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Kartka z dziennika Akcji

Władysław Szlengel
Language: Polish

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(Lao Che)
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(Bobo Rondelli)
Colpevole di ghetto
(Gang)


[1942]
Versi di Władysław Szlengel (1914-1943)
Pubblicati in diverse raccolte, tra le quali "Co czytałem umarłym : wiersze getta warszawskiego" ("Cosa leggevo ai morti. Poesie del ghetto di Varsavia"), a cura di Irena Maciejewska (1977)
Messi in musica, nella versione in ebraico, da El Hameshorer, rock band israeliana.
Testo trovato su questo sito dedicato all'autore, creato da Halina Birenbaum e Ada Holtzman Israel nel 2003, in occasione dei 60 anni dall'insurrezione del Ghetto di Varsavia.



Alla figura di Janusz Korczak fino ad oggi c'era solo un accenno nell'introduzione a טרעבלינקע.
Questi incredibili versi furono invece scritti proprio su di lui da un testimone diretto, Władysław Szlengel, grandissimo poeta e cantore della vita nel Ghetto di Varsavia e infaticabile organizzatore della sua vita culturale dalla costituzione nel 1940 e fino alla distruzione nel maggio del 1943, dove anche Szlengel trovò la morte, abbracciato alla sua compagna.



Ho provato a scrivere qualcosa di originale sulla figura di Henryk Goldszmit, che per sè aveva scelto il nome di Janusz Korczak (1878-1942), ma le pagine che ho letto sono spesso sommarie, a volte anche incongruenti nelle informazioni. C'è che Janusz Korczak è una figura storicamente e moralmente così gigantesca che non è facile da descrivere. Per cui rimando alla pagina a lui dedicata su Gariwo. La foresta dei Giusti, salvo le poche righe qui di seguito.

Medico e pedagogo, Janusz Korczak fu un precursore, un rivoluzionario, un anti-autoritario che, in un Europa, e in una Polonia, imbevute di nazionalismo, tradizionalismo e antisemitismo, da ebreo e da socialista e da innovatore sosteneva invece che i bambini dovevano crescere in comunità fra loro, che la loro educazione doveva essere sociale e non rinchiusa in un soffocante e limitato ambito familiare. I bambini per poter crescere bene dovevano trovare le risposte fra di loro, sperimentare, scontrarsi, sbagliare, comprendere, per poter imparare e divenire poi degli adulti equilibrati e capaci e rispettosi del prossimo. L'educatore – un adulto, ma un loro pari - aveva solo il compito di aiutarli e indirizzarli, non quello di imporre ed inculcare.

A metà degli anni 30, quando il fetore del fascismo (già più che consolidato in Italia) e del nazionalismo appestavano ormai l'intera Europa (e la Polonia non era da meno, con il suo movimento Sanacja che propugnava il "risanamento morale" della nazione, aggredendo sistematicamente con le sue squadracce i rossi e gli ebrei), Janusz Korczak viaggiò in Palestina, dove si erano trasferiti parecchi suoi ex allievi, ma preferì non restare nel "focolare ebraico", che già per molti era divenuto la salvezza da pogrom e persecuzioni, e fece ritorno a Varsavia: non voleva abbandonare tutti i suoi "figli non privati", come lui li definiva, i ragazzi ospiti dell'orfanotrofio da lui fondato nel 1912, il "Dom Sierot" in via Krochmalna 92, un'esperienza totalmente improntata ai principi di giustizia, uguaglianza e fratellanza.



A un anno dall'invasione della Polonia, i nazisti concentrarono tutti gli ebrei di Varsavia nella città vecchia, creando un Ghetto, anzi, due, il Grande e il Piccolo, adiacenti ma divisi e collegati tra loro solo da una passerella. Anche Janusz Korczak e i suoi ragazzi furono reclusi lì dentro. Il padre lavorò incessantemente, fino allo sfinimento, per nutrire e proteggere i suoi figli. A partire dal maggio del 1942, Janusz Korczak ebbe anche la forza e la lucidità di scrivere un diario della loro terribile prigionia, un testamento dolorosissimo, che per fortuna non è andato perduto e che fu pubblicato per la prima volta nel 1958.



