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Language: Greek (Modern)

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(Nikos Kavvadias / Νίκος Καββαδίας)
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(Gian Piero Testa)
Ένας νέγρος θερμαστής από το Τζιμπουτί
(Nikos Kavvadias / Νίκος Καββαδίας)


Kuro Siwo
[1947]

Ποίημα / Poesia / A Poem by / Poème / Runo :
Níkos Kavvadías

Μουσική / Musica / Music / Musique / Sävel:
Thanos Mikroutsikos

Ερμηνεία / Interpreti / Performed by / Interprétée par / Laulavat:
Giannis Koutras [Γιάννης Κούτρας]

'Αλμπουμ / Album:
Σταυρός του Νότου [Stavrós tou Nótou] [1979]






*L’immagine

Yannis Tsarouchis [Γιάννη Τσαρούχη] fu un pittore greco di grande levatura. Il ritratto che ne ha dato Elytis, riportato nel sito segnalato, centra in poche righe l’artista e l’opera (rassegna sullo stesso sito citato). L’immagine proposta fece parte dell’illustrazione per la raccolta di poesie Pousi. Lo stile è quello del gruppo artistico Armos, di cui Tsarouchis fu cofondatore nel 1949.
Si rifletta per qualche momento sull’immagine: l’aria assente della ζουμπουρλουδικα /grassoccia, l’approccio non proprio convinto del marinaio, lo specchio che indica il suo doppio etc. Cosa suggerisce di primo acchito, i prodromi di un amplesso mercenario o l’espressione di una solitudine incommensurabile ?
L’editore Karavia non avrebbe potuto fare scelta più azzeccata per illustrare la raccolta.


Il titolo

La Kuroshio è una corrente calda che origina dalle Filippine, lambisce la parte meridionale del Giappone e confluisce nella corrente del Pacifico settentrionale. Trasporta acqua calda contribuendo a temperare il clima delle zone settentrionali. Il nome in giapponese è composto da 潮 [kuro] /nero e 潮 [Cháo] /marea. Nero è riferito al colore scuro che in realtà è blu molto intenso.
Anche questa canzone, come la maggior parte musicate da Thanos Mikroutsikos sui testi di Kavvadias, è inclusa nella raccolta Πούσι [ Pousi ] / Oscurità, a cui si è fatto cenno in Σταυρός του Νότου.

Le precisazioni antecedenti, anche se spartane, potrebbero essere suggestioni sufficienti per inquadrare la canzone e la poetica di Kavvadias del secondo periodo. Si ritiene utile però, per agevolare ulteriormente la lettura e la fruizione della canzone, riportare un’analisi di un insigne grecista francese, Michel Volkovitch, appassionato di Kavvadias. È un commento approfondito e ficcante, che segue da vicino le analisi di Meri Miké [Μαίρη Μικέ], accademica greca nota per i suoi studi su Kavvadias.
Infine chi darà un’occhiata alle traduzioni inglese e francese potrà notare che gli autori sono andati oltre
la traduzione letterale, sono riusciti a rispettare la metrica del testo originale. L’impresa, non facile, non è stata all’insegna della leziosaggine ma per trasporre la tensione ideale di Kavvadias, come si può cogliere nella parte finale del commento seguente.

Da Marabù a Nebbia, sono passati diciotto anni. Lo scenario è lo stesso, eppure che cambiamento! La vita e le sue prove, anche la guerra, hanno segnato il poeta. L'amarezza si intensifica; compaiono come lampi le preoccupazioni politiche: Kavvadìas aveva il cuore a sinistra. Ma soprattutto il discorrere si fa più denso, ellittico, talvolta opaco, pieno di allusioni oscure; la continuità narrativa scoppia, si cambia in ogni momento posto, epoca, in una continua deriva. Non ci sono più, come in Marabù, personaggi ben definiti, descritti a lungo, ma sagome fugaci; ci perdiamo nell '“io”, nel “tu”, nel “lui”; Chi sta parlando? a chi ci stiamo rivolgendo? "Tu" a volte è il poeta stesso, a volte la Donna - non più angelo o puttana, come in Marabù dove i ruoli sono distribuiti con chiarezza, ma una figura misteriosa e sfuggente che è un tutt’uno, elargisce felicità e dolore allo stesso tempo - e forse è anche il mare stesso ... In Kavvadìas, più si va avanti, più ci si perde.

