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Là su quei monti

Faustino Dalmazzo "Angelo"
Language: Italian

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Un bel canto partigiano "montagnino" di cui non saprei darvi notizie, l'ho ricavato dal disco SIGNAL
Cori e canti dei partigiani]

Però il ritornello ricorrente "giustizia e libertà" sembrerebbe dare indicazione precisa della appartenenza.

Anche la strofa conclusiva "stanno i migliori dei partigian" meriterebbe un approfondimento.
Là su quei monti
fuma la grangia
dove s'arrangia
dove s'arrangia

Là su quei monti
fuma la grangia
dove s'arrangia
il partigian

il partigiano
arma alla mano
guarda lontano
guarda lontano

con la certezza
che porterà
giustizia giustizia
e libertà

Là su quei monti
stanno sparando
là c'è il comando
là c'è il comando

Là su quei monti
stanno sparando
là c'è il comando
dei partigian

il partigiano
arma alla mano
guarda lontano
guarda lontano

con la certezza
che porterà
giustizia giustizia
e libertà

Là su quei monti
le stelle alpine
crescon vicine
crescon vicine

Là su quei monti
le stelle alpine
crescon vicine
ai partigian

Il partigiano
arma alla mano
guarda lontano
guarda lontano

con la certezza
che porterà
giustizia giustizia
e libertà

Là su quei monti
sotto quei fiori
stanno i migliori
stanno i migliori

Là su quei monti
sotto quei fiori
stanno i migliori
dei partigian...

Contributed by gianfranco - 2014/12/1 - 15:25


Ciao Gianfranco,

leggo qui e qui (ma anche su altri siti nella Rete) che la canzone - sulla melodia del canto alpino "Vinassa vinassa" ("Là nella valle c'è un'osteria") - potrebbe essere nata tra le brigate partigiane “Giustizia e Libertà” che operavano nella pianura cuneese. L'autore potrebbe essere Faustino Dalmazzo, comandante della 20ª Brigata "Andrea Paglieri", poi avvocato in quel di Centallo.

Buona giornata

Bernart Bartleby - 2014/12/2 - 09:52


Discografia - CANTI della RESISTENZA ITALIANA Dischi del Sole (EP) DS-2

http://www.antiwarsongs.org/img/upl/DS...

Pietà l'è morta
Testo del comandante partigiano Nuto Revelli.
Composto nel 1944 e cantato dalle Bande del II° settore del Vallone dell'Arma (Valle Stura).
Là su quel monti
Versione di Faustino Dalmazzo. Cantato dalle Brigate G. L. della pianura Cuneense XX° "Andrea Paglieri "XXI° "Pietro Bellino".
Esecutori: Gruppo corale della FIAP di Cuneo
Nuto Revelli, Faustino Dalmazzo, Michele Bellino, Piero Camilla, Ernesto Gandolfo, Feli Garelli, Michele Giubergia, Giovanni Lingua, Lorenzo Macario, Pietro Macario, Gigi Monti, Carlo Ramello, Filippo Scotto, Lino Toselli

Cosa rimiri mio bel partigiano
Testo di ignoto su motivo popolare. Cantato dalla 31° Brigata Garibaldi nella zona di Pellegrino Parmense.
Esecutori: I 5 del Gambero Verde di Fidenza
Dino Dall'Asta, Achille Franzini, Giuseppe Tirelli,Orlando Curato, Silvio Idi

Il bersagliere ha cento penne
Testo di Ignoto.
Dalle belle città
Inno della III° Brigata d'Assalto garibaldina Liguria e successivamente della Brigata Mingo.
Esecutori : Mario De Micheli

gianfranco - 2014/12/4 - 17:22


Grazie B.B. per le informazioni. Ne approfitto per fare ancora qualche considerazione.
La prima è di tipo tecnico e si riferisce al fatto che a volte su vinile alcune canzoni sono tagliate, ossia manca una strofa, sono sfumate etc. Probabilmente dipende dal fatto che lo spazio disponibile massimo è di 22 minuti per lato, per cui viene sacrificato, se serve, un pezzo di qualche canzone. Ben venga quindi la ricerca on-line che oltretutto riporta i pezzi mancanti.
Per quanto riguarda le ristampe su cd, molto spesso esse vengono ricavate dai vecchi lp o dalle vecchie musicassette. questo perchè i master originali non erano più disponibili.
Poi ci scrivono sopra DDD così tutti sono contenti... chi ha orecchio però sente il “fading” dei vecchi nastri difettosi. Interessante anche perché il vinile "sta tornando di moda" ...