Nei primi giorni di agosto del 1942, nel corso di una delle tante azioni con cui i nazisti procedevano ad eliminare progressivamente il Ghetto, furono rastrellati anche Janusz Korczak e i suoi ragazzi. Lui, persona talmente nota, intoccabile, avrebbe potuto salvarsi, ma non lo fece, e accompagnò i suoi figli verso Treblinka.
Vedo che le varie fonti non sono concordi sulla sua fine, il 6 agosto, ancora nel corso del trasporto, o il 7, all'arrivo al campo di sterminio...
I suoi quasi 200 ragazzi, tra i 2/3 anni e i 13, furono tutti gassati all'arrivo, così come la Wilczyńska e, credo, anche altri collaboratori che avevano voluto accompagnare i loro bambini...
10 sierpnia

Dziś widziałem Janusza Korczaka
Jak szedł z dziećmi w ostatnim pochodzie,
A dzieci były czyściutko ubrane,
Jak na spacerze w ogrodzie.

Nosiły czyste fartuszki świąteczne,
Które dzisiaj już można dobrudzić,
Piątkami Dom Sierot szedł miastem,
Knieja tropionych ludzi.

Miasto miało twarz przerażoną,
Masyw dziwnie odarty i goły,
Patrzyły w ulice puste okna,
Jak martwe oczodoły.

Czasem krzyk jak ptak zabłąkany
Był dzwonem śmierci bez racji,
Apatyczni jeździli rikszami
Panowie sytuacji.

Czasem tupot i szurgot i cisza,
Ktoś w przelocie rozmowę miał spieszną,
Przerażony i niemy w modlitwie
Stał kościół ulicy Leszno.

A tu dzieci piątkami – spokojnie,
Nikt nikogo nie ciągnął z szeregu,
To sieroty – nikt stawek nie wtykał
W dłonie granatowych kolegów.

Interwencji na placu nie było,
Nikt Szterlingowi w ucho nie dyszał,
Nikt zegarków w rodzinie nie zbierał
Dla spijaczonego Łotysza.

Janusz Korczak szedł prosto na przedzie
Z gołą głową – z oczami bez lęku,
Za kieszeń trzymało go dziecko,
Dwoje małych sam trzymał na ręku.

Ktoś doleciał – papier miał w dłoni,
Coś tłumaczył i wrzeszczał nerwowo,
– Pan może wrócić... jest kartka od Brandta,
Korczak niemo potrząsnął głową.

Nawet wcale im nie tłumaczył,
Tym, co przyszli z łaską niemiecką,
Jakże włożyć w te głowy bezduszne,
Co znaczy samo zostawić dziecko...

Tyle lat... w tej wędrówce upartej,
By w dłoń dziecka kule dać słońca,
Jakże teraz zostawić strwożone,
Pójdzie z nimi... dalej... do końca...

Potem myślał o królu Maciusiu,
że mu los tej przygody poskąpił.
Król Maciuś na wyspie wśród dzikich
Też inaczej by nie postąpił.

Dzieci właśnie szły do wagonów
Jak na wycieczkę podmiejska w Lagbomer,
A ten mały z tą miną zuchwałą,
Czuł się dzisiaj zupełnie jak Szomer.

Pomyślałem w tej chwili zwyczajnej,
Dla Europy nic przecież niewartej,
że on dla nas w historie w tej chwili
Najpiękniejszą wpisuje kartę.

Że w tej wojnie żydowskiej, haniebnej,
W bezmiarze hańby, w tumulcie bez rady,
W tej walce o życie za wszystko,
W tym odmęcie przekupstwa i zdrady,

Na tym froncie, gdzie śmierć nie osławia,
W tym koszmarnym tańcu wśród nocy,
Był jedynym dumnym żołnierzem –
Janusz Korczak opiekun sieroty.

Czy słyszycie sąsiedzi zza murka,
Co na śmierć nasza patrzycie przez kratę?
Janusz Korczak umarł, abyśmy
Mieli także swe Westerplatte.

Contributed by Bernart Bartleby - 2020/3/17 - 21:26




Language: Italian

La traduzione italiana di Laura Quercioli Mincer, da "Władysław Szlengel, Cosa leggevo ai morti. Poesie e prose del ghetto di Varsavia", Sipintegrazioni 2010.
UN FOGLIO DAL DIARIO DI UNA AKTION

Janusz Korczak oggi ho veduto,
Nell’ultima marcia andare coi bambini,
E i bambini avevano vestiti puliti,
Come andassero di domenica al giardino.

Avevano grembiulini puliti, da festa,
Che ora potranno sporcare,
A file di cinque va l’Orfanotrofio,
Per la città-giungla di gente braccata.

La città aveva il viso atterrito,
Un gigante bizzarro, nudo e stracciato,
Finestre vuote guardavano la strada,
Come orbite di sguardo private.

A volte un urlo, come un uccello smarrito,
Suonava a martello per la morte insensata,
Trainati sui risciò giravano apatici
Del nostro ghetto i signori e padroni.

