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Hanno ammazzato il Mario

Dario Fo
Language: Italian

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[1959]
Parole di Dario Fo
Musica di Fiorenzo Carpi (1918-1997), pianista e compositore.
Prima interpretazione di Ornella Vanoni nel 1959 ne “Le canzoni della malavita, vol.2”

Le canzoni della malavita, vol.2

Una canzone enigmatica perchè il protagonista è solo apparentemente un abile ladro di biciclette. Perchè se no a dargli la caccia sarebbe addirittura il questore, che gliel’ha giurata per via di tutte le volte che gli è sfuggito? Perchè il Mario per sfuggire alla cattura fa eplodere una granata che uccide il poliziotto? Per il furto dell’ennesima bicicletta? No di certo! Perchè fuggendo, sempre il bicicletta, non viene inseguito ed ucciso dagli altri poliziotti sicuramente presenti sulla scena ma da un cecchino che gli spara in testa appostato sul tram che va all’Ortica?

Domande che si era posto anche Carlo Oliva (1943-2012), scrittore, saggista, conduttore radiofonico e giornalista milanese in questo suo scritto del 2008:

Il vero problema, con il Mario in bicicletta, non è che lo abbiano preso a rivoltellate. Si era messo, lo sciagurato, in una situazione in cui non poteva capitargli niente di diverso. Capirete: aveva "fatto fuori" con una bomba Breda, così come fosse niente, il poliziotto d'alto rango appostato davanti alla casa della sua fidanzata – difficile che fosse davvero il Questore, visto che i funzionari di quel livello di solito non si attivano di persona per la cattura di semplici ladri di biciclette, per quanto di tecnica prestigiosa, ma non sarà stato neanche uno degli ultimi scagnozzi del Commissariato di zona – era balzato sulla "bicicletta da donna di un bambino" di passaggio e su quel mezzo così poco promettente cercava di filarsela: gli altri poliziotti sicuramente presenti all'appostamento, sia pure in posizione defilata, lo avranno ovviamente inseguito e, viste le circostanze, gli avranno senza dubbio sparato. Il vero problema è il tram. Che c'entra il tram, di fatto, con questa ricostruzione? E non un tram qualunque, ma il tram che va all'Ortica, che all'epoca non poteva essere che il 24, sul vecchio percorso da via Noto, al Vigentino, fino all'Ortica, appunto, in fondo a via Amadeo. Quando mai è visto la polizia inseguire un sospetto in tram? Sì d'accordo, lui pedalava in fretta, e andargli dietro a piedi non sarebbe stato particolarmente produttivo, ma non disponevano, gli agenti dell'ordine, di qualche altro mezzo?
E non basta. Il fatto che, come precisa l'autore dei versi, il Mario pedalasse in salita situa l'episodio con una certa precisione sul ponte della ferrovia di via Ripamonti, l'unico tratto su tutta la linea che non fosse, e non sia, rigorosamente in piano, ma la precisazione complica ancora di più il problema. È vero che anche allora il traffico poteva impacciare gli inseguitori motorizzati e favorire i fuggiaschi a pedale, ma non su quel ponte, ampio e poco frequentato, e anche se si trattava (e si tratta) di uno dei pochi tratti della rete urbana in cui i mezzi pubblici godono di una corsia riservata, si sa che in salita i tram vanno ancora più piano dei ciclisti e al Mario d'altronde sarebbe bastato arrivare al semaforo e svoltare a destra in viale Isonzo o a sinistra in viale Toscana per sottrarsi a qualsiasi inseguitore che si fosse affidato ai mezzi dell'ATM. Dopo due trecento metri avrebbe potuto abbandonare il mezzo e salire sulla prima vettura di passaggio del 90/91 e a quel punto chi l'avrebbe visto più?
Invece c'era qualcuno sul tram. Qualcuno che, indifferente alle reazioni degli altri passeggeri, alle proteste del bigliettaio, alla probabilissima presenza di auto della volante nei paraggi, ha estratto l'arma (quale che fosse), ha preso la mira e l'ha beccato preciso nel cervello. E cosa ci faceva su una carrozza del 24 un killer di tanta gelida abilità? Quando c'era salito? Doveva essere qualcuno che aveva previsto tutto, la strategia dell'appostamento poliziesco, la reazione del Mario, la direzione della sua fuga (perché se lo sciagurato si fosse messo a pedalare verso Opera si sarebbe portato rapidamente fuori tiro), le reazioni dei presenti, quelle della polizia... tutto, insomma. Il come e il perché i dati disponibili non ci permettono di stabilirlo, ma quei versi enigmatici – opera, non a caso, di un futuro premio Nobel, noto da sempre per il suo appassionato impegno civile – ci garantiscono che alle origini della canzone noir italiana – allora si diceva "canzoni della malavita" e quella del Mario, se non mi sbaglio, era una delle prime – si annida, come tanto spesso nelle svolte cruciali del nostro paese, un mistero.