Un altro discorso riguarda gli “autori” delle canzoni partigiane. Anni fa parlavo col mio amico c.p., che era stato fatto prigioniero dei tedeschi a Leros, deportato, poi fuggito fra i partigiani sovietici, poi messo in campo di concentramento dai russi, etc. etc. Egli, già allora (1969) sosteneva che i canti partigiani fossero stati scritti dai capi, e il tempo e le ricerche gli hanno dato ragione.
Ma a ripensarci, questo non è disonorevole. Intanto il “capo” era tale spesso per scelta unanime, aveva qualche anno in più dei pivelli, maggior cultura e abilità. Direi che tutti pendevano dalle sue labbra. Ovvio quindi che ci si rivolgesse a lui (primus inter pares) anche quando c'era da cantare. E i risultati non sono mancati.
Diverso forse è il modo in cui i “canti” venivano scelti e diffusi fra le varie brigate, lì sarebbe potuta intervenire una imposizione poco democratica e “faziosa”. Il fatto è che poi ogni gruppo, brigata, formazione, si rigirava la “nuova” canzone a sua immagine e somiglianza, alla faccia del Cln e affini. Quindi ne deduco che il canto partigiano, pur nelle ristrettezze temporali e non solo, può essere considerato canto popolare.

gianfranco - 2014/12/2 - 15:48


Ciao B.B., vorrei, col permesso tuo e dei lettori, provare a commentare l'ultima strofa della canzone, che a rileggerla, è molto simile a quella di bellaciao, a parte le frasi al plurale, mentre l'inno post-partigiano e' al singolare. Però mentre le parole di Faustino sono corrette nei modi e nei tempi, quelle di bellaciao sono sbagliate nei tempi ed anche retoriche, ora provo a dimostrarlo.
L'altro giorno, parlando col compagno partigiano "R.", brigata cichero-berto, ho provato a chiedergli cosa cantavano in montagna, ossia se erano cantate canzonette licenziose o cose del genere. Lui mi ha detto :

"Lì non cantavi canzonette, cantavi in gruppo, allora c'era fischia il vento, brigata caio, dalle belle città date al nemico, tutte quelle lì, io mi ricordo... canzonette cretine, nooo che io mi ricordo, poi c'era la guardia rossa, poi c'era armata rossa, coi russi "armatarossatorrentedacciaio"... c'era briganti neri, facevamo sulla montagna "sulla montagna nell'ombra triste della sera c'è solamente una bandiera che pei ribelli è bella ancor" poi "giovanotti che a casa restate.." [...] bella ciao no, è venuta dopo, non ha niente a che fare coi canti partigiani, quando l'è morto u bartali gh'e lo cantà, pensa, c'era la bara lì "una mattina mi son svegliato... mi seppellirai lassù in montagna... perchè era troppo bello...

