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Involtino di topo

Pierluigi Visentin, detto "Il Picchio"
Language: Italian


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[2009]

Disegno di Jacques Tardi.
Disegno di Jacques Tardi.


Sorelle, Fratelli,

Tra pochi giorni, ovvero il 25 dicembre, come tutti sanno non si festeggerà la nascita di nessuno (a parte, chiaramente, di coloro che sono effettivamente nati in quel giorno, e su questo non c'è niente da dire tranne “tanti auguri”). Dico questo oggettivamente: terminata la “religiosità popolare”, verso la quale nutro rispetto e interesse, il “Natale” attuale si riduce ad una strippata più o meno in famiglia con qualche “regalo” più o meno costoso elargito nel nome di un “Babbo Natale” forgiato a suo tempo dalla Coca Cola Inc. Detto questo, e so bene che sono affermazioni di un incallito anarchicaccio frequentatore di notti in bianco e scrutatore di improbabili testi, vorrei darvi una ricetta per il vostro pranzo natalizio. Proviene direttamente dalla Comune di Parigi, e dico poco. Ora mi direte: ma che accidente c'entra, la Comune di Parigi? È durata, peraltro, da un diciotto di marzo fino a una sanguinosa settimana di fine maggio, lontanissima quindi dal Natale. C'entra perché in quel paio di mesi, mesi di vita, di luce e di assedio da parte del buio che alfine trionfò, si pativa la fame per le strade parigine. Si mangiava quel che c'era; tipo, perché no, i topi. Les rats. Mangiare i topi è un topos. Tipo il celebre “pane e cipolle”. Nelle città assediate dove le forze rivoluzionarie stanno per essere schiacciate, si mangiano topi. In un episodio de “La pazza storia del mondo” di Mel Brooks la scena si apre poco prima della Rivoluzione del 1789: in una poverissima e lercia strada parigina chiamata “Rue de Merde”, un venditore ambulante di roba da mangiare urla: “Toooopi! Toooopi! Bei toponi grassi!”. È altresì arcinoto che, nelle città in guerra, si mangiano i gatti; non vedo quindi perché non si debbano mangiare i topi. Facendo scomparire i gatti, i topi proliferano e veicolano la peste bubbonica. Le pestilenze storiche furono dovute anche al fatto che i gatti erano sterminati in quanto la simpaticissima Chiesa Cattolica li considerava "bestie sataniche".

Questa bella ricetta della Comune è stata mediata dalle “Ricette Anarchiche” di Rino De Michele & altri autori, pubblicate a Venezia e a Ragusa nel Dumilanòve. Ve n'è ancora il “chiamo” in Rete, dalle pagine di “A – Rivista Anarchica” n° 344 del maggio 2009. E se per caso la ricetta a base di topo non vi aggrada, pensate al fatto che in tali ricette mi ci trovo anch'io, come ingrediente. E se qualcuno di voi dovesse, costretto con le spalle al muro (cit.) scegliere tra una ricetta a base di topo e una a base di Riccardo Venturi, non so onestamente quale delle due sceglierebbe. Per il vostro pranzetto natalizio in famiglia, però, sono certo che una bella ricetta della Comune di Parigi farebbe la sua porca figura, anzi la sua topa figura. Io, quindi, ve la do. E' stata scritta da un anarchico, Pierluigi Visentin detto “Il Picchio”, e che l'autore si chiami "Visentin", cioè "Vicentino" in lingua veneta, è di una deliziosa ironia in quanto i vicentini sono storicamente ritenuti mangiatori di gatti. La ricetta è in forma di canzone di cui non conosco minimamente la musica. A dire il vero, non so nemmeno se ce la ha. Mettetecela voi, a piacere; non è difficile adattare i versi ad una qualche melodia. E buon appetito! Vivere liberi, o morire! (“Meglio la prima”, come dice sempre un altro anarchico che fa il cant'autore, lo scrittore e il biografo). [RV]

Disossare il topo con cura
e spianare la carne dovrai
dolcemente: per la battitura
batticarne di legno userai.

Non avendo cognac sottomano
né Borgogna e neppure Pinot
la fettina in aceto nostrano
tu frollare farai per un po’.

La fettina tu asciugala, e dopo
metti il sale e provvedi a pepare;
le animelle tagliuzza del topo
e in padella tu falle saltare.

Quindi aggiungi la salvia tritata
con l’erbette di prato più fini;
dell’impasto la carne spalmata
indi arrotola a farne involtini.

Una scheggia di legno a impedire
l’apertura tu sistemerai;
gli involtini provvedi a guarnire
con le foglie di salvia che hai.

Metti in pentola di terracotta
gli involtini, e falli arrostir.
La Comune continua la lotta,
e per sempre “Vivre libre, ou mourir!”.

Contributed by Riccardo Venturi - 2019/12/10 - 07:25



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