Scalpiccio a volte, calpestio, poi silenzio,
Qualcuno parlava camminando di fretta,
Atterrita e silenziosa, in preghiera
In via Leszno si innalzava la chiesa.

In fila per cinque marciavano calmi i bambini,
Erano orfani: nessuno accorreva per riportarli a casa,
Nessuno infilava una mancia
in mano ai colleghi dalle divise blu scuro.

Sulla Umschlagplatz nessuno interveniva, (1)
Nell’orecchio di Szmerling nessuno alitava,
Nessuno gli orologi di famiglia raccoglieva
Come compenso al lèttone ubriaco. (2)

Janusz Korczak guidava la marcia
A testa nuda, gli occhi senza paura,
A una sua tasca si aggrappava un bambino,
In braccio portava lui due piccolini.

Giunse un tale di corsa, con un foglio in mano,
Parlava e gridava nervoso:
-- Venga via! -- Ho una lettera da Brandt! (3)
Korczak scuoteva la testa, silenzioso.

Cosa doveva stare ancora a spiegare
A chi arrivava con la grazia tedesca,
come far capire a teste senz’anima
cosa significa lasciar solo un bambino.

Tutti quegli anni… una vita ostinata,
Per dare in mano a un bimbo un piccolo sole.
Potrebbe forse lasciarli ora, soli, spaventati?
Andrà con loro… avanti… senza timore.

Al re Matteuccio anche pensava
Cui la sorte risparmiò quel destino,
Re Matteuccio nell’isola selvaggia
Avrebbe scelto lo stesso cammino. (4)

E i bambini andavano ai vagoni
come partissero in gita a Lag Ba’Omer, (5)
Quel piccolino dal viso spavaldo
Si sentiva come un piccolo Shomer. (6)

E io pensai in quel momento banale
Per l’Europa privo d’ogni valore
Che lui per noi, in quel momento,
Scriveva della storia la pagina migliore.

Che in quella guerra ebraica, vergognosa,
nell’onta illimitata, nel fragore insensato,
nella lotta ad ogni costo per la vita,
nell’abisso del tradimento, del degrado,

Sul fronte, dove la morte non da’ onore
In quella danza notturna, infernale,
C’era un solo soldato valoroso:
Janusz Korczak, dei bambini il protettore.

Vicini al di là del muro, che dal reticolato
Ci osservate ogni giorno morire per niente,
ascoltate: Janusz Korczak quel giorno ha mostrato
la Westerplatte della nostra gente. (7)
(1) Umschlagplatz il nome ”tecnico" che le SS davano a uno spiazzo - originariamente destinato allo smistamento di derrate alimentari - dove venivano radunati gli ebrei del ghetto, per essere caricati sui convogli che li avrebbero portati nei campi di concentramento.

(2) Mieczysław Szmerling era un capo della polizia ebraica, famoso per la sua brutalità verso i confratelli deportati. Un collaborazionista, insomma, un kapò. Erano gli uomini di Szmerling, insieme a volontari ucraini, estoni e lettoni (i cosiddetti Trawnikimänner o Trawniki, dal nome di un paese dove, oltre al solito campo di concentramente, venivano addestrate le truppe ausiliarie naziste) a fare buona parte del lavoro sporco...

(3) Karl Brandt era un generale delle SS, un medico, responsabile del programma nazista sull'eugenetica. Vicinissimo ad Hitler, fu l'architetto dell'Aktion T4, il programma per eliminare i disabili. Condannato a morte a Norimberga, fu impiccato il 2 giugno 1948.

(4) "Re Matteuccio I. Il re bambino", un romanzo per bambini scritto da Janusz Korczak nel 1923.

(5) Festività religiosa ebraica

(6) Shomer credo che in ebraico letteralmente significhi "guardiano", in particolare di chi ha in custodia persone o cose altrui.

(7) Westerplatte è una penisola alla foce della Vistola, dove sorgeva una fortezza che nel 1939 fu un baluardo dell'inutile resistenza polacca all'invasione nazista.

Contributed by B.B. - 2020/3/17 - 22:03


10 sierpnia, 10 agosto, è la data apposta da Władysław Szlengel sulla sua poesia, che inizia con il verso „Oggi ho visto Janusz Korczak”... Quindi la datazione degli eventi sembrerebbe di 4 o 5 giorni successiva a quella normalmente accolta... ?

