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Vendemmia

Società del Chiassobujo
Language: Italian


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2010
Jacopo Bordoni: muratore, poeta, ribelle
Chiassobujo

Questa è una bellissima storia. E sono contento di esserci incappato in un primo maggio di sole. Scartare un disco dalla plastica, inserirlo nel lettore e sentire dalle prime note che non è il solito prodotto. Poi iniziano le parole, il canto accorgersi che le parole che si snocciolano morbide non sono di oggi, non sono up-to-date (mano male!), ma hanno una patina di antico, una ingenuità di fondo che si di buono e di campagna e di sentimenti belli. Ma l'italiano è ricercato, per quanto antico, e peraltro si miscela a meraviglia con la musica che, a sua volta, sa di melodie già sentite, perché hanno le radici nella grande pianta della cultura popolare. E' il momento di fermarsi a guardare meglio con cosa abbiamo a che fare. Il titolo del disco sembra già un film di Lina Wertmuller: "Jacopo Bordoni: muratore, poeta, ribelle". Ma ancora meglio va con gli interpreti che è la Società del Chiassobujo. In copertina una foto antica e un signore dagli ampi baffoni che ci guarda con occhi attenti.

Quel signore è Jacopo Bordoni, vero poeta muratore, nato il 30 agosto 1860 e morto il 27 novembre 1936 a Poppi, nel Casentino, provincia di Arezzo. "Jacopo Bordoni è un muratore di Poppi: un muratore vero ed autentico; con le mani scabre; con la fronte arsiccia e con le palpebre e i baffi bianchi di calcina; il quale mantiene in vita sé e la sua famiglia coi trenta soldi della giornata e digiuna co' suoi se cazzuola stia inoperosa. Chi nasce a Poppi nasce poeta, così come chi non sia del tutto refrattario a farsi dominar dal paesaggio, andandoci lo diventa un pochino. E' Poppi il paese della ballata, dello stornello, della leggenda melanconica, le cui strofe nella sonnolente dolcezza delle cadenze si perdono tra i campi e le lame dell'Arno. Inp oche altre regioni d'Italia si è altrettanto sensitivi quanto in Casentino, ove una certa, tutta particolare arguzia, spesso pungente ed amara, si mischia alla tristezza tragica ed al languore della cantante anima del popolo". Così scrive Ersilio Bicci nella prefazione al libro "A colpi di martello" (1902).
E cosa succede ancora per arrivare al disco? Succede che Orlando Gelati, Orlandino per tutti, suocero di Piero Lanini, gli passa qualche anno fa i libri antichi del poeta muratore e, scrive Piero "quei testi immediatamente mi sono apparsi meravigliosi, attualissimi e con strutture meriche perfette per potere essere adattati a musiche popolari, fino a diventare canzoni".

Aggiungiamoci poi Massimo Giuntini, che tutti si ricordano per la lunga collaborazione (e militanza) coi Modena City Ramblers, che cura gli arrangiamenti e suona praticamente di tutti, altri sei musicisti che rispondono ai bellissimi nomi, così toscani, di Sole, Vieri, Simon, Edoardo, Leonardo e (il più normale) Mauro, aggiungiamoci la Comunità montana del Casentino che appoggia il progetto e Radici Music, sempre benemerita, che mette in pista il disco. Ed è così che noi ci troviamo per le mani una vera a propria chicca di canzoni popolari che, in parte sono state scritte adesso, in parte vengono dalla fine dell'Ottocento e in parte ancora più da lontano. Un viaggio nello spirito sano di un tempo che fu in un lugo che è. Ma che contemporanemente, mentre è, diventa anche una potenzialità: un luogo fatato e sospeso, un Macondo all'italiana, dove il miracolo è ancora possibile. E questo disco sa di miracolo.

Non ci piove: siamo nell'ambito di grandissima musica popolare, dove i meriti vanno divisi tra tante persone: la voce di Lanini, gli arrangiamenti di Giuntini, gli interventi strumentali puntuali di tutti gli altri, le musiche, ancora una volta di Lanini, ma soprattutto le liriche di Jacopo Bordoni, davvero muratore, davvero poeta e davvero ribelle: un socialista di quelli di altri tempi che permea di nobili ideali i suoi versi. Certo, versi ingenui forse, ma quanto veri!
bielle.org

Una canzone che ricorda il principio evangelico: date da mangiare agli affamati date da bere agli assetati...
Ecco un'altra prosaica licenza
che si permette il vate proletario
e subito ne implora l'indulgenza
non di quelle che accorda il santuario

Oggi che l'uva sta sopra ogni mensa
anche di chi fa più di un lunario
il motivo non so quale si sia
che non l'ho vista nella mensa mia

Occhieggiante l'ho vista in una cesta
Bionda e fulgente come bella donna
quel giorno che le fecero la festa
ai pie' degli scalini della Madonna

E una voglia indomita e molesta
di piluccarla dietro a una colonna
m'assalì invan che frugae pulpa e gira
nelle mie tasche non trovai una lira

L'Evangelo che dice: "O genti altere
date il pane a chi implora sulla soglia
e colmate di vino il suo bicchiere
onde possa salvar l'ardente voglia"

Si ricordò poi di dir quando al paniere
passa l'uva e nel grappolo si imbroglia
e un'altra santa e dolce carità
il darne po' ciò a chi non l'ha

Ed io non l'ho né sento il coraggio
di scavalcar le macchie e le chiudende
iddio mi diede solo per retaggio
una lira che però non si spende

.... chiedo vuole offrirmi un saggio
di quella buona che dal trave pende
mi bastano due ciocche mi perdoni
sono il suo devotissimo Bordoni

Contributed by Dq82 - 2019/3/31 - 18:04



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