Non un'altra canzone, al partigiano "Bartali" (della "Oreste", l'amico di "Bob") gli ha cantato bellaciao, perchè la frase "mi seppellirai lassù in montagna" era troooppo bella.
Ma, caro "R." provo io (che non c'ero) a ricordarti come sono andate le cose, e quanto quella frase è retorica.
È appena finita la guerra e gli alti papaveri e pezzi grossi, messi da parte i "dissapori" festeggiano insieme lo scampato pericolo con grandi strette di mano e pacche sulle spalle. Tutti tornano ai loro posti e ai loro lauti stipendi. A far danno.
Qualche losco figuro, scampato al linciaggio e ai mitra partigiani viene catturato e messo in prigione, qualcuno come Vito Spiotta paga i crimini con la vita, gli altri vengono rilasciati dopo breve tempo con mille scuse e grandi scappellamenti dei secondini. Compresi quelli che hanno commesso crimini inenarrabili.
Merito del condono P.T. Le patrie galere restano vuote per poco, si riempiono di partigiani arrestati per crimini comuni.
Dalle loro ville gli ufficiali del regio esercito, escono dopo due anni di imboscamento, per recarsi nei loro comandi a vantare due anni di dura lotta al nemico nazifascista e a riscuotere promozioni e stipendi arretrati.
Vediamo ora cosa succede "lassù in montagna"
E' autunno avanzato, un passante vede sporgere, dal terreno reso disuguale delle piogge una mano o un piede. Arrivano i vicini, poi le squadre disseppelliscono i corpi crivellati di proiettili dei ragazzi. I poveri resti vengono ricomposti nella chiesetta più vicina. Se il morto è un repubblichino, si riconosce dalla divisa, di sicuro un soldatino semplice, non certo uno degli ufficiali, imboscati nelle comode e sicure caserme. Se è un partigiano, si vede dagli stracci.
Dopo il passaparola inizio il calvario delle mamme e di poche vedove. Dentro, una donna sviene, ha riconosciuto il figlio. Si organizza il trasporto, un autocarro sgangherato, mentre la scorta "d'onore" di due partigiani sul cassone ha lo scopo di evitare che la cassa voli via.
Ora è la volta del funerale, pagato dall'ANPI, corone del comune e fiori (rossi) dei compagni di brigata. Per il morto partigiano la messa è gratis.
La funzione è officiata dall'ex cappellano della formazione, parole commosse, lutto lacrime e commozione sincera nella chiesa stracolma. Dentro, il picchetto d'onore, soldati fino a ieri imboscati o dell'altra parte. Fuori, ad aspettare, i compagni partigiani, comunisti, già è iniziata l'allergia all'acquasanta.
Si prosegue sul funereo carro dei combattenti e reduci,il lavoro non manca.
La salma viene tumulata nel reparto Partigiano, che si sta popolando.
Inizia la pratica per il riconoscimento della pensione di guerra.
Fine della storia? a voi le conclusioni. Ma c'è un epilogo.
Dopo settant'anni da quel novembre '44 e da quella frettolosa sepoltura montana, i poveri resti dei caduti riposano in pace (è un modo di dire?). Non così i loro vicini:
"Per le recenti piogge, (nel cimitero) si apre una voragine di 12 metri di diametro che inghiotte 5 tombe con sepolture attive. Avvisati i parenti"
Dolcenera ha colpito ancora, ma non basta, dopo alcuni giorni:
"La piena del Polcevera causa il crollo del muretto del cimitero limitrofo all'argine, 70 bare che erano poggiate provvisoriamente al muretto, finiscono nel torrente e poi in mare"
Era questa l'Italia sperata?

gianfranco - 2014/12/3 - 10:33


La' su quei monti - stanno sparando...

E certo, Faustino l'avrà capito che qualcosa bolliva in pentola quando anche lì a Centallo è arrivata, come "polline portato dal vento", la notizia che due tradotte piene di tedeschi erano arrivate a Borgo. Direzione: valle Stura di Demonte e poi, il colle della Maddalena. Forse non lo sapevano ancora che gli alleati erano sbarcati nella vicina Provenza e che la 90.ma divisione corazzata tedesca andava a "ricacciarli in mare". Non avrebbero potuto capire nè immaginare come mai i carri armati tedeschi si andassero a infognare nelle strette gole della valle alpina anziché transitare in riviera. E aggiungo io, non lo abbiamo capito neanche noi, a distanza di 70 anni, dello studio e delle ricerche di Carlo Gentile nelle carte dell'archivio militare tedesco, il Bundesarchiv. (1)
Partiti dalle isole della Sardegna e della Corsica, liberata dopo la Battaglia di Santo Stefano dagli italo-marocchini alla fine del settembre '43, dopo aver difeso Montecassino e Anzio, la 90.ma PanzerGranadierDivision, che in ogni battaglia aveva perso metà dei suoi uomini, era ferma a Novi ligure in attesa di sapere dove sarebbero sbarcati gli Angloamericani. Questi, dopo aver cannonneggiata "a scopo diversivo" la riviera ligure, sbarcavano a metà agosto, in Provenza, sud della Francia. Direzione ufficiale, la Riviera Ligure. Sia i tedeschi che i partigiani liguri abboccano, dei secondi è una strage, infatti la direzione degli alleati era il nord, la notizia trasmessa alla radio era falsa. Le popolazioni si affacciavano ai balconi ad applaudire i "liberatori", poi si accorgono che erano tedeschi.(2)
Arriva l'ordine del Fuhrer, ricacciare in mare gli invasori, costi quello che costi.
Il generale tedesco Ernst Günther Baade, antinazista convinto e dichiarato, a malincuore, dà ordine alle sue truppe, sfiancate da troppe battaglie di prendere armi e bagagli e partire per la Francia.
In valle Stura, difesa da 643 partigiani, di cui circa 600 non avevano mai preso un'arma in mano, scoppia il caos.(3) Superate senza alcuna difficoltà le difese partigiane, i Panzer entrano in Demonte, capitale della valle partigiana. I partigiani di Nuto Revelli sparano pochi colpi e poi si ritirano.