B.B. - 2020/3/17 - 22:17




Language: Hebrew

Traduzione ebraica di Halina Birenbaum ripresa da un sito degli El Hameshorer
דף מיומן האקציה

הַיּוֹם רָאִיתִי אֶת יָאנוּשׁ קוֹרְצָ'ק
כְּשֶׁיָּצָא עִם הַיְּלָדִים לַצַּעֲדָה הָאַחֲרוֹנָה
הַיְּלָדִים לָבְשׁוּ בְּגָדִים שֶׁל חַג
כְּמוֹ לְטִיּוּל שֶׁל שַׁבָּת בַּגִּנָּה

בִּגְדֵי חַג נְקִיִּים וְיָפִים
שֶׁהַיּוֹם כְּבָר מֻתָּר לְהַכְתִּים
חֲמִישִׁיּוֹת צָעֲדוּ הַיְּתוֹמִים
מִצְעַד יְלָדִים נִרְדָּפִים

וּבְשֶׁקֶט, בְּרֹגַע, מִצְעַד יְלָדִים
אֵין יָד שֶׁתִּמְשֹׁךְ אוֹתָם מֵהַשּׁוּרָה
אַף אֶחָד לֹא יִתֵּן בַּעֲבוּר יְתוֹמִים
שֹׁחַד לַמִּשְׁטָרָה

לֹא הִתְעָרְבוּ עַל גּוֹרָלָם בְּכִכַּר הַשִּׁלּוּחִים
אַף אֶחָד לֹא לָחַשׁ עַל אֹזֶן הַמְּפַקֵּד
אַף אֶחָד לֹא אָסַף שְׁעוֹנִים
כְּדֵי לְהַצִּיל יָתוֹם אֶחָד מִן הַמּוֹקֵד

וְהָעִיר פְּצוּעָה, אֲחוּזַת חֲרָדוֹת
אֲדָמָה עֵירֻמָּה וּקְרוּעַת דְּאָגוֹת
חַלּוֹנוֹת רֵיקִים בּוֹהִים בָּרְחוֹבוֹת
כַּאֲרֻבּוֹת עֵינַיִם מֵתוֹת

וְלִפְעָמִים זְעָקָה כְּמוֹ צִפּוֹר מְבֹהֶלֶת
וְהָאֲדוֹנִים נוֹסְעִים אֲדִישִׁים
וְלִפְעָמִים דְּהָרָה וּמַכַּת שׁוֹט כּוֹאֶבֶת
וְשִׂיחוֹת חֲפוּזוֹת וּשְׁתִיקוֹת חֲרֵדוֹת

קוֹרְצָ'ק צָעַד רִאשׁוֹן – בְּלִי כּוֹבַע
יֶלֶד אֶחָד אָחַז בְּכִיסָיו
וְהוּא – בְּשֶׁלּוֹ בְּעֵינָיו אֵין פַּחַד
שְׁנֵי יְלָדִים נָשָׂא בְּיָדָיו

מִישֶׁהוּ רָץ עִם נְיָר מְקֻמָּט
צָעַק בְּעַצְבָּנוּת, צָרַח וְהִסְבִּיר:
"אַתָּה יָכוֹל לַחֲזֹר! יֵשׁ אִשּׁוּר מִבְּרַנְדְט!"
קוֹרְצָ'ק סֵרֵב וּמַבָּט לֹא הֶחְזִיר

לֹא טָרַח לְהַסְבִּיר לְאַנְשֵׁי הַיָּזְמָה
שֶׁנִּסּוּ לְנַצֵּל קְצָת טוֹבוֹת וּקְשָׁרִים
אֵיךְ יָבִינוּ חַסְרֵי נְשָׁמָה
שֶׁאָסוּר לַעֲזֹב יְלָדִים?

כְּשֶׁרָאִיתִי אוֹתָם חָשַׁבְתִּי
לְאֵירוֹפָּה בִּכְלָל לֹא מְשַׁנֶּה
שֶׁקוֹרְצָ'ק כּוֹתֵב בַּהִסְטוֹרְיָה שֶׁלָּנוּ
פֶּרֶק כָּל כָּךְ יָפֶה

כִּי בְּאוֹתָהּ מִלְחָמָה נוֹרָאָה לְחַיִּים
בְּתוֹךְ הַשְׁפָּלָה לְלֹא סוֹף
מִסָּבִיב רַק שֹׁחַד יֵאוּשׁ וּבְגִידָה
וְלֹא מַבְחִינִים בֵּין הָרַע וְהַטּוֹב

הוּא צָעַד בַּחֲזִית בּוֹדֵד וְגֵאֶה
לְמָוֶת נְטוּל תְּהִלָּה
קוֹרְצָ'ק מֵת כְּדֵי שֶׁגַּם לָנוּ
יִהְיֶה סִפּוּר שֶׁל גְּבוּרָה

Contributed by B.B. - 2020/3/18 - 22:39



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