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Ralk’wal Ulew (Hijas e Hijos de la Tierra)

Sara Curruchich

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[2017]]
Una canzone in lingua spagnola e kaqchikel, una delle lingue maya quiché, scritta da nativa guatemalteca Sara Curruchich per accompagnare il documentario "500 años" di Pamela Yates, sulle storia delle lotte indigene in Guatemala.

Sara Curruchich


Ho trovato il testo di questa canzone (nei commenti su YouTube) mentre scorrevo l'infinita pagina di Memorias de lucha en Guatemala, soffermandomi ogni tanto su qualche volto, su qualche data... I volti e le date di morte o di scomparsa di alcune delle oltre 200.000 vittime di 40 anni di guerra sporca, un vero e proprio genocidio, se si considera che la feroce repressione governativa ebbe come vittime soprattutto le popolazioni indigene, non tanto perchè sostenevano la guerriglia ma perchè inevitabilmente ne condividevano lo spazio naturale, la selva.



Alcuni di quei visi e di quelle storie mi hanno fatto trasalire...

Come quello di Alaide Foppa, poetessa, scrittrice, grande intellettuale, sequestrata e torturata a morte nel 1980... quello di Rogelia Cruz Martínez, militante del Partido Guatemalteco del Trabajo, studentessa universitaria, così bella da essere eletta Miss Guatemala: nel gennaio del 1968 venne sequestrata e alcune settimane dopo il suo corpo nudo ricomparve per strada, orrendamente mutilato, i seni strappati a morsi, i genitali tagliati via, bruciature e colpi ovunque, il cranio fracassato... quello di Ana Elizabeth Paniagua Morales, sequestrata nel 1988 quando era in gravidanza avanzata ed il cui corpo fu restituito decapitato, con i capezzoli e le unghie di mani e piedi strappate, l'addome tumefatto dai colpi che le avevano procurato aborto... quello del tenente Panchito, indio kaqchikel, che nel 1992 fu catturato vivo dopo uno scontro a fuoco e torturato a morte, insieme ad un giornalista messicano che lo accompagnava... quello di Ángela Miriam del Cid Sian, di soli 17 anni, che nel 1982 fu stuprata e seviziata per ore davanti ai suoi familiari per poi essere trascinata via e scomparire nel nulla... quello di Flor María Zapata Ledesma, nome di battaglia Alexandra, militante internazionalista messicana che nel 1992, appoggiando la URNG guatemalteca, fu ferita, catturata, torturata e uccisa dai kaibiles... quello di Mayra Angelina Gutiérrez Hernández, docente universitaria e militante per i diritti umani, sequestrata e scomparsa nel nulla nel 2000, 4 anni dopo la firma della pace... stessa fine di Florentin Gudiel, nome di battaglia Pablo Yaki, ex guerrigliero, assassinato da sconosciuti nel 2004... stessa fine del vescovo Juan José Gerardi, assassinato nel 1998, due giorni dopo aver presentato "Guatemala: Nunca más", rapporto sulla repressione e i crimini perpetrati dall'esercito...


Eugenia Beatriz Barrios Marroquín
Eugenia Beatriz Barrios Marroquín



Ma la foto che più mi ha scioccato è quella del corpo di Eugenia Beatriz Barrios Marroquín composto all'obitorio dopo il suo ritrovamento. La giovane maestra fu sequestrata ad Escuintla il 13 dicembre del 1985. Fu ritrovata uccisa, con il corpo percorso da profondi tagli e le mani mozzate e lasciate a reggere un cartello con su scritto a mano "vendrán más" (ne verranno ancora)... Mentre la polizia era intenta ad identificare il cadavere, si avvicinò un capitano dei reparti speciali dell'esercito, tal Armando Villegas... i poliziotti gli chiesero cosa fosse successo e lui, senza parlare, scrisse il nome della Barrios su un pezzo di carta: la scrittura era la stessa del minaccioso cartello apposto sul cadavere...

