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Rojava Libero

Gang
Language: Italian

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Revolution
(Helly Luv)
Dago
(Gang)
All'ultimo sangue
(Gang)



2020
Ritorno al fuoco
fuoco




Rojava Libero” sta a “RITORNO AL FUOCO“ come “Libre El Salvador” sta a “Tribes Union“.
In questo ultimo disco ho voluto cantare 4 “Utopie“ che, negli ultimi tempi, si sono realizzate, si sono “storicizzate”, materializzate, nella Storia dell’Umanità. Ma anche 4 Grandi CHIAMATE alle quali il nostro Paese, come gran parte dell’Occidente, ha in gran parte, disertato…almeno fino ad ora.

La nuova Intifada del Kashmir in “AZADI”, gli orrori che i governi indiani da anni perpetrano in questa regione ai confini col Pakistan, di cui in Italia non si sa e non si dice niente di niente…La regione piu’ militarizzata del mondo, coprifuoco migliaia di arresti, incursioni notturne nei villaggi, sparizioni forzate, pestaggi e torture, anche di ragazzini. Gli tone pelters (i giovanissimi delle sassaiole, l’intifada dei kashmiri contro le forze di sicurezza indiane)….Un’altra canzone è “EL PEPE“ dedicata alla visione grande, all’Utopia del “tutto il potere alla Felicita’” che trova in Pepe Mujica l’ambasciatore, il profeta, il messaggero. La terza “ UN TRENO PER RIACE” è dedicata a Riace, o meglio al “modello Riace”, quello dell’accoglienza, della Interazione con l’Altro, un modello sconfitto ma che arde ancora sotto la cenere e che va assolutamente ripreso e riacceso al piu’ presto....

E la quarta canzone è “ ROJAVA LIBERO”. L’ultima Frontiera! L’orizzonte che chiama al Futuro dell’Umanità. Potrei stare qua a scrivere pagine su pagine del “miracolo sulla Terra“ del Rojava. …Il confederalismo democratico, un modello che è esattamente l’opposto dello Stato-nazione considerato fino a ora dall’occidente.
Nel nord-est della Siria si è realizzata un’Utopia. I punti di riferimento ideologici di questo confederalismo, infatti, sono due: ecologismo e femminismo.

Öcalan, in prigione, ha approfondito i testi del filosofo anarchico ed ecologista Murray Bookchin la cui proposta teorica per l’anarchismo contemporaneo è il municipalismo e l’ecologismo libertario. Convinto che questa possa essere una strada per i curdi. Pkk e Ypg hanno aderito tutte e due a questa proposta.

La combattente dell'YPJ Viyan Antar, uccisa nel 2016 durante un attacco dell'ISIS
La combattente dell'YPJ Viyan Antar, uccisa nel 2016 durante un attacco dell'ISIS


E in questa Rivoluzione il ruolo delle donne è stato fondamentale, decisivo e capace di fare la Differenza. La parità tra uomini e donne che si contrappone al modello sociale patriarcale e all’oppressione storica dell’uomo sulla donna, e si fonda sulla parità di diritti e sulla partecipazione alla vita pubblica. Il femminismo che si attua attraverso misure concrete: per esempio al vertice di ogni istituzione ci sono sempre obbligatoriamente un uomo e una donna. «Questo vale ad esempio per scuole, ospedali, università; nel 2016 è stata anche fondata l’Università delle donne. Anche le cooperative che gestiscono le attività agricole, che sono una parte importante della società perché il Rojava è ecologista, hanno a capo un uomo e una donna. Ci sono luoghi di discussione per le donne, centri organizzati per l’accoglienza di donne che hanno bisogno di sostegno». E in questo “modello” convivono pacificamente minoranze come Armeni, Turkmeni, Yazidi…

Il Rojava ha insegnato a tutti noi che non c’è piu’ bisogno di “dare l’Assalto al Cielo” perche’ il Paradiso si puo’ benissimo costruire e conquistare qui, sulla Terra
Finisco con una confessione…queste canzoni le ho scritte perché mosso da una voglia, da un desiderio che è quello di mandare affanculo la solita lagna che si ascolta ovunque e da tempo in questo Paese..” ma è tutto finito, ormai non c’è piu’ niente e nessuno per cui vale la pena lottare, ecc ecc ecc…” Ecco! queste canzoni non sono la solita lagna ma “cantano” tutta un’Altra Verità…

