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Όσο βαρούν τα σίδερα

Anonymous
Language: Greek (Modern)

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Oso varoún ta sídera
Κρητικό παραδοσιακό ρεμπέτικο
Rebetiko tradizionale cretese
Cretan traditional rebetiko

ossovarun


La parola rebetiko (ρεμπέτικο), come tutti sanno, deve avere un'origine quantomeno balcanica, se è esatta l'ipotesi che la fa derivare dalla radice slava che si ritrova, ad esempio, nel russo ребëнок [rebënok] “bambino, ragazzo”, che al plurale fa ребята [rebjata]. Canti di strada e di popolo, di sottoproletariato e marginalità, canti da skyladiko e di galera, dedicati spesso a “bei ragazzi”. Come i rebetika siano finiti fino a Creta, non è dato certo saperlo anche se, per il canto, il mare non rappresenta certamente un ostacolo. Questo qua è uno dei più celebri rebetika cretesi, ma in Grecia lo hanno cantato veramente tutti e tutte; sarebbe inutile farne l'elenco. Però, se si dice Creta almeno io dico uno e uno solo, vale a dire Nikos Xylouris.




Όσο βαρούν τα σίδερα, tanto pesa la galera, quanto pesa la morte di una persona amata in questo schifoso mondo. Meglio sprofondare nella terra per non guardarlo più. Chissà se a qualcuno viene a mente qualcosa; a me viene a menta la storia di Nikos Koemtzis, anche se lui aveva fatto una parangelià per ballare uno zeïbekiko. Viene a mente affogare in una galera o in un ballo, ché affogare è sempre la stessa cosa, mentre si ripensa a un amore perduto magari per coltello o per chissà cosa. A volte qualcuno lo ha preso per un “canto eroico”, scomodando radici antichissime che, magari, pure ci sono. Ci saranno sicuramente, perché la solitudine e la disperazione mentre si è inchiavardati in una cella, esistono da sempre.

Certo, dalle nostre parti oramai a nessuno verrebbe a mente, che so io, di utilizzare un vecchio canto popolare di galera e d'amore, tipo Il maschio di Volterra, per un manifesto come quello che ho voluto utilizzare per questa pagina, e che riporta i primi due versi del rebetiko. Un manifesto di qualche gruppo anarchico (di Kalamata, di Patrasso, di Atene, di Salonicco) che recita: Solidarietà ai combattenti anarchici incarcerati. La Grecia è un paese dove il legame tra il canto popolare e la lotta non è mai venuto meno; tanto pesa la galera, e la galera, i suoi ferri, i suoi ceppi, recano sempre con sé vestiti neri e lutto. Avrei, poi, tante altre cose da dire; ma penso anche che i pochi versi di questo canto le dicano meglio di ogni altra cosa. [RV]
Αμάν, όσο βαρούν τα σίδερα, αμάν αμάν
βαρούν τα μαύρα ρούχα
αμάν, γιατί τα φόρεσα κι εγώ, αμάν αμάν
για μια αγάπη που ‘χα.

Αμάν, είχα και υστερήθηκα, κόσμε ψεύτη
θυμούμαι και εστενάζω
αμάν, άνοιξε γης μέσα να μπω, αμάν αμάν
κόσμο να μην κοιτάζω.

Contributed by Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 2016/6/11 - 10:39



Language: Italian

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
11 giugno 2016



Interpretata da Andonis Xylouris "Psarandonis" (fratello di Nikos Xylouris) e Miltos Paschalidis

TANTO PESA LA GALERA

Ahimè, tanto pesa la galera [1], ahimè, ahimè [2]
quanto i neri vestiti a lutto,
ahimè, ché li ho portati anch'io, ahimè, ahimè
per un amore che avevo.

Ahimè, lo avevo e l'ho perso, mondo schifoso [3]
me ne sovvengo e sospiro
ahimè, apriti terra ché mi ci sprofondi, ahimè, ahimè,
per non vedere più nessuno. [4]

[1] Alla lettera "i ferri, i ceppi" (σίδερα), metafora universale per la galera e la prigionia.

[2] L'esclamazione αμάν è di origine turca (aman), e nella musica rebetika è usata spesso per esprimere il proprio sentimento di dolore; ma aveva anche un'altra funzione. Poiché i rebetika erano spesso improvvisati (come le nostre ottave rime), l' "aman aman" serviva per prendere tempo e pensare ai versi successivi.

[3] Alla lettera "mondo bugiardo" (κόσμε ψεύτη), ma ho preferito un'espressione più forte (allo stesso modo sarebbe andata bene anche "mondo infame" o cose del genere).

[4] Più interpretazioni possibili, dovute al doppio senso fondamentale di κόσμος: "mondo" e "gente". Quindi: "per non vedere (più) nessuno", "per non vedere (guardare) (più) il mondo", ecc.

2016/6/11 - 11:00



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