Dopo aver visto e intuito tanta violenza e tanta sofferenza, mi è venuto subito dopo un pensiero molto brutto e precisamente che, nonostante la pace ritrovata, abbiano vinto loro, i carnefici, gli assassini, i torturatori... tutta gente mai o raramente perseguita, o comunque morta nel proprio letto, dopo aver commesso orrori e nefandezze tali da non poter essere accolti nemmeno all'inferno dopo la morte... tutta gente che, insieme alla loro progenie, ha continuato a vivere e ad uccidere anche in anni recentissimi, anche ieri e anche oggi... Mentre delle loro vittime rimane una foto sbiadita, due righe di testimonianza, il dolore in chi li conobbe ed è sopravvissuto... Quante volte, in quanti posti del mondo, in quante epoche diverse ho rivisto gli stessi visi, letto le stesse storie di orrore?

La violenza dello Stato e dei suoi eserciti attraversa tutta la Storia di tutto il Mondo, ed è sempre in agguato, pronta a scatenarsi, anche qui, anche ora... E saranno sempre loro i vincitori perchè governano e amministrano l'Orrore.
Ki qach’alal majun chke ek’ota pe wawe’
Wakami ek’o pa ruk’u’x kaj, pa ruk’u’x ulew
Jari akuchi at k’o wi
Jari akuchi at k’o wi

Nuk’utuj k’a chre kaq’iq’ trub’ij k’a pa axikïn
Chi majun b’ey, xkatqamestaj
Chi majun b’ey, xkatqamestaj

Todos los que te han visto sonreír
Manos que trabajaron a tu lado
Y el ejemplo, y el ejemplo que dejaron tus pasos
Siempre será semilla de nuestra historia
Junto al espíritu de bosques y ríos
Brotarán por siempre tus recuerdos
Hija de la Tierra, Hijo de la Tierra
Ay, ay, ay, ay, ay Hijas de la Tierra

Jari akuchi at k’o wi
Jari akuchi at k’o wi
Nuk’utuj k’a chre kaq’iq’ trub’ij k’a pa axikïn
Chi majun b’ey, xkatqamestaj
Chi majun b’ey, xkatqamestaj

Ay, ay, ay Hijo de la Tierra
Hija de la Tierra, sembraste esperanza
Ahora vuela, camina libre
Pues el eco de tu lucha y tu sonrisa
Retumbará por siempre en cada amanecer

Contributed by Bernart Bartleby - 2019/5/15 - 23:48


Beatriz Barrios had solicited, and received, permission to enter Canada as a political refugee. She had been issued and received a visa, before she was abducted only a day before she was to leave Guatemala for Canada. In Guatemala: Eternal Spring, Eternal Tyranny (1987) photographer [Jean Marie] Simon writes:

On December 10, 1985, two days after [Vinicio] Cerezo’s presidential victory, 26 year old Eugenia Beatriz Barrios Marroquin, a mother of two small children, called for a taxi to go to a friend’s home.
Minutes after she left in the taxi, she and the driver were stopped by a car with three armed men, who forced her out of the taxi and into their vehicle. Barrios had either been under surveillance or the call she made to the taxi dispatcher had been monitored by government intelligence. Although the taxi driver returned to tell the friend about the abduction, it was too late.
Her body was found the following day by Palin, Escuintla, by the painted quetzal-bird rock: it had been hacked, her face carved out, her hands severed at the wrists. A piece of cardboard found at the body had her name and the words, “more to come.” When security agents came to take fingerprints from her severed hands, Captain Armando Villegas, head of the Honor Guard G-2 intelligence office, was already there. When they asked him, “Mucha, what happened?” Villegas responded by taking out a card on which he had written Barrios’s name, and told them that it was she. The writing on Villegas’s card matched that on the cardboard message.

(from A Beauty That Hurts: Life and Death in Guatemala by W. George Lovell (2010, University of Texas)

Photographer and journalist Jean Marie Simon took the photograph which ‘inspired’ outrage and a number of poems. Her blog site is: http://guatemalasimon.blogspot.com/

(fonte: East Los Angeles Dirigible Air Transport Lines)

B.B. - 2019/5/18 - 01:11



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