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L'Attacco chimico di Halabja (in curdo: Kîmyabarana Helebce) avvenne il 16 marzo 1988, durante la guerra Iran-Iraq. Armi chimiche furono utilizzate dall'esercito iracheno nella città curda di Halabja.

L'attacco fu realizzato con gas al cianuro per rappresaglia contro la popolazione curda che non aveva frapposto sufficiente resistenza al nemico iraniano. I morti furono circa 5000. I Curdi morti in totale furono più di 100.000.

In seguito a questa azione tra il 2007 ed il 2008 vennero processati per crimini contro l'umanità vari gerarchi del regime di Saddam Hussein (ma non quest'ultimo, all'epoca già impiccato per altri crimini), tra cui il comandante militare delle operazioni, Ali Hassan Abd al-Majid al-Tikritieh], che venne condannato a morte, sentenza eseguita il 25 gennaio 2010.
wikipedia

Tutto accadde durante la guerra Iraq-Iran, conosciuta da molti come guerra del Golfo (Persico). Il 16 marzo 1988 nella città di Halabaja - città di circa 70mila abitanti situata nel Kurdistan iracheno, a 240 km a nordest di Baghdad e a 15 km dal confine iraniano - il regime iracheno, guidato all'epoca dal dittatore Saddam Hussein, compì un orrendo massacro. Per diverse ore l'aviazione dell'Iraq bombardò le zone residenziali della città con un composto chimico letale - un miscuglio di iprite, acido cianidrico e gas neurotossici.

In quell'attacco persero la vita almeno 12mila persone, mentre i sopravvissuti dovettero lottare anche a distanza di anni contro diverse malattie e disturbi fisici (si registrò un'impennata di casi di cancro al colon, di problemi cardiaci e respiratori, di tumori della pelle e di problemi alla vista). Inoltre nell'area si riscontrarono diversi casi di malformazione genetica.

Nonostante oggi quest'episodio viene da tutti riconosciuto come un crmine contro l'umanità, all'epoca la comunità internazionale non mosse un dito contro l'Iraq - allora alleato degli Stati Uniti -, dimenticandosi di applicare le sanzioni previste dal capitolo 7 della Carta Onu, lo stesso usato dal governo britannico per ricevere dal Consiglio di sicurezza l'autorizzazione per intervenire in Siria. Il dipartimento di stato americano non perse tempo e il giorno dopo accusò l'Iran per quanto fosse accaduto, argomentazioni che vennero portate avanti anche dalla CIA per buona parte degli anni 90. L'agenzia di intelligence statunitense cambiò poi radicalmente versione qualche anno più tardi e citò spesso il caso Halabja per dimostrare il possesso di armi chimiche da parte del regime di Hussain e giustificare l'intervento militare.

Armi chimiche vennero usate dall'Iraq qualche mese più tardi, dopo che venne siglato l'accordo di cessare il fuoco con l'Iran. Il 25 agosto 1988, durante l'operazione "final Anfal", il regime iracheno attaccò la regione kurda del Baldian facendo largo uso di iprite e gas nervino. Gli attacchi andarono avanti fino al 9 settembre, quando il regime fu costretto a intettormpere la sua "soluzione finale" per le forte proteste internazionali. Durante quei giorni persero la vita numerosi civili; alcuni riuscirono invece a rifugiarsi nei territori vicini, per lo più in Turchia. Anche in questo frangente l'Onu non fece nulla per accorrere in aiuto della popolazione, perché "si trattava di una questione interna dello stato iracheno".

Per quale ragione quindi la comunità internazionale non ci sta pensando due volte a intervenire in Siria (nonostante non siano state ancora mostrate prove certe) mentre non fece quasi nulla per il caso curdo? Forse le Nazioni Unite hanno imparato molto dalle dure lezioni del passato, oppure i regolamenti internazionali e la Carta dell'Onu valgono veramente poco di fronte agli interessi strategici dei paesi del blocco Atlantico

ibtimes.com
Morning sun breaks through the trees
Swaying gently on the morning breeze
Dappled shadows in the village square
Soft breeze blows away the chill night air

People gather in a dusty street
Stalls are opening, the old folk meet
Conversations on the morning air
Another day is dawning in Halabja village square

Children safe behind school yard gates
A few last stragglers arriving late
Teachers ready for another busy day
A time to study and a time to pray

Sweet, sweet breeze blows through the town
Gently flowing, makes no sound
Trickles silent beneath the doors
Like the sea laps against the shore

No bird song, no sound in the street
The school lies still, no clatter of feet
A sweet sweet fragrance hangs in the air
Deadly harvest in Halabja village square

A gift from France and the USA
Love and kisses from the UK
Soft skinned handshakes behind closed doors
Vultures gather to count the score

It’s got nothing to do with me
I cannot hear, I cannot see
It’s got nothing to do with me
It’s not on my TV

I’m the king of the castle and you’re the dirty rascal

A gift from France and the USA
Love and kisses from the UK
Soft skinned handshakes behind closed doors
Vultures gather to count the score

Contributed by Donquijote82 - 2015/2/1 - 22:53


LIBERTA’ PROVVISORIA PER I QUATTRO CURDI ANCORA IN CARCERE DOPO LA MANIFESTAZIONE DEL 3 DICEMBRE



Gianni Sartori



Il 3 dicembre 2021 decine di militanti di TCS e di TEKO-JIN (movimenti della Gioventù Curda in Europa) manifestavano vigorosamente all’Aia (Paesi Bassi) davanti alla sede dell’OPCW, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.

C’era anche stato un tentativo di occupazione (definito dai media un “assalto”), ma solo dopo la carica della polizia contro i giovani radunati all’esterno. Scopo dell’iniziativa, denunciare all’opinione pubblica quanto stava avvenendo nel Kurdistan posto entro i confini iracheni. Dove l’esercito turco andava impiegando gas tossici contro la resistenza curda. Alcuni manifestanti si erano anche incatenati e alla fine una cinquantina di loro venivano arrestati. Almeno dieci i feriti (sempre tra i manifestanti).

Per quaranta dei fermati l'accusa era di “rottura della pace sociale, distruzione e violenza contra le proprietà di un’organizzazione protetta a livello internazionale”.

Altri quattro (Sinan E., Abdullah G., Serhat E., Hakan H. e Hugo G.) erano finora rimasti in stato di detenzione per “violenza in associazione contro persone, violenza contro le proprietà di un’organizzazione internazionalmente protetta e vandalismo”. Quella del 3 dicembre non era la prima iniziativa dei giovani curdi per denunciare l’uso delle armi chimiche. Un mese prima - il 3 novembre 2021 - si era svolta una manifestazione simile (sempre davanti alla sede dell’OPCW) e poi un’altra il 16 novembre.

Ma il grido di dolore della comunità curda era rimasto inascoltato.

Organizzate soprattutto da Radical Solidarity, nel mese di gennaio sono state indette numerose iniziative di solidarietà per i quattro curdi rimasti in carcere. Un po’ ovunque nei Paesi Bassi e anche a Bruxelles (davanti all’ambasciata dei Paesi Bassi, a sorpresa).

Il 26 gennaio i quattro sono stati rimessi in libertà provvisoria in attesa del processo, previsto per il 17 febbraio.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/1/26 - 23:22



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