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Portocivitanova nell'oscurità

Pietruccio Cerquetti
Language: Italian (Marchigiano civitanovese)


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I° maggio
(Pietruccio Cerquetti)
In occasione della guerra d'Africa
(Pietruccio Cerquetti)
La canzone degli sfollati
(Pietruccio Cerquetti)


1925 - 1926
Sull’aria di "Son fili d’oro i tuoi capelli"

Lungo la riva del mare, a Portocivitanova (ndr. oggi Civitanova Marche), nel periodo pre-fascista una discreta illuminazione consentiva ai marinai di lavorare. Un decreto del fascismo fece togliere tutte le luci. Quello che avvenne poi, ce lo dice Pietruccio.


Canzonette de Pietruccio
Le prefazioni servono a presentare gli uomini e le opere. Ma se si dovesse porre questo compito per presentare "Pietruccio" e le sue canzonette a Civitanova Marche, il tutto sarebbe una cosa superflua e quindi inutile. Chi non conosce Pietro Cerquetti? Chi, più o meno in sordina, non ha fischiettato le sue canzonette?
Ma se una specie di prefazione è necessaria quando l'immaginazione ci fa prevedere sulle labbra di qualche pasciuto "signore" un sorriso che vorrebbe essere di commiserazione e che non riesce neanche a ben dimostrare la stupidità del suo proprietario. Sono i sorrisi, questi a cui alludiamo, di coloro che si ritengono "persone per bene" e che si ritengono gli unici depositori ed intenditori di prose e di versi.
A costoro vogliamo dire che Pietruccio Cerquetti ha frequentato la sola terza elementare, che è un operaio, che è sempre stato operaio. A costoro vogliamo portare come esempio la figura adamantina dell'antifascista Pietruccio.
Dell'umile operaio che non ha cambiato mai casacca, che ha sempre contribuito a tenere alta la rossa bandiera della libertà.
A costoro che si ritengono possedere il monopolio dei valori più umani di coraggio, libertà, coerenza, del bello, del giusto e del buono, vogliamo portare l'esempio di un umile, onesto operaio.
È un operaio che si esprime con l'italiano che gli è stato possibile imparare tra una goccia e l'altra di sudore versate nell'officina. È un operaio che sa meglio estrinsecare i suoi pensieri servendosi delle espressioni fresche e colorite del suo dialetto.
Questa raccolta di versi di Pietro Cerquetti non è solo la prova dei dolori repressi che covano tra la classe operaia; è soprattutto l'anedito di questa classe verso una giustizia superiore.
È dimostrazione di resistenza e di lotta contro ogni sopruso.
Non è solo il lamento accorato dell'oppresso, ma il lavorio costante ed indefesso della goccia d'acqua che scava la roccia.
Sono gli animi sensibili ed onesti degli operai, come "Pietruccio", che hanno portato l'ingente massa degli sfruttati di tutto il mondo a cambiare, nei nostri giorni, alcune parole dell'inno proletario: non è più "Bandiera rossa trionferà" ma più propriamente "Bandiera rossa trionfa già"!.
Sezione del PCI di Portocivitanova

Le canzonette de Pietruccio, PCI Civitanova Marche, 1950


Prefazione - Portocivitanova nell'oscurità - I° maggio - In occasione della guerra d'Africa - La canzone degli sfollati di Civitanova Marche - La politica e l'altare - Lo ciocco - I lavori dello stadio - 7 novembre 1949 - La camisciola - Evviva l'unità



Prima, quanno commannava li ruscì
Putiì camminà sicuro
Addesso faccia a faccia non rconusci
Perché se sia tutto a lo scuro.
Va per ogni via smorcenne la luce
Per economia: “COMANDO DEL DUCE,,
Le va smorcenne tutte quanne:
l’addre ce narrìa da mette!
Perchè a la sera non ce se vede a rtirà le langette
jò lo mare ce sta Papano
Che a a prefecà lì cai.
De na parte Pippi de Monnonoo:
O Savè, non finìscemo mai?
Questo è un lavoro che gnà iano a la mattina,
Senna le langette ce vene in marina
Tutto un minuto vene in terra Settemo
de la Muscetta
Ma non se troa io scalante che je’ncozza la
langetta.
E ce sta in fìjo de lo Gnao,
Va chiamanno a Corpoduro,
A Recchìò, Muragna, cò Tamao,
Ma non li vede perchè è scuro.
Se quarc'he notte ce fa da levante,
A’ voia a luccà e a chìamà lo scalante...
Se c’è la marettîna, le scale certo se pija male
in terra non ce se vede manco se dè ppiccio lo ferale
De tasse ce ne fa pagà un macello!
Lo “Duce,, cià lo muso duro!
Guarca rubò, che razza de cerveìlo,
Da facce fatîgà a lo scuro
Quanno a la sera c’è da vini in terrà-
Pare de stà al fronte a fa la guerra.
Se custù non cambia, ce conviene mejo a ghi
a calà le nasse!
e te rconosce solo quanno che c’è da paga.-,

Contributed by dq82 - 2017/5/26 - 09:27



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