Renzo Spada nel cortile dell'ospedale
Renzo Spada nel cortile dell'ospedale
Al seguito dei tedeschi arrivano i loro servi italiani, sono i fratelli Ferrari, Bellinotti, Panzetti, Pocar, etc. tutti dell'UPI di Cuneo. Stanno cercano i partigiani, in particolare Renzo Spada, reo di aver salvato degli ebrei, la famiglia Tedeschi.(4)
Renzo Spada, infortunato, con una gamba ingessata, non era potuto scappare con gli altri e si era nascosto nell'ospedale cittadino.
Chi dice una soffiata, chi dice che minacciano una suora dell'ospedale, chi che scoprono il passaggio segreto(5), il giovane venne scoperto, trascinato nella vicina casema Borelli e ivi torturato perchè dicesse il nome dei compagni. Visti inutili gli sforzi, il partigiano viene impiccato e lasciato appeso per tre giorni al lampione posto al centro della piazza che ora porta il nome del martire partigiano. Due degli assassini torturatori, fermati nel primo dopoguerra per questo ed altri crimini, dopo un sommario processo vengono rilasciati per l'amnistia Togliatti.

Anche "là su quei monti stanno sparando", in Valcavera quattro vittime civili, qualcuno sostiene che a sparare sono stati dei rinnegati italiani e non i tedeschi.

Intanto i partigiani di Nuto Revelli si riorganizzano e ricevuto, via radio, l'ordine di ritardarne la marcia di almeno due giorni, li aspettano alle Pianche, dove avverrà quella che viene descritta come una delle più grosse battaglie delle Resistenza, con decine o centinaia di morti tedeschi.
...I valligiani, imbracciato il vecchio 91, si unirono alle bande. Il nemico, dopo due giorni di attacco, rinunciò a tentare la conquista del colle. Intanto alle Barricate si era accesa un'altra violentissima battaglia. Il nemico doveva perdere centinaia di uomini prima di riuscire a vincere quest'ultima resistenza e solo dopo "sei giorni di accaniti combattimenti" come annunciò il bollettino di guerra, emanato dal gran quartiere generale germanico, poteva raggiungere il confine. (il colle della Maddalena) (6)

A me, che non c'ero ma qualcosa ho letto e sentito, alle Pianche risulta un solo morto tedesco, un povero soldatino che manco è stato portato a valle, ma sepolto nel vicino cimitero (credo di Sambuco) (7)
Non ho troppi argomenti ad avallare la mia tesi, anche Nuto Revelli è laconico nel suo diario (3), basti il fatto che non ci sono state le rappresaglie, stragi o eccidi che avrebbero caratterizzato il post-evento.
Spari, raffiche partigiane, colpi di mortaio e bombe quelli sì che ci sono stati e senz'altro riferiti anche a fondo valle al capo partigiano "Angelo" che ce li riporta nella sua canzone.


