone viaggiano nel senso di marcia del treno e le altre due in senso contrario? C'è a chi dà molto fastidio viaggiare contrariamente al senso di marcia; io, ad esempio, sono tra quelli e lo evito quando possibile, pur avendo un'ovvia predilezione per quei sedili “a quattro” perché posso tenere un po' stese le mie gambe lunghe. Càpita poi che non si possa, e persino che ti ritrovi davanti degli sconosciuti in vena di discussione, non di rado che ce l'hanno col mondo intero e che non ammettono nessun tipo di contraddittorio con l'altrettanto sconosciuto che sta loro davanti. Mani Matter si era accorto non soltanto che, a volte, questo genere di cose finisce male, a male parole e persino a botte. Per dire la verità, mi è capitato di avere discussioni un po' accese su un treno (e in autobus), ma ai cazzotti non ci sono mai arrivato. Forse anche per questo, in treno cerco di sistemarmi sempre in qualche posto dove nessuno mi interpelli chiedendo il mio parere su questo o quell'argomento, o cerchi di attaccare bottone. Ma mi è successo di assistere a discussioni fino al limite dei cazzotti. Le piccole guerre ferroviarie di tutti i giorni.

E così, pian piano si arriva al capolinea, alla stazione finale...

"Possiamo dire che fu proprio lo shock della sua scomparsa a far emergere una sorta di malinconia e di cupo presentimento della morte che, più o meno in filigrana, permeava la sua poesia. […] ([La stazione di Rorschach - oltre ad avere il suono sinistro delle famose macchie del test psicologico - è una località della Svizzera prossima al confine con l'Austria, quindi presumibilmente un capolinea)."


ysebaAvrete notato il testo dentro al riquadro. Quando, in questo sito, si riportano parole riquadrate, usualmente si tratta di una citazione. Sì, perché, in Italia, non è la prima volta che qualcuno parla di Mani Matter; forse anche un po'....ispirato dal sottoscritto, di Mani Matter aveva scritto qualcosa Alessio Lega nel n° 417 di “A – Rivista Anarchica” del giugno 2017. Probabilmente l'unica cosa su Mani Matter che sia stata mai stampata in una pubblicazione appartenente al territorio italiano (in Svizzera, con ogni probabilità, qualcosa ci deve essere in lingua italiana). Tra le altre cose (e c'è anche, seppur lievissimamente modificata, la mia vecchia traduzione di Dynamit), parla brevemente anche di questa canzone che si va oggidì a presentare e, inoltre, mi fornisce un'altra pausetten perché, garantisco, tradurre dall'alemannico bernese non è una sinecura (e sento già il famoso uccellino che mi cinguetta attorno: “Ma te l'ha forse ordinato il dottore...?”). La traduzione italiana che accompagna questa canzone non è mia; è tra le cinque presenti in quella pagina della Rivista Anarchica. Una è mia (quella di Dynamit, appunto) e le altre sono di Andrea Tognina. Come scrive Alessio Lega (e riecco il riquadro):

Fare quest'articolo è stato possibile grazie allo straordinario lavoro di diffusione culturale di Riccardo Venturi e del sito “Canzoni contro la guerra” e soprattutto di Andrea Tognina che ci ha non solo fatto conoscere Mani Matter, ma che ci ha dato delle chiavi per entrare nel cuore di quel particolare modo di essere svizzeri (oltre ad averci fatto assaggiare della vera gruviera). Se Mani Matter riposa lì, a due passi da Michail Bakunin, è forse un caso, ma non certo una disdetta.