Marino Severini


Si torna al combat-rock più puro con la successiva Rojava libero, grido di speranza per la regione autonoma a nord-est della Siria che prende il nome da un termine curdo che significa “occidente” e costituitasi in seguito alla guerra civile siriana sulla base di valori come ecologismo, femminismo e confederalismo, ma anche laicità, decentramento, uguaglianza di genere, tolleranza multietnica e multi-religiosa. Introdotta dal suono dolce del mandolino, il brano lascia ben presto spazio alle chitarre elettriche di Sandro Severini, che nel finale si lancia in un assolo degno delle storiche Le radici e le ali o La lotta continua, così come della più recente Sangue e cenere. Nel complesso la canzone è un ottimo esempio – l’ennesimo da parte dei Gang! – di come si possa fare ancora canzoni impegnate e soprattutto del buon rock in italiano senza per forza scrivere testi di merda, buoni solo per qualche passaggio in più nelle radio: “Fiore del deserto, terra del tramonto, ultima preghiera, lingua dei profeti, popolo di eroi, sangue sulla pietra, stella che risplendi rossa come il fuoco, tu sei la bandiera, fiume che risorgi nei secoli dei secoli ad ogni primavera… Rojava libero, Rojava libero!”.
Radio Flâneur
Fiore del deserto, terra del tramonto, ultima preghiera,
lingua dei profeti, popolo di eroi, sangue sulla pietra,
stella che risplendi rossa come il fuoco, tu sei la bandiera,
fiume che risorgi nei secoli dei secoli ad ogni primavera

Rojava libero, Rojava libero, Rojava libero, Rojava
Rojava libero, Rojava libero, Rojava libero, Rojava

Notte senza fine, l'urlo di una madre sopra le rovine,
L'inferno che ti assedia, la cenere nel vento, la fuga oltre confine
Figlia del sole, tu che dai la vita, tu che dai battaglia
Il profeta del cielo lungo il tuo sentiero fino alla vittoria

Rojava libero, Rojava libero, Rojava libero, Rojava
Rojava libero, Rojava libero, Rojava libero, Rojava

Sangue del mio sangue, sangue di Guernica, sangue del Rojava
La casa che va in fiamme, il pianto delle donne, Il fiore sulla spada
Stella del deserto, terra del tramonto, ultima frontiera
Tornerà il giardino, finirà il diluvio, sarà primavera

Rojava libero, Rojava libero, Rojava libero, Rojava
Rojava libero, Rojava libero, Rojava libero, Rojava

Contributed by Dq82 - 2021/3/4 - 18:16


Gianni Sartori - 2021/10/19 - 10:03


COPRIFUOCO IN ROJAVA

(Gianni Sartori)

Anche una rivoluzione radicalmente democratica e libertaria (nel senso tradizionale, non di "ultraliberista") come quella del Rojava può essere messa nella condizione di dover ricorrere a mezzi straordinari . Mezzi che, fatalmente, contemplano anche aspetti autoritari, coercitivi. Toccò perfino alla colonna Durruti nel ’36 quando procedeva di villaggio in villaggio per consentire (non imporre: erano autogestite dai contadini poveri e senza terra) le collettivizzazioni a spese dei proprietari terrieri spesso schierati con i franchisti.

Analogamente il Comitato degli Affari interni dell’AANES (l’Amministrazione autonoma del nord e dell’est della Siria) si è vista costretta a imporre un “coprifuoco totale” (24 ore su 24) per almeno una settimana nel cantone di Hassaké (dove le milizie dello stato islamico hanno attaccato un carcere cercando di far evadere i loro affiliati qui detenuti).Nelle altre città del nord e dell’est della Siria viene invece decretato un “coprifuoco parziale per la sicurezza della regione” (dalle ore 18 alle sei del mattino).

Sicuramente un’imposizione che non mancherà di creare difficoltà e disagi alla popolazione, ma a questo punto diventata non procrastinabile.

Gli attacchi congiunti dell’esercito turco (coadiuvato dai suoi mercenari) e di Daesh non consentono esitazioni.

La durata per ora prevista va dal 24 al 31 gennaio. In questo periodo rimarranno in attività soltanto attività essenziali come i panifici, i mulini, gli ambulatori, le stazioni di servizio e gli uffici delle amministrazioni comunali. Anche i trasporti tra una città e l’altra saranno sottoposti a tali restrizioni.

Del resto, come si diceva, la situazione è grave.
L’ultimo bilancio (purtroppo si teme parziale e provvisorio) parla di almeno 17 combattenti (tra membri delle FDS e delle forze di sicurezza interna, oltre ad alcuni volontari) rimasti uccisi negli scontri con le milizie jihadiste intorno al carcere di Sina. I feriti finora segnalati sarebbero oltre una ventina.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/1/23 - 23:34



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