Gen.Ernst Günther Baade
Gen.Ernst Günther Baade
Fallita la missione, i tedeschi fanno dietro-front. Il generale tedesco trova il tempo di far pervenire, tramite il gestore dell'Hotel Terme di Vinadio, Poldo Costa, i suoi complimenti per il modo in cui i partigiani lo avevano combattuto(8).
Baade morirà l'ultimo giorno di guerra, a pochi km da casa, la sua auto centrata da un razzo tracciante lanciato da un aereo.

Anni dopo il settimanale "La Guida" di Cuneo, nel numero 36 del 24 settembre 1993, riporta la testimonianza (raccolta da Don Giuseppe Audiso) di Hans Bryneki,(Brema 1917-1981) all'epoca dei fatti ufficiale nel comando della 90.ma. (9)

"L'ordine ricevuto era quello di bloccare lo sbarco alleato a Tolone [...] i partigiani ci hanno fatto perdere (con le loro azioni) quattro giorni e quando siamo arrivati in Francia abbiato trovato, ad aspettarci, le artiglierie americane..." - Proseguo io riassumendo : abbiamo fatto dietro front e, ben contenti siamo tornati in pianura. L'intervento di Nuto Revelli e dei suoi quattro straccioni mi ha salvato la vita, non sarei scampato alla guerra. E con me ha salvato la vita alle popolazioni della Provenza, di Tolone e di tanti soldati tedeschi ed alleati.

Mai un giorno con così tanta gloria fece così poche vittime (W. Shakespeare)


La Brigata Rosselli
La Brigata Rosselli



La piazza di Demonte dedicata a Renzo Spada
La piazza di Demonte dedicata a Renzo Spada


Vorrei concludere in modo poetico, i versi (10) li ho trovati in una delle mie rare ricerche su internet e che dedico anche all'ignoto tedesco caduto alle Pianche.

...Come so fiore, umbra, àlvure e bentu,
abba 'e nie, lughe de manzano;
cum sas fozzas de attunzu intro in lamentu,
cum s'àlinu m'ischido in su eranu.
Sa morte est unu sonnu chena ammentu,
sa morte est unu sonnu tantu vanu;
s'erva chi creschet non mi dat cuntentu,
s'erva chi siccat non m'attip piantu.
Passant sas istajones in su chelu,
vivente t morint homines in terra,
eo so su chi fio, chena disizzos.
Naschent et morint rosa set lizzos,
Su tumba trista su coro m'inserrat,
ma su màrmaru frittu est uno velu.

...Ora son fiore, ombra, albero, vento,
acqua di neve, luce di mattino,
con le foglie d'autunno entro in lamento,
con l'ontano mi sveglio in primavera.
La morte è un sonno senza memoria,
la morte è un sonno tanto vano;
l'erba che cresce non mi dà gioia,
l'erba che si secca non mi porta pianto.
Passano le stagioni nel cielo,
vivono e muoiono uomini in terra,
io sono quello che ero senza desideri.
Nascono e muoiono rose e gigli;
la tomba triste il cuore mi chiude,
ma il marmo freddo è un velo.


Note e bibliografia:
(01) Carlo Gentile, Le forze tedesche di occupazione e il fronte delle Alpi occidentali, in "Il presente e la storia", ISR di Cuneo, n.46, 1994, pag.57
(02) Pierre-Emanuel Klingbeil, Le front oublié des Alpes-Maritimes, Serrè Editeur, pag.30
(03) Nuto Revelli, La guerra dei poveri, Einaudi, pag.258
(04) Uberto Tedeschi, Passaggio per la salvezza, Proedi Editore
(05) Silvano Taricco, Demonte i giorni del dolore e della paura, M.Fantino, pag.19
(06) Giorgio Bocca, Partigiani della montagna, pag.55
(07) Carlo Gentile, idem, pag.94 (alle Pianche, per i tedeschi, un caduto e tre feriti)
(08) Aldo Quaranta, Vivere e morire a testa alta, M.Fantino,pag 40
(09) Aldo Ferrero, Terroristen, Mursia, pagina 24
(10) Cantigu de soldatu mortu, III canto, di Mario Pinna,in Il Ponte, VII, n. 9-10, 1951, pp. 1376-77.

gianfranco - 2014/12/6 - 17:54



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