In questo modo, ho il piacere di rendere omaggio a Alessio Lega per le sue parole, a Andrea Tognina (che non conosco, ma che saluto lo stesso se per caso avesse modo di leggere queste righe) e a “A-Rivista Anarchica”, rivista sulla quale, per anni e anni, Alessio Lega ha tenuto una rubrica, intitolata “....e Compagnia Cantante”, nella quale ha passato in rassegna la canzone d'autore di ogni paese e in ogni lingua. Purtroppo, come vedete, sto parlando al passato. “A-Rivista Anarchica” ha cessato le pubblicazioni poco tempo fa, ed in un modo inatteso e tragico che, pure, ha qualcosa a che vedere con i treni. Il suo iniziatore e direttore, Paolo Finzi, si è dato la morte nell'estate del 2020; non ha deciso “dio”, ha deciso lui. Un giorno d'estate dell'anno I della Pandemia, per motivi che a lui solo appartengono, ha camminato per un'ora incontro al treno su una ferrovia in Romagna, vicino a Forlì; e, alla fine, il treno è arrivato. Il capolinea, come la Rorschach della canzone di Mani Matter. Con Paolo Finzi, se n'è andata anche la Rivista Anarchica, se n'è andata la Compagnia Cantante e se ne sono andate mille altre cose, ivi compresa l'unica grammatica in italiano del romanes, la lingua dei Rom, pubblicata da “A” in un gigantesco inserto alcuni anni fa.

Treni, appunto. Treni che vanno e treni che vengono. Con questo termina la mia pausetten; si tornerà, dalle prossime canzoni, a esplorare le canzoncine dell'avv. Matter in modo autonomo, con pochi compagni di strada e ancor meno binari già tracciati. [RV]
Ir Ysebahn sitze die einte ä so,
Dassi alles was chunnt
Scho zum Vorruss gseh cho
Und dr Rügge zue cheere
Dr Richtig vo wo
Dr Zug chunnt.
Die andre die sitze im Bank wisawii,
Dassi lang no chöi gseh
Wo dr Zug scho isch gsii,
Und dr Rügge zue cheere
Dr Richtig wo hii.

Dr Zug fahrt
Itz schtellet nech vor,
Jede bhouptet eifach,
So win ärs gseht sigs richtig
Und scho heisi Krach,
Si gäbe enander mit Schirme ufs Dach,
Dr Zug fahrt
Und ou wenn dr Kondüktör itze no chunnt,
So geit dr däm Sachverhalt nid ufe Grund
är seit nume was für ne Ortschaft itz chunnt,
S isch Rorschach.

Contributed by Riccardo Venturi - 2021/4/19 - 21:05




Language: Italian

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös: Andrea Tognina
--> A - Rivista Anarchica n° 417, giugno 2017

Andrea Tognina.
Andrea Tognina.
Nel treno

Nel treno gli uni si siedono
per poter vedere prima ciò che ti viene incontro
e girano la schiena al contrario del verso
da cui viene il treno.

Gli altri si siedono sul sedile di fronte
per poter guardare ancora dove il treno è passato
e danno la schiena al verso
in cui va il treno.

E dunque è chiaro che ciascuno pretende
che il verso in cui prende le cose sia il solo giusto
e di colpo s'insultano e si prendono a botte
mentre il treno avanza.

E seppure il controllore arriva
non gli importa di dire la sua sulla questione
dice solo qual è la prossima stazione
è Rorschach...

Contributed by Riccardo Venturi - 2021/4/19 - 21:10




Language: Czech

Versione ceca / Czech version / Version tchèque / Tšekinkielinen versio: Jan Řepka

VE VLAKU

Ve vlaku jedni si sedají tak,
aby dopředu viděli, co přijde pak,
a zády se točí k tomu, odkud ten vlak
přijíždí.

Druzí si zas sedají vis a vis,
aby to, co míjí, z očí neztratili,
a zády se točí k tomu, kam ten dravý
vlak míří.

A teď kdosi křikne: jen jedno platí,
můj výhled, ne tvůj. A už se mlátí
a mydlí se po hlavách paraplaty,
vlak drncá.

Ale průvodčí vstoupivší do pranice
nehodlá nikterak účastnit se,
jen ohlásí suše: příští stanice
Lanškroun.