E poi il verso è ancora lì. Ciò che non era affatto insolito negli anni '30 diventa assolutamente eccezionale nel dopoguerra, nell'epoca dell’egemonia del verso libero. Nuovo enigma: che il poeta mostri qui un cauto conservatorismo, vedendo in questa forma vincolata una salvaguardia, una barriera da opporre alla dispersione del contenuto? O al contrario, ha scelto l'anacronismo per il suo lato sovversivo? Strappare di soppiatto i vecchi versi dal suo rimontaggio, portare questa nave fantasma in quello che poteva essere una svolta finale, non è stato un atto di pirateria poetica?

Il verso qui porta l'ambiguità al suo apice. La solennità di questi ritmi, queste rime prorompenti, forse si tratta di omaggio con un sommesso mormorio di piacere alla tradizione - o forse un gioco beffardo. Questo scarto incongruo tra forma e contenuto, diverte, ma desta anche inquietudine. Tra commozione e derisione, il poeta ci porta più che mai in navigazione.

De Marabout à Brume, dix-huit ans ont passé. Le décor est le même, et pourtant, quel changement ! La vie et ses épreuves, la guerre aussi, ont marqué le poète. L'amertume s'approfondit ; des préoccupations politiques apparaissent par éclairs — Kavvadìas avait le cœur à gauche. Mais surtout, la parole se fait plus dense, elliptique, parfois opaque, pleine d'allusions obscures; la continuité narrative éclate, on change à tout moment de lieu, d'époque, dans une dérive continuelle. Il n'y a plus, comme dans Marabout, de personnages bien typés, longuement décrits, mais des silhouettes fugitives ; on se perd dans les «je», les «tu», les «il» ; qui parle ? à qui parle-t-on ? «Tu», c'est tantôt le poète lui-même, tantôt la Femme — non plus un ange ou une putain, comme dans Marabout où les rôles sont nettement distribués, mais une figure mystérieuse, insaisissable qui est tout ensemble, qui dispense à la fois bonheur et chagrin — et c'est peut-être aussi la mer elle-même... Chez Kavvadìas, plus on avance, plus on s'égare.

Et puis le vers est toujours là. Ce qui n'avait rien d'inhabituel dans les années 30 devient carrément exceptionnel après-guerre, à l'époque du vers libre hégémonique. Nouvelle énigme : le poète fait-il preuve ici d'un conservatisme prudent, voyant dans cette forme stricte un garde-fou, une digue face à l'éparpillement du contenu ? Ou au contraire, a-t-il choisi l'anachronisme pour son côté subversif ? Sortir en douce le vers ancien de son radoub, emmener ce vaisseau fantôme dans ce qui pouvait être une ultime virée, n'y avait-il pas là un acte de piraterie poétique ?

Le vers, ici, porte l'ambiguïté à son comble. La solennité de ces rythmes, ce rimes éclatantes, c'est peut-être un hommage ronronnant de plaisir à la tradition — ou peut-être un jeu moqueur. Ce décalage incongru entre enveloppe et contenu, il amuse — il inquiète aussi. Entre émotion et dérision, le poète nous mène plus que jamais en bateau.


[Riccardo Gullotta]
Πρώτο ταξίδι έτυχε ναύλος για το Νότο,
δύσκολες βάρδιες, κακός ύπνος και μαλάρια.
Είναι παράξενα της Ίντιας τα φανάρια
και δεν τα βλέπεις, καθώς λένε με το πρώτο.

Πέρ’ απ’ τη γέφυρα του Αδάμ, στη Νότιο Κίνα,
χιλιάδες παραλάβαινες τσουβάλια σόγια.
Μα ούτε στιγμή δεν ελησμόνησες τα λόγια
που σου `πανε μια κούφια ώρα στην Αθήνα

Στα νύχια μπαίνει το κατράμι και τ’ ανάβει,
χρόνια στα ρούχα το ψαρόλαδο μυρίζει,
κι ο λόγος της μες’ το μυαλό σου να σφυρίζει,
"ο μπούσουλας είναι που στρέφει ή το καράβι; "

Νωρίς μπατάρισε ο καιρός κι έχει χαλάσει.
Σκατζάρισες, μα σε κρατά λύπη μεγάλη.
Απόψε ψόφησαν οι δυο μου παπαγάλοι
κι ο πίθηκος που `χα με κούραση γυμνάσει.

