Language   

A Gaza

Alberto Masala
Language: Italian


Related Songs

مولود في فلسطين [Nací en Palestina]
(Emel Mathlouthi / آمال المثلوثي)
Viva Palestina
(Signor K.)
Lungometraggio
(Enzo Jannacci)


2014
Save Gaza Compilation (Free Artists For Free Gaza)

Scrivo. E nel frattempo a Gaza vanno all'appuntamento con la tragedia
quotidiana. Nella loro terra sono estranei, separati, senza domani, senza
protezioni, esplorano i margini del dolore. Maledetti dall’odio del custode che
stamattina si è svegliato più vorace. Serrati dalla sua legge, una macchina che
scava, devasta, frantuma, distrugge costruzioni e chiama a una lenta discesa
disperata in quella voragine che resta sempre aperta.
Muoiono, sospesi all'ingresso di un cielo stordito, scorticato dal filo spinato
che corrode anche la vista negata di bambini invisibili, ma con addosso ancora
l'accento della vita, che in loro risale con affanno per venire alla luce illegale
che li circonda nel fumo di una civiltà morente.
Quei loro sogni, infranti nello specchio, in me scorrono come nuvole
periodiche contaminate da rabbia inefficace. E voleranno eterni in lenti
intervalli di memoria che non saranno mai raffigurati perché state
abbandonando il libro che si chiude sulle loro vite.
E ne ho sentito esplodere i drammi sovrumani. Stanno tra gli obiettivi delle
bombe.
17 luglio 2014
Ecco, se mi adattassi a una poesia ragionevole,
se fossi previdente,
se provassi a portare una coscienza
che non comprende o non ricorda niente,
se potessi mentire
prudentemente armato di buonsenso,
rispondere a domande,
se potessi parlare, commentare
con opportuno distacco e leggerezza,
sostenere il discorso,
e un finale accettabile che ignora
quelle angosce oscurate…
Di che vi preoccupate?
Un moderno governo muscoloso
si fa misura di ogni sfondo.
E lo oscura, e il margine dispone,
e lo rinnova, e dopo si riposa
nella nostra ignoranza.
La perdita di un margine
non si distingue nell'oscurità.
Tutti i giorni si perdono parole
per implacata gravità.
Qui è l'occidente
che sta affondando con la mia realtà.
Sto fermo, sono stato fermato,
sto con le spalle al muro
nell’attrito di giorni
che continuo a vedere imprigionati
nelle sconfitte d’innocenza.
Non accettarle e trascinare l'ultima
fino alla prossima illusione
era un vantaggio che ormai mi è stato tolto.
Chiedo soltanto
di avere forze per non arretrare.
Senti? Oggi cosa si celebra?
Morale? Civiltà? Si perdona all’infamia?
Penso che qui convenga non gridare.
Ma non temere
se anche non parlassi
nascerebbe comunque una tempesta.
Perché ancora il cuore si contorce
producendo l’amore
che giorno e notte suggerisce voce.
Perché portiamo una parola intatta
che avvolga dolcemente in un abbraccio
almeno quei bambini.
E tua madre, o soldato,
intanto immagina una festa
fra i ciechi muri in fuga.
Ma se qualcuno un giorno arriverà
gli dirò: - Entra, non nasconderti più...
Non ora, non ancora!
Dimmi tu cosa vedi
guardando nei grandi teleschermi?
Io vedo solo colori della morte, vedo
carneficine, campi di tempeste,
rovine, e una bocca senza voce.
Se c’è l’eco di pietre
vedo anche la mia lingua,
vedo le tracce stanche del ricordo.
Ma scriverle è sospetto.
In segreto la stanza è il mio riposo.
Anch'io ho vissuto replicando
radici leggendarie.
Ne ho avuto tutto e dunque anche il ricordo.
Ma nonostante cambi il panorama
qui non si cambia.
Nasciamo come polvere. In Kossovo...
curdi, bosniaci, baschi,
armeni, sardi... oggi
tutti vestiti da palestinesi
con l'odore del sole
nascosto nelle vesti.

Contributed by Dq82 - 2020/1/13 - 09:30



Main Page

Please report any error in lyrics or commentaries to antiwarsongs@gmail.com

Note for non-Italian users: Sorry, though the interface of this website is translated into English, most commentaries and biographies are in Italian and/or in other languages like French, German, Spanish, Russian etc.




hosted by inventati.org