Contributed by Stanislava - 2021/4/20 - 14:24




Language: French

Version française – DANS LE TRAIN – Marco Valdo M.I. – 2022
D’après la traduction italienne Nel treno de Andrea Tognina ( --> A – Rivista Anarchica n° 417, giugno 2017)
et du texte original de la chanson suisse – alémanique (Bärndüüdsch) – Ir Ysebahn – Mani Matter – 1972

Paroles et musique : Mani Matter
Album : Ir Ysebahn [1973]

Mani Matter tram


Mani Matter (de son vrai nom Hans-Peter Matter) est né le 4 août 1936 à Herzogenbuchsee et mort le 24 novembre 1972 à Kilchberg.

Mani Matter était un grand consommateur de deux choses : les cigarettes et les voyages en train. À tel point que l’une de ses photographies les plus célèbres le montre penché à la fenêtre d’un wagon non-fumeur, son éternelle cigarette à la bouche. Cette chanson a également donné son nom à un de ses albums entiers, sorti à titre posthume en 1973, intitulé Ir Ysebahn (« Dans le train »), dont la couverture représente un Mani Matter plutôt absorbé, assis dans un vieux wagon vide, helvétiquement très propre et légèrement inquiétant, avec ses sièges en bois. La chanson que je vais vous présenter étant l’une de ses dernières, il est presque impossible de ne pas y déceler une sorte de sombre présage de la mort ; mort qui, pour Mani Matter lui-même, infatigable voyageur en train, s’est produite dans un terrible accident de voiture. Mais ce n’est pas tout, bien sûr ; une sorte de parabole humaine se déroule souvent dans les trains. Vous savez, même dans les trains d’aujourd’hui, ces séries de quatre places sont disposées deux par deux les unes devant les autres ; de sorte que, du moins lorsqu’il n’y avait pas de « distanciation sociale » (qu’il serait plus approprié, à mon avis, de qualifier d’asociale), deux personnes voyagent dans le sens de la marche du train et les deux autres dans le sens opposé. Je fais partie de ces personnes et j’évite ce genre de situation dans la mesure du possible, même si j’ai une préférence évidente pour les sièges à quatre voies, qui me permettent d’étirer un peu mes longues jambes. Il arrive que l’on ne puisse pas, et même que l’on se retrouve face à des inconnus qui ont envie de discuter, qui sont souvent en colère contre le monde entier et qui n’admettent aucune forme de contradiction de l’inconnu en face d’eux. Non seulement Mani Matter s’est rendu compte que, parfois, ce genre de choses se termine mal, par des mauvais mots et même par des coups. Pour vous dire la vérité, j’ai eu quelques discussions animées dans un train (et dans un bus), mais je n’en suis jamais venu aux mains. C’est peut-être aussi pour cela que j’essaie toujours de trouver un endroit dans le train où personne ne me demande mon avis sur tel ou tel sujet, ou n’essaie de me faire la conversation. Mais j’ai été témoin de discussions qui ont frôlé les coups de poing. La petite guerre des trains du quotidien.

Et ainsi, lentement, vous arrivez à la fin de la ligne, à la station finale……

« On peut dire que c’est précisément le choc de sa mort qui a fait naître une sorte de mélancolie et de pressentiment lugubre de la mort qui, plus ou moins en filigrane, a imprégné sa poésie. […] ([La station Rorschach – en plus d’avoir le son sinistre des célèbres taches de test psychologique – est un endroit en Suisse proche de la frontière avec l’Autriche, donc vraisemblablement un terminus)".