Η λαμαρίνα! ...η λαμαρίνα όλα τα σβήνει.
Μας έσφιξε το kuro siwo σαν μια ζωνη
κι συ κοιτάς ακόμη πάνω απ’το τιμόνι,
πως παίζει ο μπούσουλας καρτίνι με καρτίνι.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/11/21 - 19:47




Language: Italian

Traduzione italiana / Μετέφρασε στα ιταλικά / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Gian Piero Testa
KURO SIWO

Al primo imbarco capitò un carico per il Sud,
comandate difficili, malaria e sonno infame.
Hanno certi strani i fanali in India,
e non li vedi, e invece parlano al capitano.

Oltre il ponte di Adamo nella Cina meridionale
caricavi sacchi di soia a migliaia.
Ma neppure un istante scordavi le parole
che incrociando le dita ti dissero ad Atene.

Penetra sotto le unghie il catrame e le fa bruciare,
da anni l’olio di pesce ti olezza nei vestiti,
e le parole di lei a fischiarti nel cervello:
" È la bussola a girare o il bastimento?".

Presto è girato il tempo e si è guastato.
Hai finito la guardia ma ti domina un gran dolore.
Stasera i due pappagalli ti sono crepati
e la scimmietta che con pena avevi ammaestrato.

La lamiera...la lamiera spegne ogni cosa.
Come una cintura ci ha stretto il Kuro Siwo
e tu guardi ancora al di sopra del timone
come di quarta in quarta la bussola va giocando.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/11/21 - 19:49




Language: English

English translation / Μετέφρασε στα αγγλικά / Traduzione inglese / Traduction anglaise / Englanninkielinen käännös:
Simon Darragh
KURO SIWO

That first trip - a southern freight, by chance -
no sleep, malaria, difficult watches.
Strangely deceptive, the lights of the Indies -
they say you don't see them at a first glance.

Beyond Adam's bridge, you took on freight
in South China - soya, sacks by the thousand,
and couldn't get out of your mind for a second
what they'd told you in Athens one wasted night.

The tar gets under your nails, and burns;
the fish-oil stinks on your clothes for years,
and her words keep ringing still in your ears:
"Is it the ship or the compass that turns?"

You altered course when the weather turned,
but the sea bore a grudge and exacted its cost.
Tonight my two caged parrots were lost,
and the ape I'd had such trouble to train.

The ship! - it wipes out all our chances.
The Kuro Siwo crushed us under its heel,
but you're still watching, over the wheel,
how, point by point, the compass dances.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/11/22 - 13:05




Language: French

Traduction française / Μετέφρασε στα γαλλικά / Traduzione francese / French translation / Ranskankielinen käännös:
Michel Volkovitch
KURO-SIWO

Première traversée, un cargo pour la Chine.
Pénibles quarts, mauvais sommeil et malaria.
Etranges phares, entre Bombay et Batavia :
c'est au dernier moment, dit-on, qu'on les devine.

Longtemps après le Pont d'Adam et Calcutta,
tu as chargé des sacs de soja plein les cales,
en trimbalant aussi à toutes les escales
ces mots qu'en Grèce à ton oreille on chuchota.

Le goudron douloureux sous les ongles se colle.
Sur toi, d'autres odeurs incrustées par les ans.
Et cette voix perdue qui siffle en toi, disant,
"Chéri, c'est le bateau qui tourne, ou la boussole ?"

Brève accalmie. Bientôt le temps s'est détraqué.
Tu as fini ton quart, mais un chagrin tenace
te suit. Ce soir, mes perroquets ont bu la tasse,
de même que mon singe à grand-peine éduqué.

La tôle du bateau !... La tôle efface tout.
Le Kuro-Siwo sombre autour de nous se noue.
Et toi, baissant les yeux - car la mer est partout -,
tu vois de quart en quart la boussole qui joue.

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/11/22 - 18:41



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