Il Mario è sicuramente qualcosa di diverso e di più di un ladro di biciclette “al volo”, è un ribelle, un inconforme, un bandito e anarchico che ricorda di più la figura di Sante Pollastri (1899-1979), responsabile dell’omicidio di diversi tutori dell’ordine durante il fascismo, arrestato a Parigi nel 1927, condannato all’ergastolo e poi graziato nel 1959. Guarda caso, Sante Pollastri fu catturato perchè rivelò la sua presenza durante la “Sei Giorni” ciclistica convocata a Parigi proprio quell’anno e dove gareggiava un suo grande amico, il suo compagno di giovanili pedalate, il campione Costante Girardengo (1893-1978).
Nel 1993 Pollastri e Girardengo divennero protagonisti delle celebre canzone di Francesco De Gregori “Il bandito e il campione” (che forse dovrebbe pure trovare il suo spazio sulle CCG).



E non è un caso se Alessio Lega ha riproposto questa canzone dedicandola ad Horst Fantazzini, il celebre rapinatore anarchico morto a Bologna nel 2001 dopo essere arrestato durante un tentativo di rapina, mentre cercava di fuggire... in bicicletta.
Hanno ammazzato il Mario in bicicletta
gli hanno sparato dal tram che va all'Ortica
era in salita ma pedalava in fretta
poi l'han beccato e andava con fatica.

L'hanno beccato preciso sul cervello
ma ha fatto ancora qualche pedalata
poi è crollato come fa il vitello
quando gli danno l'ultima mazzata.

Fin da ragazzo correva in bicicletta
per l'“Amatori B Gallaratese"
con una Maino rubata con destrezza
a un corridore della "Pedal Monzese".

Non l'ho mai visto neppure al circo in pista
un tipo che facesse il furto al volo
faceva il salto a pesce sul ciclista
lui era in sella e l’altro steso al suolo.

Hanno ammazzato il Mario in bicicletta
in una sera che il cielo era arancione
lui stava andando da Lina che l'aspetta
e ha trovato un tale sul portone.

Era il questore che gliel'avea giurata
per colpa sua non ha l'avanzamento
ha pedinato la sua fidanzata
e l'ha beccato sull'appuntamento.

“Alt! Se ti muovi tu sei bell'e spacciato
la faccia al muro, mettiti in ginocchio!”
Il Mario sembra davvero rassegnato
ma fa una mossa e parte un grande scoppio.

Era lo scoppio di una bomba Breda
che ha fatto fuori l'ignaro questurino
poi con un salto è già sulla sua preda
la bicicletta da donna d'un bambino.

Hanno ammazzato il Mario in bicicletta
gli hanno sparato dal tram che va all'Ortica
era in salita ma pedalava in fretta
poi l'han beccato e andava con fatica.

L'hanno beccato preciso sul cervello
ma ha fatto ancora qualche pedalata
poi è crollato come fa il vitello
quando gli danno l'ultima mazzata.

Contributed by Bernart Bartleby - 2014/5/11 - 14:39


Hanno ammazzato il Mario!
Mario è vivo!

krzyś - 2014/5/12 - 14:03


È la storia di Sandro Bezzi, famoso bandito del dopoguerra a Milano. Morto mentre scappava in bicicletta, ucciso con due raffiche di mitra in testa da due agenti che erano su un ponte... Poi romanzata, ma la vicenda è quella

Simone - 2018/5/31 - 21:32



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