Vous avez peut-être remarqué le texte à l’intérieur des guillemets. Lorsque, sur ce site, des mots sont mis en exergue, il s’agit généralement d’une citation. Oui, parce que, en Italie, ce n’est pas la première fois que quelqu’un parle de Mani Matter ; peut-être même un peu… inspiré par votre serviteur, Alessio Lega avait écrit quelque chose sur Mani Matter dans le n° 417 de " A – Rivista Anarchica " en juin 2017. Probablement la seule chose sur Mani Matter qui ait jamais été imprimée dans une publication appartenant au territoire italien (en Suisse, selon toute probabilité, il doit y avoir quelque chose en italien). Entre autres choses (et on y trouve aussi, bien que légèrement modifiée, mon ancienne traduction de Dynamit), il parle aussi brièvement de cette chanson qui nous est présentée aujourd’hui et, en outre, me fournit une autre pausetten car, je vous le garantis, traduire de l’alémanique bernois n’est pas une sinécure (et j’entends déjà le fameux petit oiseau gazouiller autour de moi : « Mais est-ce que le médecin vous a ordonné de le faire… ?"). La traduction italienne qui accompagne cette chanson n’est pas la mienne ; elle est parmi les cinq qui figurent sur cette page de Rivista Anarchica. L’une est de moi (celle de Dynamit, en fait) et les autres sont d’Andrea Tognina. Comme l’écrit Alessio Lega (et voici à nouveau la citation) :

« La réalisation de cet article a été possible grâce à l’extraordinaire travail de diffusion culturelle de Riccardo Venturi et du site « Chansons contre la guerre » et surtout d’Andrea Tognina qui non seulement nous a fait connaître Mani Matter, mais nous a donné les clés pour entrer au cœur de cette façon particulière d’être suisse (en plus de nous avoir fait goûter du vrai gruyère). Si Mani Matter repose là, à deux pas de Michail Bakounine, c’est peut-être un hasard, mais certainement pas une disgrâce. »


J’ai ainsi le plaisir de rendre hommage à Alessio Lega pour ses paroles, à Andrea Tognina (que je ne connais pas, mais que je salue tout de même si par hasard il avait la chance de lire ces lignes) et à « A-Rivista Anarchica », une revue dans laquelle, pendant des années et des années, Alessio Lega a tenu une rubrique intitulée "…e Compagnia Cantante », dans laquelle il passait en revue la chanson de chaque pays et dans chaque langue. Malheureusement, comme vous pouvez le constater, je parle au passé. « A-Rivista Anarchica » a cessé de paraître il y a peu, et d’une manière inattendue et tragique, cela a aussi un rapport avec les trains. Son initiateur et directeur, Paolo Finzi, s’est donné la mort à l’été 2020 ; “dieu” n’a pas décidé, c’est lui qui a décidé. Un jour d’été de l’an I de la pandémie, pour des raisons qui n’appartiennent qu’à lui, il a marché pendant une heure pour rejoindre le train sur une voie ferrée en Romagne, près de Forli ; et, finalement, le train est arrivé. La fin de la ligne, comme le Rorschach de la chanson de Mani Matter. Avec Paolo Finzi, la Rivista Anarchica est partie, la Compagnia Cantante est partie et mille autres choses sont parties, dont la seule grammaire en italien du romani, la langue des Roms, publiée par “A” dans un énorme encart il y a quelques années.

Les trains, en effet. Les trains qui partent et les trains qui arrivent. Ceci termine ma pausetten ; nous reviendrons, dès les prochains chants, explorer les petites chansons de l’avocat Matter de façon autonome, avec peu de compagnons de route et encore moins de pistes déjà tracées. [RV – Riccardo Venturi]

DANS LE TRAIN

Pour voir d'où vient le vent,
Les uns s’asseyent face vers l’avant,
Dos à la direction d’où vient
Le train.

De l’autre côté, où on voit
Vers où le train s’enfuit,
Les voyageurs s’asseyent vis-à-vis
Pour voir où va le convoi.

Du côté où le train s’en va
Et le dos à l’envers.
C’est la loi du chemin de fer
Que le train roule tout droit.

De là, il est évident
Que chacun prétend
Que du bon côté, il mate
Et alors voilà,
Ils s’insultent et se battent.
Et le train s’en va tout droit.

Et quand le contrôleur arrive finalement,
Il ne se soucie pas de la question ;
Il dit juste : « La prochaine station,
C’est Rorschach, terminus et tout le monde descend. »

Contributed by Marco Valdo M.I. - 2022/1/22 - 19:10



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