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Przed ostatnią podróżą

Rena Hass
Language: Polish

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Pieśń rozpaczy
(Bela Bogaty)


[1942-43]
Versi del poeta ebreo polacco Bolesław Pachucki, detto Bolek
Bolek Pachucki, rinchiuso anche lui, come altri 40.000 e oltre, nel ghetto di Białystok, introdusse la giovanissima Rena Hass alla poesia. Si ammalò nel ghetto e poi, quando questo fu liquidato, venne ucciso con tutta la famiglia a Treblinka...
Musica di Rena Hass (1925-2007), sopravvissuta all'Olocausto, poi docente di biologia a New York
Testo trovato su Memoria in scena



Questo meraviglioso canto d’amore e di dolore fu scritto a soli diciassette anni da Rena Hass, internata nel ghetto di Bialystock, su testo del poeta ebreo polacco Bolesław Pachucki (deceduto a Treblinka). Rena, nata a Brzeżany (oggi Berezhany, Ucraina) il 6 settembre 1925, fu trasferita nel 1941 con i genitori presso il Ghetto di Białystok, dove il 16 agosto 1943 partecipò all’insurrezione del ghetto.



Imprigionata con i suoi familiari a Lublin-Majdanek, nel novembre 1943 Rena vide con i suoi occhi il padre violinista Adolf ucciso dopo essere stato costretto a suonare con l’orchestra del campo. Successivamente fu trasferita presso il campo di lavoro coatto di Bliżyn, e nel maggio 1944 ad Auschwitz II Birkenau dove partecipò all’insurrezione del 7 ottobre 1944; poi in novembre presso il campo di lavoro coatto femminile della Lippstädter Eisen und Metallwerke, nel sub-campo di Buchenwald. Sua madre Ernestyna, insegnante, fu trasferita nel gennaio 1945 a Bergen-Belsen ove morì di inedia poco prima della liberazione del Campo.
Nel marzo 1945, già malata di tifo, Rena fu sottoposta a una Todesmarsch verso Berge-Belsen. II 15 aprile 1945 fu liberata dalle truppe statunitensi presso Kaunitz, sub-campo di Buchenwald creato nel marzo 1945 per ospitare le lavoratrici coatte sopravvissute a Lippstadt.
Eppure, nonostante l’orrore vissuto, Rena dopo la liberazione intraprese studi di medicina a Heidelberg (Germania), conseguì un dottorato e nel maggio 1946 si imbarcò sulla Marine Perch ed emigrò negli Stati Uniti beneficiando di un visto collettivo concesso dal governo statunitense. Nel 1948 sposò Marvin Shapiro, e negli anni successivi divenne docente di biologia presso la Bronx High School of Science di New York, pubblicando importanti ricerche e anche il libro di memorie Revisiting the Shadows (Rivisitare le ombre).
Un luminoso esempio di resilienza, coraggio e forza d’animo.


Libero è il mio canto


Per il Giorno della Memoria 2019, nello spettacolo intitolato "Libero è il mio canto – Musiche di donne deportate", ideato e diretto dal maestro Francesco Lotoro, che da trent'anni si dedica alla raccolta e trascrizione delle musiche composte dagli internati durante la seconda guerra mondiale.
Con il Coro Voci Bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l'Ilse Weber Choir.
Ricerca e scelta dei testi a cura di Viviana Kasam e Marilena Francese.
Jak tonący okręt przed burzą, Dzisiaj kołysze się świat.
Wciąż czekamy milcząc już ostatniej podróży.
W serca nam smutek się wkradł. W górze,
jak dawniej lśnią gwiazdy na niebie.
Księżyc, jak dawniej, znów woła dziś nas.
Zagubieni w nocy odnaleźliśmy siebie.
I dawno miniony czas. Noc nas połączyła zbłąkanych w
bezdrożu, Gdy świat się zapalił, zatonął we krwi…
Razem gdzieś płyniemy po burzliwym morzu,
Na spienionej fali ciemnych dni.
Noc nas połączyła i nic nie rozłączy.
Serca nam zgodny zjednoczył już rytm.
Głos czyjś nam szepcze, że noc wnet się skończy,
W dali różowi się świt.

Contributed by Bernart Bartleby - 2019/1/20 - 11:39



Language: Italian

Traduzione italiana da Memoria in scena
PRIMA DELL'ULTIMO VIAGGIO

Come una nave che affonda, prima della tempesta, oggi il mondo traballa.
Sempre aspettiamo, tacendo, l’ultimo viaggio.
La tristezza pervade i nostri cuori.
In alto le stelle brillano, come prima, nel cielo.
La luna, come prima, ci chiama di nuovo.
Persi nella notte, ci siamo ritrovati l’un l’altro.
E il tempo passato.
La notte ci ha uniti, noi smarriti nei luoghi impervi,
quando il mondo si è incendiato, è affondato nel sangue…
Insieme navighiamo da qualche parte sul mare burrascoso, sull’onda spumeggiante dei giorni bui.
La notte ci ha uniti e niente ci dividerà.
I nostri cuori, li ha uniti un ritmo concorde.
Sento qualcuno sussurrarci che la notte finirà presto,
In lontananza rosseggia l’alba.

Contributed by B.B. - 2019/1/20 - 11:40



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